#RIPARTIAMO DALL'OSPITALITÀ ITALIANA

Damiano De Crescenzo, Direttore Generale di Planetaria Hotels

Damiano De Crescenzo, Direttore Generale di Planetaria Hotels, ricopre anche il ruolo di Direttore dell’Enterprise Hotel di Milano e la carica di Presidente di Gruppo Turismo di Assolombarda-Confindustria.
Gli abbiamo chiesto di parlarci della situazione attuale dell’ospitalità milanese, dei possibili scenari futuri e di come si sta muovendo Planetaria Hotels. Nell’intervista anche il suo punto di vista sugli aiuti messi in campo dal Governo e le richieste alle istituzioni a tutela delle imprese del comparto ricettivo.

Com’è oggi la situazione del settore alberghiero nella regione?
La Lombardia ha imposto la chiusura degli hotel il 22 marzo. L’autorizzazione alla riapertura dal 4 maggio in molti casi si è rivelata superflua, perché la maggior parte degli hotel è rimasta chiusa. Si è così capito che quella alberghiera non è un’attività produttiva come le altre: se mancano i clienti, se non ci sono motivi per viaggiare, se la destinazione è chiusa, riaprire è inutile e costoso. Ora si comincia a percepire quanto sia importante il turismo non solo per il settore in sé, ma per tutto l’indotto che gira intorno, dalla ristorazione ai negozi, nonché per tutta la comunità: se non ci sono ospiti, i Comuni non incassano la tassa di soggiorno. Quando però le cose funzionano, della nostra categoria si interessano in pochi.

 

 

Qual è il problema più urgente?
Mi sto battendo perché si possa tornare a programmare e organizzare congressi, fiere, eventi. L’incertezza sulle date di riapertura e il non avere avuto per tempo regole precise ci ha creato grossi problemi. Nel frattempo, infatti, molti eventi internazionali si sono spostati verso altre destinazioni europee che prima di noi si sono date regole per accogliere gli ospiti in sicurezza. Pagheremo caro questo vuoto, questa mancanza di attenzione verso le esigenze del settore.

Stiamo facendo pressioni perché la situazione si chiarisca e si possa lavorare con regole certe. Per Milano, perdere ora fiere ed eventi significa avere danni anche per gli anni a venire. Inoltre, con altre associazioni mi sto battendo perché venga abolita la tassa sui rifiuti: se ristoranti ed alberghi sono rimasti chiusi per mesi, non è giusto pagare un servizio di cui non si usufruisce. E comunque, i clienti sono così pochi che anche chi è aperto produce un decimo della spazzatura dell’epoca pre-Covid.

Che altro chiedete alle autorità?
Nonostante il Governo si sia accorto dell’importanza del turismo e abbia stanziato 4 miliardi a favore del settore, solo 1,6 miliardi sono ben investiti, gli altri 2,4 sono destinati ai cosiddetti voucher vacanza. Da cui rimarranno esclusi gli hotel di città e quelli stagionali con una stagione molto corta. Sarebbe stato meglio chiedere alle nostre categorie quali sono le misure più efficaci per sostenere il comparto.

Lei come avrebbe investito quei 2,4 miliardi di euro?
Li avrei destinati a politiche attive. Per esempio, a pacchetti a favore degli hotel in destinazioni stagionali, la cui stagione quest’anno è partita molto in ritardo, per aiutarli a prolungare l’apertura. Fuori stagione gli ospiti sono meno e le tariffe più basse, quindi si hanno meno ricavi e costi in proporzione più alti. Se l’hotel ha un sostegno per rimanere aperto anche in bassa stagione, però, non è solo lui a stare a galla, ma tutto quel gli gira intorno. Magari si aprono nuovi mercati, con benefici per gli anni a venire.

Pensiamo alle Baleari, la cui stagione arriva a novembre: hanno lo stesso clima della Sardegna, che però chiude a fine settembre solo perché noi non abbiamo politiche adatte. Altro esempio: serve un’authority che monitori la qualità delle nostre destinazioni turistiche. Basterebbe cominciare dai siti Unesco. Se vogliamo avere un turismo di soggiorno, occorre offrire più motivazioni che spingano gli ospiti a rimanere.

Come vede il futuro?
A breve termine, siamo in ginocchio. Quest’anno è bruciato, ma dobbiamo fare di tutto per impostare bene il prossimo anno. Se tutto va come deve, il 2022 potrebbe essere un anno equiparabile al 2019. Nel frattempo, ci sarà un ridimensionamento della capacità alberghiera perché molti hotel rischiano di non aprire più o di svendere a investitori stranieri. A Milano, dobbiamo lavorare sul rilancio della congressistica e delle fiere.

Sono tante le soluzioni che si possono adottare per organizzare eventi nel rispetto del distanziamento sociale. Se una fiera non si può fare come prima, invece di farla saltare, bisogna sforzarsi di trovare una modalità nuova. Che so, si può pensare di far durare il Salone del Mobile due settimane invece che una. Le soluzioni ci sono, basta lavorarci su.

