J.K. Place Paris: l’eccellenza dell’ospitalità italiana a Parigi

Inaugurato a gennaio 2020, il J.K. Place Paris ha portato l’ospitalità made in Italy
di alto livello nella capitale francese.
La parola al Food & Beverage supervisor, Andrea Pieri, nella foto, che ha curato le fasi di preapertura e apertura dell’hotel.

C’è uno stile italiano dell’ospitalità?
Sì, senz’altro. Ho potuto appurarlo qui a Parigi, dove il J.K. Place ha aperto i battenti a gennaio 2020 e a metà marzo ha dovuto chiudere per il lockdown. In quei primi due mesi e mezzo, il nostro ristorante Casa Tua aveva già una lista d’attesa di due mesi. A fare la differenza, oltre alla qualità dell’offerta gastronomica imperniata sulla vera cucina italiana, è l’ospitalità tipicamente italiana che è al cuore del brand J.K. Places, con un’accoglienza personalizzata che vuol far sentire ogni ospite come a casa propria e un’attenzione costante ai dettagli anche minimi. Un tipo di ospitalità che non è comune in una città come Parigi.

Possiamo imparare qualcosa dalla Francia su come ha gestito la pandemia?
Questa pandemia è di difficile gestione per tutti, non c’è una formula giusta a livello internazionale, le incognite sono troppe. La Francia all’inizio è stata attendista, poi ha introdotto un lockdown molto rigido, con la chiusura, tranne che per l’asporto e il delivery, di tutti i ristoranti. Negli alberghi era consentito solo il servizio in camera. Noi abbiamo deciso di chiudere l’hotel nei periodi di lockdown, per riaprire solo quando siamo in grado di fornire ai nostri ospiti un’esperienza libera da restrizioni e preoccupazioni.

Che cos’è importante oggi nel suo lavoro?
In questo momento è più fondamentale del solito tenersi aggiornati su tutto ciò che riguarda le procedure e gli standard di qualità e sicurezza. Noi abbiamo sfruttato i periodi di chiusura per pianificare la riapertura, abbiamo affinato le procedure per renderle il più possibile schematiche e precise e poter essere più efficienti al momento della ripartenza. L’hotel deve essere produttivo dal primo giorno. Per questo, abbiamo lavorato molto sul team building e sul convolgimento e la motivazione dello staff di cucina e di sala. È un’operazione di squadra. Oggi più che mai abbiamo bisogno sia delle capacità tecniche che della passione e dell’impegno di ogni singolo collaboratore, dal plongeur al manager. La famiglia di lavoro si crea costruendo lo spirito di squadra e in questi mesi abbiamo avuto il tempo di farlo. Poi, abbiamo lavorato anche su una serie di piani di marketing strategico. Oggi si vive alla giornata, però c’è bisogno anche di una pianificazione che sia camaleontica ovvero in grado di adattarsi al mutare della situazione. Per pianificare, occorre documentarsi e sviluppare una visione a medio e lungo termine. Bisogna arrivare pronti alla riapertura e chi sarà in linea con le esigenze di domani avrà meno difficoltà.

Quali sono, allora, secondo lei, le tendenze a medio termine che si possono già delineare oggi a livello internazionale?
Abbiamo tutti voglia di normalità, di tornare a viaggiare. Credo che gli ospiti dell’hotellerie di lusso cercheranno luoghi dove si potranno sentire a proprio agio e sceglieranno ambienti e brand, come gli hotel J.K. Place, che offrono alti standard qualitativi ed igienici e che sanno garantire tranquillità e sicurezza attraverso la formazione e l’aggiornamento del personale. Noi dovremo avere più attenzioni, ma senza far pesare all’ospite procedure e controlli. Credo che il nostro target di clientela non vorrà trovarsi in ambienti sovraffollati. Nelle grandi città il turismo internazionale tornerà lentamente. Anche per questo, durante l’ultimo anno abbiamo lavorato per creare uno zoccolo duro di clientela di Parigi e dell’Ile de France: tra il primo e il secondo lockdown siamo rimasti chiusi sei mesi, ma nel breve periodo in autunno in cui abbiamo potuto riaprire, il 98% dei clienti del ristorante è tornato e abbiamo potuto lavorare a pieno regime già dalla terza settimana.

Il piatto forte

J.K. Place Paris è un boutique hotel di lusso di 29 camere e suite, spa, piscina e palestra.  Il ristorante italiano dell’albergo si chiama Casa Tua ed è frutto della collaborazione tra il gruppo alberghiero e l’omonimo brand di ristorazione nato a Miami nel 2001. Tra i due marchi, spiega Andrea Pieri, ci sono evidenti affinità nello stile di ospitalità: italianità, accoglienza calorosa e genuina, attenzione ai dettagli e servizio sartoriale. Il “piatto forte” di Casa Tua è rappresentato dalla pasta fresca fatta in casa. In carta non manca mai un piatto di tagliatelle o una pasta ripiena, con condimenti declinati di volta in volta con ingredienti stagionali. “La pasta fresca – racconta Pieri – è uno dei simboli della cucina italiana e per noi qui a Parigi è stata subito un bestseller”.

Chi è Andrea Pieri

Toscano, 42 anni, nasce in una famiglia di ristoratori. Fa studi scientifici e si iscrive a Scienze politiche all’università. Fin da ragazzo muove i primi passi lavorativi nel locale di famiglia e comincia una formazione sul campo che abbraccia tutti gli aspetti dell’attività, con approfondimenti nel campo della cucina e della sommellerie. Il desiderio di vedere realtà diverse da quella familiare lo porta a collaborare all’apertura prima di una caffetteria in un museo di Venezia, poi di un ristorante a Pistoia. Nel 2014 arriva all’hotel J.K. Place Firenze, dove per il primo periodo affianca l’allora F&B manager, per poi subentrargli nel ruolo. Dal 2019 è F&B supervisor al J.K. Place Paris, di cui ha curato le fasi di preapertura e l’apertura, avvenuta a gennaio 2020.

 

 

 

 

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