La nostra cultura per vivere ha bisogno dell’ospitalità e del turismo

Domenica 26 aprile, durante la diretta da Palazzo Chigi sulle novità che entreranno in vigore dal 4 maggio, il Presidente del Consiglio ha menzionato il turismo come settore chiave della nostra economia. Conte ha riconosciuto pubblicamente che il settore incide dal 13 al 15% del Pil, a seconda se consideriamo o meno l’indotto, e ha ammesso che il comparto è tra i più colpiti dalla pandemia. Per questo – ha dichiarato – saranno previste misure importanti per il turismo, anche a fondo perduto.

Parole che farebbero ben sperare se non fosse che, per ora, manchino di concretezza e a molti suonino come l’ennesima beffa. Da quanto si legge, specie nei commenti sui social, imprenditori ed operatori del turismo si sentono disillusi, non hanno ancora visto un centesimo, un contributo serio per salvare le loro aziende, il futuro dei posti di lavoro e per iniziare a pianificare una strategia per la ripartenza. Gli hotel sono vuoti ma devono continuare a pagare l’affitto o il mutuo, le utenze, le imposte… Oltre alla mancanza di fondi, di sgravi fiscali, perdura lo stato di incertezza. Manca la minima indicazione su una possibile ripartenza del settore, mancano linee guida nazionali sulle misure igienico sanitarie da adottare; al momento ci si affida alle indicazioni dell’Oms e alle singole iniziative imprenditoriali, a loro rischio e pericolo. Chi lavora nel settore si sente abbandonato a se stesso, regna il caos…

In tutto ciò, su alcune testate estere si legge che il ministro della Cultura e del Turismo  avrebbe parlato di chiusura dei confini italiani ai turisti stranieri fino a fine anno, mentre musei e siti culturali riprenderanno a lavorare dal 18 maggio. In realtà si tratta di una fake news: lo stesso ministro Dario Franceschini ha smentito la notizia sottolineando che non ha mai fatto una dichiarazione simile alla stampa.

Perché, se da un lato è encomiabile salvaguardare e promuovere la nostra cultura, il nostro patrimonio artistico e museale, i siti archeologici che sono un vanto dell’Italia, una miniera d’oro che attira visitatori dal tutto il mondo; dall’altro bisognerebbe ricordare che questo immenso tesoro per sopravvivere ha bisogno del turismo e dell’ospitalità, settori che meriterebbero altrettanta attenzione, se non di più visto che ne alimentano moltissimi altri della nostra economia, come agroalimentare, ristorazione, trasporti, moda, design, spettacolo, sport…

 

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