San Luis Resort, Avelengo, Merano-Bolzano

Un rifugio per ascoltarsi. Un habitat per conoscersi

44 esclusivi chalet attorno a un lago e nascosti nel bosco a 1450 metri di altezza sopra la valle dell’Adige tra Bolzano e Merano, nel Comune di Avelengo, con una SPA di ultima generazione e un ristorante che si avvale dell’opera dello chef Arturo Spicocchi, una stella Michelin. La famiglia Meister, famosa da quasi un secolo grazie al Meisters Hotel Irma di Merano, è riuscita a stupire ancora con un prodotto alberghiero di tendenza

Esclusivo è ciò che ti stupisce, che ti meraviglia, che ti fa sentire felice, unico, privilegiato. Esclusivo è ciò che ti fa sentire a tuo agio mentre vivi un’esperienza originale quanto unica. Questo è ciò che ho provato ai 1450 metri di quota del San Luis Resort mentre scrivevo in camera con il fuoco scoppiettante nel camino, fuoco che avevo appena attizzato e alimentato con la legna della catasta collocata appena fuori dell’uscio dello chalet che mi ospitava. Di fronte a me, il laghetto ghiacciato (era inizio febbraio) su cui si può pattinare con il gelo o nuotare d’estate, attorno al lago gli altri chalet, alcuni a bordo lago, altri verso il bosco, altri letteralmente immersi nel bosco collocati su piattaforme aeree anche a 10 metri di altezza, nascosti tra gli alberi. Il fuoco nel camino, un televisore da 50 pollici che scordi di accendere affascinato dai colori del giorno che a mano a mano si accendono nel passaggio dalla notte all’alba cui assisti attraverso la parete finestrata che si affaccia sull’esterno: un televisore naturale con due schermi contigui di tre metri di lunghezza per oltre due metri di altezza. Altro che Sky! Un rumore soffocato, di piatti, stoviglie, bicchieri oltre la parete mobile che separa l’area living dal soggiorno segnala che è arrivata la prima colazione che viene portata direttamente nello chalet. L’hai ordinata la sera precedente, si materializza nel soggiorno portata dai folletti del bosco…
La fiamma che scoppietta nel camino illumina l’ambiente con i vivaci colori che animavano gli antri cavernosi in cui si rifugiavano i nostri antenati per riscaldarsi e porsi al sicuro dai lupi, dalle tigri con i denti a sciabola e dagli orsi. Le tigri si sono estinte, gli orsi conducono una vita meschina, i lupi hanno i calzini e danzano con Kevin Costner (povere bestie…), il riscaldamento degli chalet al San Luis Resort è fornito dalla centralina a biomassa del resort che alimenta il teleriscaldamento che utilizza le pareti verticali degli edifici e l’argilla come conduttore sano ed ecologico. Con 40 ettari di bosco non manca la materia prima sia per alimentare i camini (ce ne sono ben otto solo nell’edificio centrale del resort, compresa la SPA) che la centrale a biomassa. La gestione delle camere si avvale di un sistema domotico con apertura delle porte delle camere con scheda di prossimità che vengono riposte nell’apposito marsupio interno per attivare le funzioni elettriche.

