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Genius Loci. Tra mito e realtà

Il Genius loci è un'entità naturale e soprannaturale legata a un luogo e oggetto di culto nella religione romana. Tale associazione tra Genio e luogo fisico si originò forse dall'assimilazione del Genio con i Lari a partire dall'età augustea. Secondo Servio, infatti, nullus locus sine Genio (nessun luogo è senza un Genio) (Commento all'Eneide)
Monk at Jokhang Temple. Lhasa, Tibet – 2000 – ©Steve McCurry

Il concetto di Genius Loci si è prepotentemente affermato nel mondo del turismo a partire dall’architettura per poi conquistare ogni aspetto della comunicazione e della promozione turistica. Non c’è ormai piano di fattibilità, comunicato stampa, filmato che non si appelli al Genius Loci di una destinazione piuttosto che di una struttura. Fa il paio con la cucina a chilometro zero e con l’opposizione pregiudiziale e ideologica contro le coltivazioni OGM anche se, ad ascoltare qualche scienziato esperto della materia, sembra trattarsi più di superstizione che di altro. A ben pensarci, l’agricoltura, come l’allevamento degli animali, da almeno 10.000 anni è il territorio prediletto della ricerca e della manipolazione della genetica di piante e animali da parte dell’Homo Sapiens. Non ci sarebbe la civiltà come la conosciamo se i nostri antenati non avessero incominciato a sperimentare e manipolare i geni di piante e animali. Basti dire che 10.000 anni fa non esistevano i cani ma solo i lupi come è stato dimostrato dalle ricerche sul dna. E’ stata la loro domesticazione da parte degli esseri umani il primo passo per incidere sul loro dna attraverso l’allevamento prima, gli incroci poi, per modificarne aspetti e comportamenti. La stessa senatrice Elena Cattaneo, farmacologa e biologa italiana di fama internazionale, si è attirata gli strali di certa critica per aver dichiarato che l’opposizione alla ricerca genetica in agricoltura in campo aperto è “una strategia oscurantista, letteralmente un atteggiamento di opposizione a ogni forma di progresso, che ha mandato al rogo decenni di ricerche pubbliche di miglioramento genetico, come quelle del professor Eddo Ruggini.”
Il Chilometro Zero è formidabile dal punto di vista della comunicazione, spesso lo è assai meno dal punto di vista effettivo. Mi chiedo sempre che cosa ci azzecchi con il Km Zero l’acqua minerale toscana che trovi in Sicilia o in Puglia, quella di Bressanone che trovi in Valle d’Aosta o quella veneta e lombarda che trovi perfino all’estero (in ristoranti, a volte stellati, che si appellano per l’appunto al Km Zero…). Credo che la quantità di bottiglie di acqua minerale griffata faccia a pugni con le leggi fisiche relative alle capacità materiali di erogare acqua delle varie fonti. “Per me il Km Zero inizia al Brennero e termina a Trapani” mi disse una volta un albergatore di San Cassiano con ristorante stellato intendendo che quel che conta è la qualità della materia prima e l’affidabilità dei produttori prima ancora che la sua provenienza geografica. E’ il Km Zero del buon senso.
Omnia mutantur, tutto cambia, scrivevano i latini, che non a caso furono vittime per l’appunto dei cambiamenti imposti dalla storia. Il Genius Loci del turismo ottocentesco riguardava l’aristocrazia e la borghesia che si rifaceva agli usi e ai costumi dell’aristocrazia. Le terme erano importanti perché vi si davano convegno diplomatici, politici, finanzieri, industriali che vi tessevano trame spesso destinate a cambiare il destino di interi paesi come l’incontro tra Cavour e Napoleone III in Francia a Plombières-les-Bains nel 1858 dove i due statisti concordarono sia la partecipazione dell’esercito francese alla seconda guerra d’indipendenza che il prezzo che l’Italia avrebbe pagato (la cessione alla Francia di Nizza e della Savoia). Antonio Tabucchi in Sostiene Pereira, ambientato in Portogallo nel 1938, utilizza la località termale di Buçaco, vicino a Coimbra, assai ben frequentata dagli esponenti del regime di Salazar, dove il direttore della rivista di Pereira trascorre le ferie, come luogo in cui il giornalista si scontra con il conformismo del suo direttore al quale contrappone la sua sete di giustizia in un momento tragico della storia del Portogallo, sotto il tallone di ferro della dittatura di Antonio de Oliveira Salazar.
