Fipe: la beffa di Invitalia per l’acquisto delle mascherine

Matteo Musacci, presidente dei giovani imprenditori di Fipe – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, ha deciso di condividere la sua amara esperienza con il portale Invitalia e il tentativo, andato a vuoto, di accedere ai fondi messi a disposizione del Governo per l’acquisto dei dispositivi di protezione personale.

Una testimonianza che vuole essere anche un messaggio alle istituzioni, affinché si rendano conto che se gli aiuti vengono erogati in questo modo, non solo sono inefficaci lasciando molti imprenditori a “bocca asciutta”, come dice Matteo, suonano anche come una presa in giro. E in questo momento in cui il settore è già estremamente provato, ogni minima complicazione può pesare quanto un macigno, soprattutto per le Pmi. Come sottolinea il giovane imprenditore, infatti, il meccanismo, del click day favorisce le grandi aziende, “a molti restano le briciole, e alla maggioranza nemmeno quelle”, denuncia Matteo Musacci.

“Tra le migliaia di imprenditori italiani che si sono illusi di poter accedere ai fondi messi a disposizione del governo tramite Invitalia per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale da consegnare ai dipendenti, ci sono anche io – racconta Matteo -. Sono stato 5 centesimi di secondo più lento dei 3.150 Usain Bolt che sono riusciti a rientrare tra gli ammessi al contributo. E dunque le mascherine, obbligatorie per poter lavorare e far lavorare i miei 5 dipendenti in sicurezza, dovrò acquistarle da solo“.

“Nessun dramma, ma è assolutamente ridicolo che in un secondo e 4 centesimi si siano bruciati 50 milioni di euro di fondi pubblici, lasciando a bocca asciutta il 98,74% delle attività economiche interessate dal bando” prosegue il presidente dei giovani imprenditori Fipe nel racconto della sua esperienza con Invitalia.” Una farsa che non deve più ripetersi. Mi auguro che, dal prossimo bando, Invitalia abbandoni il click day e differenzi le proprie gare tenendo conto, per lo meno, della dimensione delle imprese“.

Quest’ultima gara – conclude – ha infatti premiato in larga parte imprese grandi se non grandissime, molte delle quali hanno programmato acquisti per 150 mila euro, pari a 33 dipendenti. Agli altri sono rimaste le briciole, mentre alla maggioranza nemmeno quelle. Confido che l’esperimento, fallito, non si ripeta più. Altrimenti diventerebbe lecito pensare di vivere nel paese del gioco d’azzardo. Della lotteria di Stato”.

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