Introduzione

Noi Siamo Il Futuro

Vi presentiamo l'introduzione del libro Noi Siamo Il Futuro di Renato Andreoletti, Direttore della rivista Hotel Domani

C’è stato un prima e un dopo Covid-19, la prima pandemia planetaria del Villaggio Globale. Prima c’era un mondo diviso tra ricchi e poveri dove i primi si sentivano al sicuro dietro le loro frontiere, dietro ai Muri che avevano eretto contro la miseria e la malattia.

Nel 2001 gli Stati Uniti d’America, il moderno impero egemone sul pianeta, era stato scosso dal primo vero attentato subito a casa loro, il crollo delle Torri Gemelle a causa dei terroristi di Bin Laden. Gli Stati Uniti nel 1900 avevano intrapreso ben due guerre mondiali senza che nessun avversario fosse mai giunto a colpirli sul loro territorio nazionale con esclusione dell’attacco a Pearl Harbour del 7 dicembre del 1941 a opera dei giapponesi. Pearl Harbour, nelle Hawaii, era suolo americano ma è anche a 4000 chilometri di distanza dalle coste occidentali degli Stati Uniti. I 3000 morti dell’attentato alle Torri e soprattutto lo shock di scoprirsi vulnerabili avevano scosso profondamente gli Stati Uniti. Il presidente Bush dichiarò guerra al terrorismo mondiale, gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan, reo di ospitare Bin Laden, successivamente anche l’Iraq di Saddam Hussein. Bastarono pochi mesi perché il pianeta si scrollasse di dosso la paura e l’emozione provocati da quell’evento per tornare all’economia, al turismo. Qualcosa di analogo è avvenuto nel 2008, l’anno della prima crisi economica e finanziaria dell’economia globale.

Nessuno, tranne visionari come Bill Gates, immaginava che nel 2020 sarebbe accaduto qualcosa di inimmaginabile: una pandemia planetaria, nata forse in Cina e diffusasi ovunque in poche settimane se non in un paio di mesi, obbligando il pianeta ad arrestare le proprie attività per evitare la morte di milioni di persone. Non era mai accaduto dal 1945. Il mondo, ma soprattutto la sua parte più ricca, ha scoperto di essere senza difese contro un virus (dal latino veleno) praticamente invisibile eppure in grado di infettare decine, centinaia di milioni di esseri umani e di fermare l’attività di miliardi di persone. La pandemia ha fermato l’attività economica del pianeta, perfino le guerre. Il peggio avverrà con la crisi economica inevitabile visto che si è fermato il sistema arterioso del pianeta. Che cosa accadrà lo scopriremo vivendo.

Per chi si occupa di turismo, è come se fosse stata dichiarata la terza guerra mondiale. Non ci sono stati i bombardamenti a tappeto, le battaglie campali con mitragliatrici e carri armati, non ci sono le macerie eppure è come se fossimo stati bombardati, mitragliati, presi a cannonate. Alberghi vuoti, aeroporti deserti, stazioni ferroviarie abbandonate, autobus e metropolitane fantasma, piazze e strade metafisiche, il coprifuoco imposto da vigili, poliziotti e carabinieri, perfino i droni per scovare i più riottosi all’ordine di restare a casa.
C’è il concreto rischio che un intero sistema economico fallisca, che centinaia, migliaia di alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio, società di trasporto, compagnie alberghiere vengano svendute, che milioni di dipendenti, liberi professionisti, imprenditori debbano cambiare mestiere o più drammaticamente non sappiano più come fare a sbarcare il lunario.
Nel 1945 l’Occidente, uscito in ginocchio dalla guerra, si unì attorno agli Stati Uniti che imposero nuove regole industriali, commerciali, finanziarie, elaborate a Bretton Woods nel luglio del 1944, un anno prima della fine del conflitto. Grazie a quelle regole, e ai finanziamenti a fondo perduto del Piano Marshall, l’economia dell’Occidente ripartì dando vita a quello che è stato il miracolo economico del secondo dopoguerra del 1900. E’ stato un miracolo economico e sociale che ha consentito all’Occidente un enorme salto di qualità anche dal punto di vista culturale, che ha garantito 75 anni di pace in Europa, la fonte delle due guerre mondiali del 1900, che si è esteso all’intero pianeta una volta che i sistemi che si erano contrapposti all’Occidente hanno dovuto alzare bandiera bianca (l’Urss) o adeguarsi (la Cina).

La crisi post Covid-19 impone di adottare nuove regole che salvaguardino le conquiste della seconda metà del 1900 e nello stesso tempo riformino profondamente gli squilibri che finanza e industria hanno dimostrato in questi ultimi vent’anni. Ci vuole una poderosa emissione di liquidità da parte delle banche centrali più importanti a salvaguardia innanzitutto dei debiti pubblici degli Stati occidentali, e una moratoria per i debiti pubblici dei Paesi del Terzo Mondo, ci vuole un poderoso finanziamento a fondo perduto di gran parte delle aziende grandi e piccole che rischiano di fallire e lasciare a casa decine di milioni di persone, ci vuole un finanziamento a fondo perduto dei consumi privati, scalabili dalle tasse. Le multinazionali devono pagare più tasse laddove estraggono il loro reddito, in Europa ma anche in Asia, in Africa, nell’America Latina. L’Unione Europea deve adottare una politica fiscale più omogenea e una Banca Centrale intesa come prestatore di ultima istanza o fare due passi indietro e tornare al mercato comune senza obblighi fiscali e finanziari. La lotta contro i cambiamenti climatici deve diventare centrale nelle agende dei governi mondiali perché anche se la crisi del clima non ha innescato la pandemia di Covid-19, potrebbe farlo nel prossimo futuro proprio a causa di cambiamenti climatici sempre più radicali cui sarebbe sempre più difficile adeguarsi per la specie umana. Le sfide, che nel 2019 sembravano già assai impegnative, dopo il Covid-19 diventano ancora più avvincenti e globali. Le generazioni che sopravvissero alla seconda guerra mondiale furono all’altezza delle sfide dell’epoca, probabilmente assai più drammatiche. E’ impensabile che non lo si sia anche noi.

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