Ascesa e declino dei Paesi Bassi

Ho letto ieri sera un articolo interessante sulla diaspora degli ebrei dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme. I filoni principali in cui sin sono suddivisi nel tempo, in Europa, a quanto ho inteso, sono due:
– i sefarditi migrati dall’Africa settentrionale in Spagna e poi in Portofallo
– gli askenaziti, migrati in Germania.
A seguito del processo di inquisizione avvenuto in Spagna molti sefarditi e marrani (ovvero ebrei convertiti al cristianesimo) hanno trovato ristoro migrando dalla Spagna e dal Portogallo nel 1500-1600 in Olanda.
Infatti l‘Olanda ha rappresentato in Europa uno dei pochi casi di tolleranza religiosa (vi era una pacifica convivenza fra cristiani, protestanti, calvinisti ,ebrei , marrani ecc.).
In pratica a quanto ho compreso l’Olanda per parecchi secoli è riuscita a mantenere una propria indipendenza ed identità rispetto alle grandi potenze europee (Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, ecc.)
Conferma tale indipendenza?
A quali ragioni può essere ricondotta la capacità del Regno Olandese di ritagliarsi un suo spazio politico autonomo, nonostante le sue piccole dimensioni?

Emanuele Martelli

Stando a fonti israeliane non ortodosse, mentre è confermata la diaspora israelitica verso Occidente (da Roma al Portogallo alla Spagna all’Inghilterra alla Francia all’Italia), è controversa quella verso Oriente. All’epoca di Carlo Magno (742-814) nella lontana Bulgaria si affermò il regno dei Cazari, popolazioni turche che vi erano giunte da Oriente un paio di secoli prima e che per motivi controversi avevano deciso di abbandonare l’antica religione del Tengri per assumerne una nuova: in competizione c’erano l’Islam, il Cristianesimo bizantino e l’Ebraismo. Scelsero l’Ebraismo diventando dei neoconvertiti: un intero popolo. E’ documentato storicamente. I Cazari vengono infine travolti dall’invasione dei Mongoli di Gengis Khan che negli anni Venti del 1200 travolgono i cinesi a Oriente e tutti i popoli che incontrano nella loro cavalcata verso Occidente fino alla Polonia oltre che nel Medio Oriente. Anche i Cazari sono vittime della cavalleria mongola che fa strage davanti a sé. Inizia la diaspora dei Cazari, di religione israelitica, che fuggono verso quelle che oggi sono Polonia e Russia, e poi in Germania. Stando così le cose, mentre i Sefarditi appartengono effettivamente alla diaspora ebraica provocata dallo scontro con l’impero romano, che provocò le due grandi diaspore del 70 e del 135, gli askenaziti in realtà appartengono alla diaspora dei neoconvertiti cazari. Una bella beffa per gli attuali askenaziti di Israele. Non discendono in linea retta da Mosè e successivamente da Davide. E’ la tesi contenuta nel libro pubblicato nel 2010 “L’invenzione del popolo ebraico” scritto da Shlomo Sand, storico e saggista israeliano nato a Linz in Austria nel 1946 da genitori ebrei polacchi sopravvissuti all’Olocausto, comunisti convinti trasferitisi a Giaffa (oggi area urbana di Tel Aviv) nel 1948, residente in Israele dove ha fama di eretico (ha scritto anche il libro “Come ho smesso di essere ebreo”, pubblicato nel 2013). Insegna storia all’università di Tel Aviv.
