Mira alla Luna, Bellezza. Mira alla Luna…

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Mauro Santinato da romagnolo verace qual è quando polemizza non usa mezzi termini: va diritto all’obiettivo di norma abbattendolo. Questa volta ha polemizzato con gli albergatori della costiera romagnola che hanno approfittato di una posizione di forza rispetto alla domanda per aumentare sensibilmente le tariffe nell’estate del 2021 e di conseguenza i guadagni. Insomma, hanno “pelato” gli ospiti rischiando che questi ultimi se ne ricordino l’anno prossimo penalizzando la riviera.
Ne è nato un vivace dibattito dove troppo spesso ci si è concentrati sul dito che indica la luna (Santinato) e non sulla luna stessa (la qualità delle strutture alberghiere offerte).
Un premessa. In un libero mercato, i rapporti di forza tra domanda e offerta sono decisi dalle condizioni congiunturali in cui si opera e ognuno ha il diritto/dovere di ottimizzare i risultati, vale per chi offre come per chi domanda. Fino alla fine dello scorso secolo, l’offerta prevaleva sulla domanda, l’offerta si avvaleva anche della solidarietà degli agenti di viaggio, il mercato in continua crescita, nazionale e internazionale, favoriva elevati guadagni (il famoso Rev/Par, l’incasso prodotto da ogni singolo ospite suddiviso per il numero di camere effettivamente vendute), una certa elusione fiscale (per usare un eufemismo) permetteva di migliorare sia i conti aziendali che soprattutto ciò che effettivamente finiva nelle tasche di chi lavorava nel settore dove il “nero” (i soldi dati fuori busta dai datori di lavoro) e il “tronco” (le mance lasciate dai clienti e anch’esse sottratte alla contabilità fiscale), perfino il cambio della valuta in albergo, prima dell’arrivo dell’Euro, costituiva un’altra fonte di guadagno “fuori busta”. Tutti erano contenti, anche gli ospiti. Chi non lo era scriveva interminabili lettere che nessuno leggeva, cambiava destinazione e albergo ritrovandosi quasi sempre nelle stesse condizioni che aveva lasciato. L’offerta comandava, la domanda subiva.
Poi è arrivato l’Euro, che ha di fatto raddoppiato i prezzi nel giro di pochissimi anni (per molte merceologie addirittura da un anno all’altro), poi è arrivato Internet che ha ribaltato i rapporti di forza tra domanda e offerta a tutto vantaggio della domanda, poi sono arrivate le piattaforme di prenotazione on line che hanno ribaltato il ruolo degli agenti di viaggio penalizzando progressivamente gli alberghi costretti a ridurre continuamente i prezzi sotto l’incalzare di una competizione sempre più selvaggia e la crescita di consapevolezza degli ospiti che hanno imparato a confrontare i prezzi in tempo reale, grazie a diaboliche piattaforme come Trivago, e a bastonare gli albergatori sulle piattaforme delle recensioni, da Tripadvisor a Booking. Poi sono arrivati gli smartphone e per gli albergatori è stato l’inferno. Comanda la domanda, l’offerta subisce.
Il mondo è stato letteralmente ribaltato, i Rev/Par si sono immiseriti, il Fisco è diventato sempre più aggressivo (siamo il paese con il secondo debito pubblico del pianeta), ci si è messa anche l’informatica che ha consentito ai gestori di ridurre il personale sostituendolo spesso con i computer: le affollate reception di un tempo sono diventate stazioni della metropolitana a mezzanotte: desolatamente vuote.
Eppure, le statistiche dimostrano che il turismo negli anni dell’imperio della domanda è letteralmente esploso, che l’Italia è diventata il quinto gigante di un sistema che è diventato tra i tre settori economici portanti dell’economia del pianeta, che la Romagna ha cambiato volto, a partire dalle strade e dalle piazze, diventate sempre più belle e curate, e si è data strutture impensabili un tempo come la Fiera e il palacongressi di Rimini, entrambi avveniristici sia come edifici architettonici che per la loro funzionalità, idem per il palazzo dei congressi di Riccione. Ovviamente non sono state tutte luci, ci sono anche parecchie ombre come in qualsiasi evento storico, come in qualsiasi realtà sociale.
