Destination management

Sud Tirolo, un modello da seguire

Un paesaggio dolomitico del Sud TiroloUna settimana in Sud Tirolo – tra Val Pusteria e Parco naturale dello Sciliar, e a luglio tra Merano e Alta Badia – sono più che sufficienti per cogliere le tendenze in atto nel turismo internazionale e ciò che andrebbe fatto per far volare letteralmente il turismo in Italia.

C’è chi spende migliaia di euro per partecipare a master della Cornell University negli Stati Uniti o per partecipare a qualche convention non meno distante e costosa per aggiornarsi sulle tendenze del turismo. Nel mio piccolo, mi pagano pure per effettuare degli autentici master sulle tendenze in atto e sul futuro del turismo recandomi non a 10.000 chilometri di distanza ma solo a qualche centinaio di chilometri, nel Sud Tirolo.

Innanzitutto il territorio: nel Sud Tirolo, come in Trentino, non attraversi più alcun borgo: le strade statali e provinciali sono state dirottate fuori, a volte con tunnel assai costosi, per far sì che i borghi siano perfettamente vivibili in quanto pedonalizzati. Ristrutturazioni mirate hanno restituito a ogni singola destinazione quell’aria storica e agreste che i turisti, da quelli italiani a quelli americani per non parlare dei turisti europei, adorano.

Una chiesa in mezzo agli alpeggi in Sud TiroloÈ una storia che in realtà non è mai esistita visto che questi borghi sono intatti perché in passato sono stati oggetto di una costante emigrazione. Ma tant’è. Oggi rappresentano una storia bucolica oltremodo affascinante per chi arriva dalla cacofonia e dal caos automobilistico delle città moderne. Quanti sanno che dalle vallate tirolesi arrivavano gli affamati lanzichenecchi che saccheggiarono Roma nel 1527 e portarono la peste del 1630 ricordata dal Manzoni nei Promessi Sposi? Altro che ridenti borghi di montagna. La fame all’epoca si tagliava con il coltello.

I prati sono irrigati anche a 2000 metri di altezza garantendo alpeggi sempre verdi, eliminando i rischi di incendi, favorendo pastorizia e allevamento che producono formaggi e speck oggi ricercati e pagati neanche fosse oro.
Dagli anni Sessanta il territorio ha visto costruire e poi sviluppare gli impianti di risalita che hanno reso le montagne più facili da raggiungere l’estate come l’inverno portando sul territorio milioni di turisti carichi di aspettative ma soprattutto con portafogli carichi…

A Maranza l’ospite dell’albergo, di qualunque hotel di questa destinazione, riceve la Almencard Plus che dà diritto a viaggiare gratis su 8 impianti di risalita, su tutti i mezzi pubblici del Sud Tirolo e visitare gratis 90 musei del Sud Tirolo compreso quello fantastico dedicato a Otzi a Bolzano e i giardini botanici di Trauttmandorf a Merano. Solo in Carinzia, in Austria, esiste una card che dà simili vantaggi a chi spenda qualche centinaio di euro in un albergo…

I sindaci del Sud Tirolo spesso provengono dalle file del mondo alberghiero, come a Corvara (dove padre e figlio Kostner sono stati sindaci per ben 50 anni) o a Rio di Pusteria (dove Franz Gruber fu sindaco per 22 anni) tutti votati al benessere dei residenti integrando le filiere dell’attività agricola con quella artigianale e turistica, evitando come la peste le seconde case.

Sud Tirolo, alberghi di ultima generazione

Investimenti oculati da parte della Provincia autonoma di Bolzano (è ricca, ma lo è anche la regione autonoma del Friuli Venezia Giulia che però non registra i successi del Sud Tirolo) e del sistema bancario del territorio hanno consentito che le strutture alberghiere crescessero costantemente nel corso dei decenni dotandosi progressivamente di centri benessere con superfici di 2000, 3000 metri quadrati e oltre, di camere sempre più ampie, di una ristorazione che da montanara (qual è rimasta come omaggio al Genius Loci del territorio) spaziasse dal Brennero fino a Trapani all’insegna di una cucina mediterranea che nel frattempo ha conquistato il primato tra le cucine del pianeta Terra.