Un sogno realizzato
Il San Luis Resort è il sogno realizzato della famiglia Meister, albergatori da 92 anni (iniziò Irma nel 1924 a Merano nell’albergo cui dette il suo nome), vale a dire da quattro generazioni. Walter Meister, un omone grande e grosso dall’aria gentile (tipico delle persone di taglia superiore che non hanno nemici naturali…), è stato per vent’anni, dal 1993 al 2013, presidente degli albergatori del Sud Tirolo e vicepresidente nazionale di Federalberghi. E’ stato e continua a essere un attore di primo piano del miracolo politico, sociale e culturale della provincia autonoma di Bolzano che negli ultimi 50 anni si è imposta come una delle aree turistiche meglio sviluppate dell’intero continente europeo, non solo dell’Italia. La famiglia Meister finora era stata sinonimo dell’omonimo hotel meranese. Il Meisters Hotel Irma di Merano ha iniziato la sua attività nel novembre del 1924, quando Irma Meister (il cognome era quello del marito Luis) ereditò la pittoresca Villa Ludwigsburg e la residenza attigua, realizzata nel 1898, che diventò la piccola Pensione Irma, con poco più di 20 posti letto e un bagno. Cresciuto dopo la seconda guerra mondiale nelle dimensioni e nei servizi ad albergo internazionale sotto la direzione di Gottlieb Meister, il figlio di Irma, nel 1976 l’albergo passò nelle mani del giovane Walter, classe 1953, figlio a sua volta di Gottlieb, coadiuvato dalla moglie di Walter, Ilse, una piccola, grande donna con il talento innato per l’arredo, la classica mamma tuttofare che riesce a portare a termine contemporaneamente mille lavori mentre noi uomini stiamo ancora pensando a come terminare il primo. Gottlieb era morto nel 1971 in un incidente d’auto. Oggi il Meisters Hotel Irma propone 69 camere, appartamenti e suite oltre a una magnifica SPA. Il complesso alberghiero si dipana con l’Edificio principale, Villa Amore, la Residenza, la Villa degli Ospiti e la Casa sugli alberi. Claudia e Alex Meister, la quarta generazione, rispettivamente classe 1976 e 1980 (la quinta generazione nata nel nuovo Millennio, i quattro figli di Claudia di cui tre gemelli, già sgambetta per l’albergo), hanno affiancato i genitori nella conduzione dell’hotel di Merano ma soprattutto nella nuova avventura sulle montagne che sovrastano la conca di Merano.
Ad Avelengo arriva la funivia che sale da Merano verso Merano 2000 (con l’omologo comprensorio sciistico). Seguendo la linea di mezzacosta della dorsale montuosa che corre verso Bolzano, sul lato mancino si raggiunge il borgo di Verano, che dista otto chilometri da Avelengo. A metà strada tra i due borghi alpini, seguendo la strada asfaltata che li congiunge a mezza costa, una deviazione ben segnalata porta nel folto del bosco verso il San Luis che si raggiunge dopo 700 metri. Un cancello di ferro azionato in remoto dalla Reception dell’albergo consente di uscire dal bosco e ritrovarsi nella radura attorno alla quale è sorto un complesso alberghiero che credo sia unico non solo in Italia ma anche nel continente europeo, di certo è tra i più affascinanti e originali che abbia mai visitato nella mia trentennale carriera di divulgatore della cultura alberghiera. Non si parcheggia all’esterno, al San Luis Resort: una sorta di antro cavernoso poco dopo il cancello dell’entrata attira l’auto che trova conforto nel vasto garage sotterraneo in cui scomparirà per tutto il periodo del soggiorno. Un ascensore, il garage è al livello meno due, porta al piano meno uno dove ci sono ristorante e SPA (con uscita diretta sul lago) e al piano terra nella Clubhouse dove Alex o Claudia accolgono gli ospiti per sbrigare le procedure del check in ma soprattutto per aiutarli a organizzare il loro soggiorno, che sia sportivo, culturale, rilassante, enogastronomico, legato al benessere. Il grande edificio centrale del resort ti accoglie con un inno al legno antico con il quale è stato realizzato tutto ciò che non è vetro: i 32.000 metri quadrati di legname utilizzato provengono da antichi fienili italiani ed europei e hanno non meno di 100 anni di invecchiamento, il legno è stato lavato e spazzolato per mantenerlo integro, le aperture trasparenti dell’edificio possono raggiungere anche le dimensioni delle pareti perimetrali verticali soprattutto quelle rivolte verso il lago e il sole. I tetti a capanna sono stati ricoperti con fitti strati orizzontali di scandole di legno. La pavimentazione in legno degli spazi comuni si alterna con quella in ardesia (un’ardesia particolarmente spessa, di due centimetri, e compatta) utilizzata per l’area SPA e i bagni degli chalet. Il legno utilizzato per le casette è legno lunare: gli alberi vengono tagliati esclusivamente al momento della fase non vegetativa e con la luna calante, il legname tagliato viene lasciato sul suolo tutto l’inverno con la cima verso valle, raccolto in primavera e fatto essiccare in maniera naturale per due anni e infine sottoposto a lavorazione. Questa antichissima tradizione di tagliare al momento opportuno per la migliore durabilità del legno contro funghi e insetti era già nota nelle grandi culture di costruzione con il legno. In Giappone esistono le costruzioni in legno più antiche del mondo (1600 anni) in legno lunare. In montagna fino a 50 anni fa si costruiva solo così. Walter Meister ha voluto rifarsi a metodi millenari per garantire ai suoi ospiti un comfort abitativo la cui qualità concreta affonda nella saggezza e nell’esperienza ultrasecolare dei vecchi contadini di montagna. Inoltre, per legge i tetti delle case poste alla quota del San Luis devono essere in grado di reggere fino a 650 chili di neve per metro quadro. Tutte le costruzioni inoltre sono antisismiche.

