Hotel Villa Barbarich, Zelarino, Venezia-Mestre

Un Museo Da Vivere

Nella campagna alle spalle di Mestre, lungo il fiume Marzenego, Villa Barbarich dal 3 aprile 2015 offre 31 camere, Spa, Fitness room, giardino e parco esterno, a breve anche piscina esterna, parcheggio. Il suo ristorante Malipiero offre un incredibile ambiente con 1000 metri quadrati di affreschi del 1500 realizzati da pittori che si ispiravano alla lezione del Veronese, uno dei massimi artisti della Serenissima Repubblica, oltre a grotteschi del 1700. Restaurata in maniera filologica, la villa cinquecentesca offre un ambiente unico con un servizio di altissima professionalità. La dirige Christian Zingarelli

_AVZ1454-Modifica_AVZ1135Immagina di fare colazione o di cenare nella Cappella Sistina sotto le volte affrescate e di fronte al Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti.
Questo privilegio è riservato ai soli cardinali durante il Conclave quando nominano il nuovo papa. All’Hotel Villa Barbarich, nell’immediato entroterra veneziano, fai colazione e ceni circondato da 1000 metri quadrati di affreschi coevi di quelli di Michelangelo. Gli affreschi sono monumentali come quelli di Michelangelo e portano una firma non meno prestigiosa, quella di Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1528-Venezia 1588), di due generazioni più giovane di Michelangelo (che era nato nel 1475), fortemente influenzato dalla nuova pittura classicista e muscolare del grande Buonarroti che visse fino alla soglia dei novant’anni. Gli affreschi di Villa Barbarich sono stati attribuiti alla scuola del Veronese o comunque a pittori fortemente influenzati dalla sua opera. Basta visitare Villa Emo, nel Trevigiano, opera di Giovanni Battista Zelotti, pittore mantovano che lavorò a stretto contatto con il Veronese, per rendersi conto dell’esattezza dell’attribuzione. Il Veronese era un caposcuola come lo erano, durante il Rinascimento, i maggiori artisti dell’epoca, come Tiziano Vecellio e Tintoretto a Venezia, che facevano fronte al successo imprenditoriale attraverso la loro bottega, vale a dire attraverso i migliori allievi che lavoravano con loro o che avevano imparato l’arte lavorando loro accanto.
Villa Barbarich fu edificata nella prima metà del 1500 dai Malipiero, una delle più note e influenti famiglie della Serenissima Repubblica: il veneziano Pasquale Malipiero (1392-1462) era stato eletto doge della Repubblica il 30 ottobre 1457. Suo padre aveva concorso all’elezione del doge precedente. Gli aristocratici veneziani erano usi a farsi costruire sontuose ville di campagna nell’immediato entroterra veneziano dove riposarsi quando la canicola rendeva più afosa la vita in laguna. Zelarino è a 17 chilometri dal centro storico di Venezia, a 3,5 chilometri da Mestre, il suo nome pare che significhi vicino al fiume (forse il Marzenego, un fiume di risorgiva che scorre giusto a fianco di Villa Barbarich, attraversa Mestre e sfocia in laguna). Lasciata la barca con la quale si attraversava la laguna veneziana, a Villa Barbarich si arrivava in carrozza o a cavallo in un’ora o poco più o ancora in barca, risalendo il Marzenego che da fiume di risorgiva vanta una buona profondità (non porta a valle detriti) e una costanza di flusso tutto l’anno tant’è che è stato utilizzato anche per fornire energia motrice ad alcuni mulini: uno esiste ancora ed è a un centinaio di metri da Villa Barbarich.
