Hotel Domani

Think Different. Pensa Diverso

Think Different, Pensa Diverso. E’ stato il motto di Steve Jobs, genio nato e cresciuto nella Silicon Valley californiana quando all’epoca, anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, quel territorio registrava soprattutto una incredibile concentrazione di industrie tecnologiche affini al settore militare che il governo americano vi aveva collocato dopo la seconda guerra mondiale per rispondere alla sfida del nuovo nemico, l’Unione Sovietica. La California dista 10.000 chilometri da Mosca. Prima che un qualunque bombardiere (negli anni Cinquanta) o missile intercontinentale sovietico (a partire dagli anni Sessanta) potesse raggiungerla, gli americani avrebbero potuto rispondere con la massima efficacia distruttiva. E’ stato il segreto della deterrenza nucleare che ha caratterizzato la Guerra Fredda evitando la terza guerra mondiale, che sarebbe stata la prima termonucleare. L’industria militare negli Stati Uniti è sempre stata un motore di sviluppo tecnologico grazie alla stretta cooperazione che ha avuto da sempre con le università. La produzione e commercializzazione dei brevetti è una delle principali fonti di autofinanziamento per le università e di arricchimento per i ricercatori e gli scienziati. Internet è nata con il nome di Arpanet come rete di collegamento via cavo tra i comandi militari e i ricercatori delle principali università del Paese. In caso di attacco termonucleare, i segnali via cavo non sarebbero stati annichiliti dal black out magnetico provocato dall’esplosione di una bomba nucleare garantendo la risposta militare: il presidente degli Stati Uniti avrebbe potuto schiacciare il famoso pulsante rosso e attivare il lancio dei missili. L’era dei satelliti la rese superata negli anni Ottanta motivo per il quale fu aperta al suo sfruttamento commerciale. La guerra del Vietnam (1965-1973) impresse un ulteriore sviluppo tecnologico alla ricerca a uso militare che poi, con la fine di quella disgraziata avventura, fu resa accessibile al settore privato. L’era dei computer nasce in quel momento.

Jobs ha sempre creduto nell’istinto, che consente di intuire ciò che non esiste, progettando prodotti innovativi che poi dovevano sottostare a una progettazione e a un perfezionismo davvero maniacali. Lavorare con Steve Jobs pare sia stata contemporaneamente l’esperienza più eccitante dal punto di vista creativo e la più distruttiva dal punto di vista psicologico che un essere umano possa provare. Il segreto di Steve Jobs? Proporre al consumatore finale esperienze uniche e originali attraverso prodotti tecnologici incredibilmente sofisticati dal punto di vista ingegneristico quanto belli, semplici e di immediata comprensione per l’utilizzatore finale. Jobs si è sempre posto sull’intersezione tra tecnologia e arte camminando senza saperlo sulle orme di un altro genio che sapeva coniugare questi mondi all’apparenza opposti: Leonardo da Vinci, nato 403 anni prima di Steve Jobs. Ma anche Filippo Brunelleschi, vissuto una generazione prima di Leonardo, che all’inizio del 1400 risolse un problema ritenuto insolubile, costruire il cupolone della cattedrale di Firenze, non fu meno geniale.

Se pensiamo al mondo alberghiero, Think Different è stato il motto di chi negli anni Cinquanta ha inventato Best Western sulla costa occidentale (sempre quella) degli Stati Uniti per difendere gli albergatori indipendenti dalle catene alberghiere integrate diventando a sua volta una sorta di immensa catena alberghiera diffusa su scala planetaria. Phink Different è stato il modo con il quale gli albergatori e gli operatori turistici della costa romagnola hanno reagito alla crisi della mucillagine del 1989 inventando forme di turismo che sembravano incompatibili con quelle tipiche della riviera adriatica: dal congressuale al fieristico, dall’enogastronomico al wellness allo sport del pedale. Phink Different è stato il motto di Toni Sailer (tre medaglie d’oro alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956) e di Kitzbühel (di cui Sailer fu l’emblema fino alla morte, nel 2009) che nel dopoguerra hanno fatto della località austriaca una delle destinazioni turistiche più alla moda nel mondo dello sci inventando nel 1967 perfino la discesa mozzafiato più famosa del mondo, la Streif, realizzando una discesa pressoché verticale (con una pendenza dell’85 per cento) in quella che in fin dei conti era una banale montagna al di sotto dei 2000 metri di altezza. Phink Different è il motto di Nerio Alessandri (altro romagnolo…), classe 1961, che nel garage di casa sua un anno prima di Steve Jobs creò Technogym, diventata oggi assai più di una multinazionale delle attrezzature sportive: è un vero e proprio concept filosofico legato a uno stile di vita salutare oltre che salutista.

