Governo Draghi, ora o mai più!

L’istituzione del Ministero del Turismo con portafoglio, affidato al leghista milanese Massimo Garavaglia, indica la volontà di Draghi di riformare il Titolo V della Costituzione e stabilire un nuovo rapporto tra Stato e Regioni nel turismo
Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio Mario Draghi con il nuovo Governo (Foto di Paolo Giandotti)

Ogni nuovo governo porta con sé speranze, dubbi, scetticismi, pregiudizi, come è naturale che sia soprattutto se è il governo più anomalo dell’intera storia della Repubblica italiana. È un governo che nasce da una situazione eccezionale: l’impossibilità di esprimere per più di un anno di durata una maggioranza coesa a causa dei risultati delle elezioni generali del 2018.

Il fallimento della politica è in realtà il risultato dell’impossibilità di governare un Paese socialmente fragile, economicamente fratturato da sempre tra Centro Nord e Sud, con una delinquenza organizzata che gioca un ruolo sociale, economico e politico sconosciuto nel resto dell’Occidente, con un debito pubblico in costante crescita che è letteralmente esploso a causa della pandemia, il tutto di fronte alla più grave crisi economica e sociale del dopoguerra a causa della pandemia di Covid-19 iniziata nel febbraio del 2020, perfino peggiorata nel 2021.

Ci siamo rivolti all’uomo forte del momento – Mario Draghi – come i britannici si rivolsero a Winston Churchill nel 1940 con i tedeschi accampati di fronte alla Manica pronti a invadere il territorio inglese. Draghi è l’uomo della finanza internazionale, con le luci e le ombre che ciò significa. Churchill era il simbolo dell’imperialismo britannico: si era giocato la carriera nel 1916 ai Dardanelli, dove la flotta inglese finì sulle mine e i soldati furono massacrati sulle spiagge a causa di una strategia militare suicida voluta da Winston in prima persona. Nel 1940 Churchill diventò il simbolo della resistenza inglese, sotto scacco sia in Europa che in Asia. Saranno gli americani poi, coinvolti improvvidamente nella guerra dai giapponesi, ha ribaltare i rapporti di forze e alla fine a salvare capra e cavoli, l’Urss e la Gran Bretagna.

La sfida cui siamo di fronte in questo 2021 ha una portata per molti versi analoga. Non possiamo fallire. Mario Draghi ha dalla sua il ruolo di banchiere internazionale, con i rapporti e le conoscenze che ciò consente, un consenso politico formidabile perché si avvale della forza del presidente della Repubblica, in grado di condizionare pesantemente il ruolo dei partiti politici come ha dimostrato in questa in fin dei conti rapida crisi che dopo due governi con maggioranze variabili ci consegna un governo con una maggioranza pressoché unanime.

I partiti sono stati imbrigliati, almeno per ora. Draghi si è circondato di tecnici di indiscussa competenza, per affrontare i nodi più drammatici della situazione italiana, pretendendo dai partiti anche fior di ostaggi, sistema abitualmente usato dai Romani all’epoca della Repubblica prima e dell’impero poi, Romani di cui in fin dei conti Mario Draghi è l’ultimo dei discendenti.

Un Ministero del Turismo con portafoglio, finamente

La grande novità che ci riguarda è l’istituzione del Ministero del Turismo con portafoglio, affidato al milanese Massimo Garavaglia, esponente della Lega, classe 1968. Garavaglia, a differenza di tutti coloro che lo hanno preceduto, avrà i soldi per rabbonire, minacciare, piegare le Regioni più riottose (il governatore della Campania De Luca si è già iscritto tra costoro).

L’obiettivo è dar vita finalmente a una politica nazionale del turismo che punti a migliorare le quote di mercato delle regioni più forti, irrobustire quelle più deboli, aiutare tutte ad affrontare il mondo post pandemico, per molti versi sconosciuto, compresa la grande sfida dell’Intelligenza Artificiale, che nei prossimi anni cambierà in maniera drammatica il nostro modo di vivere e lavorare oltre che di viaggiare. Il ministro Roberto Cingolani, tra i maggiori esperti del settore, sarà un interlocutore strategico in questo senso. Lo sarà anche Vittorio Colao, ex grande capo di Vodafone, che dovrebbe farci colmare il ritardo tecnologico di cui soffre la gran parte del territorio italiano.

L’istituzione del Ministero del Turismo con portafoglio e il fatto che Garavaglia sia leghista fa intuire diverse cose: Draghi vuol riformare il Titolo V della Costituzione, su cui si è rotto le corna Matteo Renzi, con una riforma costituzionale che abbia i due terzi di voti alla Camera e al Senato evitando di conseguenza alcun genere di referendum. La scelta di un leghista milanese, assai vicino a Matteo Salvini, ribalta il ruolo di chi votò “No” al referendum facendolo diventare l’alfiere della riforma.

Garavaglia a sua volta potrà convincere più facilmente la maggior parte dei governatori, che sono di centrodestra, rispetto a un suo omologo di sinistra, che avrebbe dovuto affrontare un atteggiamento negativo pregiudiziale.

C’è chi ha dato già per morto e sepolto il governo Draghi. Speriamo che abbiano torto. Si vive meglio se si spera nel meglio e in un futuro migliore. Per morire, c’è sempre tempo…

 

 

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