Valerio Rossato nel settembre 2004 ha pubblicato un’interessante monografia, “Storia di una fabrica voluptuosa” su Villa Malipiero-Barbarich. Andando a ritroso nel tempo, Rossato ha scoperto i legami della villa con i primi proprietari, Giacomo e fratelli Malipiero, ma anche un legame non meno importante con il doge Andrea Gritti, di cui i Malipiero erano ufficialmente fratelli di utero (avevano avuto la stessa madre) e da cui furono favoriti in molti modi. Rossato sostiene, documenti alla mano, che la villa fu costruita tra il 1514 e il 1545, e l’impianto esterno, molto più sobrio delle coeve ville palladiane, dipende dall’impostazione culturale del doge Gritti, doge dal 1523 al 1538, l’anno della morte, che non amava l’ostentazione architettonica. Ci sono anche elementi cabalistici come il numero 7 (il numero delle volte del porticato esterno, il numero delle ogive ovali del secondo piano della villa) che appartiene al clima culturale dell’epoca basti dire che alcuni studiosi lo hanno ritrovato anche nella Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Nel mondo alchemico il numero 7 rappresenta la perfezione.
I terreni dove fu costruita la villa appartenevano a una delle più importanti famiglie dell’aristocrazia riminese, i Marcheselli, i Malipiero ci costruirono sopra (guai a pensare male…) poi la villa fu dimora di un avvocato Marco Ballarin assai amico di un altro grande pittore veneziano, il Tintoretto (1519-1594), da cui l’ipotesi di un suo intervento o di un intervento di un suo allievo nella realizzazione di parte degli affreschi. I terreni che circondano la villa e l’edificio stesso nel 1740 risultano di proprietà dei Mengotti e poi dei Pezzana, che erano di origine piemontese e si affermarono a Venezia con le stamperie. Nell’Ottocento la Villa passò ai Tessier, ai Fawel, ai Barbarich, alla Baronessa Teresa Torella di Romagnano e infine alla famiglia Fraccaro.
Fino al 1951 la villa risulta abitata al piano terra da cinque famiglie con numerosa prole e da due anziani signori, scapoli, che vivevano al piano nobile. Poi è l’abbandono per quasi cinquant’anni. La nuova proprietà l’ha acquistata sul finire degli anni Novanta, i lavori di ristrutturazione e trasformazione in albergo sono iniziati nel 2010, la villa ha iniziato l’attività il 3 aprile del 2015. Diego Perissinotto, titolare di Sirecon, ha curato il restauro sia degli affreschi che della struttura. La villa è stata recuperata in maniera filologica e nello stesso tempo ha trovato una nuova destinazione d’uso come albergo di qualità, di categoria 4 stelle, con Spa e fitness room, e con un ristorante di eccellenza assoluta, il Malipiero, curato in cucina da Alessandro Silvestri, chef mestrino doc, e in sala da un maître-sommelier non meno d’eccezione, Giancarlo Gardin, padovano di origine, che ha diretto il prestigioso ristorante Terrazza Caffarelli all’ultimo piano dei Musei Capitolini a Roma. Ha lavorato anche a Palazzo Chigi sempre a Roma mentre in Veneto ha diretto il ristorante di Giovanni Rana in piazza Bra a Verona. Belluno e Abano Terme sono state le scuole alberghiere in cui si sono diplomati Silvestri e Gardin. Silvestri ha la mano felice e lo dico per averlo sperimentato per ben tre serate: eccezionali i suoi risotti. Piatti decorati con sapienza, gusti che si rifanno alla tradizione rivisitata, solide radici nella cucina italiana con il giusto pizzico di creatività. Pane, pasta fresca, pasticceria sono preparati direttamente in cucina. La cucina è al piano terra ed è a induzione elettrica supportata con forni trivalenti, abbattitore di temperatura, macchina del sottovuoto. Silvestri con il Team Venezia Chef partecipa a concorso internazionali volti a promuovere la nostra cucina nel mondo.
