Due Torri Hotel, Verona

Classico. Elegante. Prezioso

L’hotel di lusso di Verona offre 86 camere pregne di storia e di eleganza, un habitat unico in città per chi ami la storia e la cultura, un ristorante di notevole qualità, l’Arena Casarini unica in Italia per la qualità degli affreschi che la caratterizzano, restituita al suo originale splendore, bar e garage interno, il tutto nel cuore della Verona romana di fronte alla basilica di Sant’Anastasia, la chiesa più grande della città, iniziata nel 1290, colma di opere d’arte. Il Due Torri Hotel di Verona è affiliato al consorzio internazionale alberghiero The Leading Hotels of the World

Lo vedo, con gli occhi della mente, il giovane Amadeus Mozart che corre su e giù per le scale e attraverso l’imponente hall della Locanda dell’Aquila, oggi Due Torri Hotel, quando andò a Verona nel gennaio del 1770 accompagnato dal padre Leopold che esibiva il giovane genio nelle principali corti d’Europa. Mozart aveva 14 anni. Dotato di un’indole giocherellona che non lo abbandonò mai, come deve essergli sembrata strana ma anche divertente quella locanda con cambio di cavalli già antica al suo tempo, di fronte a un’imponente chiesa non meno antica, quella di Sant’Anastasia che condivide la piazza con l’albergo.
Chissà che cosa avrà pensato il giovane genio di quel sarcofago collocato all’aperto su un lato della piazza, al di sopra di una sorta di porticato: gli avrà ispirato qualche scena di uno dei suoi capolavori? Quel sarcofago in attesa di una sistemazione definitiva: il simbolo dell’Italia anche se all’epoca di Italia non si parlava. L’Italia nel frattempo è stata fatta ma il sarcofago è sempre lì: il provvisorio che diventa eterno. Nel 1770 Verona da 365 anni faceva parte della Serenissima Repubblica di Venezia. La Serenissima a sua volta era un’istituzione che andava per i mille anni e che in quel momento pareva potesse resistere almeno altrettanto. I suoi domini di terraferma andavano dal fiume Adda a Ovest fino al Friuli e alla Dalmazia a Est. I Turchi, i suoi più feroci nemici sul mare, erano in piena decadenza. Non c’erano nubi all’orizzonte… Chissà come si sarebbe divertito il piccolo genio se avesse partecipato alla manifestazione del Due Torri Hotel che si è svolta il 17 dicembre del 2015 per celebrare il restauro dell’Arena Casarini, il ciclo di affreschi di soggetto cistercense che Pino Casarini realizzò nel 1958 per la riapertura dell’albergo, il primo albergo di lusso di Verona. Casarini realizzò anche gli affreschi della hall, dedicati ai trecenteschi cavalieri Bradeburghesi che stazionavano a Verona e specificatamente in questo edificio che fungeva da loro ostello. Anche questi affreschi sono stati perfettamente restaurati. Nel 1958 in albergo vi lavorava Raimondo Giavarini, classe 1929, un giovane comasco giramondo negli alberghi d’Europa che a Verona si fermò per l’apertura dell’albergo senza sapere che vi sarebbe rimasto il resto della sua vita, diventando direttore dell’albergo dieci anni dopo, rimanendo tale finché non andò in pensione nel 1995. A Verona Giavarini quarant’anni fa conobbe e sposò un’incantevole ragazza di cui è ancora innamorato. Elegante e discreto come sanno esserlo soprattutto i direttori dei grandi alberghi, Giavarini era presente come un antico cavaliere all’inaugurazione della rinata Arena Casarini, operazione finanziata interamente dal gestore dell’albergo, la Duetorrihotels, sotto l’accorta regia della locale Sovrintendenza alle Belle Arti. Serata all’insegna del circo grazie ai fenomenali allievi dell’Accademia di Arte Circense di Verona diretta da Andrea Togni, rampollo di una delle più illustri dinastie circensi italiane. Ragazzi e ragazze giovani, semplicemente eccezionali. Lo spettacolo si è diviso in due parti, prima nell’Arena, poi nella Hall, in mezzo al pubblico che è rimasto incantato e meravigliato da tanta bravura. Chi blatera contro la gioventù dei nostri tempi, dovrebbe vederli all’opera. Amadeus si sarebbe divertito, sia all’esibizione dei giovani artisti che alla proiezione degli affreschi di Casarini sulla facciata esterna dell’albergo con un originale, spettacolare effetto 3D mapping: ne avrebbe tratto spunto per qualche opera o per qualche sonata scritta sul momento.