Gli alberghi nel Sud Tirolo sono diventati macchine tecnologiche di ultima generazione, a impatto zero o quasi, ambientale ed energetico, con serramenti con vetro camere che gli consentono di realizzare grandi pareti vetrate sia negli spazi comuni che nelle camere, proiettando gli ospiti verso i profili dolomitici dell’orizzonte.

Gli albergatori provengono tutti da una formazione scolastica di prim’ordine, che fornisce loro valori condivisi su ciò che significa accoglienza e ospitalità, gestione alberghiera e del personale, che deve essere motivato e se possibile anche del territorio perché, insegna il calcio, chi ha la bandiera nel cuore ce l’ha anche nella mente, gli altri sono mercenari, magari fantastici mercenari ma quando si tratta di rischiare la gamba in una mischia la ritraggono. Vale anche per chi lavora in albergo come molti colleghi sanno per esperienza.

Servizi al turista che non ti aspetti

I servizi sul territorio sono diventati molteplici e aperti alla fantasia. Un esempio per tutti: lunedì 24 settembre, giornata di bora, saliamo gratis con l’impianto di funivia del Gischberg a quasi 2000 metri di altezza poi prendiamo un sentiero assai accidentato e dopo una fatica immensa arriviamo in un idilliaco lago alpino di un blu accecante con le Dolomiti dello Sciliar all’orizzonte. Discesa repentina e si arriva a una baita da dove ci vogliono ancora 9 chilometri di strada per tornare a Maranza. Sarà che i 70 incombono fra meno di due anni, ma ero proprio cotto.

Ci fermiamo nella baita, che offre anche alloggio e ristorazione, per un bicchierone di acqua e sambuco. Sul menù c’è scritto che chi vuole può affittare una bicicletta, costo sei euro per persona. Chiedo informazioni: le bici sono appoggiate su un lato della baita, le si può lasciare a Maranza dove si vuole, in albergo piuttosto che ai piedi della funivia, dove abbiamo l’automobile. Basta appoggiarle ai piedi della scala di ferro che sale agli uffici della funivia. Punto. Così facciamo, scendendo a rotta di collo senza quasi pedalare fino a Maranza. Conoscete un altro posto dove potete lasciare una bicicletta incustodita che verrà recuperata prima o poi? A Maranza, in Val Pusteria, è la prassi. Anche questo è un valore aggiunto per l’intero territorio.

A San Cassiano un albergatore è diventato socio di una tour operator argentina specializzata sul mercato americano che si è trapiantata per amore ai piedi delle Dolomiti. Importano turisti dagli Stati Uniti cui insegnano anche a calzare gli scarponi e ad andare su sentieri attrezzati con tanto di guide neanche stessero scalando l’Everest. Pagano, e in bei dollaroni. E sono sempre di più. Stanno per arrivare i messicani arrabbiati con Trump per via del Muro che hanno deciso di boicottare Aspen a favore delle Dolomiti. In fin dei conti sono solo una decina di ore di volo contro le due o tre cui erano usi. In compenso, andranno sulle Dolomiti, patrimonio dell’umanità Unesco dal 2009…

A San Cassiano arrivano anche americani che volano fino a Venezia, poi salgono fino a San Cassiano in limousine per mangiare da Norbert nel St. Hubertus, ristorante tre stelle Michelin, all’interno del Rosa Alpina Hotel. E poi c’è qualcuno che sottovaluta le stelle Michelin che in Sud Tirolo vantano la maggiore concentrazione per singola regione in Italia.

Insomma, il Sud Tirolo negli ultimi trent’anni si èriposizionato più volte sul mercato turistico internazionale intercettando i segmenti più ricchi e più desiderosi di esperienze, che siano sportive, culinarie, di benessere. È stato un work in progress all’insegna di personaggi lungimiranti come Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano dal 1989 al 2013 (è stato anche sindaco del comune montano in cui è nato), e prima direttore del potentissimo consorzio dei contadini fin dal 1975, di Walter Meister, presidente degli albergatori della provincia di Bolzano dal 1993 al 2013, ora di Arno Compatscher (cresciuto nel turismo di Castelrotto) e della nuova classe dirigente che è subentrata alla precedente per portare il Sud Tirolo nell’economia globale, che qui non è significata crisi ma opportunità.

E poi c’è gente che spende 10.000 euro per andare alla Cornell o in qualche convegno dall’altra parte dell’oceano…

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