Se ci si riflette, effettivamente tali tesi sono assai meno paradossali di quanto appaiano. Quando gli Ebrei dei regni di Giuda e Samaria furono condannati all’esilio, si mossero all’interno dell’impero romano, l’unico esistente attorno alle rive del Mare Mediterraneo i cui confini a Est erano segnati dal fiume Reno a Nord e dal Danubio più a Sud. La Germania era stata abbandonata già da moltissimo tempo. Le comunità ebraiche si stabilirono innanzitutto a Roma e poi nel resto dell’impero. La Germania era out, peggio ancora Polonia e Russia. Da quei territori alla fine dell’impero, attorno al V secolo, arrivarono gli invasori germanici. Germania, Polonia, Ungheria, Russia erano esposte a continue invasioni, degli Avari, degli Slavi, dei Longobardi, dei Magiari… Singoli mercanti ci saranno anche andati, dubito che intere comunità abbiamo superato il Reno o il Danubio. Più facile il contrario.
I Paesi Bassi, il nome ufficiale e preferito in loco a quello di Olanda, si estendevano sulle rive del Mare del Nord a cavallo dell’area più settentrionale dell’impero romano, a cavallo delle foci del fiume Reno. Erano territori paludosi, coperti da foreste compatte, intervallati da molteplici, basse isole sabbiose lungo la costa, in cui era difficile vivere, difficili però anche da conquistare. Vi vivevano popolazioni selvagge, i Frisoni, dedite soprattutto alla pirateria. I Romani si impegnarono più volte sia nella conquista che nella repressione delle loro attività. Dopo Teutoburgo (il 9 della nostra era), con la rinuncia da parte di Cesare Ottaviano Augusto della conquista della Germania e il ritorno ai confini del Reno, questi territori rimasero marginali quanto lontani dal mondo romano.
L’impero carolingio abbandonò il Mare Mediterraneo, attorno al quale si era sviluppato l’impero romano, spostando i suoi interessi politici e i traffici mercantili verso Settentrione, verso il Mar Baltico con le sue infinite ricchezze minerarie, oltre all’ambra e al legname. L’impero di Carlo Magno spostò i suoi confini verso Est conquistando oltre alla Germania anche la Sassonia, e verso Sud, oltre il Danubio, conquistando l’odierna Ungheria abitata dagli Avari. I Paesi Bassi si ritrovarono al centro di quei traffici e diventarono lo snodo commerciale tra Nord e Sud dell’Europa una volta che le repubbliche marinare e le crociate riaprirono i traffici tra le due sponde del Mare Nostrum a partire dalla prima crociata del 1099. Anche la riconquista della Sicilia da parte dei Normanni (a partire dal 1061) rientra in questo periodo di ripresa dei rapporti, spesso conflittuali, spesso mercantili, qualche volta anche culturali, tra il mondo cristiano e quello mussulmano.
I Paesi Bassi (oggi divisi tra Belgio e Olanda) tra 1300 e 1400 avevano la posizione geografica ideale per mediare sulle grandi rotte mercantili tra Baltico e Mediterraneo, ma anche sul traffico della lana inglese, che contraddistinsero la ripresa economica del vecchio continente, prodromo indispensabile per lo sviluppo successivo dell’intero continente europeo. Le principali città dei Paesi Bassi che emersero all’epoca, da Anversa a Bruges ad Amsterdam, divennero città mercantili sempre più agiate dove prosperava tutto ciò che era commerciabile, compresa l’arte, che conobbe un successo paragonabile a quanto stava accadendo migliaia di chilometri più a Sud, sotto i cieli della penisola italiana. I grandi centri mercantili che si affacciavano sul Mare del Nord godevano anche della posizione privilegiata di essere estranei alla feroce guerra di conquista in atto nella vicina Francia tra i Plantageneti inglesi e la dinastia francese dei Valois con i Borgognoni come terzi incomodi. I Plantageneti erano re d’Inghilterra dal 1066 quando vi era sbarcato Guglielmo il Conquistatore proveniente dal suo feudo di Normandia, dove era duca, feudatari di conseguenza del re di Francia (che aveva infeudato la Normandia ai Vichinghi all’epoca del Duca Rollone, 845/860-932). Dopo aver conquistato l’Inghilterra e il Galles, e aver tentato più volte la conquista anche di Scozia e Irlanda, i Plantageneti provarono a conquistare la Francia. Per spiegare il coinvolgimento dei re d’Inghilterra nelle vicende di Francia basta ricordare la storia di Eleonora d’Aquitania (1122-1204), duchessa d’Aquitania e Guascogna e contessa di Poitiers dal 1137 alla sua morte, regina consorte di Francia dal 1137 al 1152 e poi d’Inghilterra dal 1154 al 1189. Uno dei suoi figli fu il famoso Riccardo cuor di leone, re d’Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d’Angiò e di Turenna, duca d’Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers.
