Laida Weg Experience Hotel, Alta Valsesia, Piemonte

“Noi pochi, noi felici pochi. Manipolo di fratelli…”

Il Marketing prima che promozione e vendita è strategia di posizionamento a partire dal piano di fattibilità legato alla conoscenza del territorio, dei suoi punti critici, da cui discende la progettazione del prodotto e dei servizi turistici offerti. Un esempio di successo: il Laida Weg Experience Hotel di Rima San Giuseppe in Alta Valsesia sui contrafforti del Monte Rosa

In Internet all’indirizzo www.tfcostruzioni.com/index.php/premessalwh è possibile assistere alla ricostruzione in 3D di tutte le fasi della realizzazione di un albergo di ultima generazione, il Laida Weg Experience Hotel, in un angolo sperduto dell’Alta Valsesia, sul versante piemontese del Monte Rosa, a Rima San Giuseppe, a 1417 metri di altezza, in un antico borgo Walser, enclave etnica di contadini e pastori di lingua tedesca e provenienza dall’opposto versante svizzero (il Vallese da cui il termine Walser) del massiccio montuoso che con i suoi ghiacciai e i numerosi picchi che superano i 4000 metri di altezza doveva essere una barriera pressoché insuperabile in passato visto che continua a esserlo anche nel presente.
I Walser ce la fecero e senza spargere una sola goccia di sangue che non fosse il loro, vittime a volte delle cenge più pericolose che dovettero superare con armenti e famiglie appresso. Una di queste cenge, la Laida Weg (sentiero impervio), corre lungo la parete Nord del Monte Tagliaferro, la montagna che separa Alagna e l’Alta Valsesia da Rima San Giuseppe e l’Alta Val Sermenza dove si trova il borgo walser. Qui un imprenditore edile piemontese professionalmente trapiantato a Milano (padre di origine veneta, madre di Suno, un piccolo paese del Novarese dove Flavio Tognon è nato) ha realizzato il Laida Weg Experience Hotel, utilizzando l’architettura walser per l’esterno e l’interno dell’edificio abbinandola alle più avanzate tecniche edilizie e di tecnologia impiantistica contemporanee.
I Walser avevano a disposizione il legname dei boschi e i sassi dei torrenti della valle e delle faglie rocciose affioranti nei campi. Le loro case erano piccole e severe (anche loro erano piccoli: i letti a cassone non superano i 165 centimetri di lunghezza), con finestre di dimensioni assai ridotte per ridurre al minimo la dispersione del calore, le stanze erano fasciate internamente di legno per mantenere il calore del camino in pietra centrale, unica fonte di calore dell’intero edificio e sede della cucina (è qui che avveniva il travaglio delle partorienti assistite dalle donne della comunità). Le camere non erano riscaldate e l’inverno la temperatura esterna scende tranquillamente fino ai 20 gradi sotto lo zero. I tetti erano ricoperti dalle pesanti beole (i piatti sassi) che a loro volta dovevano sopportare metri e metri di neve, neve che a volte era così alta da arrivare a lambire i tetti. Sotto i tetti, il fienile che fungeva da isolante e da riserva di foraggio per le mucche che spesso erano alloggiate nel vano seminterrato fungendo anche da termocamini per l’intera struttura. Non erano molto igienici questi edifici però la quota elevata garantiva una scarsa presenza di germi: era più facile morire di polmonite e prendersi i geloni l’inverno. Non c’era acqua corrente in casa: si andava a prelevarla presso la fontana e il lavatoio pubblico dove l’acqua, normalmente diaccia, gela l’inverno. Il wc era all’esterno (in piena aria) o in un gabbiotto realizzato con assi di legno con un rozzo sedile proteso sopra la buca a perdere o la cisterna (il pozzo nero) dove venivano raccolte le deiezioni organiche per poi spargerle nei campi successivamente.
