Guinness World of Records

6850 nocciole per il serpentone più lungo del mondo

Cortemilia, nell’Alta Langa piemontese, è la capitale della nocciola tonda gentile IGP Piemonte, una delle eccellenze gastronomiche del nostro Paese. Il 16 agosto 2014 ha confermato questo ruolo stabilendo un record mondiale: la più lunga file di nocciole collocate al suolo da 86 testimoni giunti da tutto il mondo oltre che dall’Italia. Langhe, Roero e Monferrato nel 2014 sono stati iscritti dall’Unesco nell’elenco dei siti patrimonio mondiale dell’umanità

Gli amministratori dell'Alta LangaParte dei territori di Langhe, Roero e Monferrato nel 2014 sono stati iscritti dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’umanità: minimo comun denominatore la cultura del vino e tutto ciò che vi ruota attorno compreso il castello di Grinzane che appartenne al conte Camillo Benso di Cavour che per diciassette anni, tra il 1832 e il 1849, fu sindaco di Grinzane e promotore del consorzio di produttori che trasformò un robusto vino da tavola, il barolo, in una delle eccellenze enologiche italiane apprezzata in tutto il mondo. Le Langhe sono anche il territorio ideale per coltivare un’altra eccellenza della gastronomia italiana, le nocciole. Il clima è influenzato dal Mar Ligure, che dista solo 80 chilometri verso Sud, il terreno è marnoso in quanto emerso dal mare 6 milioni di anni fa a causa della spinta dell’Africa nei confronti del continente europeo, i venti asciugano il terreno e fanno stormire le foglie dei boschi che salgono e scendono lungo l’infinita sequenza di colline che contraddistingue il versante piemontese dell’Appennino ligure tra Savona e Aqui Terme (che i romani ventuno secoli fa valorizzarono come via di commerci tra i porti della costa ligure e l’entroterra padano). Queste sono le ideali condizioni per coltivare la nocciola, diamante grezzo di questo territorio, soprattutto della sua parte più meridionale ma anche la più elevata dal punto di vista dell’altitudine. Le Langhe insomma non sono solo vino, sono anche nocciole e Cortemilia ne è l’ideale capitale. Per affermarlo una volta di più, il 16 agosto 2014 l’Alta Langa a Cortemilia ha stabilito il record mondiale della fila di nocciole più lunga del mondo, certificata ufficialmente dal giudice unico del Guinness World Records giunto appositamente da Londra: un serpentone di nocciole lungo 106 metri costituito da 6850 nocciole con guscio. La sfida è stata lanciata dal Comune di Cortemilia, hanno partecipato al tentativo di record anche sindaci e amministratori comunali degli altri Comuni dell’Alta Langa dove il Piemonte si spinge verso lo spartiacque meridionale che lo divide dalla Liguria. 86 testimoni avevano ciascuno un tubo di plexiglas con 75 nocciole all’interno. Hanno collegato i tubi tra di loro posandoli a terra mettendo le nocciole a diretto contatto. I testimoni sono arrivati da tutto il mondo (Germania, Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti) oltre che dall’Italia. Hotel Domani era presente anche come testimone.
Cortemilia ha 2500 abitanti. Nello stemma comunale è presente il nome Cohors Aemilia e fa riferimento al console, poi censore, Marco Emilio Scauro, al quale si deve la predisposizione del tracciato e la costruzione, dal 109 prima della nostra era, della Via Aemilia Scauri che congiungeva Luni a Vada Sabatia (Savona) e che toccava anche Acqui Terme con diramazioni varie, compresa una verso Alba. Con Scipione l’Africano, nel 202 prima della nostra era a Zama Roma aveva conquistato l’impero sconfiggendo la grande rivale del Mediterraneo Occidentale, Cartagine. Conquistato l’impero, Roma lo consolidò tracciando una rete di strade che ancora oggi ci stupisce per l’incredibile lungimiranza politica ma anche per la conoscenza geografica e la scienza edile dimostrata dai nostri antenati dell’urbe latina. Da Roma, dal chilometro Zero, partiva una superba rete di strade che nel corso dei secoli avrebbe collegato Roma con il Mare del Nord e l’Oceano Atantico a Nord e a Ovest, con i deserti africani e mediorientali a Sud e Sudest, con le selve germaniche a Nordest, con le pianure erbose dell’Eurasia e il Caucaso a Est. Cortemilia a sua volta, coincidenza che è stata puntualizzata con un monumento eretto nel centro del paese, risulta equidistante dalle maggiori capitali del mondo. Cortemilia come nuova Roma? Perché no?
Cortemilia è stata perfino vittima del colpo di Stato di Andrea Doria che nel 1528 ribaltò le alleanze di Genova passando dai francesi agli spagnoli. Per ribadire la sua superiorità sulla costa, Doria fece interrare il porto di Savona compromettendone i commerci, che passavano per l’appunto da Cortemilia.
Cortemilia è la capitale mondiale della nocciola di qualità grazie all’importante produzione di nocciola tonda gentile Piemonte IGP. La produzione di nocciole nell’Alta e Bassa Langa risale alla seconda metà del 1800 e si è affermata grazie ad alcune famiglie del luogo che hanno saputo ramificare i loro commerci in Italia, Europa e Sud America. Siamo nella terra – il Piemonte – che ha dato i natali al gianduja e alla nutella dove nocciola e cioccolato hanno dimostrato un connubio di successo mondiale. Pietro Ferrero (1898-1949), l’inventore della nutella, era un langarolo. La nocciola è un prodotto incredibilmente eclettico: un partner ideale in pasticceria come in gelateria ma anche in cucina. Cortemilia a sua volta è la patria di una speciale torta alle nocciole, soffice, gustosa, elegante, che è figlia soprattutto di Giuseppe Canobbio, un generoso, indomito settantanovenne che ha iniziato a lavorare all’età di 10 anni e ogni giorno per suo piacere e per il piacere dei suoi affezionati clienti si alza alle quattro e mezzo della mattina per impastare a mano la pasta che poi nel forno si trasforma in una torta elegante per la vista, fragrante per l’olfatto, sublime a contatto con il palato. “I prodotti dolciari da forno che produciamo nascono da una continua ricerca” spiega Giuseppe Canobbio con l’entusiasmo di un ragazzino. “Siamo in cinque in famiglia a lavorare nel nostro negozio/laboratorio (padre, madre, le tre figlie), ogni nuova proposta deve avere il consenso di tutti e cinque. Assaggiamo e se anche uno solo ha dei dubbi, si ricomincia finché non si raggiunge l’unanimità. Noi per primi dobbiamo essere convinti di ciò che proponiamo ai nostri clienti.” Il suo negozio è nel cuore del borgo antico di Cortemilia: a fianco del negozio, Giuseppe ha acquistato alcuni edifici che ha trasformato in albergo diffuso in collaborazione con la moglie, cui è unito da più di mezzo secolo, e le tre figlie, tutte impegnate nell’azienda di famiglia.

