Un concept a prova di futuro

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Simile a un ostello per le tariffe e a un hotel di lusso per la qualità dell’offerta, il BUNK di Amsterdam si trova all’interno di un’antica chiesa sconsacrata e punta su un’atmosfera stimolante, un ricco programma di intrattenimento e spazi comuni pensati per favorire la socialità.
Nel progetto di recupero sono stati salvaguardati gli archi in mattoni e il soffitto a capriate in legno. E le camere? Sono cubi prefabbricati modulari che sembrano galleggiare nell’aria.

Lusso alla portata di tutti. È quel che promette Robin Hagedoorn, socio fondatore e ideatore di Bunk, il marchio olandese che ha debuttato nell’hotellerie di fascia economica nel 2019. Basta solo intendersi su quel che si intende per lusso. Se lo si misura in base alla superficie delle camere, beh, diciamo subito che quelle di Bunk sono minuscole. Ma “lusso” può essere anche un ambiente con un design originale, un’atmosfera stimolante e vivace, un ricco programma di intrattenimento, spazi comuni pensati per mettere in contatto viaggiatori e comunità locali e una forte attenzione alle pratiche sostenibili, un letto comodo e tanti servizi. Il tutto per poche decine di euro a notte. Proprio quel che offre Bunk, che è insieme ostello e albergo.
L’ispirazione per Bunk, racconta Hagedoorn – che ha un background nel settore immobiliare commerciale e nessuna precedente attività nell’hotellerie – è il Burning Man, il festival che si tiene ogni anno nel deserto del Nevada, quando prende vita una città effimera all’insegna della creatività, dello spirito di comunità e dell’inclusività. Un’esperienza che Hagedoorn ha deciso di incapsulare in un “concetto di ospitalità dirompente”. L’occasione giusta si è presentata quando gli si è offerta la possibilità di acquistare un’ex chiesa nel centro di Utrecht: Il sogno poteva avverarsi”, dice. Tre mesi dopo, lui e il socio hanno firmato il contratto per un’altra chiesa sconsacrata, ad Amsterdam.

Vestiti usati? Bunk li ricicla!
Nel concept di Bunk, la sostenibilità è il leimotiv di tutte le scelte progettuali e gestionali. Spazia dall’utilizzo di fornitori e prodotti locali selezionati tra quelli che sono a loro volta frutto di un approccio ecosostenibile, all’impiego di materiali e tecnologie anti spreco, a pratiche che favoriscono il riuso consapevole. Per esempio, nelle camere volutamente non ci sono cestini: gli ospiti sono invitati a usare i contenitori della raccolta differenziata nella hall.
Molte politiche sostenibili sono declinate anche sotto il profilo sociale. Un esempio. Joachim De Looij, che prima di approdare in Bunk come general manager ha lavorato per il gruppo Accor, aveva notato che molti turisti fanno shopping durante il viaggio e poi, per liberare spazio in valigia (soprattutto se viaggiano con le compagnie lowcost), lasciano in hotel molte cose vecchie, soprattutto capi di abbigliamento. Piuttosto che buttarli, Bunk ha deciso di mettere a disposizione degli ospiti una borsa dove lasciare gli abiti dismessi che, una volta lavati, vengono donati a un’organizzazione per i senzatetto. «Tutte le aziende oggi si focalizzano sulla sostenibilità – puntualizza de Looij -. È uno dei pilastri di tutto quello che facciamo, ma non la usiamo come argomento di marketing».

Le due chiese sono edifici storici protetti dall’equivalente delle Belle Arti olandesi: la Westerwerk di Utrecht è stata costruita nel 1891, quella di S. Rita ad Amsterdam è stata disegnata nel 1921 dall’architetto Alexander Kropholler. Entrambi gli interni sono di forte impatto architettonico. La trasformazione in albergo ha rispettato gli elementi storici sia all’esterno che all’interno e, dove possibile, ha cercato di riutilizzare i materiali originari. Il Bunk di Utrecht, per esempio, ha un imponente organo d’epoca, che è stato il punto di partenza del progetto di design dell’hotel. Con le vecchie panche in legno per i fedeli sono invece stati realizzati i pannelli di rivestimento del blocco che ospita il bar, la cucina e le camere nella navata centrale.