IL DUE TORRI HOTEL
Ci sono alberghi che sono anche musei, musei vissuti, pregni di storia a ogni passo che fai, in ogni scorcio che ammiri e nello stesso tempo sono capaci di metterti a tuo agio come se anche tu fossi nato da lombi nobili, abituati da sempre a sentirsi a casa in questi luoghi, e non discendi invece da quell’infinita genìa di poveracci che attraverso i secoli il pane lo hanno sempre guadagnato con il sudore della fronte quando riuscivano a guadagnare un pezzo di pane. I miei antenati sono quei poveri disgraziati che Dario Fo ha nobilitato nel “Mistero Buffo”, una sorta di controcanto popolare alla aristocratica “Commedia” del divino Dante. Il Due Torri Hotel di Verona ha i quarti di nobiltà della nobiltà del tempo e di tutti gli aristocratici e i grandi personaggi che lo hanno frequentato fin da quando fu prima ostello e poi locanda per divenire infine hotel di lusso. E’ un museo per la qualità e il pregio degli arredi, dei mobili di antiquariato, delle statue originali, dei quadri d’epoca, perfino degli affreschi più recenti dell’ultimo degli affrescatori del 1900, il veronese Giuseppe Casarini. Le camere hanno le tappezzerie in tessuto tesato alle pareti, il marmo di Verona negli spazi comuni, il parquet nelle camere, i bagni in marmo ma anche i materassi di ultima generazione con le molle insacchettate e il top, i piumoni sono caldi e “coccolosi”, l’habitat è antico nello stile, contemporaneo nel comfort come ti aspetti in un albergo affiliato ai Leading Hotels of the World, il più prestigioso dei consorzi alberghieri internazionali. Soprattutto, l’albergo è parte viva e vivace di una città non meno viva e vivace anche se così antica come Verona.
Verona è città antica, affascinante, un vero scrigno della memoria all’interno delle mura merlate (alla ghibellina, con i merli a coda di rondine che indicavano il partito dell’imperatore contrapposto a quello del papa, che aveva i merli pieni), con l’Arena che rammenta sia il passato romano legato ai ludi gladiatori dove umani e animali si immolavano per il piacere assai discutibile del pubblico del tempo che il presente di eccezionale palcoscenico dell’ottima musica e del bel canto sul quale si sono esibiti e continuano a esibirsi sia le star della musica leggera italiana e internazionale che quelle dell’opera lirica. La Verona letteraria è quella consegnata ai posteri da William Shakespeare con il suo “Romeo e Giulietta”, immortale cantico dell’amore che rimanda anche ai non meno immortali versi di Dante Alighieri “Amor ch’a nullo amato amar perdona” che ricordano un’altra tragedia del cuore e dei sensi, quella di Paolo e Francesca, che Dante rese letteraria dopo che Gianciotto Malatesta l’aveva consumata e involgarita come un geloso villico qualunque… Il balcone di Giulietta è giusto nel cuore del centro storico della città, abborracciato negli anni Trenta da un personaggio con il talento del teatro che trasformò un banale balcone di ferro vestendolo con il marmo di un sarcofago. Italiani, popolo di teatranti. A giudicare dalle migliaia e migliaia di lettere e post appesi tutti i giorni sul portone della casa di Giulietta, scritti in tutte le lingue del pianeta, mai un artificio fu più azzeccato. Il centro storico che inizia all’Arena e scorre davanti alla casa della sfortunata Capuleti, vittima più degli ormoni che di Cupido, termina con la basilica di Sant’Anastasia, la chiesa più grande di Verona, in realtà collocata nel punto più interno della città di epoca romana, in prossimità dell’ansa del fiume Adige dove sorge il Ponte di Pietra. La chiesa risale al 1290, l’anno della posa della prima pietra perché l’ultima pietra non è mai stata collocata. Il portale gotico è del 1330. Il pavimento è ancora quello originario del 1440. L’interno è uno spettacolo di bellezza aerea nelle alte crociere della volta decorate come merletti, di quadri del 1400 e 1500, di cappelle una più originale dell’altra, con due acquasantiere sostenute da due gobbi baffuti ai lati dell’entrata che da sole varrebbero la visita della basilica se non ci fosse la competizione di molti altri capolavori come l’affresco del Pisanello del 1433, intitolato “San Giorgio e la Principessa”, che un grande schermo posto all’altezza di chi deambula nella chiesa aiuta a scoprire e a discernere visto che l’affresco è stato realizzato in una nicchia a non meno di quattro metri di altezza.