Langhe for ever
Quale migliore occasione – il record mondiale di Cortemilia – per tornare per l’ennesima volta nelle Langhe? Il territorio mi richiama alla mente i quadri di oceani in tempesta con onde immense che si sono irrigidite come per un colpo di pennello nel loro movimento ondulatorio. Le grigie strisce asfaltate salgono e scendono lungo le colline seguendo le linee di livello del terreno obbligando i veicoli a un percorso contorto e altalenante esattamente come accade a un vascello in balia dei venti e delle onde. Ecco una situazione dove il naufragar m’è dolce. Sei circondato da boschi di noci, noccioli, querce che si alternano ai vigneti e ai prati. Più boschi in Alta Langa, più vigneti in Bassa Langa dove spiccano nomi famosi come La Morra, Monforte, Serralunga, Alba, i primi soprattutto per i vini, Alba anche per il tartufo, altra eccellenza unica sempre a livello mondiale. E’ incredibile come questo territorio sia cosmopolita grazie anche all’emigrazione che nel passato ha spopolato queste terre spargendo uomini e donne nel mondo da cui sono tornati o sono rimasti restando tenacemente in contatto con la loro terra di origine, distante anche decine di migliaia di chilometri, cogliendo ogni opportunità di affermarsi dove si erano arenati ma anche di creare intensi rapporti commerciali con la terra di origine scoprendo che la Langa non era solo una terra da cui partire ma era anche un’incredibile opportunità grazie al suo clima e alla tipologia unica della sua terra. E’ qui che la vite ha trovato pane per i suoi denti, vale a dire un terreno marnoso, ricco di sali e minerali, ma anche arido in superficie che obbliga le sue radici a ramificarsi in profondità per suggere acqua, sali e minerali necessari alla sua sopravvivenza. Il vitigno principe di questo territorio è il Nebbiolo (da nebbia, che in autunno copre le Langhe come una morbida coperta, ma anche per il colore dell’uva sui pampini), che in cantina è prodotto in purezza o diventa Barolo e Barbaresco a seconda del territorio di produzione e del disciplinare applicato. E’ un vitigno forte, burbero, in grado di trasformarsi in vini di superba nobiltà, capaci di invecchiare, migliorando, come le antiche querce secolari che si nascondono nei boschi delle Langhe. Il barolo è figlio di Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861), un conte malinconico, cadetto senza soldi, militare di carriera mancato, obbligato a diventare milionario per potersi concedere i grandi vizi della sua vita: il gioco d’azzardo, le donne, la politica. Donnaiolo impenitente, Cavour non si sposò mai, giocatore incallito, vinse e perse milioni riuscendo sempre a guadagnare come agricoltore e commerciante più di quanto perdeva, politico rivoluzionario, si travestì da moderato per ribaltare l’equilibrio politico del Piemonte prima, della penisola italiana poi. Morì nel momento del suo massimo successo: l’unificazione della penisola sotto la dinastia dei Savoia cancellando con un tratto di penna il regno del Papa (che aveva 1000 anni) e quello dei Borbone (che risaliva al 1734 ma era erede dello sbarco degli Aragonesi di Spagna in Sicilia a inizio 1300 e a Napoli nel 1443, Aragonesi diventati per successione dinastica prima Asburgo e infine Borbone) nonché alcuni ducati come quelli toscano e parmense. Cavour riuscì a plagiare Napoleone III, imperatore dei francesi, convincendolo a portare le sue truppe in Italia per scacciarne gli austriaci. Gli regalò il Monte Bianco. Utilizzò un rivoluzionario sfortunato, Garibaldi, la cui biografia fino a quel momento poteva essere sintetizzata in un motto lapidario: veni, vidi, persi, per un colpo di mano, l’impresa dei Mille, che ricorda per certi versi l’epopea dei Normanni che attorno all’anno Mille vennero nel Mediterraneo dalla lontana Normandia ridisegnandolo a loro immagine. Fosse vissuto più a lungo, Cavour forse avrebbe evitato la deriva stragista nel Sud e autoritaria nel resto del paese che il regno assunse da subito. La morte fu repentina quanto improvvisa, causata da una zanzara anofele che compì il delitto perfetto dal punto di vista di re Vittorio Emanuele II, che temeva il suo presidente del Consiglio e non sapeva come sbarazzarsene. La morte ha mantenuto immacolata la coscienza umana e politica del conte di Cavour padre della nostra patria.

