Effetto coronavirus? Il Ministero del Turismo. Ora!

Una riflessione del direttore di Hotel Domani che dimostra come storicamente un momento critico, come quello che stiamo vivendo a causa dell’epidemia da coronavirus, può trasformarsi in un’opportunità, con la presa di coscienza da parte delle istituzioni di quanto sia fondamentale il settore turistico-ricettivo per il nostro Paese.

Nel gennaio del 1991 gli Stati Uniti e una coalizione di Paesi loro alleati, tra cui l’Italia, attaccò l’Iraq di Saddam Hussein per obbligarlo a ritirarsi dal Kuwait che aveva invaso nell’agosto del 1990. In Giordania commisero l’errore di lasciar organizzare ai palestinesi di Arafat cortei di solidarietà con il dittatore iracheno, cortei fortemente ostili all’Occidente.
Gli europei – francesi, italiani, britannici, olandesi, belgi, tedeschi, scandinavi – quell’anno disertarono la Tunisia temendo l’ostilità della popolazione. Per la Giordania fu un disastro economico oltre che sociale.

La Giordania e i giordani scoprono che il 50 per cento della loro economia dipendeva dal turismo, compresa l’attività di chi raccoglieva le banane che si ritrovò senza mercato perché i migliori consumatori della sua merce erano i turisti.
Finita la guerra, la Giordania organizzò un educational giornalistico con una cinquantina di giornalisti provenienti da tutta Europa (c’ero anch’io) per dimostrare che il paese amava gli europei e che quei cortei erano stati un incidente di percorso che non si sarebbe mai più ripetuto. Il Ministero del Turismo era diventato uno dei principali per importanza del governo giordano. La conferenza stampa cui partecipammo con il ministro, fu trasmessa in prime time sulle reti televisive giordane.
Il giorno dopo frequentando il mercato pubblico di Amman fummo riconosciuti dai cittadini che ci avevano visto la sera precedente in televisione. Era stato un evento di portata nazionale.

Ciò che sta accadendo in Italia con il coronavirus può essere paragonato a ciò che è accaduto in Giordania all’epoca. Gli italiani, oltre che il Governo, si renderanno conto di quanto pesa il turismo sul PIL (il prodotto interno lordo) nazionale.
Il turismo, come fenomeno globale e di costume, porta in Italia anche gli amanti dello shopping compulsivo, dello sport, i buongustai di tutto il mondo, oltre a chi ama la storia, la cultura, la natura per le quali siamo famosi da sempre.
Il turismo nel suo complesso incide su un quarto del PIL, vale a dire su una cifra che si aggira tra i 400 e i 500 miliardi di euro.
Che un simile comparto economico non abbia un Ministero del Turismo con portafoglio e competenze in grado di coordinare l’attività delle singole regioni come degli altri ministeri, dalle Infrastrutture all’Agricoltura, dalla Cultura all’Istruzione, è molto più che una follia, è un errore.
Voi che cosa ne pensate?

1 commento

  1. Purtroppo il turismo non coinvolge i top player (automotive, oil, tabacco, agricoltura, siderurgico, ecc), aree notoriamente su cui convergono grandi fondi e tutto ciò che di clientelare ne deriva. Finché il turismo si reggerà sulle sole forze degli imprenditori privati non c’è alcun interesse istituzional/burocratico/clientelare a livello governativo, pertanto non è considerato comparto degno di attenzione. Per i nostri governanti è sufficiente il contentino della NASPI per i tantissimi lavoratori stagionali, ma questo non aiuta certamente le imprese turistiche.

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