L'Ecofrazione di Merone, nella Brianza lombarda

L’Industria nel passato. Il Turismo nel futuro

Il Comune di Merone, imprenditori del territorio, le Ferrovie Nord e la Regione Lombardia sono impegnati nella realizzazione della prima Ecofrazione d’Italia, l’Ecofrazione di Baggero, frazione del Comune di Merone, nella Brianza lombarda, tra Como e Lecco, nella zona dei laghi minori (Alserio, Pusiano, Annone). Il progetto ha attivato investimenti complessivi per 20 milioni di euro

A 50 chilometri a Nord di Milano ci si imbatte nell’area lacustre dei grandi laghi alpini, che dal Lago Maggiore a Ovest fino al Lago di Garda a Est caratterizzano le pendici delle Alpi e determinano l’orografia di questa parte della Pianura Padana.
Il lago più vicino a Milano è il Lago di Como dalla caratteristica forma a lambda che si protende verso la pianura con i due rami di Como a Ovest e di Lecco a Est (“quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno” del Manzoni nei Promessi Sposi). Tra le due punte meridionali del lago, una serie di bacini lacustri residui anch’essi dell’opera dei ghiacciai che scesero a Sud durante l’ultima era glaciale terminata 13.000 anni fa. I maggiori tra questi bacini lacustri si chiamano Alserio, Pusiano, Annone. E’ una zona ricca di acqua e boschi, costellata di rilievi che salgono dalla pianura o scendono dalle montagne a seconda di dove ci si colloca come punto di osservazione. Siamo a Merone, nel cuore della Brianza, con Erba a 4 chilometri a Nordovest e Cantù a 14 chilometri a Sudovest. Como è a 16 chilometri verso Ovest, Lecco è a 18 chilometri verso Est. La presenza dell’acqua segna profondamente il territorio brianzolo, solcato da numerosi rivi il maggiore dei quali è il Lambro. Il fiume, lungo 130 chilometri, nasce dai monti del gruppo del San Primo, nell’area di Piano Rancio nel comune di Magreglio poco a nord del Ghisallo. La sorgente del Lambro è di tipo carsico e viene chiamata Menaresta perché “mena” cioè “va, porta” e “resta” cioè “rimane”; infatti un serbatoio a sifone sotterraneo, posto nella roccia calcarea, si riempie d’acqua a intervalli regolari, fino a traboccare con un flusso vivace per poi rallentarlo prima di caricarsi nuovamente; l’intero ciclo dura otto minuti. Dal piano d’Erba, dove nasce, il fiume scende al piano dove incontra il lago di Pusiano, di cui è immissario ed emissario, poi prosegue lungo la linea della meridiana verso la metropoli lombarda attraversando Monza. Dopo aver costeggiato Milano, il Lambro prosegue più a Sud finché non raggiunge il fiume Po, dove si immette come affluente di sinistra.
La Brianza, ricca di boschi e acqua, si ritrovò come si suol dire nel posto giusto al momento giusto quando nella seconda metà del 1900 avvenne l’esplosione economica della Lombardia a partire dal suo centro motore, Milano. Le cave di sabbia e i cementifici di Merone hanno fornito la materia prima per l’edilizia milanese, che in pochi anni non solo ricostruì la città vittima di pesanti bombardamenti durante la seconda guerra mondale, ma dette vita a un’espansione edilizia mai terminata che ha esteso la città, che a inizio 1900 aveva poco più di 100.00 abitanti all’interno della cerchia delle mura spagnole, facendola diventare una metropoli di oltre 1,5 milioni di residenti che raddoppiano con l’hinterland nella regione più popolosa e urbanizzata d’Italia con i suoi 9 milioni di abitanti. La skyline di Milano assomiglia sempre più a quella delle maggiori metropoli del pianeta con grattacieli che continuano a innalzarsi verso il nebbioso cielo autunnale ma che nelle ventose giornate di primavera regala lo spettacolo delle montagne innevate che fanno da corolla alla pianura lombarda da Nordovest verso Nordest.
“Merone è stata al centro dello sviluppo dell’industria manifatturiera che in due sole generazioni ha trasformato l’Italia da paese agricolo in una delle maggiori potenze industriali del pianeta” spiega Andrea Camesasca, che con la sua famiglia è titolare dell’Hotel Il Corazziere e del relativo, assai noto ristorante collocati lungo un’ansa tranquilla quanto leggiadra del fiume Lambro nella frazione Baggero di Merone, dove i mulini ad acqua macinavano frumento, segale e granoturco già nel corso del 1700. La famiglia Camesasca è proprietaria anche di uno di questi mulini, data di costruzione 1722, che Andrea, con la caparbietà del visionario, ha riattivato innanzitutto per restituire dignità alla memoria del posto e poi per ricavare energia pulita, idroelettrica, che gli serve per alimentare una piccola centrale elettrica. “Il mulino era in uno stato avanzato di degrado, le ruote non funzionavano più da molto tempo” spiega. “C’è voluto un impegnativo intervento di recupero e di valorizzazione della struttura che oggi è sia museo sia contenitore di eventi. Abbiamo chiamato l’intervento Radici per l’innovazione. Ci ha fruttato, tra l’altro, il Premio nazionale per l’innovazione che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci ha consegnato l’8 giugno 2010. Il nostro progetto è risultato primo nella categoria Innovazione nel Turismo. La motivazione recita: per aver saputo reinterpretare in chiave moderna e innovativa l’utilizzo dell’antica energia dell’acqua coniugandola con molteplici aspetti culturali, salutistici e di sostenibilità”.
L’ECOFRAZIONE BAGGERO