La basilica aggetta sull’omonima piazza con un arco sul lato di sinistra per chi guarda la basilica sormontato da un’arca sepolcrale in cui giace Guglielmo da Castelbarco, nato a Castel Lizzana, vicino a Rovereto, signore della Vallagarina che non contento di aver guerreggiato e saccheggiato i beni altrui in vita, rimediando anche una scomunica, si fece seppellire in un sarcofago bene in vista di chiunque passi davanti alla basilica. Il pugnace Guglielmo fu alleato dei signori di Verona, gli Scala, ma fu soprattutto amico di Dante Alighieri (che accolse nel suo castello della natia Lizzana). A Verona dette inizio ai lavori per la costruzione della basilica. Morì nel suo castello a Lizzana nel 1320, precedendo di un anno l’amico toscano, e venne traslato nel sarcofago di Verona dagli amici scaligeri per i quali aveva pugnato a capo di un’oste come avrebbe detto l’amico Alighieri.
Sulla destra rispetto alla basilica c’è un altro monumento che Dante Alighieri avrebbe apprezzato, il Due Torri Hotel. L’edificio che ospita l’albergo era noto in passato come il Palazzo dell’Aquila, ed era stato costruito nella prima metà del 1300. Era l’epoca della conquista del potere da parte della famiglia degli Scala iniziata nel 1262 con Mastino, divenuto Capitano del Popolo, e proseguita con i suoi eredi fino al 1387. Fu Cangrande I, vicario imperiale, a inserire l’aquila asburgica nello stemma familiare all’inizio del 1300. L’edificio nel 1334 fu assegnato dagli scaligeri ai Cavalieri di Brandeburgo perché lo usassero come ostello, una vocazione riemersa più volte nel corso del tempo e affermatasi definitivamente a partire dal 1958. I Cangrande, detti anche Scaligeri dal loro emblema, una scala, erano alleati dell’imperatore del Sacro Romano Impero per il quale controllavano lo sbocco nella Pianura Padana delle principali vie che giungevano dalle Alpi orientali attraverso il passo del Brennero e il passo di Resia, controllati dal Conte del Tirolo Lodovico di Wittelsbach, che era anche Marchese di Brandeburgo, altro nobile ghibellino come i veronesi. 500 Cavalieri Brandeburghesi, provenienti per l’appunto dal Tirolo, stazionavano a Verona per proteggere gli interessi dell’impero sostenendo il dominio dei Cangrande. Nel 1363 il Tirolo fu acquistato dagli Asburgo d’Austria, nel 1387 cessò il dominio degli Scaligeri a Verona, una pagina di storia terminò, anche per il Palazzo dell’Aquila.