La meglio gioventù
Giovanna e Serena Cavagnero sono le giovani figlie venti/trentenni di Carlo, un imprenditore di successo che alcuni anni fa ha deciso di diversificare le sue attività acquistando dei vigneti nelle Langhe nel Comune di La Morra dove ha iniziato a produrre dei grandi Baroli oltre a superbi Nebbioli e perfino a un bianco Arneis che riesce a stupirti per gli intensi aromi all’olfatto e la vellutata carezza in bocca. L’azienda agricola Brandini dispone di 14 ettari di terreno coltivato a vigneto attorno alla fattoria che dal 2014 è diventata anche un’azienda agrituristica che offre 5 camere di cui tre dotate di angolo cottura. “La nostra azienda è votata alla produzione organica” spiega Giovanna. “Produciamo vini biologici, assieme ad altre aziende italiane che condividono i nostri valori facciamo parte di Vino Libero, dove proponiamo una produzione enologica libera da sostanze chimiche come i solfiti. Nei nostri vigneti utilizziamo solo verderame come disinfestante e i roseti come barriera antisettica. In campagna non utilizziamo diserbanti, pesticidi o concimi chimici. Lavoriamo meccanicamente o manualmente il sottofila (in particolare per le uve che vengono utilizzate per produrre il barolo). I nostri sono vitigni autoctoni curati in modo tradizionale con potatura corta e due diradamenti annuali dei grappoli. Produciamo poco vino ma più buono.”
Grazie all’azienda agrituristica, Brandini offre sia le camere che un ottimo ristorante con la cucina a vista. “Gli arredi delle camere sono stati realizzati con legno da foreste ecogestite” spiega ancora Giovanna Cavagnero. “I tendaggi e la biancheria sono in filati bio, i tappeti in pura lana e i rivestimenti murali in carta riciclata. Le camere sono state dedicate a grandi scrittori italiani dal compianto langarolo Cesare Pavese, poeta della solitudine, a Luigi Veronelli, poeta del vino, a Mario Soldati, poeta del territorio, a Mario Rigoni Stern, poeta degli umili, a Umberto Saba, poeta della lingua.” Gli ospiti hanno a disposizione la connessione wifi a Internet in modalità gratuita. Per scoprire il territorio, gli ospiti hanno a disposizione anche biciclette elettriche a pedalata assistita. Sul retro dell’agriturismo, un orto biologico con verdure di stagione, pomodori, erbe aromatiche, nonché un piccolo frutteto.
Lo staff è giovane, tutti fanno tutto, comprese Serena e Giovanna, che aiutano in cucina e a servire a tavola. L’agriturismo Brandini è circondato dai vigneti, presenta al sole la terrazza con piscina esterna dove gli ospiti si godono il sole tra una degustazione e l’altra, tra una visita al territorio, alle sue cantine, ai suoi caratteristici borghi storici compreso il vicino castello di Grinzane diventato patrimonio dell’umanità Unesco con il suo interessante museo. Non meno interessante da visitare è anche il museo multimediale del vino di Barolo.

