Uno study tour può valere più di una convention. Almeno quando l’obiettivo non è limitarsi a osservare un albergo, ma comprenderne il concept, il modello di business e le scelte che ne hanno determinato il successo. È con questa convinzione che Italy Family Hotels ha portato dieci albergatori del suo consorzio in Alto Adige, alla scoperta di alcune delle realtà più evolute dell’ospitalità family europea. Un’esperienza che racconta un metodo più che un evento: osservare i migliori per adattarne i principi alla propria realtà, un approccio che può essere applicato da qualsiasi imprenditore alberghiero, indipendentemente dalla dimensione o dal segmento della propria struttura.
Ad accompagnare il gruppo è stato Nicola Delvecchio, strategic hospitality advisor di Teamwork Hospitality e ideatore di Hotel Voyager, progetto che da anni porta albergatori, investitori, consulenti e architetti alla scoperta di casi di eccellenza in Italia e all’estero. “L’ospitalità è un settore che si comprende soprattutto vivendo le esperienze, non soltanto studiandole su slide in aula”, spiega l’esperto. È una convinzione maturata in anni di visite e confronti con strutture di tutto il mondo. “Una slide può raccontarti un concept, una strategia di posizionamento o una soluzione di design. Entrare fisicamente in un hotel, invece, ti permette di capire perché quella scelta funziona davvero. La vera differenza non è tra vedere e non vedere, ma tra vedere e saper leggere ciò che si vede”.
Oltre la visita
È un principio che Delvecchio sviluppa da anni attraverso Hotel Voyager. “È un po’ come visitare un museo. Puoi attraversarlo da solo e vedere tante opere bellissime, ma se accanto hai una guida capace di spiegarti perché quell’opera è importante, cosa rappresenta e quali scelte ci sono dietro, l’esperienza cambia completamente. Negli study tour succede la stessa cosa”. Da qui nasce anche la sua idea di formazione imprenditoriale, molto diversa da quella tradizionale. “Nell’hôtellerie si investe ancora troppo poco nella ricerca. Continuiamo spesso a confrontarci con il competitor della città accanto, mentre oggi dovremmo osservare quello che succede nel mondo. Solo così possiamo accelerare le decisioni strategiche e ridurre il margine di errore”.
Hotel che insegnano
Anche la selezione delle strutture segue una logica ben precisa. “La prima domanda che ci poniamo non è quanto sia bello un hotel, ma cosa possa insegnare. Le strutture più interessanti non sono necessariamente le più famose, ma quelle che hanno risolto un problema in modo originale o sviluppato un modello replicabile”. Una volta individuate, però, è fondamentale che siano disposte a condividere davvero il proprio percorso. “Cerchiamo hotel con una visione chiara, una forte identità e qualcosa da raccontare: un concept innovativo, una strategia di posizionamento efficace, un’organizzazione particolarmente efficiente o un modo originale di creare valore per l’ospite. Un elemento decisivo è anche la disponibilità alla condivisione. Le visite più utili sono quelle in cui imprenditori e direttori aprono davvero le porte della propria struttura e raccontano non solo i successi, ma anche gli errori, gli investimenti e le scelte che, col senno di poi, avrebbero affrontato diversamente. Spesso è proprio da questi confronti che nasce il maggior valore per i partecipanti”.
Dai servizi alle esperienze
Lo study tour organizzato con Italy Family Hotels ha offerto numerosi spunti di riflessione agli albergatori partecipanti. Tra quelli emersi con maggiore forza c’è il tema della specializzazione. “Le strutture family più evolute non cercano di piacere a tutti: fanno scelte molto precise e costruiscono un’esperienza perfettamente coerente con il proprio target”. Ma non è stato l’unico elemento emerso durante il confronto. “Per anni il turismo family ha investito soprattutto in servizi – miniclub, piscine, animazione – mentre oggi gli hotel più innovativi cercano di creare momenti memorabili da vivere insieme come famiglia”. Un’altra riflessione ha riguardato il rapporto tra progettazione, investimenti e redditività. “Grande attenzione anche alla progettazione degli spazi, pensati non solo per essere belli, ma per semplificare la vita degli ospiti e migliorare concretamente l’esperienza. Infine, il tema del rapporto tra investimenti e redditività: in diversi casi abbiamo visto come idee relativamente semplici possano aumentare in modo significativo il valore percepito e la disponibilità a pagare”.
