L’arte di far stare bene gli ospiti in hotel

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Che la longevità nel mondo dell’hotellerie sia un trend in forte crescita è cosa nota. Stiamo assistendo però a un cambiamento del concetto: non si parla più di vivere a lungo, ma della durata della salute, e si è capito come lo stress e lo stile di vita sbagliato abbiano un impatto enorme sul benessere. Quindi non si tratta più solo di fitness e beauty, ma di un vero e proprio modo di vivere.

Per capire meglio come viene declinato il tema della longevity nell’ospitalità, abbiamo parlato con Paola Rizzitelli, che sul benessere della persona ha creato una professione: “L’idea di fondo è che vada visto in modo trasversale e sinergico, coinvolgendo tutti gli operatori che in qualche modo agiscono sul benessere facendoli dialogare fra loro. Per vivere bene abbiamo bisogno di più cose e di aver cura di diversi aspetti della nostra vita”.


Wellness Economy Strategist, autrice di libri dedicati al marketing e all’economia del benessere, Paola Rizzitelli vanta un percorso professionale eclettico che l’ha portata a spaziare in diversi settori: “nata” come avvocata del lavoro e di diritto sportivo, dalla tematica della persona all’interno dei contesti lavorativi ha allargato lo sguardo ad altri spazi, occupandosi di pubbliche relazioni in ambito beauty e medicina estetica, scoprendo quanto il settore wellness possa essere ampio e variegato. Nel 2015 si trasferisce in Trentino, dove si avvicina al mondo della coltivazione biologica, degli agriturismi, dello sport e della medicina olistica. “Il percorso che ho fatto mi ha portato verso il turismo, che ho visto come un ambito in cui le strutture e i brand possono promuovere uno stile di vista sano, e le persone vivere l’esperienza di soggiorno come l’occasione per prendersi cura di sé da tanti punti di vista, andando ben oltre il massaggio o la camminata in montagna” spiega l’esperta.
Ed è così che ha ideato Five Dimensions Wellness, un brand che unisce hotel, resort e agriturismi in un modello di ospitalità basato sul benessere multidimensionale, offrendo un affiancamento concreto a chi vuole realizzare un nuovo modello di wellness. Il tutto in una visione non solo olistica, ma anche sistemica. Il network ha debuttato con tre strutture: l’Ambasciatori Place Hotel di Fiuggi (Frosinone), Casa Raphael a Roncegno Terme (Trento) e Vojon– Bioagriturismo e Cantina a Ponti sul Mincio (Mantova).

Quali sono gli step che un hotel deve fare per trasformare la propria attività in ottica wellness, cavalcando l’onda della longevity economy?

In linea generale, un hotel che abbia a cuore il benessere degli ospiti deve avere degli accorgimenti. Ad esempio un’attenzione particolare verso la sostenibilità (consumi, risparmio energetico, spreco), verso la selezione del food, avere spazi dedicati a momenti di silenzio e relax, biofilia e cura degli ambienti. Tuttavia, non basta avere una spa e limitare l’uso della plastica, oggi bisogna andare oltre. In che modo? Puntando su aspetti che, messi in relazione e a sistema, permettono di mantenere un equilibrio di benessere. Il mio libro “F.R.A.M.S. – Le cinque dimensioni del benessere nella wellness economy, nel turismo e nella vita” descrive il progetto Five Dimensions Wellness, di cui è il cuore. F.R.A.M.S. è l’acronimo che indica la dimensione fisica, relazionale, ambientale, mentale, spirituale, un approccio strategico che accompagna gli ospiti in un’esperienza rigenerativa di lunga durata che si riflette nei luoghi.

Ci spiega nel dettaglio queste cinque dimensioni, e come si traducono concretamente nelle scelte di una struttura?

Nella dimensione fisica rientra tutto ciò che ha un impatto diretto sul corpo: movimento, sonno e nutrizione in primis. Occorre stimolare il movimento, lo sport, attività come il risveglio muscolare, andare in bicicletta e via dicendo; facilitare un adeguato riposo con camere silenziate, kit della buona notte con tisane, fragranze e trattamenti dedicati; puntare su cibo sano e locale, non industriale, senza troppi zuccheri.