Dai primi del 1400 fino al 1730 l’edificio appartenne alla famiglia Bordieri. Coltellai originari del bresciano, i Bordieri si trasferirono a Verona alla fine del 1300 e divennero orefici. Acquistato il palazzo, furono loro ad adibirlo a locanda nel 1674. Era già l’albergo di riferimento della città: ospitarono le grandi personalità dell’epoca, da Mozart a Goethe. Un’insegna marmorea murata in facciata negli anni ’50 del 1900 ricorda il soggiorno di Mozart, nel gennaio del 1770, giusto pochi giorni prima di compiere i 14 anni (li compiva il 27 del mese). Subentrarono poi la famiglia degli Zenobi, e poi quella degli Arvedi, che trasformarono la locanda in Grand Hotel Imperiale. Nel 1859 nel palazzo fu firmato il Trattato di Villafranca tra Napoleone III, Vittorio Emanuele II, l’Arciduca Ranieri e il maresciallo Radetzky. Nessuno dei contraenti lo sospettava (Camillo Benso conte di Cavour invano chiese al suo re di non firmare e proseguire da solo la guerra dimettendosi da capo del Governo di fronte alla saggia decisione di Vittorio Emanuele, che non volle ripetere l’errore del 1848), ma l’unità d’Italia fu sottoscritta proprio quel giorno: gli austriaci di fatto non avrebbero più potuto intervenire in ciò che sarebbe accaduto successivamente nella penisola. E’ ciò che accadde 12 mesi dopo quando Giuseppe Garibaldi sbarcò prima in Sicilia e poi in Calabria risalendo fino a Napoli mentre un esercito piemontese gli andò incontro scendendo lungo la dorsale appenninica. Gli austriaci, all’opposto di quanto era accaduto nel 1848, non intervennero, Napoleone III capì troppo tardi la portata degli eventi che aveva innescato, furono gli Inglesi, oltre a Cavour e ai Savoia, i veri vincitori. Il Mar Mediterraneo non sarebbe mai diventato un lago francese. Nel 1866 dal balcone dell’hotel Giuseppe Garibaldi parlò ai veronesi inneggiando a Roma o morte. L’anno dopo Napoleone III mandò a Roma le sue truppe per difendere il papa. Mal gliene incolse. Quattro anni dopo Roma sarebbe diventata italiana subito dopo l’abdicazione dell’imperatore francese, travolto dai Prussiani a Sedan.
Nel 1882 l’hotel passò alla società Bastogi – Soini, che lo chiuse. Acquistato nel 1903 dall’imprenditore Francesco Zeiner, sei anni dopo fu ereditato dalla famiglia Wallner. Negli anni della Repubblica di Salò ospitò ben tre ministeri, per poi tornare all’antico splendore nel dopoguerra, quando Enrico Wallner, che studiò cinematografia a Roma in piena epoca d’oro di Cinecittà, scoprì la propria vocazione di albergatore e trasformò la vecchia struttura in un hotel di lusso. Prima lo ristrutturò spendendo la favolosa cifra di due miliardi di lire (quell’anno la 500 Sport fu messa in vendita dalla Fiat al prezzo di 560.000 lire, oltre 15 stipendi di un operaio Fiat). Wallner affidò l’incarico a due veronesi di talento, l’ingegnere Alessandro Polo e il pittore Pino Casarini. L’arredamento fu curato dallo stesso Wallner, che fece incetta di mobili antichi in stile Biedermeier e porcellane pregiate presso gli antiquari, creò un grande atelier di falegnameria e restauro con ben 30 addetti, disegnò e arredò personalmente tutte le stanze dell’hotel: un centinaio. L’hotel fu inaugurato il 31 dicembre 1958: grande ammirazione destarono gli affreschi di Pino Casarini, dal Torneo di cavalieri di Brandeburgo nel salone di ingresso al Il Circo equestre, nel teatro al piano meno uno.
2010. INIZIA UNA NUOVA STAGIONE
Nel 2010 il Gruppo Duetorrihotels acquisisce la prestigiosa struttura, inaugurando una stagione di importanti rinnovamenti: in pochi anni l’hotel si riafferma come un’eccellenza nel settore dell’ospitalità. Grandi lavori di ammodernamento hanno coinvolto la quasi totalità delle 89 camere del palazzo, completamente rinnovate. Saloni, camere e suite sono impreziositi da dettagli e finiture di pregio come parquet verniciati a mano, marmi, lampadari in vetro di Murano, decorazioni a mosaico, tessuti preziosi e ricercati. Mobili autentici e d’epoca in stile Biedermeier o Impero accolgono gli ospiti: chaise longue, divanetti, specchiere in figura intera, boiserie in legno creano un’atmosfera raccolta, elegante e senza tempo. L’arredo delle camere è impreziosito dalla qualità del dormire che oltre che sulla qualità dei materassi, con le molle insacchettate, si basa anche sul particolare comfort tattile offerto dalle lenzuola di LinoVivo, vero simbolo del lusso concreto, non solo formale.
