Occupazione femminile: le donne rischiano di più

La presidente delle donne imprenditrici di Fipe, Federazione italiana dei Pubblici Esercizi, Valentina Picca Bianchi, che opera nel settore del catering e organizzazione eventi, lancia un grido dall’allarme sui rischi per l’occupazione femminile affinché si intervenga subito. L’imprenditrice pone infatti l’accento sul fatto che le problematiche delle donne che lavorano non sono state prese in considerazione. In questo momento assai critico per l’economia italiana, quindi, le donne rischiano di essere tagliate fuori e di perdere il posto di lavoro per prime.

“Nel dibattito sulla fase due le donne sono del tutto assenti. Il Governo sembra essersi dimenticato di mettere le imprenditrici e le lavoratrici in condizione di rientrare in attività con equilibrio e costanza – dichiara Valentina Picca Bianchi -. Questo rischia di avere pesanti ripercussioni sul loro futuro. Bisogna dare un segnale forte, pertanto invito tutte le rappresentanti delle associazioni di categoria a lavorare insieme a noi per costruire un pacchetto di richieste da inviare al Governo per fare in modo che nelle prossime settimane la fase due si apra anche per noi”.

Nel mondo dei pubblici esercizi, in particolare bar, ristoranti, ristorazione collettiva, catering, intrattenimento, stabilimenti balneari, le imprese femminili raggiungono numeri importanti; nello specifico solo nel comparto bar e ristorazione sono 112 mila imprese, il 28,7% del totale, mentre dal punto di vista occupazionale è donna il 58,9% dei dipendenti, 487 mila persone. Lavoratrici, peraltro, che nel 68% dei casi sono già assunte con un contratto part time.

Secondo l’imprenditrice a settembre potrebbe verificarsi una vera e propria ecatombe occupazionale di genere. Cosa succederà quando le aziende, già provate da questi mesi di chiusura, potranno nuovamente licenziare? Chi credete che perderà il posto di lavoro? Un uomo o una donna che dovrà fare i conti con i figli impossibilitati ad andare a scuola se non a giorni alterni? La risposta rischia di essere scontata”.

Dalle parole di Valentina Picca Bianchi si evince che le donne sono l’anello debole della catena, costrette spesso a scegliere tra la cura dei figli ed il mantenimento del posto di lavoro. “È impensabile che una donna imprenditrice o lavoratrice possa portare con sé i figli al lavoro nei giorni in cui non sono a scuola – sottolinea -. “Ed è altrettanto improbabile che una lavoratrice possa permettersi il lusso di pagare a tempo pieno una baby sitter, pur beneficiando dei contributi statali. E attenzione! se le donne non potranno andare al lavoro salterà la tenuta di tutto il settore dei pubblici esercizi”.

“Serve un piano B – aggiunge – e serve subito. Bisogna pensare alla riapertura delle scuole in sicurezza ma anche a luoghi di tutela per i minori con servizi per assistere e sostenere efficacemente imprenditrici e lavoratrici. Altrimenti è come se avessimo le mani legate”.

Secondo la presidente dell’associazione è impensabile scaricare il peso di questa situazione solo sulle spalle delle donne o dei nonni, che oltretutto sono la categoria più a rischio.
Noi siamo pronte ad un confronto – conclude – per trovare modalità diverse ed efficaci e faremo la nostra parte. Siamo certe che anche le colleghe delle altre associazioni vorranno unirsi per costruire una task force al femminile e coadiuvare questo Governo che sta sottovalutando la reale portata di questo problema”.

 

 

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