Progettare l’acustica negli hotel

Tra i cinque sensi, l’udito è l’unico a rimanere sempre attivo, anche quando non ne siamo del tutto consapevoli e durante il sonno. È (anche) questo a rendere l’aspetto dell’insonorizzazione degli ambienti un tema particolarmente importante per la costruzione di un’esperienza felice in albergo
Tra i cinque sensi, l’udito è l’unico a rimanere sempre attivo, anche quando non ne siamo del tutto consapevoli e durante il sonno. È (anche) questo a rendere l’aspetto dell’insonorizzazione degli ambienti un tema particolarmente importante per la costruzione di un’esperienza felice in albergo

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Dei cinque sensi che l’uomo possiede, l’udito ha un posto molto particolare. Gerarchicamente, nella vita contemporanea, non è il più ‘importante’. La vista ha, sotto molti aspetti, un primato e, di conseguenza, esiste una precisa gerarchia nelle scelte di progettazione e allestimento di uno spazio (o di una moltitudine di spazi organicamente organizzati, quali quelli di un hotel). Qual è il ruolo dell’udito? Questa è la domanda che bisogna porsi quando si inizia ad analizzare uno scenario complesso. Ancora prima delle soluzioni tecniche, bisogna chiedersi quali siano le necessità e i bisogni sensoriali del soggetto che vive, riposa, o lavora all’interno di un hotel.

L’udito è, evoluzionisticamente parlando, il senso dedicato alla comunicazione e al pericolo. In tempi lontani dell’evoluzione umana questi due aspetti coesistevano: oggi sono distinti ma coesistono ancora, per molti aspetti, a livello percettivo. Quindi ad esempio l’udito è l’unico senso che rimane in qualche modo ‘attivo’ anche durante il sonno, e di conseguenza il riposo notturno in un ambiente rumoroso può essere faticoso e meno ristorativo. Ma, allo stesso modo, anche le attività diurne e/o lavorative in un ambiente rumoroso posso essere ugualmente più affaticanti mentalmente, anche se non sempre questa fatica è percepita in maniera conscia. Questo è il motivo per cui è necessario contenere il livello di rumore sia negli spazi di riposo, che vedremo in dettaglio, che negli spazi di lavoro.

Ancora: esistono tipologie di rumore che ci affaticano – come il rumore da traffico – e tipologie di rumore che non ci affaticano o addirittura che ci ristorano – per esempio i suoni della natura – anche quando hanno la stessa intensità sonora. Devono esistere allora metriche di quantità del rumore (tutti hanno in qualche modo dimestichezza con i livelli di pressione sonora, misurati in dB), ma esistono anche metriche di qualità del rumore. Infine, l’udito è una parte del percorso di comunicazione. Alcuni tipi di ambienti (reception, bar, ristorante) devono poter permettere un’adeguata comunicazione, spesso tra persone che non hanno la stessa madrelingua. Esistono anche in questo caso criteri precisi di intelligibilità del parlato in ambienti rumorosi e linee guida per la relativa progetta-zione degli spazi.

Il comfort acustico in una camera d’hotel

Una stanza di hotel è un ambiente in cui coesistono molti dei contesti acustici che sono stati introdotti. È un luogo che deve innanzitutto garantire un livello di rumore contenuto. Per raggiungere questo requisito bisogna agire su due principi: aumentare l’isolamento acustico rispetto alle sorgenti di rumore esterne all’ambiente e contenere l’immissione di rumore delle sorgenti di rumore interne. I percorsi di trasmissione del rumore tra gli ambienti esterni e l’interno di una camera d’hotel sono molteplici: alcuni sono di immediata percezione perché riguardano percorsi diretti del suono cosiddetto ‘aereo’ (ovvero che si propaga per la sola via aerea): i rumori del traffico esterno attraverso gli infissi, i rumori che provengono dai corridoi attraverso la porta di ingresso, i rumori delle stanze adiacenti attraverso le pareti di separazione verticali o il calpestio dal soffitto. Altri percorsi di propagazione sono quelli definiti come indiretti e sono dovuti alla trasmissione di vibrazioni strutturali che si reirradiano all’interno della camera. Le sorgenti di vibrazione possono essere gli impianti tecnici a servizio della struttura (ascensori, unità trattamento aria in copertura o in vani tecnici) o esterni (infrastrutture di trasporto), o ancora vibrazioni indotte da stanze non adiacenti (ad esempio in piani diversi, ma che condividono una parete, o nello stesso piano se condividono una porzione di solaio). 

