Google lancia “pay per stay”, sgambetto alle OTA?

L’avvento della pandemia e il lockdown imposto dall’emergenza sanitaria hanno avuto un impatto negativo anche sul colosso dei motori di ricerca, Google. Nonostante lo spostamento di una quota di mercato in pubblicità digitale (per l’incremento degli acquisti online), anche il business di Google sta registrando un decremento legato alla situazione economica a livello mondiale.

Tra le cause, anche il calo del fatturato delle OTA. Una buona fetta dei guadagni del motore di ricerca proviene infatti dal settore turistico ricettivo, dalla ricerca di voli, hotel, resort, case vacanza, ma soprattutto dai grandi portali di prenotazione come Booking, Expedia ecc. che hanno sinora investito ingenti somme di denaro proprio per comparire in cima alla lista delle ricerche su Google. Parole chiave come “volo per Parigi”, “hotel a Firenze” o “noleggio auto a Las Vegas” sono molto costose, ma Booking, Expedia e altre OTA hanno sempre pagato volentieri perché era altamente redditizio.

Con il blocco dei viaggi ora le online travel agency sono in grosse difficoltà e hanno tagliato drasticamente sui costi, soprattutto sugli investimenti in Google. Mark Mahaney, analista di RBC Capital Markets, ha previsto che la spesa di Booking per gli annunci Google scenderà dai 4 miliardi di dollari del 2019 a 1 miliardo, per poi risalire a 2 miliardi nel 2020 – si legge su Cnbc -. Expedia ha già affermato che le spese di marketing diminuiranno almeno dell’80% quest’anno.

Google parte all’attacco

Vista la situazione, invece di supportare le OTA, sue clienti, Google ha preferito approfittarne per partire in contropiede e andare a segno. Nel suo ultimo rapporto annuale ha infatti dichiarato l’intenzione di voler indirizzare maggiormente il traffico verso le sue piattaforme con campagne di marketing pay-per-click.

Ed ecco che per il mondo dell’ospitalità spunta l’offerta “Pay per Stay”. La formula, come si evince dal nome, prevede il pagamento delle commissioni per gli annunci pubblicitari solo se la prenotazione va a buon fine e a soggiorno avvenuto. Google ha previsto anche un filtro “cancellazione gratuita” per dare risalto alle tariffe non rimborsabili e incentivare le persone a prenotare con maggiore serenità, viste le incognite del momento.

Una mossa, quella di Google, che da un lato va incontro alle esigenze del settore alberghiero ed extra alberghiero, messo in ginocchio dalla pandemia, ma dall’altro potrebbe permettere al motore di ricerca di bypassare le OTA e di incrementare i suoi profitti con la ripartenza del settore dei viaggi e delle vacanze.

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