Cronache di Barmen

Mai fare domande a un Bastian contrario…

L'amico fabrizio Dallavalle mi ha chiesto di rispondere a delle domande per Cronache di barmen. Non l'avesse fatto...

The Box Riccione - Et con Game RulesIn Italia ad oggi, sono attivi il 20/30 per cento degli hotel. Quanto tempo dovrà passare prima che si ritorni a livelli di occupazione pre covid e quanto influenzerà le scelte degli albergatori se verrà meno l’aiuto del governo in questa fase delicata?

Al mare e in montagna gli alberghi hanno riaperto tutti o quasi tutti a partire da metà giugno a fine settembre inizio ottobre. Mi risulta che per questi segmenti di mercato l’attività è andata più che bene grazie agli italiani che quest’anno non sono andati all’estero per le loro vacanze rimanendo in Italia. Lo dico perché da metà giugno in poi ho viaggiato molto lungo l’arco alpino, dalla Valle d’Aosta fino alla provincia di Bolzano, e lungo la costiera adriatica e tirrenica, visitando località come Grado e Lignano Sabbiadoro nel Friuli-Venezia Giulia e Castiglione della Pescaia in Toscana. Sono a Vieste, nel Gargano, e anche qui l’estate è andata bene. Pensavo che gli alberghi dovessero sopravvivere nel 2020 per poi tornare a vivere nel 2021, per questi precisi segmenti di mercato le cose sono andate più che bene.
Diverso è il discorso per le città d’arte, da Verona a Firenze, da Milano e Torino a Roma. Qui il 2020 è stato l’anno del coma con gli alberghi chiusi per mancanza di ospiti, soprattutto stranieri, che non potevano materialmente arrivare per mancanza di voli. L’assenza degli americani ha penalizzato pesantemente tutte le località che vivevano su ospiti decisamente generosi sotto tutti i punti di vista. Giancarlo Carniani, che a Firenze dirige tre alberghi, mi raccontava che nel 2019, quando andò in perlustrazione negli Stati Uniti, il maggiore problema che avevano i suoi interlocutori è che non trovavano abbastanza posti in Business Class sugli arerei per venire in Italia… In questo settore la situazione è ancora grave per il persistere della pandemia in Paesi come Stati Uniti, Brasile, Gran Bretagna oltre che per la carenza di voli con la Cina, sulle cui statistiche inoltre ci sono molti e legittimi dubbi stante la cronica assenza di libertà di stampa in quel Paese. Le dittature possono anche sorridere ma è il sorriso degli assassini.
Siamo tutti in attesa del famigerato/miracoloso vaccino che risolva alle radici il problema della pandemia che si è dimostrata più ostica e assassina di quanto previsto. Il caldo non l’ha attenuata, il freddo minaccia di rilanciarla. Il Governo ha sia il tesoretto dei 209 miliardi di euro promessi dall’Unione Europea che l’altro tesoretto rappresentato dal MES. Speriamo che lo spenda e che lo spenda bene: ne va di mezzo il destino di noi tutti, non solo del settore in cui lavoriamo.

 

 

Le scelte perpetrate dal governo verso il settore turistico e alberghiero in particolare, hanno riscontrato esiti soddisfacenti oppure si poteva fare di più?

I Governi possono sempre fare di più, è perfino banale affermarlo. Fanno quel che possono sulla base della capacità di pressione da parte dei singoli settori. Confindustria è formidabile quando ci sono in gioco gli interessi del settore manifatturiero, idem banche e finanzieri, idem perfino il settore delle discoteche dove Briatore (è un’affermazione maliziosa la mia ma come diceva Andreotti a essere maliziosi spesso la si azzecca) tramite il suo amico Berlusconi è riuscito a far riaprire maldestramente e ottusamente le discoteche mentre il Governo bloccava fiere e congressi. Nelle discoteche, come negli stadi, non controlli ciò che avviene e chi vi si reca lo fa per fare baldoria (negli stadi anche per fare a botte) mentre chi si reca in una fiera o partecipa a un congresso è per definizione una persona rigorosa e civile nel modo di comportarsi. Lobbying, insomma, settore in cui il turismo si è rivelato (lo sapevamo noi addetti ai lavori, ora lo sa l’intera opinione pubblica) particolarmente debole, il settore alberghiero il più debole in assoluto. La responsabilità è tutta nostra, dei milioni di persone che vi lavorano e che nel passato si sono preoccupati più di lavorare che di dar vita a una robusta lobbying. Il risultato è che nel momento della verità siamo falliti, come gruppo di pressione. Lecchiamoci le ferite e impariamo.

