Albergo Posta Marcucci, Bagno Vignoni (SI)

Terme, natura e storia in Val d’Orcia

Dal 9 aprile 2017 lo storico Albergo Posta Marcucci di Bagno Vignoni è stato acquistato e gestito dalla famiglia Costa che a Corvara, in Alta Badia, è proprietaria e gestisce il Berghotel Ladinia e l’Hotel La Perla. 36 camere, categoria 3 stelle, ristorante, SPA e importante piscina termale, l’albergo di Bagno Vignoni è nato come locanda alla metà del 1800 ed è albergo dal 1886

La Val d’Orcia per lunghi tratti fa da confine tra il Senese e il Grossetano, ai piedi del Monte Amiata del cui bacino idrografico si alimenta il fiume Orcia che dà il nome alla vallata. L’Orcia nasce a 750 metri di altezza sul Monte Cetona e dopo 57 chilometri di onorato serpeggiare tra morbide colline ricoperte di bosco, vigneti e campi, si getta nel fiume Ombrone, altro serpeggiante serpente liquido che punta decisamente verso il Grossetano a Ovest dove incontra il Mar Tirreno attraversando il Parco dell’Uccellina, un parco naturale ricco di vestigia storiche, paludi, prati, boschi, cinghiali.
La Val d’Orcia è famosa nel mondo per l’incredibile bellezza del territorio, che ha fatto da sfondo ai quadri dei grandi pittori senesi del 1300 e 1400, dove la presenza umana si fonde con il territorio come nella pratica del buddismo Zen: tutto è opera dell’uomo, il bosco di pini e querce, il prato, il coltivo, il frutteto, la vigna, la strada bianca, il filare di cipressi, il cascinale nascosto tra gli alberi, la torre che svetta sul poggio, il rossiccio borgo turrito che occupa la cima di una collina, eppure l’armonia che pervade l’osservatore gli nasconde la mano dell’uomo come il quadro nasconde la pennellata del pittore. Resti ammaliato da ciò che vi è dipinto e dimentichi chi lo ha fatto. Sembra che il quadro si sia fatto da sé. Così è il Senese, così è la Val d’Orcia.
Bagno Vignoni (30 residenti) ne è il perfetto emblema, forse perfino la metafora. Si tratta di un compatto agglomerato di costruzioni, dalla chiesa al ristorante, dalla libreria all’osteria, dall’impianto termale alla loggia dedicata a Santa Caterina da Siena che vi veniva nel 1300, attorno a una piazza occupata interamente da una piscina termale alimentata da sorgenti. Si tratta di una sorta di campo di calcio (un centinaio di metri di lunghezza, una sessantina di larghezza) dove si potrebbe giocare a pallanuoto non fosse che l’acqua sgorga a una cinquantina di gradi di calore e dubito che gli atleti reggerebbero a lungo lo sforzo fisico. In compenso, ne trarrebbero un enorme giovamento grazie alle proprietà salutari e rigeneranti dell’acqua termale. Le acque termali di Bagno Vignoni traggono le loro proprietà dal profondo della terra. Le piogge penetrano gli strati superficiali permeabili fino agli strati profondi ove riscaldandosi sciolgono i minerali e i composti sulfurei (siamo in un’area vulcanica). A circa mille metri di profondità, negli strati caldi che incontrano, si riscaldano e risalgono lentamente verso la superficie a circa 50 gradi di temperatura dopo un percorso che può durare centinaia di anni. Dalle fratture del suolo esce l’acqua arricchita di sostanze che lentamente si depositano formando nel corso dei millenni grandi banchi di travertino. La temperatura, la presenza di solfati e carbonati, rendono le acque benefiche per l’organismo. I Romani (il popolo più termalista dell’antichità) le conoscevano e le apprezzavano. Rimasero in funzione anche durante il Medioevo e divennero meta di papi, vescovi e cardinali oltre che dell’aristocrazia ma anche del popolo che ne aveva scoperto i benefici. Nello stesso tempo, le acque termali di Bagno Vignoni, lasciata la piazza, puntavano verso una rupe da dove effettuavano un salto di un centinaio di metri sopra la valle antistante. Fin dall’antichità questo salto fu sfruttato per alimentare alcuni mulini che grazie alla risorgiva termale funzionavano tutto l’anno all’opposto degli altri mulini del territorio che si fermavano durante la stagione secca quando i torrenti non riuscivano più ad alimentarli. Da qui l’importanza anche politica di Bagno Vignoni e le strutture militari che la cingevano soprattutto durante il lungo periodo di controllo da parte della Repubblica di Siena in perenne lotta con i vicini e in particolare con Firenze. Siena trionfò a Montaperti nel 1260 nella battaglia tra guelfi (i fiorentini) e ghibellini (i senesi). Commise l’errore di lasciar vivere Firenze. Ne fu definitivamente conquistata nel 1555 a opera di Cosimo dei Medici. Da allora Bagno Vignoni non rischiò più di finire vittima di qualche scorreria vandalica. L’ultima, in verità, fu effettuata dalle truppe dell’imperatore Carlo V che stavano calando verso Roma e il famoso sacco del 1527. La Torre di Bagno Vignoni era difesa da un solo milite. L’assediarono, catturarono lo sventurato, lo impiccarono a una vicina quercia. Tre secoli dopo la torre crollò, forse per una scossa di terremoto. Ne rimane giusto un mozzicone a perenne ricordo. Anche i mulini fecero la stessa fine.
In compenso, l’essere lungo la strada Francigena che portava a Roma facilitò la sosta dei viandanti a Bagno Vignoni dove si rifocillavano nelle sue osterie e riprendevano le forze immergendosi nelle sue acque miracolose. In tempi più recenti la Val d’Orcia è diventata famosa in tutto il mondo grazie a Montalcino e al Brunello, il nettare degli dei che vi viene coltivato, spremuto, imbottigliato. Montalcino dista una ventina di chilometri da Bagno Vignoni attraversando uno dei territori maggiormente vocati per il vino di pregio. Dal punto di vista turistico, a 15 chilometri di asfalto (10 a piedi per i numerosi amanti del trekking che la percorrono) c’è Pienza, la città rinascimentale fatta costruire quasi ex novo nella seconda metà del 1400 da Papa Pio II al secolo Enea Silvio Piccolomini. Pienza è un gioiello materiale e immateriale che tutto il mondo ci invidia. Siena dista 50 chilometri, il Monte Amiata 16 chilometri. Insomma, attorno a Bagno Vignoni c’è il cuore dell’Italia: dal vino all’arte, dalla natura al benessere.