“L’industria manifatturiera rappresenta il nostro passato” continua Andrea Camesasca, che fa parte anche della giunta della Camera di Commercio di Erba ed è il promotore di TTT (Think Tank Tourism) che si svolge a Lariofiere. “L’industria ha modellato il territorio a sua immagine, sia dal punto di vista dell’edilizia industriale che per le cave di materiale indispensabile per la sua attività. L’industria tradizionale è in crisi, è il momento storico di far crescere la nuova industria, quella del turismo ecosostenibile, che promuove la riqualificazione del territorio, per esempio trasformando le cave in laghi sicuri e fruibili, dotando il territorio di parchi, piste ciclabili, luoghi di intrattenimento, rivalutando l’agricoltura naturale legata al recupero delle cascine, riqualificando le infrastrutture ferroviarie mettendole in rete con la mobilità dolce. Questo territorio è ricco di ville nascoste dove la borghesia lombarda si è goduta tradizionalmente la vita. L’uso industriale del territorio ha ostacolato la sua naturale vocazione turistica, che oggi ritrova un suo più naturale percorso favorito dall’esistenza di un bacino demografico assai consistente che è alla ricerca di stili di vita e modi di fare turismo più in sintonia con la natura e con una tradizione enogastronomica che è sempre stata assai vivace. Ciò ha richiesto un progetto che coinvolgesse le amministrazioni locali, dal Comune di Merone alla Regione Lombardia, e gli imprenditori che operano sul territorio, dalle Ferrovie Nord, che collegano Merone con Milano in soli 40 minuti, agli albergatori, ai ristoratori, ai produttori agricoli. La frazione di Baggero di Merone rappresenta un’area comunale di antica formazione, posta a confine del territorio comunale, di importante pregio ambientale, in quanto caratterizzata da suggestive anse del fiume Lambro e delle sue rogge, notevoli aree verdi incontaminate e sinuosi campi agricoli ancor oggi coltivati. Originariamente questa frazione fu sede sia di rilevanti attività agricole – e la presenza di storiche cascine lo dimostra – che di attività artigianali-manifatturiere: una di queste utilizzava gli antichi mulini per la produzione dell’olio di Ravizzone. Gli abitanti vivevano uno stretto rapporto con la natura dalla quale traevano anche il loro sostentamento. Con lo sviluppo economico queste importanti risorse naturali vennero assorbite dai frenetici processi industriali fino a trasformare l’area in un grande serbatoio di risorse per l’industria: nacque così una cava mineraria al servizio della cementeria, le cascine vennero abbandonate, molte aree verdi vennero trasformate e sulle anse del fiume al posto delle attività artigianali si crearono nuove industrie, una fra tutte la ex Speri, dove si produceva finta pelle. Con il passare del tempo, queste molteplici attività industriali vennero dismesse e abbandonate a loro stesse. Oggi siamo di fronte alla necessità di riqualificare l’area e reperire nuove soluzioni per rilanciarla, dopo anni di abbandono, per riprendere la su naturale vocazione turistica alla luce delle esigenze e dei bisogni di un turismo contemporaneo. E’ nata così l’idea dell’Ecofrazione di Baggero, ovvero ripensare l’intera frazione in chiave ecosostenibile, creando sinergie e reti di servizi e strutture al servizio della tutela ambientale e della promozione del territorio. Le porte dell’ecofrazione sono rappresentate dalla stazione ferroviaria (in corso di riqualificazione) perché si auspica che i visitatori/utenti della stessa utilizzino maggiormente gli spostamenti ferroviari, in quanto di minor impatto ambientale. La stazione sarà dotata di bike sharing, il noleggio delle bici; prosegue con parchi e piste ciclo-pedonali, per permettere ai visitatori/utenti di scendere dal treno, prendere la bicicletta e raggiungere i servizi della stessa, nonché i percorsi verdi e i percorsi lacuali sul fiume. L’Ecofrazione consta altresì di un’oasi naturale al posto della cava, percorsi green, un green hotel e un green ristorante (Il Corazziere), una piattaforma ecologica efficiente e un grande depuratore all’avanguardia. Le cascine sono in corso di recupero, a partire dalla cascina Canova di Stefano Ghezzi, che produce soprattutto ortaggi in un’area di 5000 metri quadrati dei 40.000 dell’intera cascina dove Ghezzi alleva anche capre e animali da cortile. L’ecofrazione ha lo scopo di incentivare l’attività agricola e scambiare i prodotti con la cittadinanza e le vicine strutture ricettive. Ogni struttura e servizio entra in un sistema e crea sinergie nuove: ristorante-cascine; stazione ferroviaria-percorsi ciclabili; mulini (museo)-hotel; piattaforma ecologica-cittadini; depuratore-percorsi lacuali…. Un tassello importante per chiudere il cerchio della riqualificazione è costituito dall’area ex Speri, ovvero di una grande azienda dismessa, che necessita una riqualificazione importante e in linea con il contesto sopraccitato. E’ importante sottolineare lo sforzo delle amministrazioni pubbliche per dotare il territorio di un depuratore che abbatta totalmente l’impatto dei reflui e di isole ecologiche pannellate con un sistema fotovoltaico che sposi estetica e funzionalità energetica. Il progetto Ecofrazione di Baggero consente di ripensare l’intera frazione in chiave ecosostenibile, creando sinergie e reti di servizi e strutture al servizio della tutela ambientale e della promozione del territorio.”