Il progetto del Bunk Amsterdam – firmato dall’architetto Rob Salemans (Raumkultur) con Hagedoorn e una squadra di creativi olandesi – ha salvaguardato gli archi in mattoni e il soffitto a capriate in legno. Per sfruttare al meglio lo spazio disponibile senza sacrificare la monumentalità della navata centrale, si è fatto ricorso a cubi prefabbricati modulari che sembrano galleggiare nell’aria. Questi solidi hanno pareti in laminato HPL e ospitano le camere standard che misurano 9-10 mq, bagno compreso. Altre camere sono ricavate in altri ambienti della chiesa, per esempio i sottotetti, hanno layout diversi e una superficie massima di 20 mq. In tutto, il Bunk Amsterdam ha 106 camere che possono ospitare da 1 a 5 persone. I prezzi partono da 54€ per notte. Il design permette di concentrare una gran mole di servizi e comfort in tutte le tipologie di camera, indipendentemente dalla superficie: letti da 90×210 o 160×210 cm con materassi e biancheria da letto di prima qualità, sistema di illuminazione ambientale tv a led, cassaforte, climatizzazione, bagno con docce nebulizzate ad alta pressione per risparmiare acqua, specchio antiappannamento, asciugamani in cotone equo e solidale e phon.
Le sistemazioni in stile ostello, invece, occupano cubicoli modulari in legno, o “pod”, ciascuno dei quali ha giusto spazio per un letto singolo o doppio. Una tenda oscurante chiude il pod, cosa che permette una maggiore privacy rispetto ai dormitori tradizionali. Anche nei pod gli ospiti hanno a disposizione gli stessi letti grandi e confortevoli delle camere e le stesse amenities, come prese di corrente e USB. I bagni in comune sono unisex ma garantiscono alti livelli di pulizia e comfort; per esempio, hanno pavimenti riscaldati. Nel Bunk Amsterdam i pod sono 52 e i prezzi partono da 24€.
«Quella dei pod è la soluzione più intelligente per gli edifici storici», afferma Hagedoorn: possono essere usati in modo flessibile, economico ed efficiente, senza toccare la struttura dell’edificio monumentale; ad Amsterdam sono sistemati nelle navate laterali e sotto le arcate.
Camere e pod sono minuscoli “ma tutto è di qualità molto alta”, affermano Hagedoorn e Joachim De Looij, manager director di Bunk. Il tutto a prezzi popolari perché camere piccole = più camere, più occupazione e tariffe più basse. Il target cui si rivolgono gli hotel sono da una parte i giovani che hanno un budget limitato, dall’altra tutti i viaggiatori che non sono interessati a spendere molto per una camera tradizionale.

Chiese, monasteri e…magazzini
La scelta di ricavare i due primi Bunk in ex-chiese ha una motivazione strategica (la monumentalità degli edifici) e una tattica (la disponibilità). Nei Paesi Bassi, infatti, la secolarizzazione ha reso ridondanti molti edifici di culto, che nel tempo sono stati destinati ad altri usi: «Ce ne sono molti in vendita in questo periodo», rivela Robin Hagedoorn.
La presenza di elementi architettonici, culturali e sociali – invece – coincide con la visione strategica, sociale e sostenibile di Bunk: la valorizzazione di questi elementi dà valore all’hotel e alle esperienze che può offrire. Per esempio, il Bunk di Utrecht, grazie ai due organi perfettamente funzionanti, ogni mese organizza un concerto d’organo che è diventato un appuntamento molto apprezzato dagli abitanti della città. «Grazie a noi, questi edifici tornano a essere un luogo di incontro e accoglienza al servizio della comunità, in una modalità contemporanea», commenta Hagedoorn.
La ricerca di edifici per ospitare i futuri Bunk continuerà a orientarsi verso edifici monumentali, non solo chiese ma anche monasteri, spazi industriali e magazzini dismessi, ex prigioni e così via.

Gli altri servizi a disposizione di tutti gli ospiti sono check-in automatizzato, sicurezza 24h/24, wifi gratuito e veloce per tutti, prese di ricarica e USB ovunque, armadietti a noleggio.
Camere e pod a parte, il design degli hotel non è standard, tiene a sottolineare il fondatore di Bunk: “Non crediamo in un unico architetto che firma tutto il progetto. Bunk è frutto di nostre idee e dell’evoluzione di un lavoro collettivo di co-creazione che coinvolto di volta in volta persone con professionalità diverse: architetti, artisti, interior designer. Alla fine, in linea con l’ispirazione di Burning Man”. L’obiettivo è creare un ambiente vibrante, divertente e interessante, da vivere in maniera informale. Vivace e inclusivo come un ostello, ma con un’offerta all’insegna della qualità accessibile. Opere d’arte sono sparse un po’ ovunque, mentre spazi e servizi comuni sono pensati per favorire la socialità, l’interazione, la fruizione delle strutture f&b e del programma culturale da parte sia degli ospiti, sia del quartiere: «Ci rivolgiamo a tutti e vogliamo essere un punto di incontro tra chi viaggia e chi abita qui», afferma Hagedoorn. Il Bunk Amsterdam, per esempio, comprende tra l’altro una biblioteca, una collezione di vinili e uno studio di registrazione/stazione radio. Il fulcro di questa comunità in continuo fluire è però il ristorante, che «è usato per tutto ed è molto di più di un semplice ristorante d’hotel», dice De Looij. I lunghi tavoli comuni sono pensati per favorire la condivisione. Il servizio bar e ristorante funziona dalle 7 del mattino a tarda notte, sette giorni su sette. Il menu presenta solo piatti vegetariani, ma si possono aggiungere carne o pesce pagando un supplemento. Tutto è preparato nelle cucine con ingredienti sostenibili e a Km 0 per quanto possibile. «Da noi si può pranzare con 12 €, che per l’Olanda è molto a buon mercato e attira la clientela locale», dice De Looij. C’è anche una parte di autoproduzione: a Utrecht, per esempio, è interna alla struttura anche una produzione artigianale di birra, vodka, jenever e gin.
Anche il programma culturale è pensato per interessare sia ospiti interni che abitanti del luogo. Ogni Bunk collabora con artisti locali per attività come mostre, conferenze, letture di poesia, spettacoli di cabaret, musica dal vivo, installazioni. Tutte queste attività culturali sono organizzate da una fondazione che riceve una percentuale dei ricavi dell’hotel. «Non siamo solo un hotel commerciale, ma anche un’impresa sociale», conclude Hagedoorn.

Un concept a prova di futuro
- Ultima modifica: 2021-08-31T15:35:58+02:00
da Flavia Fresia

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