Corona virus e dintorni… L’Italia è più bella che mai

Ascoltate SOLIDUS, i professionisti dell’ospitalità

Egregio Ministro Franceschini, esaurito il rito dell’incontro con i rappresentanti dei sindacati, incontri chi può veramente aiutarla, noi di SOLIDUS. SOLIDUS rappresenta il tavolo permanente costituito da otto delle principali associazioni professionali italiane – ABI, ADA, AIH, AIRA, AIS, AMIRA, FAIPA, FIC – che rappresentano tutte le figure professionali che operano nel settore dell’accoglienza e dell’ospitalità in Italia, dai Direttori agli Impiegati, dai Sommelier ai Maître, dai Barman ai Cuochi, dalle Governanti ai Concierge: sono oltre 50.000 professionisti iscritti alle varie associazioni in rappresentanza degli oltre 2 milioni di italiani che operano direttamente nel turismo in Italia, altrettanti operano nei settori dell’indotto

Il ministro della Cultura con delega al Turismo Dario Franceschini è nato a Ferrara nell’ottobre del 1958. Va per i 62 anni. Per un dirigente politico cresciuto nella Prima Repubblica, con 45 anni di esperienza politica sulle spalle, è naturale che quando bisogna affrontare una situazione critica per non dire drammatica come quella che stiamo vivendo in Italia (e nel mondo) a causa del corona virus, il primo riflesso è convocare un tavolo di confronto con i sindacati dei lavoratori come degli imprenditori come è accaduto venerdì 27 febbraio. E’ una sorta di rito obbligato anche se sempre meno significativo.
Quel che sfugge al ministro Franceschini, nato e cresciuto all’ombra dell’egemonia culturale di Confindustria e Confcommercio come della Triplice sindacale (CGIL, CISL, UIL), è che il mondo, e l’Italia in particolare, sono cambiati in maniera radicale negli ultimi trent’anni dove l’egemonia dell’industria manifatturiera tradizionale (e della classe lavoratrice che vi lavorava) è diminuita a vantaggio di settori emergenti come quello dei servizi e soprattutto della filiera dello stile di vita italiano che va dall’enogastronomia alla moda al design allo sport al turismo all’istruzione che oggi rappresenta non solo un quarto del PIL italiano ma soprattutto che rappresenta i settori che vantano i migliori risultati economici nell’ultimo decennio. Parliamo di alcuni milioni di persone che spesso sfuggono alle statistiche sull’occupazione perché sono liberi professionisti, perché hanno contratti di lavoro a tempo determinato anche se ripetitivi, perché non sono sindacalizzati, perché sono abituati a cambiare spesso lavoro e magari anche città di residenza, perché sono figli di Erasmus e considerano l’Europa, e il mondo, come casa loro, non solo l’Italia.
Mentre l’industria tradizionale arranca, con situazioni di crisi irreversibili come nel settore dell’acciaio, l’industria che prospera, come l’agroalimentare e la moda, sono legati allo stile di vita italiano, il Made in Italy, che è diventato uno dei tre Brand più conosciuti nel mondo (gli altri due sono Coca Cola e Visa).
Il mondo contemporaneo non è più figlio del ciclostile, della macchina da scrivere, della fucina, della catena di montaggio, è figlio soprattutto di Internet, dello smartphone, della realtà virtuale, dello spazio. Non è più figlio delle parrocchie e delle sezioni di partito ma dei social, del coworking e dello smartworking, e soprattutto di una mobilità materiale e sociale estesa a tutto il pianeta quale gli italiani hanno mai conosciuto nell’intera loro storia.
Nello stesso tempo, la civiltà contemporanea ha riscoperto uno degli strumenti principali della diffusione della rivoluzione industriale, il treno, che nella forma di tram, metropolitana, trasporto pendolare, Alta Velocità sposta ogni giorno miliardi di persone sempre meno legati ai luoghi fisici del lavoro, connessi 24 ore al giorno per lavoro come per piacere. Per chi è nato e cresciuto nell’Italia della ricostruzione postbellica, è come vivere su Marte. Per chi è nato nell’epoca della ricostruzione a tutti i costi, considerando il pianeta come una fonte infinita di materie prime, è difficile comprendere la generazione G (Greta) che ha compreso che il pianeta è finito, così pure le materie prime, e che il progresso per essere tale (vale a dire sociale e culturale) deve smettere di essere sprecone e distruttivo.
Se il ministro Franceschini vuole conoscere a fondo la realtà concreta del Paese nel quale vive, è con le associazioni professionali che deve confrontarsi, con chi opera concretamente in prima linea utilizzando tutti gli strumenti informatici e professionali che consentono di agire nel mondo globale nel quale siamo entrati a vele spiegate nel Terzo Millennio, vale a dire da almeno vent’anni. Siamo noi che ci confrontiamo tutti i giorni con le sfide, le speranze, le opportunità. Siamo gli eternamente connessi.
Siamo noi di SOLIDUS, vale a dire il tavolo permanente che riunisce otto delle principali associazioni del mondo ristorativo e ricettivo del nostro Paese, che abbiamo la conoscenza concreta e immediata di ciò che sta accadendo e soprattutto di che cosa si deve fare per riprendere la corsa dopo la crisi provocata dal corona virus e accentuata da un sistema multimediale a dir poco miope, a sua volta vittima di un sistema politico di certo antiquato soprattutto dal punto di vista culturale. Le liti di vicinato (di cortile) che caratterizzavano la società italiana negli anni Settanta e ancora negli anni Ottanta, tipiche di un mondo provinciale che neppure conosceva le lingue del mondo, nella società interconnessa e globale del Terzo Millennio (dove l’incidente stradale in India è immediatamente ritrasmesso in tutto il mondo), non è solo una follia, è soprattutto un errore. In particolare, se sei Italia, il mondo ti vede, ti ascolta, ti giudica.
Da questa crisi non si esce soltanto abbassando la testa finché il vento dell’epidemia passerà (sperando che non diventi una pandemia planetaria), si esce prendendo atto che il mondo è cambiato, che l’Italia è cambiata, e che devono cambiare i modi di comunicare oltre che di gestire l’economia italiana.
Ci vuole una università dedicata per forgiare i Manager di tutti i settori del turismo, a partire da chi dirige gli alberghi, ci vuole un territorio dove le infrastrutture siano progettate e realizzate sia per favorire l’accessibilità alle destinazioni turistiche (che in Italia sono almeno 20.000) che per disciplinare i flussi migliorandone il valore aggiunto (Sud Tirolo e Milano sono tra gli esempi di maggior successo da studiare e riprodurre), ci vuole una sensibilità ambientale e culturale che sappia preservare ogni singolo dettaglio della nostra storia e dell’ambiente in cui viviamo e nello stesso tempo lo sappia promuovere e comunicare facendolo diventare Esperienza ed Emozione.
Ci vuole un Ministero del Turismo dotato di poteri di coordinamento sia nei confronti delle Regioni che nei confronti degli altri ministeri che interagiscono con il turismo.
Ci vuole un ente di promozione del Made in Italy dotato dei necessari finanziamenti (gli si potrebbe attribuire per esempio la tassa di soggiorno facendola diventare una tassa di scopo) e di una struttura adeguata per raggiungere gli obiettivi.
Egregio Ministro Franceschini, esaurito il rito dell’incontro con i rappresentanti dei sindacati, incontri chi può veramente aiutarla, noi.