I partners del progetto
Il progetto dell’Ecofrazione di Braggero ha catalizzato una cifra superiore ai 20 milioni di euro.
– Riqualificazione stazione di Merone – “Tre Nord “(Ferrovie Nord)
– Produzione di Biogas e copertura innovativa vasche – Asil
– Ecomuseo dei Mulini, hotel in classe A – Il Corazziere srl
– Piazzola ecologica – Comune di Merone
– Ecoostello – ParcoValle Lambro
– Percorsi del Lambro – Parco Valle LambroInsalate e verdure naturali – Cascina Canova
L’ecofrazione è progetto d’interesse di Regione Lombardia

Dove nasce il fiume Lambro
Il colle del Ghisallo è un valico stradale che collega la Valassina con la parte alta del Triangolo Lariano. Il punto di valico, a quota 754 metri, fa parte del comune di Magreglio. A pochi metri dal valico si trova una piccola chiesa: il santuario della Madonna del Ghisallo. Il suo nome (secondo un’antica leggenda) deriva da un certo Ghisallo il quale in epoca medievale in quel luogo fu assalito dai briganti e fece voto alla Madonna di costruire una chiesa in suo onore se fosse scampato.
La salita del Ghisallo (dal versante nord) viene tradizionalmente percorsa dal Giro di Lombardia ed è anche stata più volte inserita nel tracciato del Giro d’Italia. Per questo motivo la Madonna del Ghisallo è particolarmente venerata dai ciclisti, e su iniziativa dell’allora parroco don Ermelindo Viganò (1906–1985), nel 1949 il papa Pio XII la proclamò patrona universale dei ciclisti. Nell’occasione una fiaccola votiva, benedetta dal papa, fu portata da Roma al santuario da una staffetta di ciclisti; gli ultimi due tedofori furono Gino Bartali e Fausto Coppi.
A fianco del santuario sorge il Museo del ciclismo; nel piazzale antistante vi è il monumento al ciclista.

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