Un bergamasco nelle Langhe
Carlo Zarri ha un’anima duplice: padre langarolo, madre bergamasca, Carlo si è diplomato nell’Istituto tecnico del turismo di Bergamo nel 1983. E’ tornato da adulto nella terra di suo padre, Cortemilia, per gestire l’albergo di famiglia, Villa San Carlo. Qui ha conosciuto la moglie Paola, che lo ha affiancato nell’attività alberghiera e ristorativa. Anche Bergamo è stata una città con un’anima duplice: longobardica nell’aristocrazia assisa nella turrita città alta, celtica nel contado, con una lingua aspra, crucca, che né i Romani e nemmeno gli Italiani sono riusciti ad addomesticare. Città bivalente, la sua storia è legata sia al dominio dei Visconti a partire dal 1328, che avevano conquistato il potere a Milano espandendolo a mezza Italia, da Genova fino a Belluno nel Nord, che alla serenissima Repubblica Veneta cui Bergamo si dedicò nel 1428. Zarri della sua anima bergamasca ha colto il cosmopolitismo di una città al centro della Pianura Padana, fiera della sua diversità etnica e linguistica, in stretto contatto con entità internazionali come furono Milano e Venezia tra 1300 e 1800. Zarri a Cortemilia ha portato il suo complesso retaggio bergamasco scoprendo nello stesso tempo le incredibili potenzialità di Langa e Roero nel settore dell’enogastronomia, quello cui si è dedicato diventando innanzitutto un cuoco e un sommelier di fama internazionale. Alieno da qualsiasi forma di provincialismo, Zarri ha aiutato a trasformare Cortemilia in una sorta di capitale del mondo grazie alle eccellenze enologiche e gastronomiche di un territorio che a sua volta possiede una storia non meno originale rispetto a quella bergamasca, basti pensare al ruolo svolto dal “langarolo” Camillo Benso conte di Cavour. Storia vuole che tra gli artefici del capolavoro di Cavour, l’unità d’Italia, ci siano stati 180 bergamaschi che fecero parte della spedizione dei Mille.

