Per molti anni il racconto dell’hôtellerie contemporanea si è concentrato soprattutto sugli spazi collettivi. Lobby concepite come piazze urbane, ristoranti guidati da chef stellati, rooftop panoramici e spa monumentali sono diventati i luoghi più visibili dell’esperienza alberghiera. La stanza sta tornando al centro del progetto perché è lo spazio in cui l’ospite trascorre più tempo e quello in cui si misura con maggiore precisione la qualità dell’esperienza. Riposo, lavoro, relax convivono in un ambiente compatto, che deve funzionare lungo l’intero arco della giornata. Per capire come sta cambiando la stanza d’albergo abbiamo raccolto il punto di vista di cinque studi che lavorano su progetti di hospitality a scale e contesti diversi: ATI Project, Studio Aelan, Spagnulo & Partners, este’r partners e Ambra Piccin.
Per Fabio Bonci, direttore associato del dipartimento Architettura e Ingegneria di ATI Project, la trasformazione in atto è evidente nella struttura stessa della stanza. “Negli ultimi anni, la camera d’hotel di alta gamma ha vissuto una vera metamorfosi: un ambiente non più solo dedicato al riposo, ma dinamico e vivibile durante l’intero soggiorno. Il concetto di stanza con letto e bagno lascia spazio a una micro-suite flessibile, capace di integrare lavoro, relax, cura personale e socialità”. Il cambiamento non riguarda necessariamente la superficie, quanto piuttosto l’organizzazione interna. “Spesso a parità di dimensioni, a cambiare è l’organizzazione radicale dello spazio. Una nuova sensibilità verso benessere, personalizzazione e tecnologia libera la planimetria dalla rigidità classica: un sistema integrato di funzioni sovrapposte e riconfigurabili, trasformano la camera moderna in uno spazio aperto, fluido e adattabile alle esigenze del cliente contemporaneo”.
Nel ripensare la camera contemporanea, la progettista italo/ungherese Eszter Radnóczy, fondatrice e responsabile dello studio Este’r Partners, richiama l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali: il ruolo del letto e la dimensione intima dello spazio. “Naturalmente dipende dallo spazio disponibile e dal concept dell’hotel: un hotel urbano va trattato diversamente rispetto a un boutique hotel in un contesto rurale. È fondamentale considerare quante notti mediamente l’ospite trascorre in hotel e quanto tempo passa effettivamente in camera. In ogni caso, il letto comodo e super confortevole è sempre al centro della progettazione. Nella maggior parte dei casi, l’intimità della camera e un design più silenzioso e raccolto sono ciò che meglio risponde a queste esigenze”.
Anche per Studio Aelan, la stanza è il punto più delicato dell’intero progetto alberghiero: è lo spazio privato, quello in cui l’hotel deve riuscire a creare confidenza immediata senza appoggiarsi a formule standard. Per Giada Gemignani, fondatrice e direttrice creativa dello studio, la stanza rappresenta il punto più delicato dell’intero progetto alberghiero, perché è lo spazio in cui si costruisce la relazione più diretta tra ospite e hotel.
Metrature e percezione dello spazio
Il tema della dimensione è centrale nella progettazione alberghiera, ma non esiste una risposta univoca. Le metrature variano in funzione della tipologia di struttura, del target e della destinazione. Federico Spagnulo, fondatore e senior partner di Spagnulo & Partners, introduce una lettura utile perché tiene insieme due livelli: da un lato l’identità progettuale, dall’altro le conseguenze pragmatiche di metri quadri più generosi. Lavorando spesso su edifici storici, lo studio è portato a considerare la non-standardizzazione come un valore: camere con geometrie differenti, affacci diversi e variazioni distributive non vengono vissute come un difetto di efficienza, ma come un’occasione per costruire carattere e unicità. La stanza diventa parte del ‘contenuto’ dell’hotel e non semplice ripetizione di un modello. Sul piano funzionale, l’aumento delle dimensioni apre a configurazioni meno vincolate: l’armadio tende a trasformarsi in una piccola cabina armadio attrezzata e il bagno si articola in più zone e assume un ruolo più vicino a quello di una piccola spa.