Il filmato racconta in maniera molto suggestiva le varie fasi dell’intervento: la demolizione della vecchia fabbrica di acque minerali in disuso che ha determinato l’altezza dell’edificio rispetto all’orizzonte del borgo, lo sbancamento della montagna, avvenuto per fasi orizzontali e scendendo dall’alto verso il basso per ricavare i sei piani che costituiscono la dimensione finale dell’albergo, le fasi della lavorazione, prima per togliere il terreno, eliminare le rocce affioranti, consolidare l’edificio man mano che si procedeva dall’alto verso il basso, quindi la fase della costruzione dei pilastri e la copertura dell’edificio, con più strati di isolante, con i mattoni artigianali prodotti in Gran Bretagna per le pareti, con le beole che hanno ricoperto tetti coibentati con più strati di materiale naturale come il sughero, con la discesa verso il garage realizzata con serpentine riscaldate affogate nel bitume per evitare il pericoloso ghiaccio superficiale che potrebbe provocare incidenti sia a chi scende a piedi che soprattutto agli automobilisti impegnati in una discesa abbastanza ripida, il riscaldamento a pavimento è stato utilizzato anche per l’interno dell’albergo. Oltre all’edificio principale ci sono diversi volumi aggiunti, sempre perfettamente integrati nell’architettura walser, come la casetta dedicata agli impiegati non residenti dell’albergo. Il film si srotola per diversi minuti creando sorpresa, curiosità, ammirazione ma anche fornendo informazioni utili per esempio sulla presenza dei quattro termocamini sempre accesi, funzionanti a legna, che contribuiscono a riscaldare l’intero edificio, i 130 metri quadrati di pannelli solari, i serramenti a doppia camera da 40 millimetri di spessore, colmi uno di argon, l’altro di ossigeno, per garantire una perfetta coibentazione dell’albergo. Anche l’insonorizzazione è perfetta: dalla hall come da molte camere si è di fronte a una splendida cascata che scende vorticosa lungo un ripido declivio di centinaia di metri sul versante opposto, a non più di 200 metri di distanza: sulla terrazza il rumore è fragoroso, all’interno dell’albergo il rumore cessa del tutto. Il film ha richiesto otto mesi di lavoro di due architetti dello studio di Tognon: ogni secondo del film è composto da 180 disegni. I collaboratori di Tognon stanno già lavorando a un secondo film, sempre in 3D, dedicato all’impiantistica: la rete neuronale ma anche arteriosa e venosa dell’albergo che è classificato in Classe A+ perché è del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico oltre a essere domotico. Per riscaldarlo non viene impiegata neppure una goccia di gasolio. La domotica user friendly consente all’ospite di collegarsi a Internet velocemente, gestire con facilità tutte le funzioni elettriche della camera, scegliendo per esempio l’habitat luminoso che preferisce, momento per momento. Lo stesso accade anche nel ristorante dove i vari salottini possono essere illuminati dall’alto con luci di diverso colore facilmente programmabili.
La Spa, al piano meno due, con accesso all’esterno grazie alla costruzione dell’albergo con il retro dentro la montagna e la fronte terrazzata rivolta a valle, è un’altra meraviglia tecnologica, questa volta del tutto contemporanea anche nel design: i Walser la sauna la facevano ogni volta che lavoravano sotto il sole salendo e scendendo lungo le scarpate erbose della montagna o lavandosi con l’acqua diaccia della fontana. Sarà un grande film.
IL MARKETING COME RISORSA
Qual è lo scopo dei filmati sul Laida Weg Experience Hotel di Rima San Giuseppe in Val Sermenza nell’Alta Valsesia? Consentire alla proprietà (che lo gestisce direttamente) di trasformare in opportunità di mercato tutto ciò che all’apparenza costituisce un problema se non un vero e proprio ostacolo.
La Val Sermenza è una valle assai poco nota. La si imbocca 11 chilometri dopo Varallo, l’entrata vera e propria dell’Alta Valsesia, 26 chilometri prima di Alagna, la destinazione turistica più nota della valle piemontese, terminale della strada statale che sale verso il Monte Rosa. Da Balmuccia a Rima sono 18 chilometri di una strada stretta che si insinua in una valle lunga e stretta correndo a fianco del torrente superando alcuni non meno antichi borghi, anch’essi di origine Walser, come Rossa, Boccioleto, Fervento e Rimasco. Soprattutto in vista dei borghi, stretti tornanti consentono salti di quota significativi. Balmuccia è a 560 metri di altezza, Rima San Giuseppe a 1417 metri di altezza. Sono quasi 900 metri di dislivello in 18 chilometri. Gli ultimi 8 chilometri, da Rimasco a Rima, presentano un dislivello di 500 metri con diversi, stretti tornanti. Nessun pullman è in grado di effettuare questo percorso.
