Cinzia Primatesta Cannavacciuolo, tra Laqua e i fuochi

Intervista con Cinzia Primatesta Cannavacciuolo, co-fondatrice, con il marito Antonino, della linea di resort dedicata a tutte le sfumature del blu. E con la ristorazione protagonista
Intervista con Cinzia Primatesta Cannavacciuolo, co-fondatrice, con il marito Antonino, della linea di resort dedicata a tutte le sfumature del blu. E con la ristorazione protagonista

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Cinzia Primatesta Cannavacciuolo

Se la vita fosse un ristorante, Cinzia Primatesta Cannavacciuolo sarebbe la donna che ha saputo mettere seduti allo stesso tavolo tutti e quattro gli elementi. Nel suo quotidiano c’è infatti tanta terra – quella delle radici sulle quali immaginare e rendere vivo il futuro – e c’è l’aria del respiro, resa musicale e ieratica dall’arte della meditazione. E mentre il fuoco è destinato a guizzare tra i fornelli nel tempio della sua cucina, l’acqua si prende il trono e il cuore di questa sorridente imprenditrice piemontese. La sua acqua, innanzitutto: quella del Lago d’Orta che l’ha vista nascere e crescere, e alla quale appartiene. E poi quella salata del mare, che lei confessa di invidiare al Sud di suo marito, un “tale” a nome Antonino. Non può più sorprendere, a questo punto, che i due abbiano scelto di battezzare proprio “Laqua Resorts” il loro nuovo progetto alberghiero. E se ai quattro elementi aggiungiamo la quint’essenza, ovvero la passione, commensale last-minute ma fondamentale per la royal couple del gusto, ecco che diventa davvero tutto chiaro. Meglio ancora, cristallino.

Come nasce Laqua Resorts?
L’acqua è un elemento che lega la mia storia a quella di Antonino, e per questo abbiamo deciso di celebrarlo chiamando così il nostro nuovo progetto. Ci piace pensare che Laqua Resorts sia il frutto di tanti anni di sacrifici, dedizione e amore per l’accoglienza, in termini di servizio, gastronomici e di relazione con i nostri ospiti. Dopo aver celebrato il ventesimo anniversario al Relais Villa Crespi e affrontato un momento storico senza precedenti, che ha coinvolto il mondo intero, abbiamo pensato di creare dei nuovi, intimi punti di riferimento per la ricettività in Italia. E siamo rimasti fedeli alle nostre origini, il Piemonte e la Campania, e all’ospitalità fatta di piccoli ma grandiosi luoghi dove ritrovare la gioia e la vita.

Da dove proviene la sua passione per l’ospitalità?
Sono nata al Lago d’Orta da una famiglia di albergatori, i Primatesta, e già mio nonno aveva aperto sul lago una locanda con camere, ristorante e pompa di benzina. Sono quindi cresciuta circondata da ospiti internazionali, cuochi, camerieri, con mia madre perfetta maître de maison e mio padre imprenditore dinamico e innovativo, che ha sempre posto grande attenzione al territorio.

E poi c’è la formazione.
Ho studiato alla scuola alberghiera di Varallo Sesia, in provincia di Vercelli. Poi sono partita per sviluppare il know-how del settore all’estero, lavorando in hotel prestigiosi. Quando ho terminato la mia esperienza, sono tornata al lago ed ho iniziato a collaborare con la mia famiglia all’interno delle due realtà alberghiere L’Approdo e Il Giardinetto. Finché – poco più che ventenne – proprio lavorando all’Approdo ho conosciuto Antonino e iniziato con lui la meravigliosa esperienza di Villa Crespi.

Quanto incide la ristorazione nei risultati del luxury hotel?
È una delle esperienze centrali della nostra ospitalità. Il Relais Villa Crespi è una destinazione enogastronomica, con i due terzi dello staff destinati al servizio e al ristorante. L’ospitalità e la buona cucina sono parte integrante del relais a tal punto da diventare una cosa sola. La grande differenza che il relais ha saputo creare è il perfetto mix tra la meta – il lago, piccolo, raccolto ed esclusivo -, l’architettura moresca, unica nel suo genere in Italia, e il ristorante, che nel corso degli anni ha costruito la sua forte identità a livello qualitativo ed emotivo. Nel nostro caso, la ristorazione incide fortemente nel risultato economico del luxury hotel.

