Statistiche

L’incoming in Italia nel 2015

Il turismo internazionale in Italia cresce ma il Sud resta al palo con esclusione della Sicilia

a_turismo-3Nel 2015 l’Italia ha incassato (fonte Banca d’Italia) 35,556 miliardi di euro dal turismo internazionale (incoming) stabilendo il suo record storico, 8 miliardi di euro in più rispetto al 2009, l’anno della crisi economica globale. Quale altro settore economico italiano ha saputo dimostrare una simile capacità di ripresa? Quattro regioni – Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana – da sole assommano il 61 per cento dell’incoming totale. Il Sud (8 delle 20 regioni italiane) pesa per il solo 14 per cento del totale con l’eccezione della Sicilia che ha raddoppiato il fatturato incoming tra il 2011 e il 2015. Il saldo della bilancia turistica nel 2015 è stato di 13,544 miliardi di euro

Nel 2015 i viaggiatori internazionali nel mondo hanno raggiunto la cifra record di 1,2 miliardi, il 51 per cento dei quali hanno puntato verso l’Europa, che continua a mantenere la prima posizione su scala planetaria. E’ cresciuta l’Asia, dove i cinesi sono straripati in numero crescente oltre la Grande Muraglia, è arretrato il Medio Oriente, dilaniato da troppe guerre. I viaggiatori internazionali in Italia censiti dalla Banca d’Italia sono risultati 81 milioni (con 334,414 milioni di pernottamenti), pari al 6,6 per cento del totale globale, assai meno di quanti sono andati per esempio in Francia e in Spagna, sia come numero di visitatori che per i fatturati prodotti. Ciò per ridimensionare i facili entusiasmi di chi continua a proclamare che l’Italia è il più bel Paese del mondo, che abbiamo il più grande patrimonio culturale del pianeta (i meno assennati si spingono fino a sparare cifre degne di un manicomio: il 70 per cento del patrimonio culturale della Terra…), che gli stranieri dolenti o nolenti dall’Italia devono passare… Le cifre dicono tutt’altro ed è un dovere di onestà intellettuale sottolinearlo. Disponiamo del primo patrimonio immobiliare alberghiero d’Europa ma è decisamente sottoutilizzato se lo paragoniamo non solo con Francia e Spagna ma anche con Austria e Svizzera, che dal punto di vista dei valori aggiunti sono loro sì in testa alle classifiche europee. Degli 81 milioni di visitatori internazionali giunti in Italia nel 2015, sempre secondo Banca d’Italia solo 26,5 milioni sono andati in albergo o in un villaggio turistico, vale a dire il 32,46 per cento del totale.

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Chi viene in Italia
Nel 2015 secondo i dati della Banca d’Italia relativi all’incoming (ai fatturati e ai pernottamenti generati da turisti stranieri in Italia) questi sono stati i primi 11 Paesi da cui sono arrivati i nostri ospiti:
1. Germania 5,469 miliardi di euro 62,562 milioni di pernottamenti
2. Stati Uniti d’America 4,305 miliardi di euro 29,808 milioni di pernottamenti
3. Francia 3,549 miliardi di euro 35,483 milioni di pernottamenti
4. Regno Unito 2,934 miliardi di euro 26,857 milioni di pernottamenti
5. Svizzera 2,354 miliardi di euro 15,374 milioni di pernottamenti
6. Austria 1,517 miliardi di euro 14,986 milioni di pernottamenti
7. Spagna 1,144 Miliardi di euro 14,567 milioni di pernottamenti
8. Australia 1,097 miliardi di euro 8,581 milioni di pernottamenti
9. Olanda 1,032 miliardi di euro 11,889 milioni di pernottamenti
10. Canada 988 milioni di euro 7,699 milioni di pernottamenti
11. Russia 882 milioni di euro 6,142 milioni di pernottamenti

