In che modo la tecnologia di ultima generazione sta modellando l’industria alberghiera? E come si bilancia l’innovazione della digitalizzazione con il calore dell’accoglienza tradizionale? Lo abbiamo chiesto a una grande realtà dell’hospitality italiana: Palazzo di Varignana, resort di 150 camere sviluppate su 7 diversi complessi perfettamente integrati nelle colline bolognesi, dotato di un’area spa di 4000 mq con 7 piscine all’aperto, percorsi benessere, bar e ristoranti, oltre a 12 sale meeting di un centro congressi per 280 persone, campi sportivi e un campo da golf. Un unicum ricettivo a vocazione Mice che si è arricchito anche di una collezione di 6 luxury ville private, che possono ospitare da 4 a 12 persone. Il centro congressi, divisibile in tre sale grazie alle pareti modulari è collegato direttamente – attraverso una scenografica Wunderkammer – allo Spazio Belvedere, ovvero 770 mq di area polifunzionale articolata su due livelli, da cui si domina l’intero resort.

Della grande area verde fa parte anche il giardino ornamentale, annoverato nel network “Grandi Giardini Italiani” ed è nel perimetro dei poderi dell’azienda agricola di Palazzo di Varignana anche lo spettacolare Anfiteatro sul Lago, ambizioso progetto di ingegneria naturalistica dedicata agli eventi. Ma non è tutto: c’è anche Il Pavilion, uno spazio esterno fruibile nel periodo estivo, in grado di ospitare fino a 120 persone, ovvero la location ideale per banchetti e aperitivi open air. Insomma, Palazzo di Varignana, per la sua conformazione poliedrica e polifunzionale, è giocoforza dotato di alta tecnologia, che è lo stesso General Manager Vittorio Morelli a definire “un alleato silenzioso” che rende l’esperienza più fluida, personalizzata e sostenibile.
“Dalla prenotazione al post-soggiorno – spiega Morelli – accompagniamo l’ospite con strumenti digitali che semplificano i processi, riducono l’impatto ambientale e permettono una maggiore interazione con i servizi del resort”. Quindi il cliente può effettuare check-in/check-out digitali in autonomia o guidato da assistenti virtuali? “Sì, certo – conferma Morelli -. Abbiamo sviluppato una App apposita e introdotto procedure digitali per rendere le operazioni di arrivo e partenza più rapide e snelle, oltre a dotarci di sistemi di comunicazione interna che permettono agli ospiti di interagire in tempo reale con il front office e i diversi reparti”.
Ma la App offre molti altri servizi: “racchiude tutte le informazioni utili al soggiorno – precisa il gm -, riducendo l’uso della carta del 90%, tipo le brochure in camera. L’App, inoltre, consente di consultare i servizi e gli eventi, esplorare il territorio e ricevere suggerimenti su pratiche sostenibili durante la permanenza. In questo modo il cliente è sicuro di poter accedere alle informazioni quando vuole e con tutti i dettagli richiesti su orari, ristoranti, prenotazioni e attività”.
Ovunque connessi
Del resto, una realtà complessa di questo tipo, nel contesto naturalistico in cui si trova, ha bisogno innanzitutto di copertura wi-fi ottima e potente, che nella fattispecie è presente in tutto il resort, sia all’interno degli edifici sia all’esterno (giardini e piscine compresi), raggiungendo anche zone più remote come l’anfiteatro e le ville (interno ed esterno). Per i clienti è inoltre disponibile una rete con accesso tramite guest portal con banda 100 Mbps in download e 100 Mbps in upload. Per gli eventi si può fruire di una rete wi-fi dedicata – non in condivisione con il resto del resort – con banda 100 Mbps in download e 100 Mbps in upload; oppure, tramite cavo di rete, c’è una connessione dedicata al cliente fino a 200 Mbps in dowload e in upload. L’intero resort, tramite la ditta Cellnex, rilancia il segnale Vodafone e Wind3 in tutte le aree interne ed esterne; la copertura è presente addirittura nella zona della strada comunale che collega l’ingresso del resort all’ingresso della trattoria “Le Marzoline” garantendo così continuità nelle comunicazioni e negli spostamenti.
Eredità al futuro
Proviene dal mondo del digitale lo stesso fondatore di Palazzo di Varignana, l’ingegner Carlo Gherardi. “Mi è stato chiesto molte volte cosa mi abbia spinto, dopo una vita nel digitale e nel Fintech, a investire in un resort storico a Varignana. La risposta è sempre quella: ho vissuto in hotel in tutto il mondo e credo che i viaggi, sia di lavoro che di piacere, uniscano le persone, le loro esperienze, culture, cibo e tradizioni. L’hotel, spesso, è il punto di incontro di tutto questo, cosicché nel 2005 ho deciso di restaurare Palazzo Bargellini Bentivoglio per rendere omaggio a questa terra ricca di storia e bellezza, legata fin dall’antica Roma alla coltivazione dell’ulivo e della vite. È da qui che nasce Palazzo di Varignana: un progetto di rinascita e rigenerazione, che ha riportato in vita edifici storici, casali e terreni abbandonati. Grazie a un’importante riqualificazione agricola, uliveti e vigneti sono tornati a disegnare i profili dei colli, producendo eccellenze a km 0 che oggi portiamo nel mondo”. “Il nostro impegno quotidiano – conclude il proprietario Carlo Gherardi – è offrire agli ospiti un’accoglienza autentica, tra storia, natura, arte e benessere, in quello che chiamiamo Heritage of Italian lifestyle”.