Se sul primo meccanismo di trasmissione di rumore (i percorsi definiti come diretti) esiste una crescente disponibilità di competenze tecniche tra i tecnici e disponibilità di soluzioni prestanti da parte dei fornitori, è il secondo meccanismo di trasmissione di rumore (l’indiretto) quello in qualche modo più subdolo e che richiede il professionista esperto in acustica e vibrazioni. Quando le trasmissioni indirette di rumore vengono trascurate in fase progettuale diventa molto difficile e oneroso intervenire in un secondo tempo. Vale la pena soffermarci su questo problema perché quando si interviene su una struttura preesistente c’è il rischio che si ereditino le trasmissioni strutturali di rumore dallo scheletro della struttura su cui si interviene.

Si è detto, inoltre, che una parte dei rumori è generata all’interno della camera e non va trascurata: i rumori dell’impianto di condizionamento dell’aria e quelli dei sistemi di refrigerazione. La rumorosità degli impianti di condizionamento è un tema complesso da gestire e impone opportune regolazioni (ad esempio delle velocità dell’aria) e soluzioni per l’immissione in ambiente (lame d’aria, ecc.). Esistono poi sorgenti di rumore puntuali, come i frigobar che, nonostante le dimensioni limitate, raccolgono differenti fenomeni fisici che generano rumore: componenti in bassa frequenza dovuti ai compressori, componenti a frequenze più alte dovute agli scambiatori e infine componenti ad alta frequenza derivanti da comportamenti in regime turbolento del fluido frigorigeno.

C’è poi un terzo punto che riguarda l’assorbimento acustico degli ambienti. Uno spazio trattato acusticamente con materiali assorbenti attenuerà parte dell’energia acustica generata o trasmessa all’interno dell’ambiente. Difficilmente però, in assenza di attenzione sui meccanismi di isolamento acustico e generazione di rumori all’interno di una camera di hotel (o uno spazio accessorio, quale un corridoio), questo tipo di trattamenti si dimostra risolutivo.

Privacy, progettazione e verifica

Se si chiede, in sintesi, a un cliente di un hotel quale sia il requisito necessario a una camera di hotel molto probabilmente la risposta sarà: un’adeguata privacy. Come collegare questo termine con quanto detto finora? Si è accennato in precedenza ai meccanismi passivi e attivi di ascolto. Tra i meccanismi attivi vi è anche l’adattamento al rumore di fondo, su cui si basano i criteri di privacy. La privacy è un meccanismo soggettivo che può essere espresso (in forma approssimata) attraverso criteri oggettivi (quindi criteri di progettazione, o di misura in fase di verifica) proprio a partire dalla conoscenza dei meccanismi cognitivi.

In una camera, il raggiungimento di un alto valore di isolamento acustico rispetto ai rumori esterni potrebbe non corrispondere a un altrettanto alto livello di privacy: potrebbero diventare, in una fase di riposo dell’ospite, molto evidenti rumori secondari, come il frigobar o le voci dal corridoio attraverso la porta d’ingresso. Analizzando il rumore dal punto di vista cognitivo, si evidenziano apparenti contraddizioni: il silenzio assoluto all’interno di una camera d’albergo (sempre che ci siano le condizioni ambientali perché possa essere raggiunto), potrebbe non corrispondere a un alto livello di privacy.

Anzi, si può affermare che un basso livello di rumore di fondo raramente permette di raggiungere una buona privacy. E questo non vale soltanto nelle fasi di riposo, ma può essere esteso a molte delle attività che un ospite svolge all’interno della camera: lavoro in remoto, telefonate e così via. Per raggiungere un alto livello di privacy può invece essere necessario che i differenti contributi di rumore all’interno della camera siano mitigati in modo coordinato: che ci sia, in altre parole, un bilanciamento tra le prestazioni di isolamento sui diversi percorsi di trasmissione del rumore e non ci sia una componente preponderante rispetto alle altre.

Il mondo delle costruzioni e delle finiture sta attraversando in questi anni alcune grandi innovazioni sulle modalità costruttive. All’edilizia tradizionale si è affiancata, specie nel caso degli interventi sull’esistente, l’edilizia a secco. Edilizia tradizionale ed edilizia a secco hanno logiche e criticità differenti che vanno accuratamente considerate, perché in molti casi i problemi acustici sono innescati da una scarsa attenzione nella fase esecutiva e nella posa in opera.

Lo scenario normativo

In molti casi sono le grandi catene di hotel, attraverso studi di progettazione ad hoc, a definire le proprie linee guida, anche in termini acustici, da prevedere in fase di progetto e verificare in opera. Esistono inoltre protocolli (tra i più famosi LEED, WELL, BREEAM) che possono essere richiesti come elemento di certificazione volontaria. Nel contesto hotel è di recente redazione il protocollo NHR-Acoustics-01:2025 – Acoustic Comfort and Quietness in Hotels, redatto dal gruppo olandese KGI.