Albergo Posta Marcucci
Agostino e Stella Marcucci alla metà del 1800 a Bagno Vignoni gestivano una locanda con rivendita di alimentari e recapito postale. Il primo Albergo Posta è del 1886 ma è alla metà degli anni Cinquanta del 1900 l’edificazione del corpo centrale dell’attuale hotel avvenuta su una vigna spiantata. A metà degli anni Settanta, su intuizione di Licia Marcucci, fu inaugurata la piscina, che ancora oggi è un centro di eccellenza per gli appassionati del termalismo: quando gli operai iniziarono a scavare nello spugnone di travertino nel terreno dietro la casa ecco sgorgare l’acqua calda nella grande vasca. E’ acqua termale, la stessa che alimenta la piscina della piazza del borgo. La piscina dell’Albergo Posta Marcucci diventa, dagli anni Settanta in poi, luogo di culto, pace e benessere. Nel frattempo, quattro generazioni di Marcucci si danno il cambio. L’ultima, con Leonardo Marcucci, decide di passare la mano definitivamente. Gli interlocutori sono i figli di una coppia di albergatori ladini del Sud Tirolo che frequentano Bagno Vignoni e l’albergo da almeno trent’anni, i Costa di Corvara in Val Badia. A Corvara la famiglia Costa è proprietaria e dirige due alberghi, il piccolo Berghotel Ladinia, il primo albergo di Corvara (anno di grazia 1930, licenza numero 1), la cittadina posta alle falde del Gruppo dolomitico del Sella, e il prestigioso Hotel La Perla, l’indiscusso primattore di una delle perle dolomitiche di maggior prestigio dell’intero Sud Tirolo. Lo dirige Michil Costa.
Leonardo Marcucci vende alla famiglia Costa che subentra il 9 aprile del 2017.
Conoscevo il La Perla di Corvara per la sua fama di albergo di grande prestigio frequentato da una clientela degna dei migliori alberghi di lusso dell’intero arco alpino di qua e di là del confine italiano. Poi ho avuto modo di andarci diverse volte per lavoro e approfondire la conoscenza con Michil Costa, conoscenza che è diventata prima una sincera stima e poi una calda amicizia. Michil trascende il ruolo di manager e di albergatore attraverso un approccio spirituale e perfino animistico con la montagna ma anche con tutti gli esseri viventi del pianeta, non solo delle sue valli. Emana un carisma naturale che si impone grazie a valori che sono autenticamente universali legati al rispetto dell’essere umano, dei suoi bisogni, della necessità di essere accudito e rispettato a partire dalla sua capacità di accudire e rispettare tutto ciò che esiste nell’universo che chi ha fede chiama creato e gli altri (io per primo) chiamano natura. In comune, i primi come i secondi, hanno un profondo rispetto per la vita e per le forme in cui si manifesta. Soprattutto, hanno l’orecchio musicale per ascoltare il silenzio, che non è mai assenza di suono ma è all’opposto la musicalità che si avverte quando cessa il rumore: delle auto, della musica a manetta, delle urla e degli strepiti, della cacofonia prodotta dalla cosiddetta civiltà.
Michil Costa, i suoi fratelli, i suoi genitori, la deliziosa Joe Pedrollo a Corvara hanno creato una sorta di prototipo della felicità: la felicità di essere vivi, la consapevolezza di che cosa significa essere vivi, la responsabilità che ciò comporta nei confronti di noi stessi e dei nostri simili. Michil Costa ha sviluppato, primo in assoluto, il concetto di economia del bene comune a partire dalla condivisione dei valori e delle informazioni aziendali con i propri collaboratori. E’ una vera e propria rivoluzione culturale per un’azienda, non solo alberghiera, ma è una rivoluzione necessaria nell’epoca della tecnologia diffusa e della scolarizzazione di massa. Mi aspettavo di conseguenza che anche a Bagni Vignone questo fosse il primo principio che la famiglia Costa avrebbe introdotto. Così è stato.

