Studio Marco Piva, Architetto

Si scrive Marco Piva. Si legge Marco Polo

L’architetto Marco Piva vanta una carriera nazionale e internazionale che lo ha portato ad aprire sedi del suo studio in Cina, Stati Uniti d’America, Russia, India, Medio Oriente. A Milano sta curando l’interior design del Radisson Collection Hotel Palazzo Touring e del Radisson Santa Sofia, che verranno aperti entro l’anno, oltre che della trasformazione in hotel del prestigioso palazzo di fine Ottocento delle Assicurazioni Generali in piazza Cordusio

Conosco Marco Piva da più di trent’anni quando fresco direttore per la prima volta di Hotel Domani (1989) frequentavo la più importante fiera alberghiera italiana dell’epoca, Tecnhotel, che si svolgeva a Genova nel mese di novembre e incrociavo questo giovane architetto milanese (laurea al Politecnico di Milano, lo studio che porta il suo nome è del 1990) che si proponeva a un mondo alberghiero italiano alle prese con una rivoluzione formale e tecnologica di portata esplosiva che solo nei decenni successivi si sarebbe affermata sia in Italia che nel mondo.

All’epoca, la quasi totalità degli alberghi italiani faceva capo a famiglie di imprenditori che li gestivano direttamente o tramite direttori con la formula del cluster, il turismo era fonte di ricchezza per una bilancia commerciale in deficit cronico che veniva equilibrata con le rimesse degli emigranti e il surplus prodotto dal turismo internazionale che veniva in Italia. Era l’industria manifatturiera a dettare legge, in politica, nella società, nell’economia. Il turismo era un gigante sociale ed economico per il numero degli occupati e i fatturati prodotti ma un nano dal punto di vista politico e della considerazione sociale, in Italia come nel mondo. Purtroppo, continua a esserlo. Il Muro di Berlino era appena crollato, l’impero comunista stava per dissolversi, la Comunità economica europea (CEE) riguardava una dozzina di Paesi, la Cina era più lontana della Luna, Internet non esisteva (il www, world wide web, nasce nel 1991), Mark Zuckerberg frequentava le scuole elementari… Il turismo come fenomeno mondiale riguardava non più di 500 milioni di persone. Oggi i viaggiatori internazionali hanno superato la soglia di 1,4 miliardi e sono in continuo aumento.
Ritrovo Marco Piva ramingo tra la sede centrale di Milano dello Studio Marco Piva (SMP) e le filiali di Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, San Pietroburgo e Mosca in Russia, Mumbai in India, Pechino e Shanghai in Cina, Doha nel Qatar, Los Angeles negli Stati Uniti d’America. Quante centinaia di migliaia di chilometri percorsi dai tempi di Genova…