Dario Franceschini
Il ministro Franceschini appartiene all’epoca dei baby boomers, nati tra il 1946 e la fine degli anni Cinquanta, diventati adulti nella seconda metà degli anni Settanta, eredi del mito della Resistenza (il padre Giorgio è stato un partigiano cattolico poi deputato della Democrazia Cristiana dal 1958 al 1963) ma anche delle contraddizioni della Guerra Fredda tra Est e Ovest del pianeta, tra liberalismo e comunismo sul pianeta, tra cattolicesimo e mondo laico in Italia. Franceschini, laureato, scrittore, uomo di cultura, è un prodotto della Democrazia Cristiana che con il Partito Comunista, il Partito Socialista, il Partito Repubblicano, il Partito Socialdemocratico, il Partito Liberale, ha forgiato la Costituzione della Repubblica italiana nata dal referendum del 2 giugno 1946 quando il popolo italiano, appena tornato alla libertà e alla democrazia, scelse l’istituto repubblicano parlamentare. Franceschini ha avuto come riferimenti politici personaggi come Benigno Zaccagnini e don Primo Mazzolari. Iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1975, vanta una carriera politica di lungo corso passata attraverso la crisi della prima e della seconda repubblica. E’ deputato dal 2001. Ha svolto incarichi di crescente peso sia come dirigente di partito che come uomo di Stato.

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