Turismo & Territorio

Giovinazzo. Nascita di un prodotto turistico

Giovinazzo è a pochi chilometri a Nordovest di Bari lungo la costa adriatica. Le sue origini hanno 2400 anni, ha una cattedrale assai antica, è un borgo molto grazioso e ben tenuto. Non è mai stata una destinazione turistica. Vuole diventarlo a partire dalla realizzazione di un albergo diffuso

Giovinazzo. Nascita di un prodotto turistico
Giovinazzo è un antico borgo pugliese (le sue origini certe hanno almeno 2400 anni) che si affaccia sul Mare Adriatico a una ventina di chilometri da Bari seguendo la costa verso Nord, a 14 chilometri dall’aeroporto di Bari Palese. Ancora lungo la costa verso Nord c’è Molfetta quindi Bisceglie e Trani con la famosa cattedrale, che è a meno di 30 chilometri. Castel del Monte con il non meno famoso castello di Federico II è a una quarantina di chilometri verso l’interno. Il monumento più importante è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita nel 1113 in stile romanico pugliese, con elementi normanni ed orientali, consacrata nel 1283.
Giovinazzo ha un tipico centro storico pugliese, molto orizzontale, dove vista dall’orizzonte si staglia l’imponenza della cattedrale, che richiama quello di Martina Franca per il candore di pietre e intonaci, pulitissimo, con la grande piazza centrale ideale per la vita sociale e mondana del borgo che vanta 20.000 abitanti, molto ben frequentato la sera per una intensa movida notturna, almeno così mi è stato raccontato visto che da molti anni vado a letto ben prima che scocchi l’ora di Cenerentola…
In Puglia sono arrivato per la prima volta in vita mia nel lontano 1970 a cavalcioni di una fiammeggiante Guzzi 125 centimetri cubi di cilindrata con la quale avevo percorso 2000 chilometri alla media di 50 chilometri all’ora lungo la dorsale appenninica con partenza da Rimini arrivando fino a Paestum sotto Salerno per poi attraversare dal Mar Tirreno al Mare Adriatico passando per Potenza, Matera e Altamura. Al cartello stradale di Bari la catena saltò e raggiunsi l’ostello della gioventù dopo tre ore e mezzo a piedi spingendo la motocicletta che era appesantita anche dalla valigia che stava sul portapacchi. Vi arrivai che erano le nove e trenta della sera. Fu una faticaccia improba ma avevo anche solo 19 anni… Una buona cena e una notte di sonno e il giorno dopo ero più pimpante che mai.
In Puglia ci sono tornato parecchie volte, per vacanza e poi per lavoro, dal Gargano al Salento, dalle Murge a Bari a Lecce a Taranto, ma a Giovinazzo non ci avevo mai messo piede. L’occasione è stato un convegno indetto dal Comune di Giovinazzo relativo alla creazione di un albergo diffuso nel centro storico. Mi ha invitato Gianpiero Scivetti, consulente di management in giro per l’Italia, giovinazzese doc, il Comune mi ha pagato il viaggio aereo e l’alloggio. Il Sud è l’amore non corrisposto che molti settentrionali vivono da sempre così la sua chiamata diventa sempre un imperativo.
Ho viaggiato con Alitalia: sono atterrato a Bari con 10 minuti di anticipo sull’orario, il giorno dopo sono tornato a Milano arrivando con 5 minuti di anticipo sull’orario. Personale di terra e di bordo oltremodo gentile. Mai accaduto quando Alitalia lavorava in regime di monopolio… Scomparso perfino il tipico accento romano del personale… Li avranno sottoposti a un corso di dizione?
Giovinazzo è un caso da manuale di ciò che si dovrebbe fare nel Meridione d’Italia: creare non solo un prodotto turistico ma soprattutto una cultura turistica condivisa da parte del territorio. C’è sempre stata un’agricoltura importante e un’attività di pesca non meno importante ma è stata l’industria di Stato da un lato e il posto di lavoro nel settore pubblico dall’altro a diventare egemoni, relegando tutto ciò che non era industria manifatturiera o attività amministrativa (con la politica diventata il collante spesso clientelare tra le due) in secondo piano.