L’area tra la villa, le barchesse e il fiume Marzenego è stata sistemata a giardino attrezzato. Un ponte scavalca il fiume per consentire agli ospiti della villa di accedere al parco botanico che verrà realizzato nei prossimi mesi, qui verrà coltivato anche l’orto (legumi, verdure, spezie) per la cucina. La piscina verrà realizzata sul lato esterno della barchessa antica, sul lato orientale della villa.

UN RESTAURO FILOLOGICO
Villa Malipiero Barbarich (come è anche conosciuta) si apparenta ai primi esempi di pregevole architettura di campagna del Cinquecento. La tipologia è quella dei palazzi tardo-gotici di Venezia. E’ costituita da due piani e dal sottotetto con un vasto locale e tre stanze. Un portico al pian terreno ricorda l’archeggiatura dei fondaci; dalla sala con pianta a T del piano nobile si accede da due scale voltate a botte e tutte affrescate. Le grottesche sono settecentesche perché rimandano alla moda che nacque dopo la scoperta di Pompei ed Ercolano a opera dei Borbone di Napoli che a partire dalla seconda metà del 1700 fecero eseguire regolari scavi che riportarono alla luce quelle due città di cui era scomparsa perfino la memoria. Gli affreschi pompeiani influenzarono profondamente il gusto dell’epoca.
La Villa nel 1700 si arricchì con la costruzione di due barchesse laterali, un ampio giardino all’italiana e con un consistente arredo di statue e un oratorio privato. Tutto il primo piano nobile della Villa è arricchito da un ciclo di affreschi tardo rinascimentali. Si tratta di una serie di grandi tableaux legati fra loro da grottesche e da un impaginato architettonico di sicuro richiamo veronesiano. Gli affreschi sono stati eseguiti tra il 1580 ed il 1615, probabilmente da più mani e comunque tutte afferenti alla lezione di Paolo Veronese. I temi sono assai vari e frammischiano sacro e profano.
I lavori di ristrutturazione hanno anche comportato la ricostruzione parziale di una delle due barchesse (quella sul lato occidentale), che venne abbattuta nel XIX secolo, e il ripristino del trait d’union tra la proprietà e il paesaggio storico antistante, con la realizzazione un ponte, che non ricalca gli stilemi del ponte originale per motivi di circolazione acquea. Il giardino storico, andato perduto nel tempo, è stato riproposto davanti alla facciata d’acqua con filari di mattoni posti nel prato all’inglese, che ricostruiscono il tracciato ad aiuole della sistemazione settecentesca.
Il professor Francesco Amendolagine sta per pubblicare un ulteriore lavoro di ricostruzione storica della straordinaria avventura di Villa Barbarich.

VILLA BARBARICH
Dalla tangenziale di Venezia si esce allo svincolo Castellana e si seguono i cartelli per Zelarino. Prima del centro cittadino, una rotonda immette in una via privata che punta diritta verso l’entrata della candida, maestosa villa isolata com’è nella campagna che la circonda.
Riprendiamo la descrizione di Rossato: “L’edificio presenta una tipologia architettonica di campagna (di cui i primi esempi si avevano proprio a quel tempo) e si articola in tre piani (due piani e una soffitta). Si accede al pianterreno attraverso due entrate costituite da una porta con elegante arco a volta dal lato Nord, e da quello Sud da un porticato ad archi con ingresso nella sala centrale. Due scale con volta a botte ben affrescata conducono dal piano terra al piano nobile. Quest’ultimo a tramontana presenta una finestra con volta ad arco e poggiolo, all’interno una grande sala a T divide le altre stanze. Il sottotetto è suddiviso in alcune stanze (con una grande sala) e ha diverse finestre di forma ovale rivolte a Sud. Infine, da entrambi i lati, c’è un timpano. Preziosi sono soprattutto gli interni della villa, arricchiti dalle scale voltate a botte e da numerosi affreschi distribuiti sullo scalone, sulle scale e in numerose stanze del piano superiore. Per lo più si tratta di affreschi a grottesche, mentre la grande sala a T del primo piano è completamente affrescata con scene sacre e profane.”