Chi frequentava le terme per passare le acque o sottoporsi ai bagni e ai trattamenti termali alloggiava in albergo per settimane, per mesi, assieme alla famiglia, ai collaboratori e alla servitù che lo accompagnavano. I servitori alloggiavano all’ultimo piano dell’albergo, nelle mansarde con i soffitti bassi che rendevano difficile stare in piedi per i più spilungoni. Gli ospiti si lavavano poco e di rado preferendo cambiarsi più volte l’abito durante il giorno. Chi lavorava nelle lavanderie, e doveva strizzare gli abiti lavati e bagnati con i mangani a mano, viveva in una sorta di bagno penale come assai ben descritto da Jack London in Martin Eden. Da bravo americano, London scriveva solo di esperienze che aveva vissuto in prima persona come la caccia al tesoro in Alaska nel 1897 o i viaggi in barca tra i cacciatori di teste delle isole del Pacifico.
Le cucine degli alberghi ricordavano quella sorta di antro dell’inferno assai ben descritto nel film Vatel, sul celebre cuoco del principe di Condè che operò negli anni Sessanta del 1600. A Parigi regnava re Sole (Luigi XIV) che nella sua lunga vita (77 anni) si vantava di essersi immerso in acqua da capo a piedi una sola volta in una fontana di Versailles per un esperimento scientifico. Il mare era poco considerato anche perché bagnarsi era un atto scandaloso per le donne, inutile per gli uomini (che spesso non sapevano neppure nuotare, marinai compresi). Fu solo dopo la seconda guerra mondiale che incominciarono a diffondersi complicati stabilimenti balneari che consentivano ai due sessi di praticare il bagno in mare purché restassero rigorosamente separati. La montagna era vissuta come il luogo dove praticare la caccia d’estate. Quando Charles-Louis de Secondat, meglio noto come Montesquieu, venne in Italia nel 1728, nel suo diario di viaggio ricorda come un incubo il transito d’inverno dalle parti di Merano e Bolzano. Le Dolomiti per lui erano solo luoghi foschi. Non era ancora iniziato il Romanticismo che avrebbe ribaltato il rapporto tra le élite e la montagna. E’ solo a partire dalla seconda metà del 1800 che nasce l’alpinismo, pratica pressoché esclusiva del genere maschile. Quando il triestino Julius Cugy, suddito degli asburgo, negli anni Ottanta del 1800 inventò l’alpinismo sulle montagne friulane e carniche, arruolava come guide i più noti bracconieri della zona. Cortina d’Ampezzo, un piccolo borgo ladino di contadini ai piedi delle Dolomiti, viene scoperta negli anni Trenta del 1900 (era diventata italiana dopo il 1918) dai rampolli dell’aristocrazia italiana e del regime fascista che la promossero come destinazione turistica. Sono Edda Mussolini, figlia del duce, e il marito Galeazzo Ciano, assieme al conte Giovanni Nuvoletti, marito di Clara, sorella di Giovanni Agnelli, ha lanciare Cortina d’Ampezzo. Scalano le solide pareti calcaree delle Dolomiti assieme al miglior alpinista dell’epoca, il triestino Emilio Comici. Courmayeur, sul versante occidentale delle Alpi, diventa famosa sul finire del 1700 per i tentativi di conquista del Monte Bianco che con i suoi 4810 metri di altezza fatti di roccia e ghiaccio appare inviolabile. La prima ascensione fu realizzata nel 1786 dal versante francese da Jacques Balmat (24 anni, cercatore di cristalli) e da Michel Gabriel Paccard, (29 anni, medico condotto), entrambi di Chamonix. Il massiccio del Monte Bianco faceva parte del regno di Sardegna, ne era re Vittorio Amedeo III di Savoia. La prima ascensione del Monte Bianco dal versante piemontese risale al 13 agosto 1863 e fu compiuta da tre guide di Courmayeur, Julien Grange, Adolphe Orset e Jean-Marie Perrod, assieme all’inglese Reginald Head ed è conosciuta come la via dei Trois Mont Blanc, nome ispirato alle tre vette, che, come gradini di una scala a misura di gigante, li portarono in cima: Tacul, Maudit, Mont Blanc. Il Club Alpino Italiano nasce a Torino il 23 ottobre del 1863, quarto per ordine di nascita fra le società alpine europee.