Lo smart working (lavoro intelligente )…intelligente lo è stato davvero, oppure questa scelta ( covid a parte) ha di fatto aperto nuove forme di risparmio, danneggiando l’intero indotto del comparto turismo d’affari?

Lo smart working è stata la soluzione che ha salvato decine di migliaia di posti di lavoro durante la quarantena forzata (gli arresti domiciliari come direbbe un mio amico albergatore di Verona). Finita la quarantena, lo smart working è stato ridimensionato anche perché in molte aziende non si tratta solo di controlli ma anche di operatività. Noi di Tecniche Nuove per esempio operiamo nel settore editoriale e utilizziamo potenti linee telefoniche e di Internet per connetterci con il mondo e trasmettere informazioni, immagini, articoli. Nulla può rivaleggiare con le linee aziendali. Io lavoro in remoto da sempre utilizzando le camere d’albergo come uffici itineranti. Lo posso fare perché sono un divulgatore ed è insito nella mia professione la mobilità sul territorio (all’opposto di quanto mi accadeva venti o trent’anni fa), chi è in redazione deve lavorare in redazione. Lo smart working è stato uno splendido rimedio ma solo un rimedio. Siamo tornati alla normalità. Credo che lo stesso sia accaduto in tanti altri lavori. I mass media hanno il torto di fotografare la realtà sempre con mesi se non anni di ritardo… e spesso confondono le notizie con le chiacchiere… parola di giornalista con la tessera dell’ordine fin dal marzo 1985.

La sfida che gli alberghi (non stagionali) si troveranno ad affrontare nell’imminente autunno/ inverno sarà tutt’ altro che facile. Tra timori di contagio e modalità di servizio sempre di più complicate. Quali saranno le strategie da scegliere nel ri-approcciarsi al cliente?

Innanzitutto applicare alla lettera e con rigore le disposizioni relative a come gestire il rischio di pandemia. La vostra salute è la nostra prima preoccupazione è il messaggio forte e chiaro che deve arrivare agli ospiti e, ne ho avuto innumerevoli conferme, è anche la prima rassicurazione che gli ospiti cercano. L’albergo non è un ospedale ma è un presidio culturale e sanitario del territorio, lo è da sempre non da ora. Continuiamo a fare ciò che facciamo da secoli e saremo vincitori. Poi non dipende dagli alberghi se l’economia riparte o tracolla, se Trump perde i capelli o paga le tasse, se Xi Jinping impara a sorridere e lascia in pace il Tibet, se Putin la smette di far sparire i suoi avversari e fare gli addominali. Noi si fa e si farà la cosa giusta che è accogliere e ospitare al meglio, in città come in campagna, al mare come nelle stazioni termali e via discorrendo. Personalmente sono ottimista che il pianeta, nonostante noi giornalisti, stia imparando a convivere con il coronavirus, si stia spaventando di meno per un numero di morti che è drammatico ma che non rappresenta affatto un’ecatombe (si parla di due milioni di morti a fine pandemia, furono 50 milioni quelli della pandemia di 100 anni fa, perfino quelli della guerra del Vietnam durata 10 anni… Non dimentichiamoci che siamo 7,5 miliardi, eravamo 2,5 miliardi solo 70 anni fa). Meglio morire ottimisti che morire di disperazione, meglio di certo vivere in allegria che farsi venire l’ulcera a causa di Conte, Di Maio, Salvini, Meloni, Renzi, Zingaretti e compagnia cantando. Un po’ di fatalismo non ha mai fatto del male a nessuno, o no?

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