Negli altri casi, la normazione tecnica tutela i clienti di un hotel, dal punto di vista acustico, con obblighi o raccomandazioni? In Italia da metà anni Novanta esiste una legge quadro per l’acustica che detta i principi per la tutela dall’inquinamento acustico. Questa legge e i suoi decreti hanno la finalità di assicurare il comfort acustico nel contesto residenziale e orientare la comunità tecnica a una maggiore sensibilità rispetto ai problemi derivanti dalla convivenza con il rumore.

Per estendere limiti e prescrizioni alle tipologie di ambienti che non sono residenziali (come ad esempio gli hotel) l’ente normativo italiano ha rilasciato la norma tecnica UNI 11367 sulla classificazione acustica degli edifici. In questa norma tecnica sono indicati requisiti ad esempio per uffici, luoghi di culto, e hotel. Sono introdotti alcuni nuovi criteri da rispettare, peculiari dei diversi scenari, e sono definiti livelli ‘base’ da raggiungere e livelli ‘avanzati’ più prestazionali. Dal 2017, per tutti gli interventi che riguardano l’efficientamento energetico e alcune tipologie di finanziamento, diventa obbligatorio il rispetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) che tradotto dal punto di vista acustico per le finalità di competenza di questa disamina, impone l’obbligo del rispetto dei criteri ‘avanzati’ della UNI 11367, criteri che – obblighi a parte – rappresentano ugualmente un riferimento che il tavolo tecnico dei professionisti può sfruttare per assicurare qualità acustica nell’esperienza di ospitalità.

La figura del professionista acustico

Spesso le soluzioni acustiche sono demandate ai fornitori di materiali edilizi e non a professionisti dedicati: si preferisce, spesso, il prodotto al progetto. Non è il singolo prodotto a permettere di raggiungere la prestazione, ma la progettazione. L’idea che sia il prodotto a fare la soluzione, di contro, è più semplice e anche più commercializzabile. Il produttore può investire in pubblicità, raramente entra nelle prestazioni e, quando lo fa, confronta numeri derivanti da prestazioni di laboratorio che, come abbiamo visto, poco o nulla hanno a che fare con la prestazione finale. Spesso preferire il prodotto al progetto non risulta nemmeno conveniente dal punto di vista economico, poiché il costo di un buon professionista acustico permetterà plausibilmente di risparmiare sui materiali, incrementando la prestazione acustica con presenza in cantiere e controllo della corretta posa in opera, e il suo costo professionale risulta ampiamente assorbito nel computo generale di realizzazione/riqualificazione.

Un sottile equilibrio

Questo breve contributo vuole passare in rassegna alcuni dei temi legati al comfort acustico e alla privacy all’interno di una camera di hotel, usata come esempio della complessità insita nei meccanismi di propagazione acustica. Proprio in virtù di tale complessità, le soluzioni migliori si ottengono attraverso la coerenza di un progetto e non attraverso singoli prodotti che – spesso con enfasi – riportano elevate prestazioni acustiche. Il riposo e la privacy sono esperienze soggettive che vanno considerate da un punto di vista cognitivo, e il progettista acustico deve maturare questa sensibilità e condividerla con i tavoli tecnici progettuali. Il benessere acustico di tutti i soggetti che vivono l’hotel, non solo gli ospiti, è conseguenza di un sottile equilibrio. Un buon progetto acustico, infatti, non si nota, ma si percepisce spesso indirettamente: nel riposo, nella comunicazione, nella qualità complessiva dell’esperienza. Viceversa un problema acustico è immediatamente percepibile, e spesso impatta negativamente sulla percezione generale dell’esperienza e sul riscontro espresso dagli ospiti nelle recensioni.

NOTA: L’autore Dario D’Orazio ringrazia Davide Spada, che ha condiviso la sua esperienza internazionale nella costruzione e nel recupero di strutture alberghiere, Linda Parati, coordinatrice del GL7 dell’UNI e Chiara Visentin dell’Università di Ferrara, ricercatrice attiva su temi cognitivi applicati all’acustica.meno conveniente dal punto di vista economico, poiché il costo di un buon professionista acustico permetterà plausibilmente di risparmiare sui materiali, incrementando la prestazione acustica con presenza in cantiere e controllo della corretta posa in opera, e il suo costo professionale risulta ampiamente assorbito nel computo generale di realizzazione/riqualificazione.

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