Una prima riflessione. Stati Uniti e Australia, per la distanza che devono percorrere per venire in Italia, generano turisti a più elevato valore aggiunto (che spendono di più durante il loro soggiorno) che amano soggiornare e possono farlo negli alberghi di fascia superiore (soprattutto lusso). Il turismo di massa americano e australiano quando va all’estero sceglie mete più vicine o più economiche (Caraibi per gli americani, Cuba nel prossimo futuro) l’Asia e le isole del Pacifico per gli australiani.
Una seconda riflessione. Il Regno Unito nel quinquennio 2011-2015 è passato da 2,135 miliardi a 2,934 miliardi di euro e da 21,16 milioni a 26,857 milioni di pernottamenti. Quale incidenza negativa avrà su queste cifre la Brexit?
Terza riflessione. Le sanzioni imposte alla Russia hanno avuto un impatto assai negativo sul nostro incoming. Nel 2014 il fatturato prodotto dai turisti russi era arrivato a 1,363 miliardi di euro, l’anno scorso è crollato a 882 milioni di euro. I pernottamenti erano arrivati a 8,434 milioni nel 2014, sono crollati a 6,142 milioni lo scorso anno.
Quarta riflessione. L’incoming italiano dopo la crisi post 2008, si è ripreso velocemente macinando cifre in continuo crescendo: 30,891 miliardi di euro nel 2011, 32,056 miliardi di euro nel 2012, 33,064 miliardi di euro nel 2013, 34,240 miliardi di euro nel 2014, 35,556 miliardi di euro nel 2015. L’effetto EXPO Milano 2015 probabilmente è stato più significativo nei confronti del mercato interno italiano e per una sola destinazione, Milano e hinterland per l’appunto, dove coloro che comunque avevano già deciso di venire in Italia hanno programmato un passaggio. Le previsioni erano sovrastimate per l’estero e sottostimate per l’interno. Il fatto che Explora, l’ente di promozione di EXPO, abbia aperto i battenti il primo gennaio del 2014, a soli 16 mesi dall’inaugurazione dell’evento che era stato acquisito nel marzo 2008 (7 anni e due mesi prima), la dice lunga sulle difficoltà di fare impresa in Italia soprattutto quando comandano i politici (Comune di Milano, Regione Lombardia, Governo italiano per quanto riguarda EXPO Milano 2015).
Quinta riflessione. L’Europa orientale ex comunista è diventata un buon cliente per l’Italia. La Polonia si è attestata oltre i 600 milioni di euro (raggiungendo il Belgio, nostro tradizionale, affezionato cliente), la Repubblica Ceca oltre i 400 milioni di euro (superiore a un altro Paese che ci ama da sempre, la Danimarca), la Romania è oltre i 300 milioni di euro, buone performance, considerata l’esiguità della popolazione, anche per Croazia, Slovenia e Ungheria affiancandosi ad altre popolazioni relativamente esigue, nostre tradizionali affezionate, come quelle svedesi, norvegesi e finlandesi.
Sesta riflessione. Dal Sud America è in continua crescita l’ospite argentino (arrivato a 391 milioni di euro), è raddoppiato quello brasiliano (arrivato a 634 milioni di euro).
Settima riflessione. L’Asia è il presente nel peso che ha assunto nell’economia globale, è per molti versi ancora il futuro per il nostro incoming. Il Giappone è in grande ripresa: è passato da 514 milioni di euro nel 2011 a 755 milioni di euro nel 2015 (i giapponesi spendono di più in assoluto procapite). La Cina dopo essere arrivata a quota 468 milioni di euro nel 2014 è scesa a 387 milioni di euro nel 2015. Mancano sia i voli diretti che una politica di rilascio dei visti perlomeno analoga perlomeno a quella tedesca. La Cina è vicina dal punto di vista economico, è ancora lontana dal punto di vista turistico. L’India resta un Paese lontano con 258 milioni di euro.

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Dove vanno gli stranieri?
Roma fa la differenza imponendo il Centro Italia nei fatturati generati dal turismo internazionale con 10,998 miliardi di euro di cui la sola Roma pesa per 6,191 miliardi di euro. Segue il Nord Ovest con 9,420 miliardi di euro. Quindi è la volta del Nord Est con 9,386 miliardi di euro. Sud e Isole rappresentano il fanalino di coda con 5,005 miliardi di euro.
La classifica per regioni:
1. Lazio 6,367 miliardi di euro
2. Lombardia 6,099 miliardi di euro
3. Veneto 5,161 miliardi di euro
4. Toscana 4,077 miliardi di euro
5. Campania 1,800 miliardi di euro
6. Emilia-Romagna 1,632 miliardi di euro
7. Sicilia 1,627 miliardi di euro
8. Liguria 1,624 miliardi di euro
9. Trentino-Sud Tirolo 1,493 miliardi di euro
10. Piemonte 1,362 miliardi di euro
11. Friuli-Venezia Giulia 1,100 miliardi di euro
12. Sardegna 608 milioni di euro
13. Puglia 544 milioni di euro
14. Valle d’Aosta 334 milioni di euro
15. Marche 322 milioni di euro
16. Umbria 232 milioni di euro
17. Abruzzo 194 milioni di euro
18. Calabria 161 milioni di euro
19. Basilicata 41 milioni di euro
20. Molise 30 milioni di euro

Le prime quattro regioni (Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana) da sole fatturano 21,704 miliardi di euro pari al 61 per cento del totale. Alle altre 16 regioni il rimanente 39 per cento. Riuscire a spalmare in maniera più omogenea il turismo internazionale sul resto della penisola consentirebbe di migliorare decisamente la qualità e i fatturati dell’intero sistema turistico italiano. Che il Sud Italia (comprese Sicilia e Sardegna) pesino solo per il 14 per cento del totale, lascia perlomeno perplessi. Che ci sia un sommerso significativo che la Banca d’Italia non è in grado (o non può) registrare? Ai posteri (e alla Guardia di Finanza) l’arduo quesito.