Una prospettiva parallela arriva da Ambra Piccin, che osserva come il cambiamento sia particolarmente evidente nei contesti leisure: qui la stanza smette di essere solo un supporto al pernottamento e torna a essere un luogo in cui si sta, anche durante il giorno. Cresce, inoltre, la richiesta di un rapporto più diretto con l’esterno: vetrate più generose, terrazze e affacci capaci di costruire comfort ed emotività. Per ATI Project “la progettazione della camera varia significativamente in base al posizionamento della struttura e all’esperienza desiderata”. Negli hotel urbani la logica è quella dell’efficienza. Nei resort, invece, la stanza si espande e dialoga con l’esterno, rafforzando la componente living e dining per un’esperienza più distesa. Nel segmento luxury la distribuzione ricalca quella di una suite residenziale. Attraverso filtri spaziali, l’ambiente si riconfigura per specifiche esigenze: ospitare, rilassarsi o dedicarsi a hobby personali. L’obiettivo non è solo il comfort, ma la sensazione di esclusività, libertà e privacy. La stessa differenza tra contesti emerge nelle parole di Eszter Radnóczy secondo cui negli hotel immersi nella natura, più orientati al relax, la camera ha una funzione centrale: “È positivo poter separare, dal punto di vista visivo, la zona notte dalla zona living, anche quando si trovano nello stesso ambiente. Guardaroba più ampi e bagni aperti offrono in questi casi maggiori possibilità di trasformazione dello spazio”. In parallelo, soprattutto nelle strutture urbane studiate dalla progettista italo-ungherese, le funzioni diurne si spostano nella lobby, pensata come spazio di socialità.
Sequenze spaziali e percorsi
Se la stanza contemporanea ospita funzioni diverse, la progettazione dei percorsi diventa un tema decisivo. L’ingresso, la zona notte, il bagno, il guardaroba e le eventuali aree lounge devono costruire una sequenza chiara e intuitiva. Per Giada Gemignani di Studio Aelan, la regia dei passaggi interni è un punto fermo: lo spazio dressing in prossimità del bagno, specchi e sedute nei punti giusti, superfici d’appoggio pensate per i gesti quotidiani. Anche la posizione della porta del bagno e il modo in cui si presenta alla vista dal letto incidono sulla percezione di privacy e comfort. La progettazione della stanza richiede una profonda conoscenza dei comportamenti degli ospiti e dei loro percorsi quotidiani all’interno dello spazio; è un lavoro di progetto che passa dai percorsi e dalla capacità di integrare servizi e dettagli dentro arredi e micro-architetture. In questo quadro, la camera contiene in piccolo le funzioni di una casa, ma con una regia più rigorosa: l’ambiente deve risultare immediato da usare, e allo stesso tempo conservare un margine di sorpresa e di unicità. Anche per Ambra Piccin uno degli aspetti più delicati riguarda il modo in cui l’ospite si muove all’interno della stanza: “Il progetto della camera deve essere intuitivo. L’ospite deve capire subito dove sono le funzioni principali e come utilizzarle senza bisogno di istruzioni”. ATI Project interpreta il tema dei percorsi in termini più tecnici: “L’obiettivo è eliminare le interferenze funzionali nei percorsi, mantenendo intatta la percezione di ampiezza e comfort”. Per ottenere questo risultato il progetto si sviluppa su più piani: “La strategia si articola su tre livelli: l’introduzione di uno spazio filtro all’ingresso, la creazione di una continuità visiva attraverso arredi integrati e l’utilizzo di illuminazione e materiali come elementi strutturali della progettazione”.
Il bagno come infrastruttura
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il ruolo del bagno. In molte camere contemporanee questo spazio cresce, si articola e assume una centralità nuova. Secondo ATI Project i bagni non sono più ambienti isolati, ma spazi integrabili con la camera. Questa continuità permette di aumentare la percezione volumetrica e migliorare il comfort complessivo. Nei progetti di fascia alta, dall’esperienza dello studio Spagnulo & Partners, il bagno tende a frammentarsi in sottospazi: wc separato, doccia walk-in, area lavabo più generosa, vasca che in alcuni casi assume un ruolo quasi scenografico e dialoga con la camera, quando le dimensioni lo consentono. In questa stessa direzione va la tendenza a rafforzare il rapporto tra bagno e dressing, fino a costruire una vera e propria sequenza del comfort che accompagna i gesti della preparazione. Allo stesso tempo, emerge una cautela crescente verso l’open bathroom come soluzione universale. este’r partners lo dice in modo netto: “Pochi investitori e operatori ritengono ottimale una relazione troppo aperta tra camera e bagno. L’apertura spaziale e la continuità della luce beneficiano di una progettazione ariosa, tuttavia il mondo si sta integrando sempre più e gli hotel devono accogliere ospiti provenienti da culture differenti”. Le sensibilità culturali diventano quindi un parametro progettuale: l’equilibrio tra apertura e privacy va calibrato e reso modulabile.