Uno stile italiano che onora il passato e punta al futuro. Tutte le camere di Palazzo di Varignana sono, infatti, dotate di domotica che modula i parametri di temperatura e ventilazione in funzione della stagionalità e dell’occupazione. Ad esempio: d’estate mandando più fresco quando la camera è occupata, e riducendo al minimo i consumi quando non lo è. La domotica delle camere è monitorabile e gestibile da remoto tramite software. Gli ospiti possono pertanto personalizzare il soggiorno con tecnologie smart in quanto la proprietà sta progressivamente introducendo soluzioni di domotica anche per gestire le luci e i comfort in autonomia. “Alcune tipologie di suite – precisa il general manager Vittorio Morelli – dispongono già di sistemi avanzati di controllo ambientale”.
Un’oasi green nel cuore dell’Emilia
Anche alla voce “sostenibilità e manutenzione”, il resort delle colline bolognesi risponde con efficacia. È dotato di un sistema di recupero di acqua piovana e di laminazione, che viene raccolta, filtrata per renderla adeguata all’irrigazione, e utilizzata a scopo irriguo.
In questo modo si riesce a risparmiare un’elevata quantità di acqua, oltre 100 metri cubi a settimana. Per quanto riguarda l’energia pulita, il resort entro il 2026 amplierà ulteriormente il parco di pannelli fotovoltaici, raggiungendo una potenza complessiva stimata di 250 kW. Attualmente a Palazzo di Varignana sono installate quattro postazioni di ricarica elettrica (2 colonnine wallbox da 2 prese l’una). Inoltre, la maggior parte dei corpi del resort ha illuminazione di tipo LED, e applica l’approccio di relamping continuo: quando è necessario sostituire le eventuali luci non-LED rimaste, vengono sempre sostituite con una controparte a LED. Per gli esterni l’illuminazione è automatizzata in modo che si accenda e spenga seguendo un programma orario crepuscolare, in modo da illuminare solo quando serve. Ed è monitorabile e gestibile da remoto, sempre tramite software. Riguardo agli accorgimenti introdotti per ottimizzare i consumi, “abbiamo avviato un piano strutturato – rimarca il gm -: sostituzione progressiva di tutte le luci con LED intelligenti entro il 2026, impianti fotovoltaici e sistemi di riscaldamento/raffreddamento ad alta efficienza. Parallelamente, sensibilizziamo i nostri ospiti, proprio tramite la web app, a un uso consapevole di energia e acqua”.

L’intero sistema di irrigazione del giardino di Palazzo di Varignana è stato progettato da Tecnogiardini di Castel San Pietro Terme (BO) ed è stato concepito per essere completamente automatizzato, garantendo un controllo preciso ed efficiente delle risorse idriche. Grazie all’integrazione di tecnologie avanzate, il sistema è gestibile da remoto attraverso dispositivi digitali, permettendo così il monitoraggio e l’intervento in tempo reale, anche a distanza. “Questo livello di automazione – spiega il titolare Aurelio Marabini – consente di programmare irrigazioni mirate in base alle condizioni climatiche, all’umidità del terreno e alle esigenze specifiche delle piante presenti nel giardino. O di sospendere l’irrigazione temporaneamente durante eventi atmosferici”. Un elemento chiave dell’impianto è rappresentato dal sensore di flusso, un dispositivo altamente sensibile che ha il compito di rilevare tempestivamente eventuali anomalie nel sistema, come perdite nelle tubazioni o consumi d’acqua anomali. Questo permette non solo di evitare inutili sprechi idrici, ma anche di intervenire rapidamente in caso di malfunzionamenti, contribuendo alla sostenibilità del progetto e alla tutela dell’ambiente. La realizzazione dell’impianto di irrigazione è avvenuta in parallelo alla costruzione del giardino stesso da parte di un’azienda del territorio, vicina alla struttura, specializzata nella progettazione e realizzazione di aree e sistemi per il verde. Il loro contributo ha garantito un’integrazione perfetta tra impiantistica e paesaggio, assicurando efficienza tecnica e armonia estetica. La professionalità di Tecnogiardini è stata fondamentale per la riuscita del progetto, che oggi rappresenta un perfetto esempio di come tecnologia e natura possano coesistere in modo intelligente e sostenibile.