Dalla metà del 1300 alla metà del 1400 gli scontri, intervallati da tregue e paci precarie, durarono fino al 1454 quando gli inglesi furono definitivamente respinti oltre il Canale della Manica (che in Inghilterra chiamano ancora oggi il Canale Inglese). Alla Francia quella guerra costò la metà della popolazione (passata da 20 a 10 milioni) ma nello stesso tempo consentì ai Valois di creare uno Stato centralizzato prodromo della potenza francese nel continente nei successivi quattro secoli.
Passata la grande pandemia di peste che tra il 1348 e il 1350 (ripresentatasi più volte nei decenni e nei secoli successivi) costò la vita a un terzo degli europei (e alla metà della popolazione nelle città italiane), i commerci ripresero più floridi che mai con i Paesi Bassi sempre nella posizione migliore per controllare i flussi che dal Baltico e dal Mare del Nord puntavano sul Mare Mediterraneo sia via terra che via mare.
Il mondo cambiò dopo lo sbarco di Cristoforo Colombo (1451-1506) nel Nuovo Mondo il 12 ottobre del 1492. Negli Stati Uniti e nelle Americhe più in generale il povero Cristoforo sta subendo una sorta di damnatio memoriae per i crimini commessi da portoghesi, spagnoli, inglesi, francesi, europei più in generale ai danni dei nativi americani (in realtà arrivati anch’essi dall’Eurasia 15.000 anni prima) ma anche da suo figlio, governatore della Giamaica all’inizio del 1500. Già che ci sono, gli accollano anche la tratta degli schiavi e il lavoro schiavista nelle piantagioni dell’intero continente. Facile prendersela con un genovese (probabilmente nato in Corsica)… In realtà le vere vittime di Cristoforo Colombo sono stati proprio i suoi connazionali e gli altri abitanti della penisola italiana. Nel 1492 Genova e Venezia godevano di ottima salute, quando non combattevano tra di loro governavano i rispettivi imperi commerciali che per Venezia erano anche territoriali con il Ducato di Candia (l’attuale isola di Creta) e Cipro tra le perle più splendenti della corona del Doge con gli Stati italiani (dal ducato di Milano alla repubblica di Firenze al ducato di Urbino al ducato di Ferrara al ducato di Mantova al regno di Napoli) tra i più ricchi dell’intero continente europeo. Venezia a partire dall’inizio del 1400 era sbarcata anche sulla terraferma italiana creando uno Stato che andava dal fiume Adda a Ovest fino alla Dalmazia a Est e al Lago di Garda a Nord. Roma era la splendida capitale del papa, sempre più lussuosa, sempre più intrisa dell’Umanesimo culturale quanto del cinismo della politica. Giusto quell’anno diventò papa Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, che ancora oggi è sinonimo di lussuria (ebbe sette figli), simonia, furto con destrezza e parecchi delitti a partire da quelli commessi da suo figlio Cesare che dopo aver rinunciato alla porpora cardinalizia aveva rivestito l’armatura dello statista e stava trucidando i piccoli potenti locali che avevano cercato di ostacolare il suo cammino verso la creazione di uno Stato nel centro della penisola. La morte improvvisa di suo padre nel 1503 ne arresterà il cammino assai ben descritto dal Machiavelli nel suo “Principe”. La Russia era quasi una leggenda, lontana come non mai. La Cina pure. L’India anche. La penisola italiana era l’ombelico del mondo, soprattutto di quel mondo mercantile e capitalista che si stava affermando proprio a partire dalla penisola italiana. C’erano altri ombelichi – l’India, la Cina, la Birmania, gli imperi amerindi – ma o erano troppo lontani o erano del tutto sconosciuti e neppure immaginati.