Dall’ispirazione all’azione
Per Delvecchio, il vero risultato di uno study tour si misura soltanto una volta rientrati in albergo. “La differenza non sta nelle idee raccolte, ma nel modo in cui vengono osservate e trasformate in azione. Chi si limita a prendere appunti spesso guarda la soluzione; chi riesce a innovare cerca invece di capire perché quella soluzione funziona e quale problema risolve”. È proprio questo il passaggio che, secondo Delvecchio, distingue l’ispirazione dall’imitazione. “Le persone meno esperte tendono a copiare; quelle più preparate cercano di comprendere i principi che stanno dietro a una scelta, per poi adattarli al proprio contesto. Alla fine, non è necessario tornare con cinquanta idee. Ne basta una, se è quella giusta e se si ha il coraggio di metterla in pratica”.
Il punto di vista di Italy Family Hotels
Per Monica Acquistapace, che cura l’ufficio marketing di Italy Family Hotels, lo study tour in Alto Adige non è stato soltanto un’iniziativa di aggiornamento professionale, ma un investimento sulla crescita degli imprenditori che fanno parte del network. L’idea, spiega, è affiancare all’attività di promozione commerciale un percorso di formazione sul campo, capace di aiutare gli associati a leggere le evoluzioni del mercato e a prendere decisioni più consapevoli per le proprie strutture. A distanza di alcuni mesi, i primi risultati sono visibili. “Il risultato più evidente è stato un cambio di sguardo. I partecipanti non sono tornati con l’idea di copiare singoli servizi, ma con una maggiore consapevolezza di ciò che rende oggi competitivo un family hotel: coerenza di prodotto, qualità percepita, attenzione ai dettagli e chiarezza del posizionamento. In diversi casi l’esperienza ha acceso riflessioni concrete su investimenti, organizzazione degli spazi e priorità gestionali”, spiega Acquistapace. È anche per questo che il consorzio ha scelto uno study tour invece di un percorso formativo tradizionale. “Nell’hospitality non basta conoscere i concetti: bisogna vedere come prendono forma nella realtà. In aula si apprendono modelli e strategie, sul campo si capisce come questi si trasformano in esperienza dell’ospite, organizzazione, atmosfera ed efficienza. Uno study tour permette di osservare, fare domande concrete e confrontarsi direttamente con chi ha già sviluppato un certo modello”.
Un’esperienza da replicare
L’Alto Adige, del resto, rappresenta uno dei principali punti di riferimento europei per l’ospitalità dedicata alle famiglie. Ciò che ha colpito maggiormente gli associati, sottolinea Acquistapace, non è stata la presenza di un singolo servizio innovativo, ma la coerenza complessiva del sistema. “Il family non è un insieme di servizi aggiunti, ma un sistema integrato in cui spazi, accoglienza, ristorazione, attività e comunicazione parlano lo stesso linguaggio. Abbiamo trovato anche albergatori molto consapevoli del valore del proprio prodotto, orgogliosi della propria identità e sicuri delle loro scelte. Credo che il resto dell’Italia possa imparare soprattutto questo: la specializzazione non si dichiara, si progetta e si costruisce nel tempo”. Alla luce dei risultati ottenuti, Italy Family Hotels è intenzionata a rendere questo format un appuntamento stabile. “Il riscontro è stato molto positivo e gli albergatori che hanno partecipato sono tornati estremamente soddisfatti dell’esperienza. L’obiettivo è inserire in modo strutturale attività di questo tipo tra le proposte rivolte ai soci, affiancando alla promozione commerciale anche opportunità di formazione imprenditoriale sul campo. Per noi è un aspetto fondamentale: Italy Family Hotels non vuole essere soltanto un generatore di domanda per i propri associati, ma anche un partner capace di aiutarli a crescere, evolvere e rafforzare la qualità del loro prodotto”.