Sei reduce dalla Cina dove hai realizzato importanti commissioni e stai lavorando per progetti ancora più ambiziosi. Che cosa sta accadendo in quella sorta di universo che sta orientando il destino dell’intero pianeta?
“In Cina sono diventato di casa. Giocano con il mio nome chiamandomi Marco Polo anche perché Marco Polo assieme a Matteo Ricci, il gesuita che andò in Cina a cavallo tra il 1500 e il 1600 e fondò il primo sistema sanitario di quel paese, sono i due personaggi italiani più conosciuti e apprezzati. A Shanghai abbiamo creato una società di diritto cinese che opera in quell’immenso Paese. Noi ci occupiamo dei progetti architettonici, per la parte strutturale ci avvaliamo di società cinesi. Stiamo lavorando a Pechino e a Chengdu, il capoluogo della provincia del Sichuan, ai piedi del Tibet, dove sulle montagne ci sono i panda. E’ una città di 15 milioni di abitanti. E’ uno dei centri nevralgici dell’economia cinese. Nel cuore storico di Chengdu stiamo realizzando l’interior design delle Tonino Lamborghini Hotel Towers, due torri di ultima generazione adibite ad appartamenti che contengono anche luoghi sociali come il nuovo teatro della città e un importante centro commerciale. Per gli interni dell’Hotel e degli appartamenti abbiamo utilizzato pregiati marmi molto decorativi, linee verticali che richiamano il bambù delle riserve naturali limitrofe alla città, elementi circolari come specchi, lampade e tavoli che richiamano i tradizionali ombrelli cinesi. Il tutto all’insegna della cultura cinese interpretata secondo la tradizione italiana legata all’estetica, alla funzionalità e all’emozione. Shanghai è il nostro punto di riferimento per operare in Cina. Il lavoro è notevole. La Cina vanta una storia ininterrotta lungo ben 30 secoli che ha subito luci e ombre ma non ha mai conosciuto il trauma della fine di una civiltà o un impero come è accaduto sulle rive del Mare Mediterraneo con Micenei, Babilonesi, Greci, Egizi e Romani tanto per fare alcuni esempi. Idem in India. L’identificazione nella Cina del suo popolo non ha corrispettivi in nessun’altra parte del mondo. La sua economia da un trentennio è cresciuta in maniera unica anch’essa. Oggi il mercato cinese è diventato più selettivo: punta sempre di più sulla qualità e sull’apporto di know how. E’ in atto anche un profondo ricambio generazionale. I giovani cinesi sono sempre più cosmopoliti rimanendo profondamente cinesi nella loro identità. Amano l’Italia, lo stile e la qualità del nostro design, del nostro arredo. Un fattore non secondario è il fatto che noi italiani, a differenza di altri popoli europei e non, non nutriamo complessi di superiorità nei confronti degli abitanti dell’ex Terzo Mondo. Siamo percepiti come più empatici e affidabili. Nei nostri confronti si sentono più rilassati. L’Italia è percepita sia per il suo incredibile patrimonio culturale che per lo stile contemporaneo che ci contraddistingue. Da noi la contemporaneità si nutre di storia, elemento che risulta assai affascinante anche in Cina. La Cina si sta espandendo seguendo una strategia planetaria ben interpretata con la filosofia delle Belt and Road Initiative (BRI), la via della seta che è innanzitutto una via marina più che terrestre, in fin dei conti il percorso che fece Marco Polo quando tornò a Venezia sul finire del 1200. La Cina è stata unificata 2241 anni fa dall’imperatore Qin Shi Huangdi, che gli dette il nome. 300 anni prima era nato Confucio, cui la Cina ancora si ispira per l’etica civile e politica. Nessun Paese al mondo vanta una continuità storica e culturale così lineare.”
Torniamo in Italia. A Milano stai lavorando alla trasformazione in albergo del palazzo storico del Touring Club Italiano.
“Si tratta di un isolato triangolare che contiene la sede centrale del Touring Club Italiano, costruita da Achille Binda fra 1914 e 1915. Nell’atrio, un bronzo di Giannino Castiglioni onora Luigi Vittorio Bertarelli (1859-1926), tra i fondatori dell’istituzione, prima in Italia a diffondere i valori ideali e pratici del viaggio e della conoscenza turistica. Il Radisson Collection Hotel Palazzo Touring (90 tra camere e suites) verrà inaugurato entro il 2020. Sarà di categoria 5 stelle e verrà gestito da Radisson, il marchio di origini scandinave recentemente acquistato dalla cinese Jing Jiang & RHG, di proprietà del Comune di Shanghai, diventata la seconda catena alberghiera al mondo per numero di camere. L’operazione Touring Club Italia si inquadra nella ridefinizione del centralissimo quartiere milanese che dal Duomo lungo corso Italia arriva fino alla antica cerchia dei navigli un tempo delimitata dalle mura spagnole. Milano da una decina di anni sta cambiando pelle in maniera incredibile proponendosi come città internazionale di respiro planetario, confermata dal successo di Expo Milan 2015, dal fiorire di grattacieli dal design avveniristico sia nella zona di City life che di fronte alla stazione Garibaldi, dalla ristrutturazione del suo patrimonio immobiliare e alberghiero (ci siamo occupati tra l’altro della ristrutturazione dell’Excelsior Hotel Gallia), dall’incremento del turismo che l’ha posizionata al secondo posto in Italia per fatturato dietro Roma. Un fenomeno del genere era impensabile solo vent’anni fa. Nel quartiere di corso Corso Italia ci occupiamo sia della trasformazione in albergo del Palazzo del Touring Club Italiano che del palazzo delle Assicurazioni Allianz (con il nome di Radisson Santa Sofia, 160 camere) mentre in piazza Cordusio ci stiamo occupando dell’interior design della trasformazione in un Melià Hotel di lusso del prestigioso palazzo delle Assicurazioni Generali, eretto in stile eclettico fra il 1897 e il 1901 su disegno dell’architetto Luca Beltrami. Il tema del Radisson Collection Hotel Palazzo Touring è legato alla sua funzione storica come Touring Club Italiano, con il piano terra destinato a ospitare la biblioteca storica del TCI e a diventare una sorta di ambiente di coworking per la città oltre che per gli ospiti dell’albergo. Diventerà una caffetteria/ristorante di grande prestigio e notevoli flussi. L’interior design sarà contemporaneo all’insegna dell’eleganza che contraddistingue il design italiano nel mondo utilizzando materiali naturali come il marmo, il legno e il ferro, con la luce garantita dai serramenti di ultima generazione che di fatto sostituiscono le tradizionali pareti esterne in muratura. Il Genius Loci in questo caso si identifica con la funzione storica del Touring Club Italiano declinata con il comfort, la funzionalità e le dotazioni tecnologiche di un hotel internazionale di notevole eleganza.”

