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Il Premio Nobel per la pace all’Unione Europea. Un colpo d’ala sulla crisi

Il Premio Nobel per la pace 2012 è stato attribuito all’Unione Europea perché “da oltre sessant’anni contribuisce a promuovere pace, riconciliazione, democrazia e diritti umani in Europa”.

Non è una frase fatta: oggi è impensabile una guerra tra Francia e Germania o tra Francia e Inghilterra, o tra imperi (spagnolo, austriaco, tedesco, francese, britannico). È stata la normalità per secoli.È una boccata di ossigeno in un momento di crisi politica ed economica del continente. Ci ricorda che l’Unione Europea ha posto fine a secoli di guerra tra i popoli che vivono tra il Mare Mediterraneo e l’Oceano Atlantico, stragi che hanno cadenzato la vita delle generazioni europee che si sono succedute dall’epoca di Carlo Magno, 1200 anni fa.

L’Unione Europea attualmente è composta da 27 paesi (altri se ne aggiungeranno), ha mezzo miliardo di abitanti (il 7% della popolazione mondiale), i suoi scambi commerciali con il resto del mondo rappresentano circa il 20% delle esportazioni e importazioni mondiali. L’UE è prima per le esportazioni.

Dovrebbero ricordarlo tutti coloro che ne mettono in dubbio legittimità e valore.

L’Italia è stata al centro della costruzione dell’Unione Europea fin dal trattato di Roma del 1957. Grazie all’Europa abbiamo conquistato democrazia, benessere, istruzione, sanità.

I guai di oggi non devono oscurare i successi di fondo dell’Unione Europea e l’importanza di diventare semmai europei ancora più seri e affidabili.

L’Unione Europea è anche la prima destinazione turistica del pianeta con oltre il 60 per cento del miliardo di arrivi internazionali.

Bombardate i politici di twitter e email per ricordarglielo: siamo i Custodi della Memoria di una polifonia storica unica. È lì che bisogna investire: altro che negli altiforni di Taranto. Il futuro del Sud è nella filiera del Made in Italy dall’enogastronomia ai Bacini Culturali.