Attraverso il personale ogni interazione diventa un momento di trasmissione di valori a Casa Raphael, parte di Five Dimensions Wellness


Per dimensione relazionale si intende accoglienza, condivisione, comunità. Bisogna organizzare attività che permettano di socializzare attraverso una camminata o un momento culturale. Poi sta alla creatività e alle possibilità dell’albergo, ma non solo, fare in modo che ci sia uno scambio con lo staff, entrando in relazione con l’ospite e promuovendo l’interazione col territorio.
La dimensione ambientale si riferisce a un ambiente curato, armonico, con elementi della natura intorno e dentro l’hotel. La qualità dell’aria, i materiali di costruzione, persino colori e suoni influenzano profondamente lo stato psicofisico. E bisogna creare un rapporto di reciprocità: devono esserci policy legate alla sostenibilità, così che le persone contribuiscano sentendosi coinvolte e attive. Importanti sono gli strumenti di nudging, accorgimenti strategici che aiutano a stimolare determinate scelte, attraverso l’organizzazione degli spazi e la comunicazione. Per esempio mettendo in evidenza la frutta e altri prodotti naturali a colazione o con messaggi che sollecitino l’uso delle scale, e così via.
Il benessere mentale ora ha un significato diverso: non vuol dire far “spegnere il cervello” alle persone, ma cambiare i suoi ritmi e gli stimoli. Viviamo nella ripetizione meccanica, usiamo con frenesia il cellulare. Riceviamo troppi input e in modo troppo veloce. Una struttura deve puntare su una conoscenza più lenta e variegata basata su arte, tradizioni, cultura, apprendimento. A questo si aggiungono momenti di relax, come un’amaca in terrazzo ideale per leggere un buon libro.
Infine, per dimensione spirituale si intende la capacità delle persone di ascoltarsi, stare in raccoglimento. Servono occasioni di silenzio, spazi dove poter meditare, contemplare la bellezza, attività consapevoli come hatha yoga, una passeggiata sensoriale fra gli alberi, per stare nel presente e connessi con l’ambiente. Si possono creare sale con fragranze e suoni particolari, uno spazio di ascolto in giardino, una cabina massaggi all’aperto. Ci tengo a precisare che non è sufficiente creare spazi e attività, è necessario saperle mettere in relazione e saper comunicare il loro valore e impatto sulla qualità del soggiorno e della vita.

È possibile destagionalizzare questo approccio in ogni periodo dell’anno?

Certamente, anzi è un’opportunità. Bisogna uscire dall’idea canonica di soggiorno, per cui si va al mare in estate e in montagna a sciare in inverno o per fuggire dall’afa. Sono concetti che possono essere resi flessibili, in modo che le persone apprezzino le stesse bellezze anche in bassa stagione. Al di fuori dei periodi presi d’assalto dal turismo di massa, si può vivere l’esperienza con maggiore attenzione, immersione nei luoghi e relazioni con le persone. Si possono cogliere dettagli diversi, e l’albergo può addirittura mostrare un valore superiore associato all’esperienza complessiva di benessere.

Cibo sano, locale: la nutrizione è una delle dimensioni fisiche del benessere al Bioagriturismo Vojon a Ponti sul Mincio (MN, parte di Five Dimensions Wellness


A proposito del personale, che ruolo svolge in tutto questo?


La formazione e il coinvolgimento del personale sono fondamentali. Ci si aspetta davvero che ad esempio i camerieri del ristorante sappiano vendere un buon piatto senza averlo mai assaggiato e apprezzato? Questo vale per tutto, dal piatto al massaggio fino al souvenir. Conoscere il progetto aziendale, i suoi valori, toccarli con mano e sentirsi ingaggiati cambia totalmente l’approccio: bisogna valorizzare l’esperienza dei collaboratori dell’hotel, affidandogli il ruolo di trasferire agli ospiti i valori del brand, e così facendo saranno loro stessi a vedere per primi come cambia l’atteggiamento, a ricevere feedback importanti. Fondamentale, anche in tema di benessere, è capire la tipologia dell’ospite. Ce ne sono principalmente tre: l’ospite già “preparato” che ha intercettato la struttura e sa esattamente come stare bene, c’è chi arriva per stare meglio, perché ha letto “benessere” ma in realtà non sa cosa fare, e poi c’è l’ospite che pur restando nel mood “tradizionale” potrebbe scoprire altre opzioni di soggiorno. Come si comportano gli albergatori? Alcuni stimolano, altri assecondano. Ma questo è il momento più adatto per fare una sorta di alleanza. Stiamo vivendo una fase epocale in cui tanti fattori concorrono a far crescere il bisogno di una vacanza che faccia bene. La pandemia è stata uno spartiacque che ha messo in discussione molti valori, ma non solo, c’è stata un’impennata della tecnologia che ha portato una vera e propria spersonalizzazione. Da qui, il bisogno di ritrovare autenticità a fronte di una velocità ancora maggiore, e di un’assenza di umanità. Parlare con le persone, stare in mezzo alla natura, rallentare, sono queste le cose di cui le persone hanno sempre più bisogno. L’alleanza sta nell’accogliere, suggerire e lasciar scoprire un modo migliore di vivere la vacanza, una co-creazione di benessere in cui ognuno fa la sua parte.

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