Roma è la regina italiana del turismo internazionale con 6,191 miliardi di euro. Negli ultimi cinque anni ha incrementato il suo fatturato di poco meno di un miliardo di euro a dimostrazione della tenuta sostanziale della sua immagine (rinnovata con l’elezione di papa Bergoglio al seggio papale). Che si sia fedeli, agnostici, perfino atei, questo papato si è conquistato una visibilità planetaria degna di papa Wojtyla anche se di segno opposto dal punto di vista politico. Milano è la seconda destinazione internazionale italiana davanti a Venezia (3,427 miliardi di euro Milano, 3,125 miliardi di euro Venezia). Venezia supera Milano nei pernottamenti (di un milione), Milano recupera per il valore aggiunto prodotto (i turisti a Milano spendono di più che a Venezia anche per l’alloggio). Milano ha incassato 600 milioni di euro in più nel 2015 rispetto al 2011, Venezia “solo” 500 milioni di euro in più. Firenze segue con 2,46 miliardi di euro con 500 milioni di euro di incremento sul 2011. Sopra il miliardo di euro troviamo Napoli (1,376), Verona (1,211) e Bolzano (1,028). Napoli nel quinquennio in questione ha incrementato il suo fatturato di 370 milioni di euro, Verona è rimasta al palo con un decremento di 20 milioni di euro, Bolzano è cresciuta di 250 milioni di euro anche se ha perso 80 milioni di euro rispetto al 2014. Impressionante infine la crescita di Como, in Lombardia, passata da 630 milioni di euro nel 2011 a 958 milioni di euro nel 2015 (effetto Clooney?).
Il Nordovest tra il 2011 e il 2015 è cresciuto di 1,561 miliardi di euro, con il Piemonte che ha contribuito per 271 milioni di euro, la Valle d’Aosta sostanzialmente stagnante, la Lombardia cresciuta di un miliardo di euro, la Liguria cresciuta di quasi 300 milioni di euro. Torino è diventata destinazione turistica internazionale (i suoi musei sono tra i più interessanti in assoluto) ma deve ancora percorrere molta strada per arrivare almeno al miliardo di euro di fatturato incoming (per ora è arrivata a quota 784 milioni di euro).
Il Nordest nello stesso periodo è cresciuto di 777 milioni di euro, quasi 250 milioni di euro imputabili al Trentino-Sud Tirolo, 400 milioni di euro al Veneto, 200 milioni di euro al Friuli-Venezia Giulia, con un inaspettato quanto preoccupante decremento di ben 100 milioni di euro da parte dell’Emilia Romagna. Bologna vivacchia attorno a quota 594 milioni di euro, Ferrara è in discesa, Parma e Ravenna pure, Rimini pare aver perso la brillantezza di un tempo (si è attestata su quota 429 milioni di euro).
Il Centro Italia vanta un incremento di 1,3 miliardi di euro di cui 400 milioni da attribuire alla Toscana (e in particolare a Firenze, tutte le altre città della Toscana sono stagnanti), una perdita di 70 milioni per l’Umbria (Assisi è in crisi?), 40 milioni di euro in meno anche per le Marche, 900 milioni in più per il Lazio (tutti da attribuire a Roma).
Sud e Isole hanno registrato un incremento di 1,130 miliardi di euro con un decremento di oltre 40 milioni di euro per l’Abruzzo (credo che abbia le strade provinciali peggio mantenute d’Italia), 10 milioni di euro in meno per il Molise (la regione che non c’è con i suoi 30 milioni di euro di fatturato incoming), un robusto incremento di 536 milioni di euro per la Campania (quasi tutti imputabili a Napoli e costiera sorrentina), un decremento inaspettato di 60 milioni di euro da parte della Puglia, nessun contributo come incremento da parte della Basilicata (che ha perso la metà degli 81 milioni di euro conquistati nel 2014), stagnante la Calabria (eterna incompiuta come la Salerno-Reggio Calabria), un exploit della Sicilia che ha praticamente raddoppiato il fatturato del 2011 portandolo a 1,629 miliardi di euro (effetto Montalbano?), con la Sardegna nel ruolo di Bella Addormentata con 32 milioni di euro in meno rispetto al 2011. Una domanda d’obbligo: ma la Sardegna è ancora in Italia? Per come è collegata con il resto della penisola e il resto del mondo, non si direbbe. Sappiamo della Brexit con la quale la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Unione Europea. Non mi risulta che ci sia stato un referendum per proclamare l’uscita della Sardegna dalla repubblica italiana, la Sardexit…

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