Un progetto, 10 anni per realizzarlo
I Meisters nel 2006 hanno acquistato 40 ettari di bosco lungo la dorsale delle montagne che si affacciano sulla vallata del fiume Adige, tra Merano e Bolzano, a 1450 metri di altezza. Nel cuore del bosco c’era una grande radura torbosa, molto umida. Alcune perforazioni nel terreno che hanno raggiunto la roccia sottostante hanno consentito di far defluire le acque. Un’azienda specializzata tedesca ha steso la spessa guaina che ha reso impermeabile il fondo del piccolo lago esistente che è stato ampliato a 5800 metri quadrati, con una lunghezza di 56 metri e una profondità massima di 390 centimetri. La pulizia del lago è attuata con un ecologico sistema di fitodepurazione. Nel lago sono stati installati alcuni pontili per l’attracco delle canoe che solcano il lago, per facilitare la balneazione, per fungere da aree solarium per gli amanti della tintarella. Nel lago, isolata dal bacino lacustre, è stata ricavata anche la piscina esterna riscaldata a 34 gradi (due gradi in più rispetto alla piscina interna della SPA di cui è il proseguimento) che esce direttamente dall’area SPA dell’edificio più imponente in vetro e legno che si affaccia sul lago e che contiene tutti i servizi dell’albergo: Clubhouse con Reception, bar, ristorante, SPA, palestra. In un pontile è stata collocata una vasca idromassaggio: chi vi si immerge ha l’impressione di essere immerso nel lago anche quando questi è diventato una spessa lastra di ghiaccio su cui pattinano gli ospiti più acrobatici.
Gli chalet sono 44 (16 quelli sugli alberi), con 51 camere e 120 posti letto, suddivisi in diverse tipologie, da quelli che si affacciano direttamente sul lago a quelli a mezza costa a quelli immersi nel bosco collocati su alte palafitte che in alcuni casi raggiungono e superano i 20 metri di altezza. In comune tutti i chalet hanno la cucina all’entrata, con piastre a induzione elettrica, lavello, macchina per il caffè e tutte le dotazioni tipiche di una cucina autosufficiente, un’ampia cabina armadio, un soggiorno con tavolo da pranzo, l’area living con camino a legna perfettamente funzionante, box doccia di ampie dimensioni (con soffione centrale e doccetta mobile), vasca da bagno, area bagno con doppi lavelli, phon professionale, accappatoi, ciabatte, grandi flaconi molto eleganti per la linea cortesia. Alcuni chalet hanno il solo piano terra con l’area living con pavimento in larice che comprende il letto (stile piazza d’armi) con materasso di elevato spessore con molle insacchettate, caldissimi piumoni con piume d’oca, il bagno open space con il pavimento in ardesia con i sanitari rinchiusi in un ambiente dedicato, la vasca particolarmente profonda ideale per le coppie, la sauna finlandese (un’autentica goduria…) la cui temperatura è regolabile per non finire come stoccafissi, il camino centrale (ti senti un boy scout anche se non lo sei mai stato), il grande televisore da 50 pollici poggiato su un basso tavolinetto, l’area soggiorno con imponenti divani in tessuto di lino del Belgio chiaro posti a elle e tavolinetto. Porte scorrevoli a libro consentono di isolare i vari ambienti: l’area notte dall’area soggiorno, il soggiorno con il tavolo da pranzo dal resto dello chalet per consentire il servizio di prima colazione senza disturbare gli ospiti che sono magari ancora a letto. Anche la cucina risulta separata dal resto dello chalet.
L’ampia terrazza esterna dello chalet funge da prolungamento del living, dispone di sauna e hotpot all’aperto a uso esclusivo. La sauna è fasciata in legno con il pavimento in ardesia e la parete perimetrale che si affaccia sul lago interamente finestrata.
Altri edifici hanno il living al piano terra e le camere da letto al primo piano. Gli chalet sopraelevati, veri nidi d’uccello, non hanno il camino per motivi di sicurezza.
Gli chalet hanno superfici che vanno da un minimo di 44 metri quadri per quelli più piccoli appollaiati di fronte alle fronde più elevate degli alberi ai 75 metri quadrati degli chalet a un solo piano (con 45 metri quadrati di terrazza esterna) per arrivare ai 160 metri quadrati degli chalet a due piani con tre camere da letto. Una caratteristica in comune a tutti gli chalet: vetrate a tutta altezza si aprono sul lago e offrono vedute delle cime del Parco Naturale Gruppo di Tessa.
Le case sugli alberi sono la caratteristica portante del San Luis Resort: sperimentate al Meisters Hotel Irma, qui la fanno da padrone. C’è lo chalet che si sviluppa su un unico piano per mantenere un rapporto strettissimo con la natura circostante. E’ l’ideale per vivere tra le nuvole rimanendo con i piedi per terra, è un vero e proprio nido in cui farsi accarezzare dal calore dei raggi del sole che filtrano tra gli alberi. Qui si avvera il sogno di ogni bambino, unito al massimo comfort che gli adulti si aspettano da un soggiorno unico, attento allo stile e ai dettagli. E’ perfetto per tutti coloro che vogliono soggiornare in alto e non soffrono di vertigini… Sono sistemazioni inserite delicatamente nel bosco. Gli chalet sugli alberi a due piani sono un vero e proprio nido a due livelli che comprende un’area lounge al piano inferiore e un loft per la zona notte al piano superiore. Le sue ampie vetrate danno su terrazze esterne dove il senso di continuità con la natura raggiunge il culmine grazie alla presenza delle fronde degli alberi che fanno capolino attraverso speciali aperture nel pavimento. Ai piccoli esploratori sono dedicati due letti a castello al piano inferiore, mentre a quello superiore si trova una camera matrimoniale orientata verso il bosco, per un’immersione totale nella natura. Di fronte al letto un’ulteriore terrazza si rivela una zona relax unica, ancorata alla terra, ma sospesa nel cielo.