Oggi, con la crisi inarrestabile dell’industria manifatturiera (privata e pubblica) e con la dieta sempre più stringente cui è sottoposta la politica, cresce il disagio sociale perché vengono e verranno sempre meno le attività economiche legate all’assistenzialismo pubblico (compresa la cassa integrazione) e al clientelismo politico. In altre parole, è finita un’epoca e bisogna cambiare musica se non si vuole evitare di non avere più la possibilità di suonare qualsiasi genere di musica.
Il turismo, o meglio le attività che sotto questo ampio cappello vanno incluse, diventa l’unica alternativa a una crisi che può diventare devastante una volta finito del tutto l’assistenzialismo pubblico o terminati i risparmi accumulati nel recente passato.
L’industria del turismo, perché di industria si tratta oltre che di attività legata al divertimento, al benessere, al piacere di vivere e alla fruizione della bellezza, della natura, dell’arte, della memoria, richiede il governo del territorio, che deve essere bello e accessibile, richiede il governo delle città, che devono tornare a essere luoghi di vita vissuta e non solo parcheggi a cielo aperto e musei cimiteriali, richiede il governo del consenso della popolazione che deve condividere i valori dell’accoglienza e dell’ospitalità, concorrendo a mantenere pulito il territorio con la raccolta differenziata dei rifiuti, concorrendo a mantenere bella la città con il decoro delle case e la manutenzione degli stabili in cui si vive, accettando la pedonalizzazione dei centri storici, concorrendo a mantenere sicura la propria città collaborando con le forze dell’ordine, a partire dai vigili urbani, perché l’ordine e la sicurezza diventino valori di Marketing, da vendere ai potenziali ospiti.
Il governo del territorio richiede la capacità da parte della politica di porsi come tramite tra gli imprenditori del territorio e le fonti di finanziamento europee (parliamo di miliardi di euro) elargite tramite le Regioni che devono rispondere a rigorosi criteri di progettazione e calendarizzazione dei progetti stessi. La cultura degli interventi a pioggia, o addirittura dei finanziamenti a fondo perduto, è finita, per sempre. Bisogna acquisire una cultura di impresa che si basi su Piani di fattibilità seri e rigorosi, su Progetti che abbiano una forte visione imprenditoriale, su un rapporto pubblico/privato mirato ai risultati economici dimostrati per il territorio e non più sullo scambio di favori a fini elettorali. Non si tratta tanto di criminalizzare comportamenti del passato (compito di giudici e storici) quando di comprendere che non saranno più possibili per il futuro.
A Giovinazzo ho trovato un sindaco intellettualmente onesto, con le idee chiare che suo compito istituzionale è farsi carico del dramma sociale dei suoi concittadini, e un pugno di operatori sinceramente intenzionati a fare il bene pubblico prima di quello privato. L’idea dell’albergo diffuso calza a pennello per una realtà come Giovinazzo, sposa la forza dell’agricoltura naturale che è tipica del territorio e ha reso grande l’enogastronomia pugliese, tra le migliori in assoluto dell’Italia e quindi del mondo, in grado di rilanciare sia l’attività agricola, ancorandola seriamente al turismo, che quella del mare antistante, non meno importante. Agricoltura, artigianato, industria manifatturiera, industria dell’ospitalità ricettiva e ristorativa, shopping e merchandising più in generale, attività di animazione del territorio, parchi a tema sia naturali che culturali: la Puglia deve essere capace di raddoppiare come minimo i 617 milioni di euro che incassa dal turismo internazionale che la frequenta, deve ritrovare assieme al Sud più in generale i flussi turistici italiani che dal Settentrione considerano casa loro Parigi, Praga, Vienna e Londra assai più che Bari, Lecce, Napoli, Reggio Calabria e Palermo.
Ho terminato il mio intervento in maniera sincera anche se retorica all’apparenza: “Signori, nel turismo bisogna crederci. Anzi, siete voi che dovete crederci per primi se volete svilupparlo.” Agli storici, come sempre, la sentenza.

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