La Fiera di Roma

La Fiera di Roma… Chi?

Tremebonda avventura del signor Bonaventura che si reca a Roma per raggiungere la nuova Fiera costruita nell’agro romano praticamente a Fiumicino, a oltre 30 chilometri dalla città. Segnaletica zero, imprevisti tanti. E non c’è neppure l’assegno da un milione alla fine dell’avventura…

L’avventura del signor Bonaventura inizia alla stazione ferroviaria romana di Tiburtina in una domenica di sole. Italo arriva da Milano alle 10,45, in orario.
Il tempo di andare ad acquistare i biglietti (la biglietteria è chiusa: è domenica… così traffichi con le macchinette automatiche perdendo un po’ di tempo) e capire su quale binario c’è il treno per la Fiera di Roma (il treno regionale che va all’aeroporto di Fiumicino) e lo vedi partire, in orario anche lui, alle 11,01. L’hai perso. Succede. Niente di male. Si prende il prossimo… che è dopo due ore, all’una, perché la domenica a Roma, capitale d’Italia, ci sono meno treni regionali anche se la Fiera di Roma è una fiera internazionale e i treni dovrebbero avere la stessa frequenza di tutti gli altri giorni. Nulla spiega che se vai alla Stazione ferroviaria Ostiense forse ce n’è un altro intermedio. Anche perché dov’è la Stazione Ostiense? E’ un segreto che alla stazione Tiburtina viene difeso anche a costo della vita.
Passa un’ora, ne passa un’altra, il prode Bonaventura aspetta paziente su una panchina del binario 5 da dove partirà il treno. Anche il display della piattaforma 5 si è illuminato d’immenso e riporta che è proprio da lì che partirà il fatidico treno per Fiumicino. Sull’altra piattaforma, la numero 4, staziona un treno fantasma. Non avranno più posto in deposito…
Siamo quasi all’una, c’è una discreta folla di passeggeri in attesa del treno per Fiumicino. Si aprono le porte del treno fantasma sulla piattaforma 4. Passa un ferroviere trafelato che urla che è il treno per Fiumicino. Il display della piattaforma 4 resta muto e continuerà a restarlo fin dopo la partenza del treno. Lui non parla, neanche sotto tortura. Che sia un display siciliano?
Il signor Bonaventura sale con un certo affanno sul treno fantasma che parte puntualmente. Manca solo Harry Potter…
Il treno esce dalla città e arranca nell’agro romano: Trastevere, Muratella, Ponte Galeria, Fiera di Roma! Scendi dal treno in aperta campagna: potresti essere in un film di Luis Buñuel… Nulla a destra, nulla a sinistra, nulla davanti se non due rotaie che si perdono all’orizzonte. Ah sì, a sinistra ci sono delle basse, massicce costruzioni all’orizzonte. Che sia la Fiera di Roma? C’è una alta scala verticale con un ponte di ferro che scavalca la recinzione per andare nel parcheggio della Fiera. Lo si presume perché manca qualsiasi genere di segnaletica. C’è anche un provvidenziale ascensore per chi avesse problemi di mobilità o fosse oberato da bagaglio ingombrante: di solito il primo giorno in fiera ci si va direttamente dal treno o dall’aeroporto per poi raggiungere l’albergo alla sera. L’ascensore c’è ma la porta è chiusa. C’è un foglio appeso sul vetro: per utilizzare l’ascensore chiedere la chiave al personale della stazione (quale? Non c’è nessuno) o telefonare a un numero di telefono riportato sul foglio stesso. Che fanno? Vengono magari da Roma per aprire la porta dell’ascensore? In caso di pioggia, non c’è neppure una pensilina dove ripararsi…
Il signor Bonaventura è un vigoroso giovanotto ultrasessantenne. Acchiappa il trolley per il collo e sale le scale con passo arzillo. Si sale, si attraversa, si scende. Sulla sinistra, a un 200 metri, c’è un tubo telescopico aereo che corre in perpendicolare tra le rotaie e gli edifici della fiera all’orizzonte. Sarà lungo almeno 500 metri se non di più. Ci sono scale mobili per salire e scendere e una scala pedonale al centro. E’ domenica: le scale mobili sono ferme. Che proprio quella domenica alla Fiera di Roma si inauguri una fiera dedicata all’accoglienza e all’ospitalità è del tutto secondario. Le scale non si muovono: c’è l’articolo 18 e loro restano ferme!
Il signor Bonaventura attraversa il piazzale e arranca sulla scala con il trolley: è un tantino meno arzillo rispetto a qualche minuto prima. Gli anni si fanno sentire.
Il tunnel coperto è davvero lungo. Strana la coda del tunnel che si protende verso la ferrovia: che fosse qui che dovevano fare la stazione di corrispondenza realizzando magari la scala mobile che facilitasse la mobilità dei visitatori? Resterà un mistero come tanti che circondano la Fiera di Roma che pare stia anche leggermente sprofondando a causa del terreno paludoso sul quale è stata costruita ma questa è di certo una bugia. Quando mai in Italia si costruisce nei posti sbagliati?
L’interminabile tunnel non è dotato di tapis roulant: camminare fa bene alla salute. In fondo al tunnel, altra scala con altre scale mobili, ferme (è sempre domenica… chi la cantava?). Si scende per poi risalire quasi subito su un’altra scala sempre affiancata da scale mobili. L’accesso alla fiera è al piano superiore. Perché non hanno allungato il tunnel fino all’accesso aereo alla Fiera senza obbligarti a scendere e poi a salire? Domanda insensata: si vede che sei milanese e non hai fatto il militare a Cuneo come Totò! Altra domanda insensata: perché i 500 metri del tunnel aereo non sono illuminati? L’inverno anche a Roma la sera cala presto. Quei 500 metri percorsi al buio sarebbero l’ideale per un romanzo horror di Stephen King…

