Federalberghi: la tassa di soggiorno non giova al turismo

“Sono 1.020 i comuni italiani che applicano la tassa di soggiorno (997) o di sbarco (23), con un gettito complessivo che nel 2019 si avvia a doppiare la boa dei 600 milioni di euro”. È quanto ha evidenziato il presidente Bernabò Bocca nella sua relazione di apertura alla 69° assemblea generale di Federalberghi lo scorso 3 maggio a Capri, cui ha partecipato anche il Ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio.

Il presidente di Federalberghi ha inoltre sottolineato come l’ammontare incassato dall’imposta non venga affatto utilizzato per finanziare azioni in favore del turismo, come fu dichiarato al momento della sua reintroduzione. “In realtà è una tassa sul turismo, il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali.” precisa Bocca “La tassa viene introdotta quasi sempre senza concertare la destinazione del gettito e senza rendere conto del suo effettivo utilizzo”. A questo si aggiunge un apparato sanzionatorio che pone sullo stesso piano chi si appropria indebitamente delle risorse e chi sbaglia i conti per pochi euro, chi paga con qualche giorno di ritardo e chi non ha mai versato quanto riscosso.

Infine, il Governo non ha mai adottato il regolamento quadro che avrebbe dovuto fissare (entro il 6 giugno 2011) i principi generali per l’imposta di soggiorno. In assenza di una regola, i comuni si sono mossi in ordine sparso, generando un quadro confuso. Ad esempio, una famiglia di tre persone (padre, madre e figlio undicenne) che soggiorna in un albergo a tre stelle per due giorni, a Roma paga 24 euro per imposta di soggiorno, a Venezia 17,40 euro, a Rimini 12 euro, a Catanzaro 7,80 euro e a Bibione 6,30 euro.

Dove si paga e chi versa di più?

Da un’indagine condotta dal Centro studi di Federalberghi, con la collaborazione di NMTC, si evince che i 1.020 comuni che pagano la tassa di soggiorno sono per il 26% nel nord ovest, il 41,2% nel nord est, il 15,5% nel centro e il 17,3% nel mezzogiorno. Il 31,6% dei comuni che applicano l’imposta di soggiorno (315 su 997) sono montani. Seguono le località marine, con il 19,7% (196), quelle collinari con il 16,1% (161). Le città d’arte sono “solo” 104, ma comprendono le cosiddette capitali del turismo italiano, che muovono grandi numeri. Le destinazioni lacuali sono 96 e quelle termali 40.

Nel 2017 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati ufficiali), i comuni italiani hanno incassato circa 470 milioni di euro a titolo di imposta di soggiorno e imposta di sbarco. Il dato è in progressivo aumento: il gettito nazionale accertato era di a circa 162 milioni di euro nel 2012 e 403 milioni nel 2015. Per il 2019, si può stimare un introito di oltre 600 milioni di euro. Il trend è generato sia dalla costante crescita del numero di comuni che applicano l’imposta (oggi sono in tutto 1.020, erano 332 a luglio 2012) sia dai cospicui aumenti delle tariffe.

La città con il maggior gettito è stata Roma, con un incasso pari a 130 milioni, il 27,7% del totale. L’incasso delle prime quattro (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni, oltre il 58% del totale nazionale. Il peso delle grandi città si fa sentire anche sulla classifica regionale, guidata dal Lazio con quasi 135 milioni di euro. Seguono il Veneto con 63,7, la Lombardia con 59,5 e la Toscana con 57,4. In queste quattro regioni viene raccolto il 67,1% del gettito complessivo.

 

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