A Rimasco (a 906 metri di altezza) c’è il bivio per Carcoforo, l’altro importante comune walser dell’alta valle a 1304 metri di altezza che si raggiunge dopo 6,5 chilometri costeggiando il torrente Egua, affluente del Sermenza.
La strada asfaltata termina a Rima con tre parcheggi pubblici ai piedi del borgo storico, che si protende verso valle con splendidi edifici che rivelano la ricchezza passata del borgo che grazie ai suoi artigiani che inventarono la tecnica della scagliola e del marmo finto nell’800 fecero del borgo uno dei più ricchi d’Italia stando a un articolo del Corriere della Domenica del 1908. Figli di questo artigiani sono anche i Della Vedova, scultori famosi come Pietro, cui è stata dedicata in paese una gipsoteca con ben 170 sue opere riprodotte in gesso.
Le montagne sopra Rima sono verticali: non si possono definire diversamente le ripide scarpate, spesso interrotte da magnifiche cascate, che arrivano a quota 2600 metri con i valichi verso Est (Alagna), Nord (Macugnaga) e Ovest (Carcoforo), e le montagne che superano i 3000 metri, contrafforti del Monte Rosa. Vi si trovano diversi rifugi alpini assai ben tenuti, custoditi il fine settimana nel mese di luglio e settembre e tutti i giorni ad agosto. Diego, il cognato di Elisabetta, la rifugista del rifugio Vallè a 2175 metri di altezza, alla periferia di Rima ha l’azienda agricola che vende ottime tome di capra e di latte vaccino. Verso Alagna c’è il rifugio Ferio a 2200 metri di altezza. Altri rifugi sempre vicini a quota 2000 metri (Massero e Boffalora) sono più vicini a Carcoforo. Sono montagne ripide da raggiungere ma percorse da splendidi sentieri assai ben segnati e dal GTA (il Sentiero Italia) che attraversa tutto l’arco alpino, in questo territorio sale da Alagna, passa sopra Rima e Carcoforo per insistere verso Est.
Qual è il messaggio di Marketing proposto dalla proprietà del Laida Weg Experience Hotel di Rima San Giuseppe attraverso anche i filmati in 3D?
• Che l’albergo è una eccellenza davvero unica dal punto di vista architettonico, legato al Genius Loci Walser di Rima e di queste valli la cui storia rappresenta un’autentica scoperta per chi si spinga fino a queste quote
• Che l’albergo è un’eccellenza davvero unica dal punto di vista della struttura, offrendo un habitat e un comfort decisamente superiori rispetto alla categoria delle 4 stelle che lo certifica. Di stelle, l’albergo ne merita assai di più
• Che l’albergo è un’eccellenza davvero unica per la Spa Der Rus che offre (con sauna, bagno turco, vasca idromassaggio, piscina riscaldata, percorso kneipp, terrazza solarium esterna)
• Che l’albergo è un’eccellenza davvero unica per la qualità della ristorazione offerta nel ristorante Ds Verloure Tol con due ottimi cuochi e un servizio di sala molto femminile quanto professionale, supportata da un’ottima enoteca
• Che l’albergo è un’eccellenza davvero unica per il Pub Der ormu Sura dove si possono degustare ben 350 diversi Whisky (la passione da collezionista e da intenditore di Flavio Tognon, che acquista in loco il whisky in botte dai produttori scozzesi e poi lo fa imbottigliare con la propria etichetta) oltre a una guinness originale irlandese non meno squisita
• Che l’albergo è un’eccellenza davvero unica per l’atmosfera garantita dai 22 appassionati collaboratori (l’albergo ha 20 tra camere e suites), tutti valsesiani, alcuni walser, tutti al di sotto dei 32 anni di età
• Che l’albergo è il punto d’appoggio ideale per scoprire l’Alta Valsesia, per fare sport, per degustare i prodotti alimentari del territorio
• Che l’albergo è un’eccellenza davvero unica per gustare un’esperienza non meno unica in un territorio rimasto intonso, con i contadini che ancora combattono con la montagna armati di falce e forcone, con le mucche podoliche al pascolo, con le tome che sanno di erba, di sole, di latte
“Noi pochi, noi felici pochi. Noi, manipolo di fratelli” recitava Enrico V nell’omonima tragedia di Shakespeare. Enrico V voleva spronare i suoi in vista della difficile battaglia contro i francesi (Azincourt, 25 ottobre 1415) che gli avrebbe assegnato il trionfo. Il messaggio del Laida Weg Experience Hotel di Rima San Giuseppe è di segno assai più pacifico ma con lo stesso risultato: l’esaltazione di vivere un’esperienza unica, ma anche ripetibile.