RIMINI, MILANO E ROMA A CONFRONTO
La miglior fiera in Italia è quella di Rimini, realizzata in legno, vetro e acciaio, luminosa, con il grande specchio d’acqua attorno al quale si susseguono i capannoni espositivi: consente a chi vuol fumare di uscire all’aperto restando all’interno della fiera, rappresenta un momento di relax per chi voglia togliersi dalla calca o respirare un po’ di aria naturale. Ai quattro punti cardinali ci sono altrettanti parcheggi ed entrate. A Milano c’è la meno funzionale, concepita da un marziano che non ha mai vissuto in una nebbiosa, fredda città lombarda, con la fregola inoltre di riprodurre le fabbriche da cui i milanesi sono scappati a gambe levate tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Ottanta, quella di Roma riflette ancora l’idea che i capannoni fieristici debbano essere una via di mezzo tra un hangar aeroportuale e una fabbrica piena di tubi e rumori. E’ rumorosa, poco funzionale, molto artificiale, con una manutenzione a dir poco discutibile. Nel padiglione 7 dove si è svolta la mostra dedicata per l’appunto all’accoglienza e all’ospitalità, nel bagno degli uomini su tre lavelli, due erano fuori uso. Mai vista la carta per asciugarsi le mani nell’apposito contenitore. A Rimini il treno arriva davanti all’entrata, a Milano a 500 metri, si raggiunge la Fiera con un percorso parte sotto terra, dove interseca l’arrivo della metropolitana, parte all’aperto, ideale quando piove o nevica… A Roma con la pioggia è meglio starsene a casa, in fin dei conti puoi andare a vedere l’edizione successiva. Non è, Roma, la città eterna?
Scopri in Internet che il treno regionale che parte da Roma Tiburtina per la Fiera di Roma costa 8 euro (quanti ne hai pagati il giorno precedente), da Roma Ostiense ne cosa uno. Da Termini, nessuno. Vai a Roma Ostiense. Come? Raggiungi la Metropolitana: il cartellone delle fermate indica Roma Tiburtina. Non esiste alcuna fermata per Roma Ostiense. Proprio non esiste. Vai all’ufficio informazioni: è lunedì e per fortuna c’è poca gente. Davanti ai solo 10 persone questa volta. Ricordo situazioni più drammatiche con code interminabili. Vorrei andare alla Fiera di Roma con partenza da Roma Ostiense. Come ci arrivo? Semplice, è la risposta. Metropolitana linea B, quattro fermate in direzione Laurentina. Fermata Piramide. Piramide? E che c’azzecca con Roma Ostiense? E’ la fermata di metropolitana più vicina. A Roma lo sanno tutti. Se non sei romano, non sei nessuno. A Bello, datti una mossa…
Arrivi alla stazione della metropolitana di Piramide. C’è il treno per Roma-Lido. Non mi pare sia quello giusto. Ti rivolgi a gente in divisa da ferroviere: Esci dalla stazione, a 200 metri a destra trovi la stazione di Roma Ostiense, è la risposta. Nessun cartello la segnala, ma si torna alla vessata questio: Non sei romano? Non sei nessuno… Roma caput mundi. Tu sei barbaro ed è giusto e civile ricordartelo. Stai al tuo posto. Esci e vai a destra superando un mercatino fitto di bancarelle. In lontananza scorgi un basso edificio squadrato marmoreo di chiara epoca fascista: mi sa che è quella la stazione. Nessuna insegna. Ma sei proprio incontentabile…
Prendi il treno per Fiumicino a Roma Ostiense e scopri che fa lo stesso percorso del treno che parte da Roma Tiburtina. Però questo costa un euro, l’altro 8 euro. Smettila di stupirti. Questa è la città del gaio sindaco Marino detto il Sottomarino che ha usato la legge speciale per Roma Capitale, che doveva aiutare la città, per raddoppiare la tassa di soggiorno danneggiando i flussi turistici, che stanno rallentando e in futuro verranno deviati altrove: la tassa di soggiorno del gaio sindaco Sottomarino è fissa mentre i prezzi delle camere sono variabili. È sempre di 6 euro per gli alberghi di categoria 4 stelle sia che la camera costi 200 euro sia che ne costi 80. Non è lo stesso per il cliente degli 80 euro, magari con moglie e figli annessi, che di fatto si vede imporre un sovraccarico economico assai pesante. Peggio ancora negli alberghi più economici dove la gabella è di 4 euro per i tre stelle e di 2 euro per gli alberghi di categoria una stella. Sembra poco ma va a guardare in Trivago quanto sono costretti a chiedere. E per i B&B? Mica registrano i clienti, quelli… Roma sarà anche bella ma lo sono anche Parigi, Londra, Berlino, Lisbona, Madrid, Barcellona, Amsterdam, Copenaghen, Atene, Budapest, Praga, Lubiana… ma con costi decisamente concorrenziali. Vallo a spiegare tu allo spilorcio ligure…