Un record, 86 testimoni
La fila più lunga di nocciole che ha raggiunto il record ed è entrata nel prestigioso libro del Guinness dei Primati è stata di 6850 nocciole, messe in fila da 86 testimoni per una lunghezza di 106,14 metri lungo la pontina sul fiume Bormida che unisce i due borghi di San Pantaleo e San Michele di Cortemilia, capitale della nocciola. I paesi limitrofi giunti a Cortemilia con i loro Gonfaloni che hanno concorso a raggiungere il primato sono: Castino, Torre Bormida, Bergolo, Castelletto Uzzone, Levice, Pezzolo Valle Uzzone, Perletto, Camerana, Vesime, Cossano Belbo, Benevello, Serole, Bossolasco, Mombarcaro, Albaretto Torre, Cerretto Langhe, San Benedetto Belbo, Saliceto, Trezzo Tinella, Somano.
“E’ stata una grande festa” sottolinea il vicesindaco di Cortemilia Roberto Bodrito, “la grande partecipazione delle associazioni di volontari locali e di tutti i paesi limitrofi ha reso questo traguardo un successo di tutto il territorio. Vogliamo, tutti insieme, far crescere l’economia dell’Alta Langa e questo non può che partire dai nostri prodotti tipici tra cui le nocciole, già considerate le più buone del mondo, faranno da traino a tutti gli altri tesori compresi i vini dei terrazzi di Cortemilia, i grandi formaggi, i salumi, il miele.”
Carlo Zarri, consigliere comunale di Cortemilia e coordinatore del progetto Guinness World Record, spiega: “E’ stata una organizzazione molto complicata e, per certi versi, anche onerosa ma che grazie all’aiuto di tantissimi volontari e di molte aziende sponsor siamo riusciti a portare a termine con successo. Insieme al monumento che ricorda Cortemilia al Centro del Mondo, abbiamo intrapreso una strada che favorirà la promozione del territorio con i suoi aspetti turistici, agricoli e artigianali”.

Cortemilia al centro del mondo
Il centro del mondo si trova in Italia, nel comune di Cortemilia. La scoperta è frutto di uno studio condotto con l’utilizzo di Google Earth, effettuato collegando una serie di capitali o altri punti di riferimento sulla mappa, posti da un capo all’altro della Terra, con una linea immaginaria: in tutti i casi e con tutte le combinazioni provate, il comune di Cortemilia è risultato essere sempre nel mezzo. Tanto che questo paese, a 7000 chilometri da Chicago e a metà strada tra Alaska e Città del Capo, è stato definito l’ombelico del mondo. A fare l’incredibile scoperta due appassionati di geografia, Carlo Zarri e Gianluca Jervolino, che hanno lavorato per otto mesi tra calcoli e indagini, fino ad arrivare all’incredibile scoperta. Cortemilia, ubicato tra le province di Cuneo, Asti, Alessandria e Savona, tra le regioni di Piemonte e Lombardia, è a tutti gli effetti il centro del mondo. La scoperta ha talmente entusiasmato cittadini e istituzioni che è stato realizzato un monumento a più piani, sul quale sono stati realizzati i quattro punti cardinali e ovviamente un cesto pieno di nocciole, simbolo del nuovo ombelico del mondo.

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