“La spa non nega la città, ma la filtra”: un’espressione che sintetizza con precisione la natura di un intervento che non cancella il contesto urbano ma si fa mediatore; secondo Beppe Nicotera, direttore operativo della ChorusLife Immersive Spa, infatti, il rumore, i flussi, le funzioni e la densità di un nuovo distretto vengono progressivamente trasformati in una sequenza controllata di soglie, luci, materiali, temperature e pause. Candidata ai World Spa Awards nella categoria Italy’s Best Day Spa 2026, l’identità della Spa si comprende partendo dal progetto più ampio di cui fa parte, ChorusLife Bergamo, lo smart district fortemente voluto dalla famiglia Bosatelli e firmato dall’architetto Joseph Di Pasquale sull’ex area industriale Ote, nella fascia orientale della città, tra il centro urbano, Borgo Santa Caterina e il corridoio infrastrutturale rivolto verso la Val Seriana.
Spazio, natura e comunità
Il tema geografico non è secondario perché ChorusLife si colloca in una posizione di cerniera: a pochi minuti dal centro di Bergamo e dall’aeroporto di Orio al Serio, connesso al sistema della mobilità pubblica e alla linea TEB, ma anche orientato verso le valli bergamasche, che rappresentano per la città un bacino produttivo, residenziale e culturale. È in questo punto di passaggio, tra dimensione metropolitana e apertura territoriale, che il progetto di Joseph Di Pasquale ha trasformato un vuoto industriale in un dispositivo urbano complesso, fondato su arena, residenze, hotel, shopping, ristorazione, servizi e benessere. “La struttura è pensata per offrire agli ospiti un’esperienza immersiva della città, ispirata al concetto di una crociera urbana, nella quale ogni elemento è progettato per valorizzare il rapporto tra spazio, natura e comunità”, spiega Joseph Di Pasquale, ricordando come il progetto nasca “da una rigorosa attività di ricerca sviluppata in collaborazione con il Politecnico di Milano, finalizzata ad analizzare l’evoluzione degli stili di vita contemporanei e i cambiamenti generati dalla sharing economy e dall’innovazione digitale”. Nella stessa prospettiva, l’architetto definisce ChorusLife “un intervento a bassa densità edilizia ma con un’alta densità relazionale”, dove il valore del masterplan risiede nella “capacità di generare scambio sociale e intergenerazionale”.
Da distretto a destinazione
In questa logica, il Radisson Blu Hotel Bergamo ChorusLife non è un albergo isolato fra altre funzioni, ma uno degli elementi che consentono al distretto di trasformarsi in destinazione. La struttura, 4 stelle superior, conta 107 camere e suite, un rooftop restaurant, un lounge bar, spazi meeting e una palestra, intercettando sia il segmento business che una domanda leisure alimentata dagli eventi dell’Arena, dalla vicinanza alla Città Alta e dalla presenza della spa. Ne parla Michael Redolfi, General Manager, spiegando che “l’ospitalità in ChorusLife nasce dalla volontà di offrire molto più di un semplice hotel. Parliamo di un ecosistema in cui benessere, intrattenimento, ristorazione e vita urbana convivono e si completano a vicenda. Il Radisson Blu Hotel Bergamo ChorusLife mette a disposizione tutti i servizi e gli standard che ci si aspetta da una struttura di alto livello, mentre il contesto in cui è inserito rappresenta il vero elemento distintivo. Lo smart district ci consente di accogliere ospiti business, leisure ed eventi, adattando ogni volta l’esperienza alle diverse esigenze”.
Raccontare una città in evoluzione
L’hotel lavora quindi su una doppia scala: quella del soggiorno, con camere affacciate sul distretto o sul profilo storico di Bergamo, e quella dell’infrastruttura urbana, perché permette di prolungare l’esperienza di ChorusLife oltre il tempo dello spettacolo, della riunione o del trattamento. Anche il rapporto con Bergamo assume, in questa prospettiva, un valore progettuale e gestionale. “A differenza di molti hotel che si inseriscono in un contesto già consolidato”, continua Redolfi, “noi siamo nati insieme a ChorusLife e vediamo crescere giorno dopo giorno un nuovo punto di riferimento per la città. Oggi non raccontiamo semplicemente Bergamo ai nostri ospiti, ma raccontiamo una Bergamo che si sta evolvendo. Molti arrivano per un soggiorno o per un evento e scoprono un luogo che non si aspettano di trovare, capace di unire innovazione, socialità e qualità della vita. In questo senso il nostro hotel è sia una porta d’accesso al territorio che un osservatorio privilegiato sul suo cambiamento”.
