Michelle Hu ha ventisei anni e un grande amore per tutto ciò che è artigianale. Pasticceria compresa, arte che l’ha appassionata fin da quando era una ragazzina e che lei ha scelto per mestiere. E oggi, da pastry chef di The Westin Palace Milan, questa giovane monzese esprime ogni giorno il suo talento in uno dei cinque stelle-simbolo della capitale morale d’Italia. Senza mai dimenticare le sue origini, da quarta e sorridente generazione di una delle prime famiglie cinesi arrivate in Italia ai tempi della rivoluzione di Mao. Né il Kinder Happy Hippo in frigo…
È cresciuta in una famiglia di ristoratori.
Sì, nel 1997 i miei genitori aprirono a Monza il primo ristorante cinese in Brianza, e fin da piccola ho sempre dato una mano al locale: ero affascinata da tutto ciò che ruotava intorno alla cucina, ma con il tempo ho capito che la mia vera passione era la pasticceria.
Come mai?
Nella cucina cinese il concetto di dessert a chiusura di un pasto non è molto presente, e quindi mi incuriosiva moltissimo. Io stessa non avevo mai mangiato dolci fatti in casa, e spendevo tutta la mia paghetta per comprare biscotti. Così ho provato a farmeli da sola, iniziando a portare le mie creazioni dolci al ristorante. Frequentare l’Istituto Alberghiero di Monza e la Food Genius Academy di Milano è stata la naturale conseguenza di questa inclinazione.
La prospettiva era quella di apprendere per poi lavorare nel ristorante di famiglia?
Sì, almeno inizialmente. Poi ho preso la mia strada, dopo vari corsi di specializzazione – pralineria, torte moderne, viennoiserie e cioccolateria – oltre che stage ed esperienze lavorative che mi hanno permesso di crescere professionalmente e di capire la direzione che volevo prendere.
C’è una di queste esperienze che le ha dato di più?
Ognuna di esse ha contribuito a creare ciò che sono oggi. Se devo citarne una che mi ha formato come persona, più che a livello tecnico, è stata quella con lo chef Carlo Cracco, in Galleria a Milano ma più ancora con l’apertura di Portofino. Avevo vent’anni ed è stata un’esperienza impegnativa, che mi ha insegnato molto, anche in termini di capacità di pianificazione, gestione degli imprevisti compresa.
Come è nata l’opportunità di lavorare a The Westin Palace Milan?
Ci ero stata da stagista dopo l’accademia, mantenendo ottimi rapporti con i colleghi. Tempo dopo, saputo che serviva un pasticciere, ho inviato il cv e ottenuto un colloquio con lo chef Moris La Greca: dopo una settimana ero già operativa.
Come è fatta la giornata tipo di una pastry chef?
Con la mia squadra mi occupo della produzione di tutta la pasticceria dell’hotel: dalla colazione alla banchettistica, fino alla pralineria e alla biscotteria servita con il caffè o nel servizio in camera. Serve molto impegno, si tratta di curare la pasticceria di un cinque stelle a 360 gradi ed è questo che mi piace dell’hotel, perché posso esprimere la mia idea di pasticceria in ogni sfumatura.
Quali sono le sue stelle polari?
Sono molto attenta all’equilibrio tra estetica e funzionalità: ogni dolce deve essere non solo bello, ma anche pratico da servire e da riprodurre in modo costante. Cerco sempre la semplicità, non amo esagerare con troppi gusti, preferisco concentrarmi su due o tre sapori principali e lavorare sulle consistenze.
Qual è il suo dolce preferito?
Sono due, il tiramisù e la millefoglie. Poi confesso, come la maggior parte dei pasticcieri preferisco il salato al dolce. E nonostante il mio lavoro, il mio “guilty pleasure” rimane l’Happy Hippo della Kinder. Ce l’ho sempre in frigo.
Altre passioni extra-cucina?
Sono sempre stata affascinata da tutto quello che è manuale e artigianale. Amo fare la maglia all’uncinetto e modellare la ceramica solo con l’argilla, senza cottura. La faccio asciugare all’aria, poi la dipingo con lo smalto e la coloro. E poi adoro viaggiare.