Un nuovo inizio nel segno della continuità
“L’atmosfera che qui si respira sprigiona dalla cura del dettaglio: le sale sono punteggiate da poltrone, tavoli, librerie, quadri, lampade che farebbero felice qualsiasi ricercatore di quella modernità solida, concreta, fatta di legni, stoffe, vetri e metalli opachi” spiega Michil Costa. “Tutto sembra sospeso nella rarefazione di quegli anni in cui la musica si ascoltava con i vinili e sulle strade le auto non ancora ipertrofiche rallentavano al passare delle vacche e delle pecore. Basta entrare nel piccolo bar, di un verde smaltato luminoso, per capire che qui sì che si può far passare il tempo senza affanno e lasciarsi andare bevendo un cocktail fatto come si deve. L’acqua di Bagno Vignoni sgorga dalla terra alla temperatura di 49° C. e in silenzio si addormenta nella piscina che si affaccia sulla valle e sulla Rocca d’Orcia. Due sono le vasche sovrastate da un giardino alberato. Nella prima la temperatura si stabilizza fra i 35 e i 38° C, nella seconda fra i 28 e i 32° C. Un’alternanza di calore che è un’altalena di vigoria. Quest’acqua ricca di calcio, ferro e zinco, ideale per lenire artrosi e reumatismi, si distingue da secoli per la sua salubrità. Etruschi e Romani amavano questo luogo, così come Caterina Benincasa, santa patrona d’Italia, Papa Pio II e Lorenzo il Magnifico. Il Pecci, storico senese del Cinquecento, segnala uno studio fatto da Antonio Maniero di Ravenna, il quale sostiene che le acque di Bagno Vignoni siano le più salutari di tutto il senese. Ebbene sì: tutte le scorie dell’umana vita scivolano via immergendosi in quest’acqua che dalle vasche salta con balzi leggeri verso la valle. Non aspettatevi corsi di acquagym e lezioni di spinning accompagnate da decibel assordanti. Qui vorremmo che il silenzio suonasse la sua musica. Qui vorremmo che tutto fosse autentico come l’acqua, che non è filtrata per non modificarne gli equilibri consolidati nel tempo. Il fiorire di piccole alghe e il leggero sedimento fangoso sul fondo delle vasche sono il segno inequivocabile del potere terapeutico di quest’acqua inalterata. In queste piscine non ci sono specchietti per allodole, bensì un’atmosfera che ha il sapore di una storia infinita. E poi il vecchio campo da tennis, rimesso a nuovo, così come il gioco delle bocce. A testimoniare che le belle cose di un tempo oggi hanno un grande valore. C’è una cosa che deve sapere l’ospite dell’albergo: il giovedì una delle due vasche della piscina viene svuotata per pulizia e manutenzione. E’ un trattamento necessario per mantenere il livello delle nostre preziose acque sempre eccellente. La piscina è aperta tutto l’anno e in certi giorni anche di notte.”
Il parco termale si avvale anche della Spa che propone sauna finlandese, bagno turco, biosauna, piscina termale coperta, area relax oltre che un’area dedicata a cabine per trattamenti estetici, olistici e massaggi.
L’albergo è aperto tutto l’anno. Ogni anno, parola di Michil, ci saranno sempre delle piacevoli sorprese. Resterà intonsa invece l’atmosfera molto toscana degli arredi, della cucina, della cantina. Il Genius Loci di Bagno Vignoni ha trovato un’altra vestale: ladina!

