Strumenti di Gestione del Turismo nel Territorio

Dalla buona volontà alla continuità strutturale

Negli ultimi quindici anni la delega sul turismo è migrata, per ben quattro volte, in altrettanti diversi Ministeri. Questo mentre, da quasi dieci anni, le competenze delle Regioni sono diventate prevalenti, sul tema, anche in termini di risorse investite per la promozione e commercializzazione dei prodotti
Claudio Ricci

Di Claudio Ricci

La buona volontà, spesso citata nella comunicazione estiva, sull’Italia che dovrebbe puntare al turismo, si è scontrata con l’assenza di una struttura nazionale fissa, dotata di dirigenti e un organigramma operativo, che, invece, è stato modificato al cambiare dei Ministeri che ospitavano la delega sul turismo.
Ricordo bene l’anno 1993 quando, con un referendum popolare (non sempre il termine è fonte propulsiva), venne abolito il Ministero del turismo mentre, nello stesso anno, si attivavano in Italia i primi corsi di laurea in economia del turismo. Potrei definirla, in modo elegante, una contraddizione strategica.
Senza un forte Ministero del turismo (in grado di raccordare gli altri Ministeri sul tema), organizzato e con adeguate risorse, non si può attuare il piano operativo e la continuità legislativa che, per quanto possibile, armonizzi le politiche regionali.
Avere come punto di riferimento un edificio, storico o moderno, sede ministeriale, rappresenterebbe una prima consapevolezza, culturale e operativa, per aggregare in modo continuativo le componenti pubbliche, private e associative sul turismo.
Auspico un Ministero in tre sezioni: spazio espositivo per la promozione-vendita (tradizionale e multimediale) del catalogo prodotti, un’area formazione e connessione delle componenti sul turismo e un settore centro studi, osservatorio e legislativo.
L’attuale discrasia politica consiglia un’azione incisiva, delle categorie nazionali del settore, per proporre un Ministero del turismo che riaggreghi anche le complesse attività dell’ENIT (agenzia nazionale italiana sul turismo, a cento anni dalla sua nascita) e sviluppi, con adeguatezza, il portale www.italia.it.
Scendendo di livello, e mi riferisco a Regioni e Comuni, il non sufficiente quadro organizzativo riemerge in modo analogo. Le Regioni non sempre riescono ad attuare bene i piani operativi triennali (mater plan) previsti nei loro testi unici sul turismo.
Nei Comuni, dove le politiche e i prodotti turistici si dovrebbero collegare ai piani regionali, si riscontra una quasi assenza dei piani di sviluppo turistici come strumenti incisivi, approvati dai Consigli Comunali (con la condivisione delle categorie locali), e di indirizzo per i piani attuativi a partire dai piani regolatori.
Anche per la tassa di soggiorno (varia, da Comune a Comune, con difficoltà per i promotori dei prodotti turistici italiani), sulla cui applicazione esprimo, da anni, forti dubbi sul piano economico e legato alla promozione, occorrerebbe un ambito normativo nazionale che almeno ne uniformi l’applicazione.
Adesso la decisione, sull’applicazione della tassa di soggiorno, è incardinata nei Comuni ma sarebbe importante, in attesa di un più ampio riassetto normativo, trasformarla in una tassa di scopo in modo che tutte le risorse ottenute siano utilizzate, obbligatoriamente, per finanziare il piano di sviluppo turistico.
Nella prospettiva dei prossimi dieci anni il nostro Paese dovrà traguardare, anche per ragioni di ottimizzazione economica, le macro regioni e, con esse, politiche turistiche attuate in aree vaste più adeguate alle esistente, geopolitiche, del turismo.
Il comparto socio turistico risente, sempre più, delle dinamiche globali economiche e collegate alle qualità delle destinazioni.
Si pensi, in questa prospettiva, alle difficoltà di promuovere e vendere, in modo efficace, nelle grandi aree geografiche come quella cinese (con adeguati collegamenti aerei), i prodotti turistici regionali in mercati dove gli stessi pacchetti nazionali sono inadeguati e bisognerebbe agire con il marchio Europa.
Nel quadro del turismo europeo è opportuna la citazione sulle prossime risorse dei fondi strutturali (2021-2027), destinate alle Regioni, che sosterranno la relazione fra il locale, anche inteso come prodotto turistico particolare, e lo sviluppo, per venderlo meglio nel globale, del mercato unico digitale europeo.
Tale impostazione europea, se ben gestita dalle Regioni, ma con una strategia di raccordo nazionale (nella conferenza Stato Regioni), è coerente con il paesaggio storico urbano che si configura, spesso, in piccoli luoghi cesellati in ambiti naturali.
In definitiva il passaggio dalla buona volontà alla continuità strutturale, delle politiche sul turismo, necessità di modifiche legislative da definire strategicamente tutte insieme, nei livelli nazionale, regionali e comunali, evitando variazioni normative a pezzi separati il cui risultato è, spesso, inadeguato.
Da non escludere, in questo auspicato scenario di architettura istituzionale sul turismo, il crescente ruolo delle tante Pro Loco italiane (con le preziose energie del volontariato) e degli ambiti Ecclesiastici per quantità e qualità dei beni culturali inclusi.
L’obiettivo finale, come spesso doveroso, dev’essere orientato alla crescita della cultura dell’ospitalità italiana non solo fra gli operatori ma, in generale, nei residenti a partire dalle scuole. Nelle ricorrenti riflessioni per ampliare la didattica dedicata ai beni culturali, l’educazione civica e le attività motorie credo che dovremmo aggiungere, in Italia, i valori all’accoglienza turistica.

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