Nell’assenza totale di una programmazione nazionale del turismo, i privati hanno fatto del loro meglio sia per creare reti locali di solidarietà e progettazione che per attirare investimenti che fossero in grado di migliorare e sviluppare l’offerta per adeguarla alle grandi sfide della contemporaneità, che sono tecnologiche (la transizione verso le energie non fossili) quanto formali (i Millennials, i Vegetariani, i Vegani, gli Sportivi, gli Arabi, i Cinesi, e prima ancora i Russi…). Quando ci fu il disastro della mucillagine nel 1989 furono soprattutto i privati a farsi carico di una riconversione dell’offerta che mettesse in secondo piano il mare disastrato dall’assenza di depuratori nella Pianura Padana: in altri termini, fu la merda di Milano a favorire lo sviluppo abnorme della mucillagine davanti alle coste romagnole. I milanesi successivamente si sono dotati di depuratori ma non hanno mai rimborsato il danno provocato… i depuratori della Pianura Padana hanno reso la mucillagine un ricordo, facendo dimenticare rapidamente anche il danno mai risarcito.
Fu l’arte di arrangiarsi, che nella penisola dura da almeno tremila anni, l’ancora di salvezza della riviera romagnola. La pandemia ha colpito a tradimento un settore che stava andando benissimo (dal 2011 al 2019 solo nell’incoming turistico siamo passati da 30 a 44,5 miliardi di euro mentre l’economia dell’Italia arrancava letteralmente), che è stato aiutato assai poco: la parola ristoro mi fa venire la pelle d’oca. Si ristora un assetato dandogli un bicchiere d’acqua, chi subisce una perdita economica viene indennizzato, mica gli si dà solo una pacca sulle spalle. Soprattutto era l’occasione, e continua a esserlo, per dar vita a una programmazione nazionale che incroci quella dei singoli territori al fine di migliorare la qualità dell’offerta attraverso progetti mirati e controllati che abbinino progettazione e investimenti in parte a fondo perduto in parte a tassi agevolati facendo intervenire anche la Cassa Depositi e Prestiti per accollarsi il merito creditizio delle singole aziende alberghiere selezionando quelle che hanno un presente e un futuro da quelle che vanno dismesse approfittando proprio di questa occasione storica. Come ha detto Mario Draghi, è il tempo di investire, non di prelevare. Investire su un’offerta che sia in grado di farci fare un ulteriore salto di qualità ricordando sempre che tutti coloro che hanno lavorato e lavorano nel turismo in Italia da soli, o con aiuti del tutto locali, hanno creato un sistema eccezionale che nel mondo si confronta con due continenti, Cina e Stati Uniti, e con due Paesi europei come Francia e Spagna, oltre che con altre realtà da studiare da vicino come Austria e Svizzera, ma sempre giocando in serie A per vincere sia lo scudetto che la coppa dei campioni. La luna è la transizione ecologica nella quale il turismo italiano può e deve svolgere un ruolo di primo piano in Europa e nel mondo. Gli imprenditori devono essere aiutati a migliorare scienza e conoscenza a partire dallo sviluppo di realtà universitarie che in Italia sono in ritardo di ben 70 anni, con promozioni nazionali che devono andare assai al di là dell’ENIT, cui converrebbe cambiare nome oltre che modo di operare perché non faccia la fine di Alitalia, con un Ministero del Turismo con portafoglio che è nato solo nel 2021 (anche qui con un ritardo di almeno 50 anni) e che avrà bisogno di tempo anche solo per trovare una sede adeguata e soprattutto funzionari che siano competenti e non solo amici di tizio e caio…
Puntiamo alla Luna, signori. Lasciamo perdere il dito…

Mira alla Luna, Bellezza. Mira alla Luna…
- Ultima modifica: 2021-09-27T12:49:15+02:00
da Renato Andreoletti

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