Rima San Giuseppe è una destinazione turistica di nicchia, per pochi intenditori che amano la natura, la cultura, la genuinità dei prodotti della terra e dell’allevamento coltivati e prodotti in loco, per raffinati degustatori sia dell’enogastronomia valsesiana e italiana che delle birre e dei whisky scozzesi (“Il whisky o è scozzese o non è”), che vogliano regalarsi momenti di grande romanticismo (per le coppie non esiste luogo più magico) o di totale relax con o senza attività sportiva di contorno. Rima e l’albergo si propongono a un pubblico di nicchia (compreso il segmento Mice) che è tale dal punto di vista qualitativo ma che per fortuna non lo è più dal punto di vista quantitativo almeno per i numeri che consentiranno di raggiungere il break even dell’albergo, che è alla sua seconda stagione estiva. L’albergo è aperto tutto l’anno.
LA CULTURA INDUSTRIALE DELL’OSPITALITÀ
Il Laida Weg Experience Hotel è la dimostrazione di come è cambiata l’industria dell’ospitalità negli ultimi trent’anni. Si parte dal territorio, da una sua analisi spassionata, per realizzare prodotti turistici che ne possano esaltare le potenzialità. Vanno progettati prodotti turistici che vanno calibrati attentamente per le dimensioni del mercato potenziale. Innanzitutto, la qualità della struttura ma anche la sua anima architettonica (compreso l’interior design) devono essere coerenti sia con le migliori conoscenze tecniche e tecnologiche esistenti nel settore edilizio che con l’anima del territorio, nel quale l’albergo deve calarsi come un valore aggiunto, che si rifaccia alla forte tradizione culturale del territorio (se esiste) o come innovazione architettonica del tutto originale (laddove il territorio sia debole come Genius Loci).
La promozione e la vendita del prodotto turistico (la strategia di Marketing) deriva inevitabilmente dalla correttezza dell’analisi effettuata. Nel caso dell’albergo in questione, l’eccellenza della struttura poteva risultare anacronistica considerando i punti critici del territorio:
• la ridotta accessibilità
• la scarsa conoscenza del luogo
Le dimensioni dell’albergo, dotato di 20 tra camere e suites, e l’eccellenza intrinseca della struttura puntano a esaltare come elementi di forza quelli che a tavolino apparivano come punti critici.
• La ridotta accessibilità elimina il rischio che Rima San Giuseppe diventi una destinazione turistica di massa esaltandone le caratteristiche di tranquillità ed esclusività
• La scarsa conoscenza del luogo alimenterà la curiosità per una destinazione che appare esotica proprio per la sua novità
• L’idea del Whisky scozzese e della Guinness irlandese, ideali da gustare in quota, sposano il Nord geografico con il Nord altimetrico offrendo un valore aggiunto a un albergo sicuramente originale
• Rima San Giuseppe è a meno di 60 chilometri dalla più vicina autostrada (casello di Romagnano Sesia), la Genova-Gravellona Toce che interseca sia la Milano-Torino che la Milano-Laghi.
L’ospitalità contemporanea è sempre più un fenomeno industriale dove strutture, infrastrutture, territorio fanno parte di un solo sistema che va governato come tale esaltandone le particolarità legate all’accessibilità, all’accoglienza, all’animazione del territorio, alla qualità professionale del servizio, alla certificazione dell’eccellenza che innanzitutto è certificazione della qualità ecologica della struttura.

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2 Commenti

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