Think Different è stato il motto di Carlino Cinque, classe 1911, che sulla costiera amalfitana ha inventato Positano come destinazione turistica subito dopo la seconda guerra mondiale ma che soprattutto ha immaginato il San Pietro di Positano su un costone nudo appiccicandoci materialmente sia le camere che le piante d’alto fusto che lo caratterizzano. Era il 1970. Solo un geniale visionario poteva immaginare e realizzare un simile gioiello alberghiero.

Think Different, Pensa Diverso per creare nuove esperienze cogliendo le tendenze, immaginando ciò che ancora non esiste ma che è pronto dietro l’angolo, sposando passato e futuro (lo storytelling ideale per un Paese come l’Italia), continua a essere lo strumento mentale migliore per immaginare il futuro del turismo italiano purché, come hanno fatto romagnoli e californiani, ma anche il campano Carlino, poi venga coniugato con un estremo rigore progettuale e una grande coerenza realizzativa. Il futuro è dei musei multimediali, della realtà aumentata, di tutte le forme di intrattenimento ludico e culturale che sappiano integrare e proporre prodotti che propongano esperienze uniche, originali, soprattutto divertenti il tutto coniugato con l’esperienza enogastronomica basata sulla biodiversità che rende unica l’Italia sull’intero pianeta Terra. Think Different è la migliore arte di manutenzione della mente purché la si inserisca all’interno di un coerente, solidale lavoro di squadra.

 

Steve Jobs… and me

Steve Jobs, classe 1955, non aveva ancora trent’anni quando fondò la Apple e nel 1984 assieme a Steve Wozniak propose il Macintosh, il personal computer che avrebbe rivoluzionato il mondo. Che cosa differenziava il suo computer da quelli esistenti? Che lo poteva utilizzare chiunque grazie alla facilità d’uso, al mouse e alle icone grafiche. Inoltre, era facilmente trasportabile. Per usare un computer IBM dovevi essere un esperto di informatica, per trasportarlo dovevi rivolgerti a un’azienda specializzata in trasporti.

Sono stato tra le prime cavie del Macintosh. Per utilizzare un Macintosh dovevi essere solo una persona dotata di curiosità e di una granitica volontà per sperimentare e apprendere dai successi come dai fallimenti (ricordo la volta che saltò la corrente e persi un’intera giornata di lavoro perché non avevo ancora salvato i testi in un floppy disc). Nel 1986 con un Macintosh scrivevo e impaginavo addirittura un giornale tabloid (di grande formato), l’Eco del Verbano, che diffondevamo nelle edicole lombarde e piemontesi del Lago Maggiore, e preparai il numero zero di una nuova rivista, I Laghi. Avevo quattro anni più di Jobs e non ero un genio però grazie al Macintosh ho affinato il mestiere di giornalista e imparato perfino i rudimenti della grafica editoriale. Fino a quel momento, chi voleva fare un giornale scriveva gli articoli con la macchina da scrivere manuale o elettrica, poi li passava in tipografia dove erano ribattuti con la linotype o sui primi ingombranti computer che realizzavano solo le strisciate di carta (le bozze), quindi intervenivano gli impaginatori che assemblavano la pagina inserendo anche le pellicole delle immagini. Le bozze andavano lette una prima volta, corrette e rilette una seconda volta perché chi trasferiva i testi commetteva sia errori di ortografia che salti di parole e paragrafi. Grazie al Macintosh, saltavamo i primi due passaggi riducendo all’osso i costi ma soprattutto eliminando i tempi morti che la tipografia imponeva. Fu un’esperienza breve quella dell’Eco del Verbano, intensa quanto felice.

Non ritenendosi ancora all’altezza di assumere il ruolo di amministratore delegato, Jobs aveva delegato la gestione dell’azienda al consiglio di amministrazione che a sua volta aveva scelto un amministratore delegato. L’anno dopo il lancio del Macintosh, Jobs fu messo alla porta dal consiglio di amministrazione della Apple: in azienda era vissuto come una sorta di incontrollabile bomba a orologeria. Lo disinnescarono. Mark Zuckenberg, il ventenne fondatore di Facebook nel 2004, vent’anni dopo Jobs, non commetterà lo stesso errore. Controllerà, e ancora controlla, sia la maggioranza nel consiglio di amministrazione che il ruolo di amministratore delegato.