Il piano terra è un susseguirsi di ambienti, tutti pavimentati in terrazzato veneziano, il primo riservato alla Reception, il secondo all’entrata più importante per chi si reca al ristorante che occupa l’intero piano nobile affrescato del corpo centrale della villa. Sempre al piano terra, il bar, con accesso sulla hall come sul porticato chiuso che proietta la villa verso la parte posteriore, dove la villa propone due ali perpendicolari con corpi di fabbrica aggiunti, la vecchia barchessa con 20 camere tra piano terra e primo piano, e la nuova barchessa, con sei tra camere e ampie suites tra primo e secondo piano. Altre cinque camere sono state ricavate nella soffitta che sovrastava il piano nobile: è un grande ambiente, con le camere con l’alto soffitto di mattoni a vista sostenuto da robuste capriate originali in legno che sostengono anche le travi. Il secondo piano della villa prende luce dagli oblò ovali che si affacciano sulla fronte principale. Le camere hanno finestre regolari. Il pavimento del piano, camere comprese, è in mattonato. Sempre in marmo i bagni. L’intero piano può essere affittato come un’unica unità abitativa. La pavimentazione dell’area del porticato, chiusa durante i lavori di ristrutturazione con grandi vetrate con vetrocamera, perfettamente isolanti, è in cotto antico, sempre in mattone è la pavimentazione dei corridoi della barchessa antica. I bagni di tutte le camere e le suites sono stati fasciate e pavimentati in marmo: in marmo (principalmente giallo Verona e verde Guatemala) sono anche i top dei lavelli e delle vasche laddove sono state installate. Le 10 camere del piano terra della barchessa hanno giardino privato esterno attrezzato.
Il piano nobile propone un grande salone interamente affrescato (sono 960 metri quadrati le superficie affrescate della villa), pareti comprese, oltre a cinque ambienti anch’essi completamente affrescati. Tutti hanno un nome: la sala degli elefanti, la sala Costantino, la sala Noè, la sala Prometeo, la sala Zeus. La pavimentazione del piano nobile è in marmorino.
Le camere dell’antica barchessa hanno la pavimentazione in parquet di legno, in moquette quelle della nuova barchessa. Le camere del primo piano della barchessa hanno il soffitto mansardato con la mattonata del soffitto e le travi in legno a vista. Le travi sono originali. Una suite della nuova barchessa ha una terrazza esterna attrezzata. Altre camere mansardate nel soffitto hanno il velux con tapparella oscurante automatica. Alcune camere d’angolo hanno una piccola anticamera in comune che consente di proporle anche come family room con doppi servizi.
L’arredo della villa ha cercato di essere coerente con gli affreschi di scuola Veronese. E’ un arredo classico che alterna pezzi di antiquariato alcuni ispirati al periodo Impero altri a un periodo floreale sempre all’insegna dei mobili bombati con comodini e comò di splendida fattura. Originali anche gli armadi del piano terra concepiti come secretaire.
L’albergo propone grandi lampadari e applique di Murano sia negli spazi comuni che nelle camere, con un ulteriore tocco di eleganza e di venezianità.
L’edificio è dotato di un sofisticato impianto water mist che interviene in maniera automatica di fronte a un principio di incendio erogando vapore acqueo ad alta pressione che soffoca immediatamente le fiamme. Gli ugelli del sistema sono ben visibili ovunque. L’albergo è wi-fi, con collegamento a Internet veloce e gratuito. L’accesso alle camere è con scheda elettronica dotata di transponder che si ripone nell’apposito marsupio per attivare le funzioni elettriche. I televisori sono di 42 pollici e ricevono i canali digitali. I letti hanno i materassi con le molle insacchettate. Le testiere sono imbottite e rivestite di tessuto. I bagni hanno grandi box doccia (cinque camere hanno la vasca), tutti hanno uno splendido soffione centrale con un ampio getto e doccetta mobile. Completano l’arredo del bagno un radiatore a muro di design e un phon professionale.