César Ritz
Nel concetto di Genius Loci del 1800 e ancora della prima metà del 1900 non era compreso il bagno privato nelle camere degli alberghi ma solo quello ai piani. In camera gli illustri ospiti trovavano il pitale (vaso da notte) per i bisogni notturni e un lavabo con brocca per aspergersi il viso con l’acqua o per lavarsi le mani. Primo, e rimasto tale per diversi decenni, fu César Ritz il 1º giugno 1898 a inaugurare l’omonimo hotel di Parigi che aveva i bagni privati in tutte le camere. Grazie anche ai talenti culinari del socio di minoranza Auguste Escoffier, César Ritz rese l’hotel sinonimo di opulenza, servizio e cibi raffinati.
L’espressione sangue blu definiva la condizione di nobiltà di discendenza di una persona. Nel Medioevo i contadini erano abbronzati perché lavoravano nei campi o allevavano il bestiame all’aria aperta. I nobili no. Le notti le passavano ai tavoli da gioco. Di giorno dormivano. La loro pelle restava chiara, con le vene dei polsi ben visibili, vene dei polsi che hanno un aspetto bluastro-violaceo, particolare che viene mascherato dall’abbronzatura. Le donne dell’aristocrazia e delle classi più agiate usavano l’ombrellino d’estate che indica per l’appunto il suo ruolo di oggetto parasole. Il Genius Loci all’epoca sottolineava di più il ramo genealogico delle persone che l’antichità dell’albergo o del luogo. La comunicazione metteva l’accento soprattutto su nomi e titoli degli ospiti. Il luogo diventava famoso perché frequentato da gente famosa e titolata. Altro che la privacy rigorosa che deve essere garantita agli ospiti più illustri e danarosi del mondo contemporaneo.
Il vero cambiamento avviene dopo la seconda guerra mondiale. L’aristocrazia europea che aveva dominato il vecchio continente per mille anni e l’intero pianeta progressivamente a partire dal 1500, ne esce esausta nel 1918, praticamente cancellata nel 1945. L’egemonia passa alla borghesia americana, repubblicana, laica e liberale, che ha saputo creare un modello vincente di società basato sulla libertà individuale e sulla dignità del lavoro (gli aristocratici, la cui ricchezza si basava soprattutto sulle rendite fondiarie, si facevano vanto di non lavorare) che si impone progressivamente sull’intero pianeta. Si torna al culto del sole e della salute attraverso l’esercizio fisico recuperando paradossalmente alcuni dei valori del mondo classico che il cristianesimo aveva reso obsoleti. Non è un caso che le prime Olimpiadi moderne, del 1896, recuperano quelle antiche nate nel 776 prima della nostra era e terminate nel 393, dopo più di 1000 anni, a causa del veto posto dall’imperatore Teodosio su istigazione del vescovo di Milano Ambrogio. Tre anni prima il Cristianesimo cattolico era stato proclamato unica religione ammessa nello Stato romano. Le Olimpiadi rinascono dopo 1503 anni e si svolgono ad Atene. Raddoppiate con le Olimpiadi della neve, in realtà triplicate con le Olimpiadi paralimpiche destinate ad atleti disabili, le Olimpiadi sono diventate una delle manifestazioni più seguite della nostra contemporaneità con un giro d’affari che il barone Pierre de Coubertin, che ne fu l’artefice nel 1896, non avrebbe immaginato neppure nel più roseo dei suoi sogni. Del Genius Loci originario del mondo greco credo che sia rimasto solo il nome anche se in comune pare ci sia il doping, presente nel mondo antico come in quello moderno. All’Homo Sapiens piace gareggiare, ma piace ancora di più vincere. E’ un imperativo etologico.
