Grand Hotel Royal e Golf, Courmayeur (AO)

“Il mondo ci ama. Impariamo ad amarci”

L’albergo di Courmayeur, riferimento d’obbligo della capitale italiana del Monte Bianco fin dal 1854, quando fu inaugurato, ha riaperto il 26 giugno tra dubbi e perplessità per poi registrare il tutto esaurito a partire da metà luglio. Il turismo in Italia è più che mai figlio di una storia millenaria unica quanto di una vocazione sociale e professionale coltivata con amore e passione da milioni di italiani. Il mondo ci ama, lo ha dimostrato con i numeri degli arrivi e delle presenze degli anni passati. Dobbiamo esserne sempre più degni e consapevoli

“In questa estate pazza, segnata dalla pandemia di Covid-19, siamo partiti con molte incertezze” spiega Veronica Revel Chion, General Manager del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur, la regina italiana del Monte Bianco, diventata regina tout court (con grande disdoro degli amici francesi) dopo l’apertura e il fantastico successo della Skyway, la funivia avveniristica che collega Courmayeur con Punta Helbronner, sul Monte Bianco, di fronte al Dente del Gigante. Il successo è stato tale che non solo ha indispettito e non poco i dirimpettai di Chamonix, oltre il tunnel. Ha attirato investimenti assai cospicui su Courmayeur che si è dotata di nuove strutture alberghiere di classe, ha rinnovato quelle esistenti, a partire proprio dal Grand Hotel Royal e Golf, ha rilanciato un fantastico territorio che aveva bisogno di uno scatto di orgoglio e qualità per riaffermare la sua antica vocazione turistica. “Abbiamo aperto il 26 giugno 2020, in un weekend oltretutto segnato dal brutto tempo.

L’inizio è stato al rallentatore, a partire dalla metà di luglio in compenso il turismo a Courmayeur ha innestato la marcia più alta e non si è fermato più fino a fine agosto. Non solo gli alberghi hanno registrato il tutto pieno o quasi, le seconde case sono state abitate in maniera permanente, alimentando l’attività commerciale del territorio e in maniera specifica dei ristoranti, anche i nostri. Agosto è andato oltre le più rosee aspettative. Abbiamo registrato gli stessi ricavi dello scorso anno nonostante qualche presenza in meno. Gli ospiti dell’albergo, compresi i turisti di passaggio, erano così rilassati, così contenti di poter godere degli ampi spazi che la montagna offre, che il Grand Hotel Royal e Golf propone da sempre, che hanno consumato più degli altri anni. Sono mancati gli ospiti più anziani, che a Courmayeur rappresentano una consolidata tradizione, ospiti che soggiornano più a lungo degli altri target di clientela. Ci riconoscono da sempre il ruolo di presidio sanitario, che gli alberghi esercitano da millenni e in particolare noi da ben 166 anni (l’albergo è stato inaugurato nel 1854), rinforzato con l’impiego dell’ozono per sanificare le camere a ogni cambio di ospite, con l’installazione di termo scanner all’entrata dell’albergo ma anche all’entrata dei ristoranti interni per rilevare la temperatura corporea di tutti coloro che entrano in albergo (a partire dallo Staff), i dosatori di igienizzante per le mani ovunque. Hanno avuto giustamente paura dei contatti occasionali nelle strade del borgo storico, nei negozi. Torneranno non appena arriverà il vaccino.

Sono mancati gli americani, che amano effettuare il Tour del Monte Bianco passando da un rifugio all’altro, per poi scendere a Courmayeur per regalarsi il meritato riposo del guerriero (anche al femminile) in piscina, nel parco, frequentando i nostri ristoranti da quello stellato dove impera Paolo Griffa, un giovane chef dotato di talento, creatività e fantasia che è diventato uno dei simboli di Courmayeur, alla nostra champagneria esterna, all’insegna di una marca francese diversa quanto preziosa: Ruinart, champagne francese dal 1729. Offriamo un parco con piante secolari in un angolo del quale l’ospite trova una preziosa piscina ‘nera’ riscaldata, per la scelta di pavimentarla in maniera del tutto originale. Sono aumentati decisamente gli italiani, che hanno riscoperto l’Italia e i suoi angoli più incantati. Abbiamo avuto perfino due eventi, di un’azienda e di un’associazione, che hanno confidato non solo nella nostra professionalità quanto nella salubrità e nei comportamenti civici tipici sia di chi vive in montagna che di chi la frequenta.

