MOSE. Italia

Il cuore oltre gli ostacoli

Il mese di novembre del 2019, assai umido in tutta la penisola, ha messo a nudo le fragilità di un Paese che non ha ancora deciso il suo futuro, stretto tra la nostalgia del suo recente passato industriale manifatturiero, irreversibilmente in crisi, e orizzonti legati allo stile di vita e al turismo tutti da costruire. Nel frattempo il territorio frana…

Il MOSE nasce come idea dopo l’alluvione del 1966 che non riguardò solo Firenze ma anche Pisa, l’intero arco alpino e Venezia. Il 4 novembre l’acqua alta a Venezia raggiunse l’altezza record di 194 centimetri. Nessuno fece caso al fatto che due anni prima avevano dragato in laguna un canale assai profondo per far passare le petroliere dirette a Porto Marghera, sulla terraferma alle immediate spalle di Venezia. Dove passavano le petroliere, si fece strada anche il mare…
Nel 1966 eravamo un Paese in via di industrializzazione che si finanziava con le rimesse degli emigranti e il surplus del turismo. Nel 1965 non era Venezia il maggior polo economico del Veneto: lo era il retrostante impianto petrolchimico di Porto Marghera che giusto quell’anno registrò il massimo storico in fatto di occupati. In pieno boom economico, infatti, Marghera era divenuta a tutti gli effetti uno dei principali poli industriali del Paese e impiegava 32.980 addetti. Tra il 1964 e il 1968 viene scavato il canale dei petroli largo circa duecento metri e profondo fino a diciassette metri, provocando una profonda ferita nella laguna. Guarda caso nel 1966 Venezia va sott’acqua… e poi ci torna a ogni nuova marea che interseca il vento di scirocco. La Serenissima avrebbe ripristinato le bocche di porto e decapitato in piazza San Marco gli autori del misfatto. La Serenissima purtroppo era defunta nel 1797…
In quegli anni il turismo era un settore marginale, subalterno rispetto alle scelte di politica industriale, concentrato soprattutto in poche regioni (Trentino, Veneto, Liguria, Toscana, Lazio), in alcune grandi città (Roma, Milano, Firenze, Venezia, Torino), e a macchia di leopardo in alcune destinazioni particolari (costiera amalfitana, Capri, Ischia, Taormina) dove le mance (esentasse) permettevano di raddoppiare gli stipendi, dove imperava il lavoro stagionale, con addetti dotati di poca scuola e tanta voglia di lavorare.
Il MOSE incomincia a diventare realtà nel 1985 con il Governo Craxi (con il veneziano Gianni De Michelis ministro del Lavoro e Previdenza sociale: diventa famoso per i capelli impomatati e le feste in laguna cui non manca mai).
L’Italia registra un’inflazione a due cifre (arrivata anche al 22%), si proietta allegramente verso un debito pubblico sempre più travolgente, gli italiani da emigranti diventano turisti. Tra il 1980 e il 1990 moltiplichiamo per 7,25 volte le nostre spese per andare all’estero. E’ un record mondiale. Bettino Craxi dichiara che l’Italia, tenendo conto del sommerso, è diventata la quinta potenza industriale del pianeta.
Il turismo, sempre negletto come lavoro per servi poveri e ignoranti, continua a rifornire le casse nazionali con un consistente surplus. E’ una sorta di Far West legato agli usi e ai costumi dei singoli territori, proibito alle grandi compagnie internazionali che ogni volta che provano a entrarci rimediano delle sole sesquipedali… Nel Nord Italia si affaccia il fenomeno Sud Tirolo con Luis Durnwalder che diventa Presidente della Provincia autonoma di Bolzano nel 1989 dopo essere stato per molti anni presidente del Südtiroler Bauernbund (associazione degli agricoltori sudtirolesi). Il Sud Tirolo nei successivi 25 anni diventerà uno dei migliori poli turistici del continente europeo, con il più elevato valore aggiunto in Italia. Insomma, a essere lungimiranti lo si poteva fare già in quegli anni.
Nel 1995 iniziano i lavori per il MOSE, continuamente ostacolati, mai finiti. Non è che non funzioni: eroga tangenti con grande generosità. È costato oltre 5 miliardi di euro senza aver mai fermato neppure una ondina… Nel frattempo in Svizzera danno l’avvio ai lavori dell’AlpTransit: un tunnel a doppia canna di 57 chilometri sotto le Alpi. E’ il più lungo al mondo. Lo finiscono nel 2016, un anno prima del preventivato. E’ costato 31 miliardi di franchi, oltre 27 miliardi di euro. I cittadini svizzeri lo hanno voluto con un referendum prima e autotassandosi poi.
Il turismo negli anni Novanta diventa un fenomeno planetario superando la boa dei 500 milioni di viaggiatori internazionali. Sta arrivando il fenomeno dei voli low cost che lo farà letteralmente esplodere. Oggi ha superato quota 1,6 miliardi di viaggiatori internazionali. E’ tra i primi tre comparti economici del pianeta.
Negli anni Novanta l’Italia è tra le prime quattro potenze del settore dopo Stati Uniti, Francia e Spagna. La Cina è ancora dietro l’orizzonte, sulla faccia nascosta della Luna…