Veniamo a Planetaria Hotels. Com’è andata in questi mesi?
Inizialmente abbiamo chiuso tutti e undici i nostri hotel. Poi a marzo, in piena emergenza, ci è stato chiesto di mettere l’Enterprise a disposizione dei mille medici ed infermieri stranieri che dovevano arrivare a Milano per lavorare nell’ospedale realizzato in Fiera per far fronte all’emergenza. Abbiamo riaperto a inizio aprile preparando l’hotel con protocolli rigidissimi e nuova segnaletica, ma abbiamo cercato di farlo in un contesto smart, seguendo il nostro stile di ospitalità. Per esempio, abbiamo deciso di trasformare la nostra sala eventi principale nella sala ristorante e relax per gli ospiti.

Grazie agli impianti di realtà immersiva di cui è dotata la sala, unica in Italia, abbiamo pensato di proiettato sulle pareti immagini spettacolari della città che normalmente usiamo per gli eventi. Chi arrivava dall’esterno avrebbe potuto così avere un’idea delle bellezze di Milano e distrarsi in un ambiente accattivante. Poi, com’è noto, l’ospedale in Fiera non è mai entrato in funzione e il personale sanitario non è arrivato.

Quel che invece abbiamo abbiamo attivato nei mesi scorsi è il servizio Planet Taste – delivery with love. Gli executive chef dei nostri hotel milanesi non solo preparano i piatti del menù, ma affiancano i clienti anche via whatsapp e telefono con consigli sulla loro preparazione  ed impiattamento. Nel dare forma a questa nostra idea, abbiamo già in mente tantissime novità: il Menù Divano, il Menù Coccola, il Menù Aperitiviamo, per elencarne solo alcune.

Con il ritorno alla normalità, qual è ora la vostra priorità?
Rassicurare i nostri ospiti che da noi – sia come hotel, sia come destinazioni – sono al sicuro. Dobbiamo rifarci una reputazione e per questo credo che dobbiamo far di tutto per applicare le necessarie regole sanitarie senza creare difficoltà, in maniera anche più rigorosa di quanto richiesto, se possibile. Noi, per esempio, abbiamo regolato la temperatura dei termoscanner a 37.2 °C, adottiamo una distanza sociale di 2 metri, sanifichiamo le posate e le imbustiamo in buste sigillate usando una sigillatrice acquistata ad hoc. Sanifichiamo anche penne e chiavi delle camere dopo ogni utilizzo. Sanifichiamo le camere e le sigilliamo, in più mettiamo a disposizione degli ospiti un kit per pulire in autonomia la stanza ecc, se lo desiderano.

Tutto questo ha rasserenato non solo gli ospiti ma anche i nostri collaboratori. Abbiamo cercato di creare per quest’ultimi le migliori condizioni di lavoro. Così, per esempio, siccome indossare per otto ore la mascherina non è molto confortevole, abbiamo comprato delle visiere, che non sono contemplate dai protocolli ufficiali, ma che consentono al personale di tenere la mascherina solo sulla bocca e respirare con il naso libero. Bisogna sempre pensare alle persone quando si adottano le soluzioni. Sono piccoli segnali di attenzione.

Chi è Damiano De Crescenzo

“Sono nel settore alberghiero dall’età di 15 anni”, dichiara Damiano De Crescenzo con un sorriso. E racconta che dopo gli studi alberghieri ha fatto la classica gavetta, partendo dal basso e girando tutti i reparti (ristorazione, ricevimento, commerciale), alternando esperienze in Italia e all’estero, in hotel di città o stagionali. Nel corso degli anni ha lavorato per numerose compagnie, tra cui Kempinski, InterContinental, Radisson, Jolly e Marriott, così come per hotel individuali. Insomma, un curriculum a tutto tondo.

Nel 2004 approda in Planetaria Hotels dove ricopre contemporaneamente le cariche di direttore generale del gruppo e direttore dell’Enterprise Hotel di Milano. A queste si aggiungono alcuni ruoli istituzionali, come la presidenza del Gruppo Turismo di Assolombarda-Confindustria e un posto nel consiglio di Federturismo-Confindustria. Infine, tiene regolarmente testimonianze presso le università di Milano-Bicocca, Bocconi e Iulm, e segue progetti di mentoring. “Mi piace essere presente nel mondo dell’aggiornamento e della formazione”, dice.

Planetaria Hotels

Il gruppo alberghiero italiano è presente sul territorio nazionale con 11 strutture alberghiere a quattro e cinque stelle ubicate nel cuore di alcune città d’arte e di suggestivi borghi antichi. Fanno capo a Planetaria Hotels: Château Monfort, Enterprise Hotel, Milan Suite Hotel, Indigo Milano, Residenza delle Città a Milano, Best Western Villa Appiani a Trezzo sull’Adda, Grand Hotel Savoia e l’Hotel Continental a Genova, Hotel Ville sull’Arno a Firenze, Hotel Pulitzer e Leon’s Place a Roma.

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