Il 2020, così strano, così contraddittorio, mi ha confermato nella convinzione che viviamo in un Paese unico soprattutto dal punto di vista turistico, un Paese che dovrebbe esserne più consapevole e puntare maggiormente su un turismo di qualità, su target di clientela benestanti che oggi rappresentano la maggioranza e non la minoranza della popolazione all’opposto che nel passato. Quel che dobbiamo vendere è il Made in Italy, è lo Stile di Vita Italiano che il mondo apprezza (che gli italiani per primi apprezzano), che decine di milioni di persone vogliono condividere venendo in Italia. Dobbiamo proporre qualità, serietà, coerenza. Dobbiamo proporre un territorio facile da raggiungere, ben segnalato, agevole da vivere e frequentare. Dobbiamo proporre la Grande Bellezza dell’Italia che è innanzitutto urbanistica, nei borghi storici come nei borghi più sperduti della montagna per quanto ci riguarda, curandone la manutenzione, delle strade come dei balconi fioriti. Dobbiamo proporre l’incredibile varietà dei nostri prodotti legati alla terra, all’allevamento, alla caccia e alla pesca. Nessun Paese al mondo è in grado di proporre la varietà di formaggi che ci caratterizza, sulle montagne del Nord come sugli Appennini come nell’agro pontino, campano e pugliese.

Nessun Paese al mondo è in grado di offrire oltre 70.000 ricette basate su materie prime fresche, appena colte o munte, su una biodiversità naturale e culturale quale quella che proponiamo in Italia. Tutto ciò è sia il frutto di una storia unica quanto originale che dell’intelligenza e della caparbietà di chi si è impegnato, a partire dal 1945, a ricostruire questo Paese e a inventare letteralmente un settore turistico che era stato in gran parte distrutto durante la guerra. Il successo del turismo italiano è merito di tutti coloro che ci hanno lavorato e che ci continuano a lavorare. Mai dimenticarlo, soprattutto in questi momenti difficili. La stagione invernale 2019-2020 è stata fantastica, lo sarebbe stata ancora di più se non fosse stata troncata improvvisamente dal lockdown dichiarato il 9 marzo. Gli impianti di risalita erano ancora in piena attività. Paradossalmente, questa crisi ci conferma che il turismo in Italia deve puntare sempre di più verso la qualità e la crescita sia del territorio che delle strutture. Courmayeur è da sempre una destinazione turistica di livello legata a una tradizione aristocratica, di impronta piemontese e torinese in particolare, che ha dato sempre importanza alla forma oltre che alla sostanza. Ci siamo adeguati alle maniere più casual della clientela contemporanea mantenendo però la nostra identità di albergo di lusso dove il personale indossa divise adatte all’ambiente in cui opera, dove la qualità del servizio è curata fin nei dettagli, dove in qualche maniera educhi l’ospite, non lo subisci. Funziona. Il nostro personale è italiano per l’empatia e il calore con cui si relaziona ma nello stesso tempo è decisamente professionale nel modo in cui interagisce con gli ospiti. Si chiama stile ed è assai apprezzato. Ogni singolo albergo deve saper esprimere un proprio stile.”

Nota di servizio: al ristorante Grand Royal è arrivato come chef Stefano Granata. Il suo risotto alle rape rosse, gorgonzola e nocciole, accompagnato da un superbo Le Prisonnier di Anselmet, giustifica ampiamente il soggiorno in albergo. L’albergo dispone anche di un maître sommelier Amira che è anche maître fromagier, Ivo Belley. Sempre iscritto all’Amira è anche il maître Leonardo Muto. Da provare la polenta con i formaggi della valle, tutti scelti direttamente presso i produttori. Per un bergamasco come me è stato come provare un anticipo di paradiso…

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