Progettare un’immersione
La ChorusLife Immersive Spa, aperta al pubblico nel gennaio 2026, porta questa impostazione nel campo del benessere. Con circa 9.000 metri quadrati tra indoor e outdoor, distribuiti su quattro livelli e terrazze panoramiche, oltre 30 esperienze e cinque mondi culturali ispirati a Giappone, Roma antica, Paesi Nordici, Himalaya e Marocco, la spa si configura come una destinazione autonoma. A firmare progetto architettonico e interior design è Studio RAL3020, con Fulvio Papponetti, Stefano Genoni e Maurizia Catalfamo, che spiegano: “La filosofia progettuale che ha generato la ChorusLife Immersive Spa si fonda sul concetto di architettura come regia sensoriale: un’architettura introspettiva da attraversare. La sfida principale è stata gestire una contraddizione urbana, offrire distacco, silenzio e progressivo abbandono del contesto cittadino pur trovandosi nel cuore di un nuovo distretto tecnologico e attivo. L’immersione è una strategia spaziale: l’architettura agisce come un regista che accompagna l’ospite attraverso transizioni, soglie, cambi di luce, alternanze termiche e compressioni e dilatazioni dello spazio”.
Benessere da vivere
Questa idea di immersione non si traduce in un percorso obbligato, ma in una sequenza di ambienti capace di alternare stimolo e recupero, raccoglimento e apertura, fino alle terrazze panoramiche, dove il rapporto con l’esterno torna controllato e progressivo. “Il progetto risolve la relazione tra spazi privati e spazi pubblici attraverso una rigorosa ingegneria dei flussi e filtri architettonici”, raccontano Papponetti, Genoni e Catalfamo. “Esiste una netta separazione tra il percorso protetto dell’ospite, dove la divisa è costituita da ciabatte e accappatoio per garantire igiene e privacy, e la rete funzionale invisibile destinata alla manutenzione e allo staff. Il rapporto fra le funzioni è controllato: le terrazze panoramiche offrono una vista aperta verso la Val Seriana e la Città Alta come momento di pausa, mentre nei corridoi affacciati sulla piazza pubblica di ChorusLife il traffico visivo è mitigato dal verde e dal trattamento architettonico delle soglie, garantendo un ritorno graduale alla realtà urbana”.
La committenza, secondo quanto emerso dalle risposte progettuali, chiedeva uno spazio introspettivo e focalizzato sulla cura della persona, ma anche una delle Urban Spa immersive più ampie d’Italia, dotata di un’offerta ricca e articolata. L’obiettivo era configurare un luogo “che non fosse consumato in poche ore”, racconta Beppe Nicotera, ma capace di valorizzare la durata della permanenza, evitando la percezione dell’affollamento anche su grandi numeri.
Un mondo di esperienze
L’interior design traduce questa strategia in una narrazione materica. La Roma antica lavora su geometrie, pietre scure, travertino, marmo e fontane; l’Himalaya utilizza Ceppo di Gré e massi di sale retroilluminati; il Marocco sviluppa un immaginario più prezioso, tra hammam, marmi chiari, mosaici dorati e griglie decorative; il Giappone cerca essenzialità, bambù, superfici effetto legno e contemplazione; il mondo nordico porta all’esterno saune in legno, riferimenti alla betulla e un rapporto più diretto con il clima.
Alla costruzione dell’esperienza contribuiscono anche elementi meno visibili, come il sound design e le fragranze tematiche. I paesaggi sonori accompagnano senza invadere, mentre le transizioni tra un mondo e l’altro restano più neutre; l’olfatto diventa un sistema di orientamento morbido, capace di segnalare un cambio di stato senza bisogno di spiegazioni. Anche il verde partecipa alla regia, non come arredo aggiunto, ma come filtro percettivo e componente della qualità ambientale, soprattutto nelle aree di sosta e nei punti in cui la spa si affaccia verso il distretto. In questo senso, la spa è aperta alla città ma mantiene una propria autonomia di ritmo e atmosfera: “La Urban Spa è concepita come un asset strategico aperto alla città, pur rimanendo a disposizione degli ospiti dell’hotel”, spiegano da Studio RAL3020.