Nuove funzioni
La stanza contemporanea integra funzioni sempre più diverse. Come il lavoro da remoto che ha introdotto nuove esigenze e ha modificato l’organizzazione degli arredi. ATI Project ed este’r partners osservano come la scrivania tradizionale stia lasciando spazio a configurazioni più articolate, integrandosi con l’area caffè o con un angolo relax, sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia contemporanea. Secondo Fabio Bonci: “Oggi, per esempio, il micro-workspace è un tema centrale: la classica scrivania a parete lascia il posto a postazioni ergonomiche con sedute confortevoli, tecnologia integrata e piani trasformabili”. Allo stesso tempo cresce l’attenzione per il benessere, che si estende oltre il perimetro del bagno. ATI Project ha notato una maggior richiesta di “superfici libere e layout flessibili per garantire all’ospite la massima libertà di utilizzo”.

Tecnologia e sostenibilità
La sostenibilità è oggi uno dei parametri più rilevanti nella progettazione della stanza, e incide soprattutto su bagni e impianti. ATI Project evidenzia come questo tema si leghi anche alle scelte distributive: “La sostenibilità governa ogni scelta tecnica senza mai compromettere l’estetica, soprattutto nel bagno dove consumi e materiali sono particolarmente rilevanti. Non si tratta di ridurre gli spazi ma di prevedere volumi intelligenti dove ogni centimetro risponde a logiche di comfort e resa termica. Questo approccio semplifica la distribuzione degli impianti, riducendo i percorsi delle tubazioni, le dispersioni e i futuri costi di manutenzione”. In questa lettura, la tecnologia diventa strumento di controllo e riduzione degli sprechi: “La tecnologia smette di essere un accessorio e diventa lo strumento per monitorare i flussi e abbattere gli sprechi idrici ed energetici”. Sul lato operativo, sostenibilità e gestione si incontrano soprattutto nel bagno: soluzioni più lineari riducono complessità di pulizia e manutenzione, senza perdere coerenza con il concept. Per Ambra Piccin crescono le docce aperte e lineari, con superfici continue e meno elementi complessi da pulire, mentre soluzioni troppo articolate possono generare criticità di housekeeping e percezione della pulizia.
Prospettive e tendenze
Guardando ai prossimi anni, la stanza appare sempre più come un ambiente flessibile e personalizzabile. ATI Project prevede un’evoluzione verso spazi riconfigurabili: “Nei prossimi anni vedremo un’integrazione sempre più spinta tra progetto e layout, con l’obiettivo di massimizzare la flessibilità della stanza. Lo spazio sarà riconfigurabile, non tanto attraverso pareti mobili complesse, ma tramite arredi trasformabili e sistemi integrati”. La tecnologia avrà un ruolo centrale ma discreto in “camere che riconoscono l’ospite attraverso preferenze salvate, scenari luminosi preimpostati e configurazioni climatiche personalizzate”. Sul fronte dell’esperienza, este’r partners mette l’accento sulla ricerca di camere “leggere, pulite, eleganti e intuitive”, capaci di mantenere lo spirito dell’hotel con un’espressione più discreta e accogliente: “La camera d’hotel deve parlare di identità personale, di riposo e di rigenerazione”. E anche l’idea di lusso sembra spostarsi: meno ostentazione, più qualità percepita attraverso comfort, silenzio, cura dei dettagli e coerenza tra spazi, servizi e gestione. Se negli ultimi anni l’ospitalità ha costruito spazi comuni sempre più spettacolari, oggi la maturità del progetto si misura nella precisione della stanza. In pochi metri quadrati devono convivere comfort, efficienza operativa e identità. È qui che architettura, interior design e ingegneria convergono per definire il valore reale dell’esperienza alberghiera.