Uno chef stellato
Lo chef del San Luis Resort è Arturo Spicocchi, una stella Michelin, originario di Ascoli Piceno, trapiantato nel Sud Tirolo da una ventina di anni, specialista nei contrasti di sapore tra tradizione alpina e mediterranea. L’abbiamo sottoposto alla nostra particolare prova del cuoco: il risotto. Dieci e lode per il rispetto delle materie prime, che si sentono una a una sul palato, per la perfetta mantecatura (troppi chef tendono a dimenticare che il risotto è una sorta di minestra e come tale deve essere cremoso), per la creatività. Desinare da Spicocchi è un invito ad assaporare e a riscoprire le origini. I buffet sono perfino eccessivi per quantità e qualità all’insegna del noblesse oblige… La cantina si caratterizza innanzitutto per i vini dei migliori produttori del territorio, spaziando poi sull’Italia e sull’Europa.

Una SPA particolare
La SPA del San Luis è assolutamente coerente con il progetto di esclusività dell’intero complesso ricettivo e rammenta che i Meisters sono stati i pionieri in Italia e in Europa nel settore del Wellness fin dal lontano 1976. Che cosa la caratterizza? Una piscina coperta grande come un granaio, arieggiato e caldo, dove si nuota accanto a un grande camino dal quale si sente il crepitio del legno. Poi il passaggio alla piscina riscaldata all’aperto e alla piscina d’idromassaggio in mezzo al lago, sauna e bagno vapore, luminose sale relax con tanti morbidi lettini. Ma anche fitness, trattamenti wellness personalizzati, massaggi e cosmesi nelle sette cabine dedicate. E ancora la palestra dove si corre e si pedala sempre in vista del bosco. Gli ampi spazi di SPA e ristorante sono degni di un resort che abbina privacy, atmosfera, comfort.
Il San Luis Resort è a tutti gli effetti un vero e proprio borgo diffuso con tanto di cappella consacrata voluta dal parroco di Avelengo che ha convinto le aziende che hanno lavorato per l’albergo a donare ciascuna i materiali che sono serviti a realizzarla in perfetto stile tirolese.
I Maisters hanno acquisito l’area di 40 ettari nel 2006, la progettazione e l’espletamento delle pratiche amministrative hanno richiesto diversi anni, il cantiere vero e proprio è partito nel settembre del 2013, il San Luis Resort ha aperto i battenti il 3 dicembre del 2015. Il nome Luis è un omaggio al marito di Irma, la fondatrice della dinastia alberghiera dei Meisters. San è l’acronimo di salute, ambiente, natura.
“Noi crediamo fermamente nel passa parola” spiega Walter Meister. “Abbiamo solo clientela privata che arriva da noi grazie alle informazioni che trovano sui giornali, nelle riviste e in Internet, alla fama che ci siamo costruiti nel corso di quasi un secolo di attività, all’unicità di questo progetto. Siamo partiti molto bene, siamo convinti di ciò che offriamo.” Lo staff dell’albergo ammonta a 45 persone. Il San Luis Resort è aperto tutto l’anno.

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