A partire dalla riscoperta di Pompei nel 1748 avvenuta a opera di Carlo III di Borbone re di Napoli, l’archeologia è diventata parte fondamentale del Genius Loci turistico in Italia e nel mondo. In Italia ha il vantaggio di essere facilmente accessibile all’opposto di altri luoghi non meno carichi di pathos come Machu Picchu in Perù, le piramidi Maya in Messico, le Linee di Nazca nell’omonimo deserto a Sud del Perù, e Angkor Wat in Cambogia, luoghi assai difficili da raggiungere.

Tra passato e futuro
Il Genius Loci dell’Italia è perlomeno bizzarro. Si basa sulla civiltà classica greca e romana (con la civiltà etrusca, più antica di Roma, a cavallo tra Toscana e Umbria) la cui economia e organizzazione sociale erano incardinate sulla schiavitù e sulla guerra di razzia, dove lo spettacolo più ambito era assistere nelle arene alla morte violenta di esseri umani e di animali, dove la tortura era pratica consuetudinaria, il sesso era pressoché libero (per i maschi) sia in versione etero che omosessuale. Poi è subentrata la religione cattolica che ha demonizzato il sesso, bruciato eretici, streghe e omosessuali (utilizzato la tortura fino al 1800), e bandito l’igiene personale. Più di un santo si è vantato di non essersi mai lavato in vita sua. A partire dal quarto secolo siamo stati invasi sia da Nord (Goti, Longobardi, Franchi, Ungari, Normanni, Angioini) che da Sud (Vandali, Bizantini, Arabi, Spagnoli), poi anche da Ovest (Francesi) e da Est (Asburgo d’Austria) con qualche terribile incursione di Turchi a partire dal 1500 sia in terraferma (in Carnia e Friuli) che sulle coste. Non ci siamo risparmiati proprio nulla. A partire dal Mille si è affermata una nuova civiltà, molto pia quanto sanguinaria, basata sul commercio e sulle crociate oltre che su un endemico stato di guerra civile prima tra le repubbliche marinare, le città Stato e infine le dinastie, il tutto sotto il vigile occhio della Chiesa che a partire da papa Gregorio VII (nato tra il 1010 e il 1020, papa dal 1073 al 1085) esercitava contemporaneamente sia il potere spirituale che quella temporale. Ne è sortito un incredibile crogiolo di etnie che ha dato vita al Rinascimento, sorgente culturale e scientifica di tutta la moderna civiltà occidentale. La Chiesa ha raggiunto l’apice con i papi umanisti del 1400 (intellettuali raffinati come Enea Silvio Piccolomini papa Pio II che tra il 1459 e il 1462 fece edificare un gioiello architettonico come Pienza, ma anche uomini di mondo con concubine, figli e parenti da sistemare) prima di implodere a causa della Riforma protestante che ha trovato un alleato formidabile nell’invenzione (in realtà già inventata in Cina da alcuni secoli) della stampa con caratteri mobili poco prima della metà del 1400. Johannes Gutenberg è stato il grande alleato di Martin Lutero che ha evitato il rogo grazie ai principi di Germania che volevano impadronirsi delle tasse e delle ricchezze della Chiesa ma soprattutto grazie alla diffusione a mezzo stampa della sua Bibbia tradotta in tedesco che gli conquistò il favore dell’opinione pubblica di lingua tedesca. La Germania ha conosciuto una guerra di religione, soprattutto nel 1600, che in vite umane è costata più della peste del 1348, in distruzioni è paragonabile alle invasioni barbariche del mondo romano.
L’Italia della Controriforma ha evitato la guerra di religione ma non l’abiura della scienza (rogo di Giordano Bruno nel 1600, abiura di Galileo Galilei nel 1633) che l’ha relegata tra i Paesi secondari del continente dopo essere stata la protagonista assoluta della storia d’Europa tra il 1300 e il 1500.
Il Genius Loci dell’Italia si nutre di una storia lunga, articolata, assai complessa. Saperlo raccontare, con la necessaria ironia e autoironia, avvalendosi delle migliori tecnologie esistenti per renderlo vivace, intrigante, spettacolare, aggiornandolo alla sensibilità e al modo di pensare dei nostri giorni, e alla sensibilità e al modo di pensare dei nostri ospiti dei cinque continenti, è un affare miliardario in termini di euro ma anche un’occasione irripetibile per scoprire che la nostra vera identità più che italiana è universale perché pochi altri popoli possono definirsi figli del pianeta come noi.

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