Steve Jobs era un genio sociopatico che raramente andava d’accordo con i suoi simili. Soffriva della sindrome di essere stato abbandonato dai genitori naturali e adottato da chi l’aveva cresciuto e fatto studiare. Fece lo stesso con sua figlia. Era troppo perfezionista per la gran parte del genere umano. Troppo diretto e spesso insultante. Si ritrovò a spasso da un giorno all’altro. Un giovanissimo milionario a spasso. Dieci anni prima, giovane hippy californiano, era andato in India, aveva imparato la meditazione, si era drogato anche in maniera pesante con l’LSD. Dieci anni dopo, sembrava che il suo genio fosse già imploso. Invece Jobs negli anni successivi inventò Next, che rappresentava una nuova generazione di computer, incontrò la Pixar, una piccola società di animazione cinematografica, di cui diventò il maggiore azionista e l’amministratore delegato, rivoluzionò il mondo dell’animazione cinematografica assieme a John Lasseter con film che hanno fatto epoca come Toy Story, che non solo è diventato un vero e proprio serial di incredibile successo planetario (con incassi stratosferici e guadagni incredibili) ma che soprattutto ha imposto un nuovo paradigma nella cinematografia del settore. Nel frattempo la Apple era arrivata sull’orlo del fallimento. Jobs nel 1997 rientrò in Apple con i pieni poteri, diventandone di fatto il padrone incontrastato fino alla sua prematura morte per cancro nel 2011, a soli 56 anni. Troppo preso dal rilancio della Apple, vendette la Pixar alla Disney per 7,4 miliardi di dollari. Jobs in tutta la sua vita ha avuto un incredibile fiuto commerciale che non si sarebbe mai immaginato nell’hippy scarmigliato e puzzolente (non amava lavarsi) oltre che vegetariano che era da giovane (imparò in seguito a lavarsi e a vestirsi mentre restò un salutista convinto a tavola).

Per sottolineare il rilancio di Apple, Jobs si rivolse agli stessi creativi che nel 1984 l’avevano aiutato a lanciare il Macintosh con l’evento “1984” (immaginando il Macintosh come il martello che avrebbe infranto materialmente lo schermo del Grande Fratello, parafrasi trasparente di IBM, profetizzato da George Orwell nel libro pubblicato nel 1949 e ambientato per l’appunto in un futuribile 1984). Questa volta lo slogan fu: Think Different, Pensa Diverso. Non era solo uno slogan: era il modo di pensare di Steve Jobs che nella sua vita ha sviluppato il Macintosh, l’iMac, gli iTunes Store, gli Apple Store, l’iPod, l’iPhone, l’iPad, rivoluzionando il mondo contemporaneo come pochi altri. E’ stato il cancro al pancreas a fermarlo nel 2011.

Think Different, Pensa Diverso è da sempre il segreto dei grandi inventori e dei pensatori rivoluzionari. Secondo Steve Jobs l’Occidente ha avuto il pregio e il limite di aver sviluppato il pensiero razionale a discapito troppo spesso di un approccio istintivo, irrazionale, che è più tipico del pensiero orientale, dall’induismo al buddismo compreso il buddismo zen, la versione giapponese del buddismo. Con Steve Jobs ho scoperto di aver condiviso anche l’esperienza di essere andato in India (lui ci andò nel 1974, io nel 1978) anche a seguito della lettura dello stesso libro, l’autobiografia di un yogi, Yogananda, che aveva l’ashram a Puri, nell’Orissa indiano, 500 chilometri a sud rispetto a Calcutta, seguendo la costa del Golfo del Bengala. Yogananda, nato in India nel 1893, aveva fondato anche una catena di ashram di successo in California dove era morto nel 1952. Stessa esperienza, risultati opposti. Lui tornò entusiasta dalla sua esperienza indiana, io profondamente deluso. Troppo europeo e razionale io, un genio lui. Steve Jobs per tutta la vita ha adorato Bob Dylan di cui aveva le registrazioni dal vivo dei suoi concerti. Io non sono andato oltre Lucio Dalla e Gianni Morandi… Entrambi siamo rimasti vegetariani ma con un diverso conto in banca…