3 Commenti

  1. Bella fotografia della Roma attuale. Io stavo già a Roma allorché inaugurarono la Nuovafieradiroma! E già dimostrava le enormi carenze come se l’avesse ideata e disegnata un troglodita. Invece l’aveva voluta Rutelli che dapprima si era rivolto a Bologna, ma si sa i bolognesi sono spocchiosi: come dissero.. a Roma vogliono costruire la nuova Fiera e vogliono sapere da noi come si fa? Si arrangino! Allora il nostro baldo sindaco (si fa per dire) corse a Rimini ed i romagnoli – altra pasta – si precipitarono a Roma. Il piatto era succulento, le cooperative erano interessate e così si fece! In mezzo al nulla… ma poi diventerà città si disse, con parcheggi distanti anche 1 km. Provate voi a parcheggiare, scaricare la vostra auto di materiale promozionale e percorrere 1000 metri inerpicandovi sulle scale non mobili che scavalcano non la ferrovia ma la via Portuense (l’ascensore è sempre bloccato). Ed auguratevi che non piova! Ma si sa che a Roma non piove quasi mai. E’ tutta una doccia. Slalomisti si diventa! La manutenzione è fatiscente. I servizi (si fa per dire) vengono attivati contestualmente all’apertura di ogni esposizione. Da Fiumicino non sono attivi servizi dedicati -almeno nei giorni di fiera . Se si arriva in aereo, bisogna prendere un costoso taxi. In quanto a Marino, stendiamo un velo pietoso sull’attività di questo primo cittadino per non incorrere in condanne. Certo è che Roma da quando c’è lui è diventata un suk a metà strada tra l’indiano e l’arabo. E c’è da vergognarsi!

  2. Caro Renato, il tuo articolo è simpatico, sarcastico e fotografa la nostra città con cinismo e realismo. Il nostro sindaco è il peggior flagello che noi romani potevamo avere (Pisapia non è da meno, però cerca di distruggere una città indistruttibile nonostante la corruzione e il clima di Milano). Solo su una cosa non mi trovo d’accordo con te: la tassa di soggiorno. Io continuo a chiedermi come possano essere talmente ottusi gli albergatori da non capire che la tassa di soggiorno (se ben spesa ovviamente e non è il caso del nostro prode Marino) potrà risolvere molti problemi e offrire servizi ai turisti che altrimenti non sarebbe possibile offrire. In fondo un turista quando arriva usa le infrastrutture e i servizi comunali che hanno un costo.
    Invece di prendersela con la tassa di soggiorno scaricando su di essa la diminuzione del riempimento, perchè gli albergatori non si fanno un esamino di coscienza? Possibile che non capiscono che gran parte delle strutture ricettive in Italia sono oramai a pezzi, i servizi offerti negli hotel sono da terzo mondo? Non devo certo insegnare a nessuno il lavoro, ma gran parte degli alberghi non ristrutturano le camere e i bagni da anni, nell’attesa del prossimo grande evento che gli permetta di accedere alle agevolazioni a cascata per pagarsi i lavori “aggratisse” (come si dice a Roma) sulle spalle degli italiani.

    • La tassa di soggiorno anziché un’imposta come è ora dovrebbe innanzitutto essere una tassa di scopo al fine di farne controllare l’uso da parte della Corte dei conti. Oggi come oggi, non solo a Roma ma pressoché ovunque serve per rimpinguare le casse dei Comuni e soprattutto per ripianare i loro buchi di bilancio. Inoltre, dovrebbe essere in percentuale rispetto a quanto effettivamente pagato dal cliente. Non sanno, i Comuni, che nel turismo esistono le stagioni basse oltre a quelle di picco? Il pane costa sempre la stessa cifra estate e inverno, idem la benzina, la camera d’albergo no.

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