Qual è il concept che proporrete nei ristoranti di Laqua?
A Ticciano – all’interno del Laqua Countryside – si trova il nuovo ristorante di Antonino che interpreta e rivive la storia dello Chef. Antonino ha voluto creare qui un luogo speciale, dove poter ritrovare le tradizioni dei suoi ricordi d’infanzia. La filosofia della sua cucina d’autore celebra il territorio, i profumi, i sapori e i prodotti, abbinando ingredienti della sua terra d’adozione a quella d’origine, in un Itinerario – questa volta – dal Nord a Sud Italia; le materie prime sono selezionate, fornite dai produttori locali e coltivate nell’orto e nel frutteto. Al Lago d’Orta invece – Laqua by the Lake –, il Beach Club è il luogo ideale per chi desidera vivere il contatto con l’acqua, senza rinunciare ad un eccellente servizio personalizzato; e qui è immancabile la proposta di piatti sfiziosi ideati da Antonino e legati al territorio e alle tradizioni campane e piemontesi.

Per l’interior design, c’è uno studio di riferimento o vi siete rivolti a realtà locali?
Entrambe le cose, c’è stato uno studio interno e l’affido del progetto a due realtà italiane con cui collaboriamo. Laqua by the Lake è stato disegnato dallo Studio di Architettura Primatesta e pone, anche, grande attenzione al rispetto della natura. Laqua Countryside, invece, è stato realizzato dall’architetto Luca Macrì affiancato da Valentina Autiero per il recupero sia storico che architettonico dell’immobile.

In cosa – a suo giudizio – la ricettività italiana eccelle, e su cosa deve migliorare? Ci sono altre nazioni che possono essere un modello per noi?
L’Italia rappresenta l’eccellenza turistica: stiamo apprezzando molto lo sviluppo del turismo esperienziale a 360° gradi, che permette di dare risalto alle piccole realtà locali, alle botteghe, alle arti e ai tanti piccoli borghi che racchiudono le preziose tradizioni del nostro meraviglioso Paese. Ogni nazione osserva le tendenze turistiche, le idee e le esperienze che vengono create, ma alla fine ognuna ha un proprio modello. E in Italia vincono il cuore e il calore umano, noi a volte li diamo per scontati, ma gli stranieri li sentono, eccome.

Cosa pensa del sistema formativo italiano?
Ho fiducia nelle scuole e nei professori, che si impegnano e si adeguano ai ragazzi e al mondo del lavoro di oggi. Sono semmai i programmi che vanno rivisti e snelliti. Vedo tanta volontà da tutte le parti. L’importante è rendere le distanze tra istituzioni, scuola e mondo del lavoro sempre meno marcate: e questo si fa con la condivisione, con gli stage, con gli incontri, con gli strumenti digitali che abbiamo – da sfruttare senza esagerare – e con le esperienze dal vivo, come succede molto all’estero. Il mio consiglio è di andare verso una scuola più pratica, reale, di esperienze, di lavoro di gruppo, di laboratori, vicina al mondo odierno. I docenti lo sanno già, stanno andando in quella direzione, è necessario solo che dall’alto si alleggeriscano alcuni aspetti che ormai sono molto vecchi e pesanti. E poi c’è l’esperienza sul campo, che è molto importante per completare i cicli formativi. Moltissimo.

Il moltiplicarsi di attenzioni dei media verso l’alta cucina sta aiutando a creare una nuova cultura diffusa del gusto?
Questa grande attenzione alla cucina e alle figure degli chef ha permesso ad un numero di persone più elevato di entrare in contatto e conoscere la cultura del cibo. Mi fa piacere vedere come sempre più ragazzi giovani si stiano avvicinando alla cucina, vogliono conoscerla, impararla o anche solo gustarla. Sicuramente la televisione ha permesso ad un pubblico più ampio di conoscere anche la vita in cucina, il dietro le quinte da cui nascono le proposte gastronomiche; ma anche i prodotti, gli artigiani e le nostre tradizioni.

Oltre al lavoro e alla famiglia, quali sono le sue passioni personali?
Senz’altro lo yoga e la meditazione. Ho iniziato a praticare yoga a 18 anni di età, praticamente in concomitanza con l’inizio della professione, e mi ha aiutato tantissimo ad essere centrata, a rilassarmi, a gestire il corpo. Sono discipline che sento molto mie, e che vivo in modo autentico. Poi amo fare sub sul lago: è una forma di sport che permette di stare in mezzo alla natura e che richiede presenza ed equilibrio. Mi piace molto leggere, e sono appassionata anche di tutto ciò che è nutrizione ed integrazione naturale. La passione è iniziata con le mie gravidanze e ha incluso temi come il parto naturale e l’allattamento, tant’è che ho partorito il mio secondo figlio a casa.

Cosa ama di più della sua terra di origine?
Ancora una volta, il lago, al quale sono legatissima: le sue acque sono terapeutiche, sia a livello fisico – per il bromo che contengono – che mentale. Sono calmanti e in grado di rigenerare.

E cosa ruberebbe al Sud di suo marito?
Senza dubbio, il mare.

Cinzia Primatesta Cannavacciuolo, tra Laqua e i fuochi - Ultima modifica: 2021-11-09T10:35:37+01:00 da Gianluca Miserendino

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