Nel 2001 la Cina entra nel WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. La Cina programma uno sviluppo ad ampio raggio che in soli vent’anni la fa diventare il primo Paese manifatturiero del pianeta ma anche la prima destinazione turistica. In Cina non c’è solo la manifattura tradizionale, si producono più pannelli solari, pannelli fotovoltaici, automobili e bici elettriche del pianeta oltre agli smartphone e al 5G. Il programma dello Stato cinese è proiettato verso il 2049, il primo centenario del regime comunista.
Nel 2008 il peso dell’Asia (non c’è la sola Cina) sbilancia l’economia mondiale verso Est che diventa crisi e stagnazione in Occidente (soprattutto nell’Unione Europea) mentre corre in Oriente e tra non molto tempo anche in Africa. L’Italia vede sgonfiarsi drammaticamente il settore manifatturiero, che perde un quarto della sua consistenza, perde 9 punti di PIL, soprattutto è messa alle corde dalla fuga di aziende che vengono delocalizzate altrove (anche nella UE) o che si tenta di soffocare (il caso dell’ex Ilva ma non solo). Sono battaglie di retroguardia, compresa quella per mantenere italiana Alitalia, che ci costano decine di miliardi di euro ma soprattutto che sottraggono risorse ai settori che hanno maggiori prospettive di crescita, come il turismo. Ci sono anche settori di punta del manifatturiero, dall’aerospaziale alla meccanica di precisione, in cui siamo leader. E’ il manifatturiero 4.0 che rappresenta il futuro ma non è in grado di risolverlo da solo.
Oggigiorno, l’Italia è rimasta tra le prime cinque potenze mondiali del settore, settore che è cresciuto a dismisura sull’intero pianeta e registra giri d’affari sempre più impressionanti. Venezia, Firenze, Roma, Milano, Torino, Napoli e poi i 20.000 borghi storici del Paese rappresentano il futuro, oltre che il presente, perché sono la sintesi del bene immateriale più ricercato sul pianeta: lo Stile di Vita che coniughi cibo, vino, moda, sport, musica, storia, cultura, divertimento di cui noi italiani siamo maestri da almeno 500 anni, da quando Leonardo da Vinci insegnava le buone maniere a quei buzzurri dei nobili milanesi della corte di Lodovico il Moro.
Siamo l’unico Paese al mondo a disporre di un menù di oltre 70.000 piatti, dal Brennero fino a Trapani e alle isole Egadi, da Trieste a Ventimiglia. Nessun altro Paese può competere con noi.
Che fare, allora? Chiudere il canale petrolifero riportando le bocche di mare alle dimensioni che avevano all’epoca della Serenissima Repubblica, chiudere la navigazione in laguna alle navi da crociera, bonificare e far scomparire quel disastro ambientale che è diventato Marghera, proteggere Venezia come se fosse l’ultima cosa da fare su questo pianeta. Venezia è il simbolo di un Paese che deve puntare sull’unica industria sana ed ecologica che ha un futuro: l’ambiente, la salute, il benessere, la cultura trasformandole in quella cornucopia di ricchezze che sono sempre state e che continueranno a essere se saremo previdenti quanto sagaci. In passato con la cultura mangiavano solo un pugno di musicisti, pittori e letterati, spesso costretti a indossare la livrea dei loro padroni (Mozart per tutti), i cosiddetti mecenati delle arti. Oggi questo rapporto si è ribaltato: con la cultura mangiano interi Paesi, come l’Italia, se imparano a disciplinare i flussi turistici, proponendo prodotti sempre più sofisticati anche dal punto di vista tecnologico, promuovendoli e valorizzandoli. L’istruzione, dalle scuole elementari fino all’università, può giocare un ruolo formidabile per sprovincializzare e rendere cosmopoliti gli italiani. Un esempio per tutti: all’Università Bocconi di Milano sono presenti 15.000 studenti provenienti da 99 Paesi del mondo. La Bocconi ha appena raddoppiato le dimensioni con il nuovo campus realizzato dove una volta c’era la Centrale del Latte di Milano. La Bocconi, come i Politecnici di Milano e Torino, la Sapienza di Roma e la Normale di Pisa, sono eccellenze assolute. Il paradosso è che non esistono eccellenze analoghe nel settore delle lauree per Management Alberghiero, Revenue Management, Marketing…
L’Italia può essere copiata ma mai sostituita. Questa è la nostra forza intrinseca purché ci si impegni a salvaguardarne le coste come le colline e le montagne, i centri urbani come il più piccolo dei borghi, i fiumi come i laghi. Bisogna effettuare una manutenzione certosina di strade e ferrovie, di ponti e tunnel, di porti e aeroporti. Bisogna riqualificare le periferie urbane secondo le logiche di quel genio che risponde al nome di Renzo Piano. Ci vuole un progetto proiettato almeno a trent’anni con coerenza di obiettivi e finanziamenti. Non ci sono alternative se non l’altra faccia della Luna…

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