L’ultimo restyling ha consegnato al Due Torri una nuova facciata, una lobby dai tratti contemporanei, una magnifica terrazza sul tetto dell’albergo al quinto piano (in un’area di 350 metri quadrati) dalla quale si ammira la parte più antica della città e una nuovissima sala da pranzo. Ma soprattutto, hanno riportato alla luce un autentico tesoro, riconsegnandolo alla città: l’Arena Casarini, affrescata dal maestro veronese già autore degli affreschi presenti nel Due Torri Lounge & Restaurant. Pino Casarini, classe 1897, apprezzato artista eclettico, dipingeva regolarmente le scenografie delle stagioni liriche dell’Arena. Su ampie porzioni di pareti sono rappresentate scene di vita circense ricche di animazione: carrozzoni del circo, acrobati, giocolieri, funamboli, domatori, pagliacci, ballerine e tanti animali. La struttura dell’Arena è decisamente particolare: le palastre dorate che suddividono le scene in quadri proseguono verso l’alto, fino al soffitto, che si presenta leggermente curvo. Ogni elemento contribuisce a suggerire la struttura portante di un tendone del circo, dando vita a una colorata allegoria che regala un’atmosfera speciale alla più prestigiosa delle sale meeting dell’hotel.

IL LUSSO NEL TERZO MILLENNIO
Franco Vanetti è il Direttore Generale del Duetorrihotels, la società che gestisce sia il Due Torri Hotel di Verona che il Grand Hotel Majestic di Bologna, l’Hotel Bernini di Firenze e il Grand Hotel Bristol di Genova oltre a due alberghi business a Milano, l’Hotel Santa Barbara e l’Alga Hotel. Silvano De Rosa è il General Manager del Due Torri Hotel di Verona. “La nostra è una clientela molto raffinata che apprezza il valore storico e culturale dell’albergo, l’atmosfera riservata dell’habitat che lo caratterizza, la qualità e discrezione del servizio, l’eccellenza dell’enogastronomia curata dall’Executive Chef Sergio Maggio offerta nel nostro ristorante Due Torri Lounge & Restaurant nella lobby, nel secondo ristorante l’Aquila, che ricorda il nome più antico dell’edificio che ci ospita oltre alla terrazza panoramica all’ultimo piano, il quinto, che offre in aggiunta il miglior panorama sul centro storico di Verona” spiega Franco Vanetti. “Il Concierge Service ci differenzia per la particolare personalizzazione del servizio: di fatto, il nostro concierge di fronte a qualsiasi richiesta non conosce per principio la parola no. C’è sempre il modo per soddisfare la nostra clientela. Da maggio fino a fine settembre la terrazza offre davvero un’esperienza unica nel suo genere con il Grill Restaurant. La ristrutturazione cui è stato sottoposto l’albergo da un lato ha ripristinato il fascino nella parte storica, da quella medievale e novecentesca al pieno recupero degli affreschi di Casarini, dall’altro l’albergo è stato dotato delle più avanzate tecnologie attive e passive inerenti la sicurezza e il comfort sostanziale del cliente. L’albergo che si vede ha il fascino dell’antico e della tradizione e il comfort dell’hotel contemporaneo, l’albergo che non si vede è una macchina tecnologica di ultima generazione. Dal 2010, l’albergo è letteralmente rinato ritrovando il suo ruolo di guida sul mercato del lusso di Verona. Gli stranieri vengono in Italia alla ricerca in particolare di prodotti turistici come il nostro dove possano vivere e soggiornare nella storia. E’ questo il segreto intrinseco del continuo successo dell’Italia sul mercato turistico mondiale almeno dal 1960, quando il mondo scoprì l’Italia grazie alle Olimpiadi di Roma. La nostra clientela è costituita soprattutto da stranieri con americani e nordeuropei in testa seguiti dai russi e dal mondo arabo.” L’albergo ha uno staff di 60 professionisti dell’accoglienza e dell’ospitalità.

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