La Spa dell’albergo è stata realizzata in un ambiente ipogeo: è dotata di sauna finlandese e bagno turco, di docce emozionali e secchia dell’acqua fredda, di percorso Kneipp e zona tisaneria e relax e sala per massaggi e trattamenti estetici. Propone anche una piccola palestra perfettamente attrezzata con macchine Technogym.
Direttore dell’albergo è Christian Zingarelli, classe 1971, nato ad Aosta da genitori che lavoravano nel mondo alberghiero ed erano di conseguenza dei giramondo. Giramondo a sua volta, da molti anni vive e lavora in Veneto. E’ anche presidente di ADA Veneto, l’associazione dei direttori d’albergo.

SCHEDA ALBERGO
Hotel Villa Barbarich
4 stelle
Via Molino Ronchin 1 – 30174 Zelarino Mestre (VE)
Tel. +39 041979002
Fax +39 041971529
info@villabarbarich.com
www.villabarbarich.com
Direttore: Christian Zingarelli
Camere: 31
Ristorante Malipiero
Bar
Spa
Parcheggio

Box
Gli affreschi
E’ Rossato a spiegarli nel dettaglio: “La grande sala a T ha le pareti e il braccio lungo spartite da colonne tortili che formano riquadri, in cui sono raffigurate storie e figure allegoriche. Sulla parete di fronte alle finestre si susseguono: la scena di un re, probabilmente Davide, in ginocchio dinanzi a un vecchio; il sacrificio di un bue presso un’ara; un uomo seduto che parla alla folla, forse la predica del Battista; un banchetto con un re che si rivolge a una donna, presumibilmente Erode e Salomè; infine, il giudizio di Mida. Tra le finestre: la Prudenza, una donna con l’elmo recante una statua, e ai piedi un vecchio che versa acqua da un vaso; cui seguono Mercurio, Ercole che lotta con il leone Nemeo, la Temperanza. Nel soffitto, tra cornici adorne di festoni, vi è un riquadro centrale con un gruppo di ignudi; ai lati due ovali, uno con Bellona, l’altro con una donna presso a un’erma bifronte; sui cornicioni, putti e donne. Il braccio centrale della sala è adorno di grandi scene belliche. Sulla parete a destra, oltre al ratto delle Sabine, un episodio delle Crociate e l’assedio di Castel Sant’Angelo durante il sacco di Roma; in quella di sinistra, un’impresa delle Amazzoni e due battaglie navali. Passando alle stanze, la parte principale di quella di sinistra è occupata da una battaglia con elefanti; sulle tre minori si vedono un altro combattimento, Caino e Abele e la scena di un’uccisione; sopra le porte, San Giovanni e la Sacra Famiglia. La stanza attigua è decorata con scene storiche imprecisate; tra le finestre, vi è un paesaggio montano e sopra la porta la Maddalena. Nella stanza di destra campeggiano gli episodi di Costantino al ponte Milvio e della conversione di San Paolo; sulla parete minore, l’allegoria di un drago che sta per divorare un uomo; tra le finestre, Santa Scolastica; sopra la porta San Francesco. Due affreschi riguardano due battaglie di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano: la presa di Cartagena e la battaglia di Zama. Tra il 1532 e il 1558 furono prodotti a Bruxelles due preziosi arazzi su questi temi: riprendevano i disegni per arazzi eseguiti da Giulio Romano morto nel 1546. Le straordinarie somiglianze tra gli affreschi di Zelarino e gli arazzi fiamminghi ci riempiono di meraviglie e di stupore. Sembra proprio che chi ha dipinto gli affreschi di Zelarino abbia avuto come modello e fonte di ispirazione gli arazzi fiamminghi basati sui disegni e sui cartoni di Giulio Romano.”

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