Estensione della cassa integrazione fino a fine anno per il turismo

Tra le misure considerate prioritarie e indifferibili dal governo rientra la questione lavoro, o meglio della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti ad essa collegato, al momento fissato al 17 agosto. Quello che le istituzioni vogliono scongiurare è che dopo tale data le aziende, ancora in difficoltà, partano con i licenziamenti a raffica e che centinaia di migliaia di persone si ritrovino senza occupazione. È il motivo per cui già nel decreto Rilancio il governo ha presentato un emendamento che permette alle imprese di utilizzare altre 4 settimane della Cig in deroga senza dover aspettare il primo settembre. Ma questo prolungamento potrebbe essere insufficiente.

Per scongiurare l’aumento della disoccupazione, quindi, nel prossimo decreto luglio dovrebbe essere prevista un’ulteriore proroga della cassa integrazione fino a fine anno, che però, a causa delle risorse insufficienti, potrebbe riguardare solo turismo, ristorazione, abbigliamento, auto, ovvero i settori più duramente provati dalla pandemia. Anche se il Movimento 5 Stelle vuole prolungare lo stato di emergenza per tutto il 2020, e quindi estendere a tutti cassa integrazione e blocco dei licenziamenti.

Chi punta al ritorno all’occupazione

All’opposto il Ministro dell’economia e delle finanze propende per un’uscita graduale dallo stato di emergenza e quindi dalla cassa integrazione legata al coronavirus con l’introduzione di una decontribuzione in modo da contrastare gli inevitabili licenziamenti – il blocco non potrà essere allungato in eterno – con un incentivo alle assunzioni.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Confindustria Alberghi chiede proprio un taglio del costo del lavoro per chi rientra in servizio dalla cassa integrazione. Secondo l’associazione degli albergatori infatti la possibilità di beneficiare di sgravi contributivi per chi lavora in hotel sarebbe un vantaggio per le imprese e per il personale: darebbe una spinta alla ripresa dell’attività e favorirebbe il rientro in servizio del personale, che tornerebbe a percepire la piena retribuzione.

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