La scoperta delle Americhe cambiò il mondo innanzitutto a partire dalle rotte commerciali che nel corso del 1500 si sarebbero spostate dal Mare Mediterraneo all’Oceano Atlantico. Ne furono favoriti gli Stati rivieraschi di quell’oceano, dal Portogallo e la Spagna alla Francia all’Inghilterra ai Paesi Bassi alle città tedesche che si affacciavano sul Mare del Nord. Lo Stato Ottomano, che aveva gestito quasi in monopolio i traffici tra Asia (Cina e India) ed Europa attraverso le vie carovaniere, venne bypassato da Portogallo e Spagna, che superata l’Africa si affacciarono sia nel Mar Rosso (con una forte attività di pirateria facilitata dalla superiorità militare dei Galeoni armati di cannoni rispetto alle piccole barche da pesca e mercantili del mondo islamico) che nell’Oceano indiano assumendo il controllo delle rotte mercantili delle spezie. Per l’impero ottomano fu l’inizio di un declino, assai simile per certi versi a quello veneziano, che si completerà nel 1797 per Venezia e nel secolo successivo per l’impero ottomano, destinato a scomparire del tutto nel 1918.
Spagnoli e Portoghesi si spartirono il mondo oceanico con il trattato di Tordesillas del 1494 mediato proprio da papa Alessandro VI. I portoghesi si presero il Brasile nel Nuovo Mondo e l’Indonesia in Asia, spingendosi fino in Giappone, gli spagnoli soprattutto l’America centrale e poi meridionale a partire dalle imprese in Messico di Hernan Cortes nel 1521 e di Francisco Pizarro nel Perù nel 1534 oltre alle Filippine di fronte alle coste asiatiche. La conquista europea delle Americhe avrebbe mutato la storia del pianeta perché non furono solo conquiste politiche (come saranno quelle della Gran Bretagna tra 1700 e 1800), furono colonizzazioni demografiche che hanno alterato in maniera radicale la storia sociale oltre che politica di quel continente oltre che di Australia e Nuova Zelanda, dove gli inglesi avrebbero effettuato operazioni analoghe a scapito dei nativi aborigeni in Australia e dei Maori in Nuova Zelanda.
Nel 1519 Carlo V Asburgo, nato nelle Fiandre a Gand nel 1500, duca di Borgogna (e come tale principe delle Fiandre), divenne re delle due corone di Spagna (Castiglia e Aragona) acquisendo anche il regno di Napoli con la Sicilia, venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Con i domini nelle Americhe, il suo fu davvero un impero mondiale. Era un impero ricco, favolosamente ricco (grazie all’oro degli Aztechi e all’argento delle miniere boliviane del Potosì), esteso in maniera eccessiva dalla Spagna (dove fonderà Madrid per governare i suoi possedimenti) fino all’Austria e alla Boemia passando per l’Italia a Sud e per i Paesi Bassi a Nord. Suoi rivali furono il re di Francia nel cuore occidentale del continente europeo e il sultano di Istanbul (come era stata rinominata Costantinopoli dopo la conquista turca del 1453) nel punto di confine tra Europa e Asia all’estremità orientale del Mare Mediterraneo. L’impero ottomano si estendeva dall’attuale Turchia in Asia fino all’Egitto in Africa a Occidente e risaliva lungo i Balcani fino a Serbia e Albania in Europa. Obiettivo del sultano era raggiungere Vienna, cosa che le sue armate faranno due volte, nel 1528 e nel 1683, entrambe le volte respinte e sconfitte.