A tavola si mangia toscano
“Innanzitutto la Toscana” spiega Michil a proposito del ristorante dell’albergo. “Il che significa ricerca e selezione di prodotti locali che in questa terra fortunata abbondano. In albergo la scelta degli ingredienti e delle materie prime è fatta seguendo criteri qualitativi che devono caratterizzare non solo i prodotti, ma anche le persone che li realizzano. Siamo felici di proporre, tra le varie bottiglie in carta, i vini che provengono da Castiglione d’Orcia. Tra gli oli d’oliva extra vergine non può non esserci l’olio di Pienza. Come non possono mancare le prelibatezze proteiche di San Quirico. E se lo chef ha voglia di stupire con cromie che variano tra il giallo e l’arancione, ecco che lo zafferano è quello di San Quirico. La vista dalla terrazza e dalle ampie vetrate della sala da pranzo è sorprendente. Più sotto, nel giardino della piscina, c’è il chiosco ad allietare la siesta: merende e aperitivi al calar del sole si alternano seguendo il ritmo lento delle ore.”

Il pane toscano senza sale
La colazione è il primo passo nel cammino di una giornata che scivola nell’acqua per emergere nelle colline. Immancabili, la torta con i ribes e il buon pane toscano senza sale. Accanto all’albergo c’è una casa a due piani trasformata negli anni nel Barrino, un lounge bar la cui fama si estende ben oltre la provincia di Siena. Il giovedì si suona dal vivo. Il Barrino non è un semplice locale; è il punto d’incontro. Nei giorni caldi lo slargo davanti al Barrino diventa una platea di convivialità e un susseguirsi d’incontri, nei giorni più freddi è il calore del locale a rinfrancare gli ospiti con lo spirito giusto.

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