Marco, hai vissuto da protagonista la trasformazione epocale dell’architettura alberghiera di questi ultimi trent’anni.
“E’ cambiato l’edificio, che è diventato una complessa macchina tecnologica sempre più intelligente dal punto di vista domotico e sensibile all’impatto energetico del suo funzionamento, è cambiato lo stile, che si è incamminato sulla strada di un design che sta fondando un nuovo concetto di classicità, più borghese, dinamica e cosmopolita. E’ cambiato il concetto di comfort, diventato più sostanziale e tecnologico. L’ospite contemporaneo è sempre più un Homo Digitalis. Bisogna saper miscelare meglio le varie funzioni alberghiere, dall’accoglienza in camera all’aspetto congressuale a quello ristorativo affinché tutti i centri di costo contribuiscano al budget aziendale come centri di profitto. Gli hotel contemporanei devono essere sempre più dei poli multifunzionali attrattivi per gli ospiti come per i residenti e funzionare durante l’intero arco della giornata. Puntiamo soprattutto su materiali naturali quali il marmo e il legno, valorizziamo i vetri e i metalli. Adoro i giochi di luce. A Roma al The Pantheon Iconic Rome Hotel in via Santa Chiara, alle spalle del Pantheon, che fa capo al brand Autograph Collection Hotel Marriott, ciascuna delle 79 camere e suite interpreta in chiave contemporanea la grandezza dell’Antica Roma, sfoggiando archi in bronzo spazzolato, elementi in grès porcellanato lucido, monoliti scolpiti in marmo dorato e metalli preziosi. Il The Pantheon Iconic Rome Hotel è il risultato di approfondite ricerche storiche, del processo di restauro dell’antica struttura e del connubio tra design moderno e ricercatezza classica, impreziosito da una spettacolare vista sulla Città Eterna. Gli interni sono l’emblema del design italiano con materiali di altissima qualità come il marmo, la pietra e il parquet, passando per gli elementi decorativi in ottone, legno e porcellana. Gli archi e le colonne dell’Antica Roma hanno ispirato la linearità raffinata della hall, e degli spazi comuni, trasformati in una della galleria d’arte, e della boutique, mentre le forme circolari dei soffitti delle camere, che caratterizzano anche il resto della struttura, richiamano l’incredibile oculo della cupola templare. Assistiamo inoltre al rilancio della ristorazione in hotel, che deve essere più accattivante e meglio distribuita come orari. Divinity, la terrazza dell’hotel, offre la vista della maestosa cupola del Pantheon e l’eleganza di Sant’Ivo alla Sapienza. E’ uno spazio unico, da vivere dalla prima colazione fino all’after theatre, dove godere, oltre che del panorama, di un’esperienza gastronomica indimenticabile, firmata dallo Chef Francesco Apreda. Il successo è stato immediato. Apreda ha anche conquistato la stella Michelin.”

Hai partecipato anche all’evento Matera capitale europea della cultura 2019.
“Abbiamo curato l’interior design dell’Hotel la Suite, di categoria 5 stelle, collocato nel punto di connessione tra la Matera moderna e il quartiere dei Sassi, emblema della rinascita di un insediamento umano incredibilmente antico. L’albergo è un All Suites con camere che variano dai 30 agli 80 metri quadrati che possono ospitare non più di due persone. La struttura si ispira al periodo razionalista, che amo in maniera particolare. La facciata è minimalista, in pietra di mazzaro, una calcarenite particolarmente resistente, con un imponente portale ad arco del 1600 restaurato e inserito al centro della facciata, esplicito richiamo ai Sassi della Civita. L’edificio si articola in un piano interrato e sei piani fuori terra con il piano terra che accoglie hall, bar, sala colazioni il tutto trasformabile in uno spazio meeting informale. Al piano interrato sono presenti una sala meeting, una spa organizzata in centro benessere e sala fitness, e un wine cellar adibito a degustazioni di vini pregiati. La grande lounge del piano terra è utilizzata anche per eventi e spettacoli mentre le terrazze panoramiche offrono la vista sia dei Sassi che della città moderna. Le 40 suites sono state arredate con uno stile contemporaneo che dialoga con la luce e il panorama esterno. Geometrie, volumi e materiali – da quelli più tecnici delle pavimentazioni, ai laminati strutturali e alle pietre della tradizione – sono esaltati da lavorazioni ricercate ed eleganti dettagli. Nei bagni grandi lastre di vetro a delimitare i box doccia e splendide vasche in corian per i momenti di autentico relax. Lo stile contemporaneo si ispira alla casa borghese, stilema della civiltà occidentale che si è affermata sul pianeta a partire dal 1945. L’albergo ha ospitato anche la troupe del film dell’agente segreto 007 alias James Bond intitolato – No time to die – interpretato da Daniel Craig che è stato girato tra i Sassi.”

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here