L’impero di Carlo V era eccessivamente esteso, le comunicazioni stradali erano ancora primitive, il mare restava la via più rapida e sicura per commerciare. Chi si trovava sul mare, e sull’Oceano Atlantico in particolare, era favorito. Così fu per i Paesi Bassi. In concomitanza del tutto casuale con l’ascesa di Carlo V, Martin Lutero due anni prima, nel 1517, aveva pubblicato le sue 95 tesi contro il papato che avrebbero dato inizio alla Riforma protestante. Le sue tesi mettevano all’indice soprattutto i comportamenti ritenuti non cristiani della Chiesa cattolica che dei 10 comandamenti e dei precetti contenuti nei Vangeli sembrava aver fatto commercio essa stessa. La rivolta protestante, che fu innanzitutto una rivolta di artigiani e commercianti oltre che di popolo minuto, aiutati da principi locali che volevano impadronirsi delle ricchezze dei conventi e delle prebende di vescovi e laici al servizio della Chiesa, fu favorita dalla recente invenzione della stampa con caratteri mobili (in realtà esisteva da almeno cinque secoli in Cina ma non era mai giunta in Occidente) che favorì la diffusione della Bibbia tradotta in tedesco da Martin Lutero, tradotta poi nelle varie lingue europee. La Riforma protestante fu anche la rivoluzione della cultura, di chi sapeva leggere e scrivere a partire dalla lettura della Bibbia senza mediazioni, fu la rivoluzione di chi affermò il principio del libero arbitrio come unico strumento di critica e verifica delle verità contenute anche nei sacri testi. Spalancò un portone alla scienza intesa come ricerca empirica, metodo scientifico e audacia intellettuale. Era quanto aveva fatto il pisano Fibonacci importando in Italia e in Europa l’algebra e il concetto delle zero in matematica nella prima metà del 1200. E’ quanto farà Galileo Galilei nella prima metà del 1600. La rivoluzione protestante fu anche rivoluzione politica perché i protestanti al rifiuto di obbedienza alla Chiesa cattolica sul piano dottrinale abbinarono il rifiuto di sudditanza all’impero asburgico sul piano politico perseguendo l’indipendenza politica necessaria anche per garantire la loro libertà religiosa. Le Fiandre, che erano la terra natale di Carlo V, divennero una spina nel fianco delle armate asburgiche che consumarono risorse economiche sempre più ingenti e la credibilità militare dell’impero in una guerra di guerriglia dove il terreno favoriva nettamente i ribelli che sapevano muoversi a loro agio nelle paludi e nelle foreste utilizzando anche le dighe di contenimento del Mare del Nord (per rendere coltivabili i terreni sottratti al mare, chiamati Polder) per bloccare l’avanzata del nemico aprendole al momento opportuno allagando il territorio. Fu una guerra cruenta, feroce, peggiorata dall’elemento ideologico. Alla fine, nel 1581, sette province olandesi proclamarono la loro indipendenza dalla Spagna, indipendenza che verrà riconosciuta formalmente solo nel 1648, nel trattato di Vestfalia che chiuderà la Guerra dei Trent’Anni. Iniziò il cammino delle province protestanti olandesi, il cui destino da quel momento sarà separato rispetto al resto dei Paesi Bassi rimasti cattolici e sotto il controllo spagnolo che nel 1830 daranno vita al Belgio, diviso a sua volta tra Valloni (francesi) e Fiamminghi (un dialetto tedesco).
Quando le province olandesi proclamarono la loro indipendenza, la Spagna era alle prese con la pirateria inglese che Elisabetta aveva scatenato nei confronti delle colonie spagnole del Nuovo Mondo oltre che a intercettare le flotte piene di merci e dobloni d’oro e d’argento che viaggiavano dai Caraibi verso i porti spagnoli. Filippo, il figlio di Carlo, nel 1588 giunse a organizzare la Grande Armada, composta da 130 vascelli, che avrebbe dovuto traghettare in Inghilterra i 30.000 uomini comandati da Alessandro Farnese (duca di Parma e Piacenza) che attendevano sulla costa delle Fiandre per sbarcare in Inghilterra, conquistarla e riportarla in seno a Madre Chiesa (nel 1534 il re Enrico VIII con l’Atto di Supremazia si era proclamato unico e solo capo della Chiesa in Inghilterra).
