Hotel Bareta, Caldiero (VR)

Hotel Bareta: “La vostra salute è la nostra prima preoccupazione”

La pandemia di Covid-19 impone un salto di qualità nell’attività legata all’accoglienza e all’ospitalità che va al di là della crisi offrendo l’opportunità di migliorare la cultura alberghiera che da sempre si preoccupa innanzitutto della sicurezza attiva e passiva dei suoi ospiti. Due albergatori del Veronese si sono posti come capifila e pionieri di un modo intelligente di accogliere e ospitare all’insegna del buon senso e della condivisione dei valori sia all’interno dell’albergo che con i propri ospiti

Andrea Bonamini insieme alla sua famiglia gestisce da cinque generazioni l’Hotel Bareta di Caldiero, nell’hinterland occidentale di Verona, a mezza strada tra la città scaligera e Vicenza, territorio colmo di storia ma anche di splendide tradizioni enogastronomiche. L’albergo, di categoria 3 stelle, rinnovato di recente, propone 45 camere, Wine Bar, sala delle prime colazioni e sala riunioni, un ampio parcheggio interno ed esterno.

“Di fronte alla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 potevamo chiudere e aspettare gli eventi, rischiando di non riaprire più, o affrontare la situazione armandoci di creatività e buon senso” spiega Andrea Bonamini. “L’amico Fulvio Soave, dell’omonimo Best Western Plus Hotel Soave di San Bonifacio, mi ha spiegato il protocollo che ha ideato per poter ospitare in totale sicurezza la sua clientela durante questa situazione di emergenza. Approfondendo l’argomento, mi sono reso conto che non solo il protocollo di Fulvio risolveva il problema di come riaprire l’albergo ma ci aiutava anche a migliorare l’approccio igienico e di sanificazione dell’hotel che è alla base della nostra attività. Gli alberghi da sempre sono un presidio sanitario oltre che turistico e culturale del territorio. Questo protocollo ci ha consentito di migliorare questa cultura. 

Le misure adottate e la reazione degli ospiti

Gli ospiti hanno apprezzato. Abbiamo ospiti di Napoli, qui da noi per lavoro, che sono stati i primi ad essere soddisfatti del fatto che proviamo la temperatura di tutti coloro che entrano in albergo come al mattino quando si scende per la prima colazione, apprezzano tutte le misure adottate, ovvero:

  • l’uso delle mascherine e dei guanti, il distributore di gel disinfettante che utilizzano ogni volta che passano davanti alla reception,
  • la distanza fisica che deve intercorrere tra sconosciuti e nei confronti del personale
  • la nuova formula adottata per la prima colazione, non più a buffet ma servita al tavolo, idem della cena, sempre servita esclusivamente al tavolo, con tavoli ben distanziati come è giusto che siano
  • il plexiglas posto alla reception che evita che le persone si alitino addosso mentre danno i documenti,
  • le chiavi delle camere, precedentemente sanificate, fornite in bustine di plastica, idem i telecomandi dei televisori, anch’essi sanificati a ogni cambio di camera e consegnati chiusi in sacchetti di cellofan.

I messaggi che accompagnano tutte queste nuove procedure sono rassicuranti, all’insegna non solo di People serving People, il paradigma del servizio alberghiero da millenni, ma soprattutto a tutela della salute dei nostri ospiti che per noi è la prima preoccupazione e lo dimostriamo nei fatti. Tutto ciò è molto apprezzato e condiviso, dal nostro personale e dai nostri ospiti. Abbiamo stipulato anche un’assicurazione a favore dei nostri collaboratori. Queste procedure pensiamo di mantenerle anche dopo la fine della pandemia. In fin dei conti, sono procedure che i giapponesi utilizzano da molti anni e finalmente ne abbiamo compreso l’intima essenza. Gli alberghi sono presidi sanitari del territorio e come tali devono comportarsi, per rispetto dei nostri ospiti oltre che di noi stessi e dei nostri collaboratori. Per chi scende lungo la valle, vedere l’insegna accesa dell’albergo è un segno di vita, di ottimismo nei confronti del futuro, di certezza che la vita prosegue, sempre.”

L’Hotel Bareta

L’origine dell’albergo si fa risalire alla fine dal 1871 (secondo la targa affissa dal Comune di Caldiero, di certo nel 1889 come risulta all’Unionecamere di Roma), quando Erminio Zangrandi e sua moglie Rosa decisero di costruire un rudimentale bar in via Strà, sulla statale che attraversa Caldiero, alla confluenza della linea ferroviaria che scendeva a valle da Tregnago e intersecava a Caldiero la linea ferroviaria San Bonifacio-Verona. Erminio era detto bareta per il fatto che indossava sempre un berretto, bareta in dialetto locale. La sua posizione all’imbocco della Val D’Illasi lo fece punto di riferimento per quanti si recavano al lavoro nelle fabbriche situate nei pressi di Verona. Il bar diventò una tavola calda e poi aggiunse alcune camere diventando locanda. Una foto d’epoca che ritrae un tram a vapore sullo sfondo del bar/locanda Bareta è stata utilizzata da Andrea Bonamini per iscrivere il locale tra le imprese storiche dell’Unioncamere di Roma. Il locale si chiamava Caffè al Tramways da Baretta (italianizzazione spuria del dialetto). Successivamente, Amabile e Augusto Carcerere ebbero il merito di proseguire l’attività in un periodo difficile, quello a cavallo delle due guerre mondiali. In seguito Italo e la moglie Norma si impiegarono con entusiasmo nell’ampliare e nel migliorare la struttura, imprimendo alle figlie Amabile e Paola la voglia di continuare a spendersi nel difficile mestiere dell’ospitalità. Su una finestra della zona bar Andrea ha fatto affiggere una fotografia trasparente che rappresenta una vecchia foto dell’inizio degli anni Cinquanta del 1900 del bisnonno Augusto con nonno Italo e la moglie Norma con in braccio le piccole Amabile, nata nel dicembre del 1951, ritratti nel bancone del bar con le bottiglie dei liquori sullo sfondo.

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