L’Inghilterra dopo essere stata un Paese di sanguinari uomini d’arme (durante la guerra dei cent’anni) diventò un paese di feroci pirati abitata da una popolazione abbastanza esigua dedita soprattutto all’agricoltura e all’allevamento. Non disponeva di grandi risorse economiche. All’opposto, le Province Olandesi erano ricche di uomini e di merci, con città commercialmente fondamentali come Amsterdam, erano diventate anche il punto di riferimento degli intellettuali più critici nei confronti della cultura dominante, da buoni commercianti gli olandesi, intransigenti sul piano religioso nella loro vita privata ma anche in quella pubblica, compresero che avevano bisogno dell’aiuto delle menti più brillanti e dei portafogli più cospicui del continente, vale a dire degli ebrei. La tolleranza religiosa e politica fu la conseguenza di un calcolo politico assai lungimirante. L’Olanda diventò il centro del commercio, della finanza, dell’intraprendenza di generazioni di giovani audaci che nel nome di Dio e di Guadagno affrontarono imprese spaventose, viaggi infiniti, pericoli mortali, facendo del loro piccolo Paese la base di un impero mercantile che nel 1600 rivaleggiò alla pari con Spagna e Portogallo mentre l’Inghilterra annaspava nelle retrovie. Il 1600 fu il secolo olandese, nel quale l’Olanda difese efficacemente la sua supremazia sui mari soprattutto contro l’Inghilterra. Il tallone d’achille del Paese, emerso vincente dal trattato di Vestfalia del 1648, erano i suoi confini terrestri e la debolezza della difesa terrestre delle sue città. Lo scoprì quando re di Francia divenne Luigi XIV, monarca abile quanto spietato che nella guerra contro i nemici esterni scoprì il migliore degli strumenti per soggiogare e selezionare la sua aristocrazia fondiaria come ha ben spiegato Roberto Rossellini nel documentario che gli dedicò: “La presa del potere di Luigi XIV” del 1966. Nel frattempo in Inghilterra il Parlamento si rivoltò contro le mire assolutistiche di Giacomo I Stuart, facendolo decapitare nel 1649, e poi contro le analoghe mire del figlio Carlo (richiamato sul trono nel 1660) costringendolo all’esilio nel 1688 chiamando al suo posto il Governatore dell’Olanda, Guglielmo d’Orange, che portò in dote la flotta olandese e le istituzioni finanziarie e assicurative sviluppate in Olanda, dalla Banca Centrale alle assicurazioni. La flotta anglo-olandese dovette affrontare i francesi sul mare mentre l’esercito francese invadeva i Paesi Bassi. Ne risultò un ridimensionamento strategico degli Olandesi a tutto vantaggio dei loro ex alleati inglesi. Da quel momento, il controllo dei mari sarebbe passato progressivamente agli inglesi che l’avrebbero acquisito definitivamente dopo la metà del 1700. Nel frattempo, l’Olanda aveva mantenuto il controllo dell’Indonesia (e sviluppato come punto di transito la colonia del Capo sulla punta estrema dell’Africa), lasciato agli inglesi nel Nuovo Mondo la città di Nuova Amsterdam ribattezzata immediatamente New York. L’Olanda da quel momento tornò a essere una potenza di secondo ordine dal punto di vista militare focalizzandosi sui suoi punti di forza: il commercio, la ricerca scientifica, l’alfabetizzazione della popolazione. Nasceva così la moderna Olanda.

Renato Andreoletti

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